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Esce in questi giorni in libreria il nuovo libro di Marco Travaglio, "Per chi suona la banana. Il suicidio dell'Unione Brancaleone e l'eterno ritorno di Al Tappone" (ed. Garzanti). Pubblichiamo in anteprima l'introduzione di Marco.

Si parte dal marzo del 2007: governava, traballando, Romano Prodi. Si arriva al settembre del 2008: sgoverna, anzi risgoverna Silvio Berlusconi. In arte Bellachioma, Cainano, Al Tappone. Qualcuno mi rimprovera di ricorrere troppo spesso a soprannomi, ma è una questione igienico-sanitaria: non ce la faccio più a chiamarlo col suo nome. Però ritengo che sia ancora utile occuparsene, descriverlo per quello che è. E soprattutto raccontare com’è stato possibile che resuscitasse ancora una volta dalle sue ceneri, riesumato e rianimato con la respirazione bocca a bocca (ma anche Porta a Porta) da un centrosinistra che pare, anzi è fatta apposta per lui.

Questo libro raccoglie le rubriche - Uliwood Party e poi Ora d’aria uscite sull’«Unità» nell’ultimo anno e mezzo: i dodici mesi finali dell’Unione Brancaleone e i primi sei del Berlusconi III. I primi spiegano i secondi. I secondi non sarebbero stati possibili senza i primi. Perché questa non è tanto la storia di una resurrezione (Berlusconi e Fini, insieme, hanno raccolto alle ultime elezioni 100 mila voti in meno di quelli che avevano collezionato nel 2006, quando avevano perso per un soffio: li ha salvati la Lega).

Questa è soprattutto la storia tragicomica del suicidio politico, culturale, esistenziale, forse generazionale di una classe dirigente, quella che ora si fa chiamare Partito democratico e Sinistra Arcobaleno, o qualcosa del genere, e che ha riconsegnato il paese per la terza volta a una barzelletta ambulante. Una classe dirigente al cui confronto Fantozzi e Tafazzi sono due vincenti. Una classe dirigente che ha sempre perso tutte le elezioni (ma ha mandato in prepensionamento l’unico che le elezioni contro Berlusconi le ha sempre vinte, due volte su due), ha sempre fallito tutti gli obiettivi e in un meno di due anni è riuscita a far dimenticare cinque anni di disastri berlusconiani, ma ha deciso  bontà sua - di autoconfermarsi al vertice dei rispettivi partiti, in vista di nuove, appassionanti disfatte. Un centrosinistra berlusconizzato in tutto, fuorchè per la capacità di vincere e convincere. Conosco l’obiezione: il Pd non è uguale al Pdl. Verissimo: come dice Oliviero Beha, è complementare.
M.T.

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