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La novità in tema di intercettazioni:

"Noi abbiamo dato comunicazione martedì scorso del nostro impedimento. In questo processo non abbiamo dato mai impedimenti, ma questa mattina era importante che illustrassi una novità importante in tema di intercettazioni".
(on. avv. Niccolò Ghedini, Pdl, avvocato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Il Giornale, 19 settembre 2008) 


La Repubblica
20 settembre 2008
Intercettazioni senza controllo ecco il nuovo piano del premier
Telefonate registrate ma non utilizzabili nel processo, scontro sulle parole di Ghedini
Liana Milella

Roma - Quando parla, in commissione Giustizia, lo ascoltano in quattro. La leghista Lussana che presiede (la Bongiorno è a Brescia per difendere la Forleo), il centrista Rao, la radicale Bernardini, la democratica Concia. La "bomba" di Niccolò Ghedini sulle intercettazioni, raccontata in giuridichese stretto come lui è solito fare, non viene avvertita in tutta la sua distruttiva potenza per il futuro delle indagini, per l`esito dei processi, per le garanzie dei cittadini, per le tasche dei contribuenti. Un fatto è certo: da ieri, il ddl del governo sulle intercettazioni, varato il 3 giugno e firmato dal Guardasigilli Angelino Alfano, non c`è più. Ben altro vuol fare Berlusconi.
Vediamo cosa, con le parole del suo avvocato-consigliere giuridico. Che, con un filo di voce (è quasi afono per via d`una corrente d`aria), ne spiega la strategia: «Il problema è garantire la privacy e bloccare l`uscita delle intercettazioni sui giornali. Per farlo basta ampliare l`ambito di quelle preventive, che non sono mai trascritte e non finiscono nel processo. Per quello si dovranno usare altri strumenti investigativi. Potranno coprire tutti i reati previsti oggi, il pm potrà chiederle al procuratore generale della corte d`appello, non ci sarà più l`iniziativa del ministro dell`Interno». E le altre intercettazioni, quelle che servono per condannare o assolvere l`imputato? Ghedini: «Saranno possibili solo per reati gravi e gravissimi». Riecco l`idea del Cavaliere, che ne fa un tam tam da mesi. Via la corruzione? Ghedini sfuma: «Ne discuteremo».
Quindi, in futuro, i telefoni saranno ascoltati dalla polizia senza il controllo del giudice, e senza che, una volta indagato, il soggetto lo sappia e possa rileggere cosa ha detto. Ghedini: «Sulle attuali intercettazioni preventive nessuno ha mai avuto nulla da ridire, né sono mai uscite sui giornali». Strumento garantista? No, dei servizi segreti e della polizia.
Quando descrivi il progetto al presidente dell`Anm Luca Palamara lui ti chiede basito: «Ma è proprio vero?». Poi acchiappa il codice di procedura penale, le norme di coordinamento, l`articolo 226, lo legge e lo rilegge. Lì si disciplinano «intercettazioni e controlli preventivi sulle comunicazioni». C`è scritto che il ministro dell`Interno, o in sua vece 007 e polizie, possono chiedere al procuratore un ascolto qualora siano «emerse esigenze di prevenzione» per reati come mafia e terrorismo. Solo per quelli. Al sì del magistrato, gli ascolti durano 40 giorni, possono essere rinnovati per altri 20 e così via se l`allarme continua. Ma, si noti bene: «In ogni caso gli elementi acquisiti attraverso le attività preventive non possono essere utilizzati nel procedimento penale, fatti salvi i fini investigativi». Delle conversazioni, «immediatamente distrutte» resta solo un «verbale sintetico». Dice Palamara: «È inaccettabile. Se si va avanti su questa strada le indagini sfuggiranno del tutto di mano al giudice. Ci sarà un grave abbassamento delle garanzie. Si rischierà di scivolare verso uno stato di polizia». Stroncatura pesante e ragionata. «Accostare le intercettazioni legali a quelle preventive è pericoloso perché esse sono estranee al processo penale in quanto prive di ogni valore ai fini processuali. Tutto quello che sarà ascoltato non potrà essere usato come mezzo di prova». Il presidente dell`Anm vede contraddizioni e intuisce un progetto che non gli piace affatto: «Prima parlano di troppe intercettazioni e troppo care. Poi ne ipotizzano altrettante, ugualmente costose, per giunta inutili per condannare qualcuno. Un doppio spreco e senza garanzie per chi finisce sotto controllo. Se poi il pm perde pure il controllo sulla polizia giudiziaria il cerchio si chiude definitivamente». Disegno chiaro: polizia sganciata dal pm, polizia con pieni poteri sulle intercettazioni, polizia dipendente dal Viminale, indagini di fatto sotto il controllo dell`esecutivo. Magistratura fatta fuori. Addio reati "scomodi".
Neppure Antonio Di Pietro vuole crederci. Gli pare "troppo" pure per Berlusconi. «Sarà una proposta estemporanea. Se fosse vera avrebbe grossi problemi costituzionali. Solo nelle dittature si può intercettare senza controllo. Sarebbe un`ipotesi troppo restrittiva per il pm, perché riduce l`area degli ascolti consentiti e utilizzabili nel processo, e troppo estensiva, perché amplia a dismisura quelle preventive. Davvero pensano che se nei testi ci fosse la prova d`un omicidio o d`una corruzione dovrei buttare via tutto?».
Si, proprio così, per Ghedini e il premier i processi non si devono più fare con le intercettazioni. Le farà la polizia in segreto, relazionerà al pm "se" lo ritiene opportuno. Tanto poi si ricomincia daccapo con altri mezzi di prova.


