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Vignetta di Bertolotti e De Pirro

Signornò
da l'Espresso in edicola


Il pentimento di Vittorio Feltri sul caso Boffo è già stato frettolosamente archiviato, nel silenzio tombale dei soliti Tg1 e Tg2. Era già accaduto nel ‘97 quando, dopo due anni trascorsi a dipingere Di Pietro come un tangentaro, il direttore del Giornale si prostrò in pubbliche scuse: “Caro Di Pietro, ti stimavo e non ho cambiato idea”. Oggi come allora, dopo aver ammesso le bufale rifilate ai lettori, il libero docente di giornalismo ha subito ripreso le sue lezioni. Per esempio: Spatuzza dice “minchiate” e i pentiti di mafia sono tutti “delinquenti rotti a ogni nefandezza, coccolati in tribunale come gentiluomini di specchiata moralità”. Ricordate Andreotti? “Mente politica delle famiglie maledette, a sentire certi magistrati. Assolto, come era ovvio”. Purtroppo non è vero niente: Andreotti fu giudicato colpevole di associazione per delinquere con Cosa Nostra fino al 1980, “reato commesso” ma prescritto.

Fra qualche anno magari Feltri si scuserà anche per questa balla. E forse ripeterà per Silvio ciò che scriveva di Giulio 15-16 anni fa sull’Indipendente: “Perché Andreotti diffida tanto dei giudici di Palermo? Non sono forse gli stessi a cui sottostanno i normali cittadini, i comuni mortali?... E’ un tentativo goffo e vile, il suo, di garantirsi l’impunità” (15 aprile 1994). “Lima era un commesso viaggiatore della piovra... Se n’erano accorti tutti, tranne Andreotti e i suoi ‘picciotti’. Uno che su 25 persone ne pesca 14 che avranno guai con la giustizia, o è sfortunatissimo e deve correre a Lourdes, o ha del metodo scientifico nel selezionare i malandrini” (10 aprile e 22 ottobre 1993). “E’ impossibile che tutto il castello accusatorio sia parto della fantasia (malata o remunerata) dei picciotti passati dalla piovra alla Giustizia. C’è chi mira a delegittimare i pentiti. Delegittimandoli, infatti, gli imputati dei processi di mafia si assicurano l’impunibilità” (21 aprile 1993).

Si dirà: è passato tanto tempo. Ecco allora l’appello che Feltri lanciò solo cinque anni fa su Libero: “Berlusconi ripensaci, basta leggi su misura”. Svolgimento: “Se domani vado in tv… e un convitato mi dice:  il tuo Cavaliere del menga modifica le leggi a piacimento per risparmiare la galera a Previti e Dell’Utri, cosa rispondo? Non è vero, lui è animato da nobili sentimenti, è un garantista della madonna. Il telespettatore scuote la testa e commenta: quel giornalista lì è proprio un bel lacché. Ovvio. Perché tutti sono al corrente che determinati aggiustamenti al Codice sono volti non a migliorarlo per ragioni di giustizia, ma a parare le terga di due signori a lei molto vicini. E questo non è corretto... Ci venga incontro,Cavaliere. Se lei si dedica a esercizi di prestidigitazione con le leggi dello Stato al fine di evitare la prigione ai compari, via, ci espone agli attacchi della sinistra” (16 dicembre 2004). Oggi Feltri fa un tifo sfegatato per la diciannovesima legge su misura: il “processo breve”, che fulminerà all’istante i processi Mills e Mediaset. Resta da capire perché uno così ce l’abbia tanto con i pentiti.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

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