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Vignetta di NatangeloOra che il Cavaliere (a buon diritto) prepara leggi per perfezionare direttamente il mercato televisivo a suo favore - una rete Rai senza pubblicità, per dire l’ultima - e constatando che ormai le sue fortune economiche ci riguardano tutti, come l’aria, come il morbillo, come la pioggia, andrebbe finalmente istituito un monitor pubblico, un contatore con cifre luminose, addirittura un’Authority, per il costante aggiornamento (e il tripudio) dei suoi redditi. Con il ricalcolo quotidiano di introiti, spese, ammortamenti, investimenti, eccetera. Suoi e della sua splendida famiglia distribuita tra le più belle case d’Italia e parchi e calendari.

Sarà emozionante gioire tutti insieme, a dispetto dei corvi plananti sulle discariche della crisi (precari, disoccupati, artigiani, insegnanti, operai, pensionati, immigrati, persino clandestini) calcolando in tempo reale quanto oro si riversi ogni giorno nei saloni illuminati di Arcore & Bermuda, con quanta rapidità si riempiano i suoi forzieri di rubini, incenso e mirra, quante nuove ragazze affluiscano, rintracciate dalle scorte e poi restituite ai loro sogni, quante verdure, quante uova fresche, quanti sgravi fiscali allietino le sottrazioni dei suoi ragionieri collocati nel salone più bello, quello del Canaletto, e quanti buoni affari moltiplichino le parcelle dei suoi avvocati, un giorno dopo l’altro, cogliendo quanto di meglio passi il libero mercato o l’alto destino del titolare, a Roma per gli affari immobiliari, a Parigi per quelli nucleari e poi a Palermo, a Mosca, a Tripoli, a conferma del suo leggendario fiuto coltivato dai tempi d’infanzia salesiana, quando commerciava in compiti già risolti, 50 lire cadauno, da vero (e intelligentissimo) birbante.

E’ pur vero che un’ombra traversò il suo karma sornione. Accadde nel lugubre bienno 1992/93 quando il Cavaliere stava per andare fallito, coperto di debiti com’era, e snudato dalla politica in fuga verso Hamammet, ma chi non ha avuto almeno un tracollo in vita propria alzi la mano, e rammenti quanto ci è preziosa, nella politica e nella vita comune, la tolleranza raccomandata da Voltaire (e Togliatti). Quei tempi cupi sono stati cancellati da questi radiosi. Oggi è l’uomo più ricco d’Italia, forse d’Europa. Il solo che possa fabbricare insieme reddito e leggi, serrature e chiavi, spiegandoci che è per il nostro bene.

Per questo vogliamo un totalizzatore quotidiano dei suoi successi. Aggiornato come le previsioni meteo. Con un esperto che dica ogni ora: “Oggi ha guadagnato un miliardo!” Evviva. Segue la sigla col cielo azzurro e guai a chi dirà che è antiberlusconismo da due lire.
La sua gloria è diventata la nostra vendetta contro la cattiva sorte. La sua ricchezza il riscatto delle moltitudini in miseria. La ragione psico-poltica del voto di tutte le periferie d’Italia (dal Sulcis a Sesto San Giovanni) che da quindici anni giustamente lo incorona.
(Vignetta di Natangelo)

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