Camera dei deputati
venerdi` 19 settembre 2008
XVI legislatura
Bollettino delle giunte e delle commissioni parlamentari
II Commissione permanente
(Giustizia)
Resoconto sommario
[...]
Niccolò GHEDINI (PdL)
rileva che le problematiche delle intercettazioni impegnano il Parlamento ormai da molti anni e sottolinea come il disegno di legge n. 1415 del Governo abbia mutuato alcuni suggerimenti dal lavoro svolto in passato, ma abbia anche introdotto significative novità. Poiché tale disegno di legge ha raccolto molte critiche da parte dell’opposizione, della stampa e dall’Associazione
nazionale magistrati, ritiene possibile prospettare una diversa ipotesi per addivenire alla formulazione di un testo che rappresenti una sintesi condivisa delle varie posizioni. Ricorda, d’altra parte, come nel
corso della XIII legislatura la maggioranza di centro-sinistra abbia elaborato, all’esito
dei lavori di un comitato ristretto, un testo sulle intercettazioni che, modificando l’articolo 266 del codice di procedura penale, ne prevedeva l’ammissibilità per delitti non colposi per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e non superiore nel massimo a sei anni, con esclusione dei delitti contro la pubblica amministrazione e quindi del reato di corruzione, che invece il testo del Governo include. È evidente che le polemiche non sempre hanno ad origine esigenze di carattere tecnico-giuridico. Ricorda quindi come l’esigenza di modificare la disciplina sulle intercettazioni nasca dalla necessità di evitare o limitare la pubblicazione dei relativi atti, a tutela del diritto alla privacy, garantendo tuttavia ai magistrati la possibilità di svolgere indagini pregnanti. In tale contesto, pertanto, si potrebbe trovare una soluzione che estenda il raggio delle intercettazioni, evitando, per quanto possibile, la trascrizione ed il deposito dei relativi atti. A tal fine, il disegno di legge governativo potrebbe essere integrato incentivando l’istituto delle intercettazioni preventive, già esistente nell’ordinamento e previsto dall’articolo 226 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale. Questo strumento di indagine è molto utilizzato all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, e ciò spiega il ridotto ricorso in questi Paesi alle intercettazioni giudiziarie [*]. Le intercettazioni preventive, il cui ambito di applicazione è stato ampliato dal Governo Berlusconi in seguito ai fatti dell’11 settembre 2001, potrebbero essere estese a più fattispecie di reati minori e rese più spedite, dando la possibilità direttamente al pubblico ministero, escludendo qualsiasi coinvolgimento del Ministro dell’Interno, di farne richiesta al procuratore generale. Le intercettazioni preventive si sono dimostrate, soprattutto in materia di terrorismo, uno strumento particolarmente agile ed efficace per orientare le indagini, senza tuttavia presentare alcun rischio di propalazione, dal momento che non è prevista la relativa trascrizione né alcuna forma di deposito. Tali intercettazioni costituiscono unicamente un mezzo per orientare le indagini, non assumendo alcun valore di prova. Correlativamente all’estensione delle intercettazioni preventive a reati meno gravi rispetto a quelli per i quali sono ora previste, si può pensare di limitare l’applicazione delle intercettazioni di cui all’articolo 266 del codice di procedura penale ai soli reati estremamente gravi. La disciplina sarebbe poi quella prevista dal disegno di legge del Governo, il quale in alcuni punti potrebbe essere migliorato. In tal modo si possono contemperare tutte le varie esigenze ed istanze emerse in occasione del dibattito sul complesso tema delle intercettazioni: in particolare, le esigenze investigative e la tutela della privacy. Ritiene inoltre che si potrebbero prevedere delle sanzioni molto severe per il solo caso di pubblicazione delle intercettazioni preventive, lasciando sostanzialmente invariata la normativa sanzionatoria per le intercettazioni ordinarie. Ciò andrebbe incontro anche ai rilievi mossi dalla stampa, oltre che alla recente giurisprudenza della Corte di giustizia. Reputa interessante l’osservazione dell’Unione delle camere penali, secondo le quali il pubblico ministero dovrebbe corredare la propria richiesta di intercettazioni con una motivazione più articolata e stringente, così come previsto per il procedimento cautelare. Ritiene altresì interessanti gli articoli 23 e 27 della proposta di legge n. 1510 a firma Tenaglia, che potrebbero essere recepiti nel disegno di legge governativo. Con riferimento al passaggio al giudice collegiale delle competenze in materia di intercettazioni, l’Unione delle camere penali ha osservato che vi potrebbe essere una sorta di prevalutazione del collegio medesimo che potrebbe influenzare il giudice monocratico. Rileva peraltro che si tratta di mere decisioni endoprocessuali, mentre il dato più rilevante è rappresentato dalla maggiore tutela per il cittadino garantita dal giudizio collegiale. Non vi è comunque alcuna necessità di introdurre una specifica ipotesi di incompatibilità, come invece proposto dall’Associazione italiana giovani avvocati, in considerazione di quanto già previsto dall’articolo 34, comma 2-bis, del codice di procedura penale. Con riferimento all’incompatibilità, potrebbe semmai porsi qualche problema nei piccoli tribunali. Potrebbe allora essere opportuno attribuire la competenza a decidere sulle intercettazioni ad un organo collegiale distrettuale, sul modello di quello previsto dall’articolo 309, comma 7, del codice di procedura penale.

