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    Del focoso e loquace Cavaliere
    non si sa se più parla o se più scopa,
    si sa che sta allenando fitte schiere
    di candidate al voto per l’Europa,
   
    scelte fra letteronze, soubrettine,
    show girl, attrici, giovani troniste.
    Ora ha scoperto pur le gossippine,
    poiché, da vecchio, sulla gnocca insiste.
   
    Vuol festeggiare l’ultrasettantenne
    di Napoli la gossippina bionda,
    Noemi, diventata diciottenne,
    perciò organizza la commedia immonda
   
    di una riunion per l’inceneritore,
    a Napoli chiamando Bertolaso,
    il prefetto e dei tecnici il fior fiore.
    La notte precedente, guarda caso,
   
    giunge a Casoria, a villa Santa Chiara.
    Ma lasciam la parola alla fanciulla,
    la splendida Noemi che dichiara:
    “La mamma non mi aveva detto nulla,
   
    annunciandomi solo una sorpresa.
    Ad un tratto la sala si fa buia,
    torna la luce dopo breve attesa
    e si scatena un coro di Alleluiah!
   
    Compare Berlusconi, il vecchio papi,
    la mamma è bianca e tesa, ma contenta
    felici siam che il Capellon ci arrapi
    come fa uno stallon con la giumenta.
   
    Lo stallone con un pacchetto in mano
    con un sorriso vien verso di me…
    Per l’emozion per poco a terra frano,
    l’apro e trovo uno splendido collier!”
   
    Resta a Noemi un grande desiderio
    che esaudito sarà dal Cavaliere:
    alla tivù fare un lavoro serio
    mostrando a Mediaset tette e sedere.
   
    Mentre sono felici figlia e mamma,
    non lo sembra la sua bella Signora
    che nuovamente vive il vecchio dramma
    di doverlo mandare alla malora.
   
    “Non complici di questa situazione,
    ma vittime ne siamo figli ed io.
    Silvio si sente ormai Napoleone,
    ma, resistendo, non gli dico addio
   
    per il bene di tutta la famiglia.
    Dicon che giochi a far l’imperatore,
    ma si vede lontano mille miglia
    ch’è soltanto ciarpam senza pudore,
   
    manipolato in nome del potere.
    Dei figli ai diciott’anni mai non venne,
    non fatemi dir altro, per piacere…”
    Come in passato l’ultrasettantenne
   
    le scriverà una lettera affettuosa:
    “Veronica, mio amore, mio tesoro,
    la vita che conduco è faticosa,
    la battaglia politica, il lavoro,
   
    i sempre nuovi affanni quotidiani
    pur affrontati con intelligenza
    son causa d’incertezza sul domani.
    Ti chiedo scusa per l’irriverenza,
   
    ma nei pochi momenti di riposo
    tento con le mie mosse spensierate
    d’esser gaio, brillante e spiritoso,
    anche se dico e faccio gran cazzate.
   
    Ti assicuro, son solo bagattelle.
    Un dì la mia senile irrequietezza,
    con te che sei la bella tra le belle,
    finirà nella massima dolcezza.
   
    Tu rimani pur sempre la mia cocca,
    te lo giuro nel modo più solenne,
    a meno che non trovi un’altra gnocca,
    possibilmente bionda e diciottenne.”
                 
    Carlo Cornaglia
    29 aprile 2009


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