[*] vedi:

The Foreign Intelligence Surveillance Act

USA Patriot Act

osservatoriosullalegalita.org
18 agosto 2006
USA : giudice, illegale programma intercettazioni di Bush

osservatoriosullalegalita.org
25 giugno 2007
Lotta al terrorismo : magistrato USA , efficienza , ma anche diritti

osservatoriosullalegalita.org
05 febbraio 2008
Intercettazioni: e' vero che all'estero non le fanno? Il caso britannico

osservatoriosullalegalita.org
11 giugno 2008
Svezia contro l'introduzione di intercettazioni generalizzate

osservatoriosullalegalita.org
21 giugno 2008
USA : intercettazioni segrete, regolamentati i poteri del presidente



Riferimenti:

Codice di procedura penale

Parte prima
Libro terzo
Prove
Titolo III
Mezzi di ricerca della prova
(...)
Capo IV
Intercettazioni di conversazioni o comunicazioni
(...)
Art. 266.
Limiti di ammissibilità.
1. L'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione è consentita nei procedimenti relativi ai seguenti reati:
a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'articolo 4;
b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'articolo 4;
c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;
d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;
e) delitti di contrabbando;
f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono;
f-bis) delitti previsti dall'articolo 600-ter, terzo comma, del codice penale, anche se relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1 del medesimo codice.

2. Negli stessi casi è consentita l'intercettazione di comunicazioni tra presenti. Tuttavia, qualora queste avvengano nei luoghi indicati dall'articolo 614 del codice penale, l'intercettazione è consentita solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l'attività criminosa.


Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale
(...)
Titolo II - Norme di coordinamento
(...)
Art. 226. Intercettazioni e controlli preventivi sulle comunicazioni.
(Articolo così sostituito dall'art. 5 del D.L. 18 ottobre 2001, n. 374, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2001, n. 438)
1. Il Ministro dell'interno o, su sua delega, i responsabili dei Servizi centrali di cui all'articolo 12 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, nonché il questore o il comandante provinciale dei Carabinieri e della Guardia di finanza, richiedono al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto in cui si trova il soggetto da sottoporre a controllo ovvero, nel caso non sia determinabile, del distretto in cui sono emerse le esigenze di prevenzione, l'autorizzazione all'intercettazione di comunicazioni o conversazioni, anche per via telematica, nonché all'intercettazione di comunicazioni o conversioni tra presenti anche se queste avvengono nei luoghi indicati dall'articolo 614 del codice penale quando sia necessario per l'acquisizione di notizie concernenti la prevenzione di delitti di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a), n. 4 e 51, comma 3-bis. Il Ministro dell'interno può altresì delegare il Direttore della Direzione investigativa antimafia limitatamente ai delitti di cui all'articolo 51, comma 3-bis.
2. Il procuratore della Repubblica, qualora vi siano elementi investigativi che giustifichino l'attività di prevenzione e lo ritenga necessario, autorizza l'intercettazione per la durata massima di giorni quaranta, prorogabile per periodi successivi di giorni venti ove permangano i presupposti di legge. L'autorizzazione alla prosecuzione delle operazioni è data dal pubblico ministero con decreto motivato, nel quale deve essere dato chiaramente atto dei motivi che rendono necessaria la prosecuzione delle operazioni.
3. Delle operazioni svolte e dei contenuti intercettati è redatto verbale sintetico che, unitamente ai supporti utilizzati, è depositato presso il procuratore che ha autorizzato le attività entro cinque giorni dal termine delle stesse. Il procuratore, verificata la conformità delle attività compiute all'autorizzazione, dispone l'immediata distribuzione dei supporti e dei verbali.
4. Con le modalità e nei casi di cui ai commi 1 e 3, può essere autorizzato il tracciamento delle comunicazioni telefoniche e telematiche, nonché l'acquisizione dei dati esterni relativi alle comunicazioni telefoniche e telematiche intercorse e l'acquisizione di ogni altra informazione utile in possesso degli operatori di telecomunicazioni.
5. In ogni caso gli elementi acquisiti attraverso le attività preventive non possono essere utilizzati nel procedimento penale, fatti salvi i fini investigativi. In ogni caso le attività di intercettazione preventiva di cui ai commi precedenti, e le notizie acquisite a seguito delle attività medesime, non possono essere menzionate in atti di indagine né costituire oggetto di deposizione né essere altrimenti divulgate.

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