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Signornò, da L'Espresso in edicola

Nella migliore tradizione, i magistrati italiani vengono attaccati solo quando fanno cose giuste e ragionevoli. E’ accaduto al Tribunale di Milano che non ha accolto l’impedimento invocato da Silvio Berlusconi per il Consiglio dei ministri convocato in extremis, senz’alcun reale motivo di urgenza, per il 1° marzo: proprio la data che lui stesso aveva indicato ai giudici del processo Mediaset come sgombra da impegni istituzionali. Apriti cielo: botte da orbi al Tribunale, non solo da politici e giornali berlusconiani, ma anche dal Corriere della sera. Invece, quattro giorni dopo, silenzio di tomba sulla sconcertante motivazione con cui la Corte d’appello di Palermo impegnata nel processo Dell’Utri ha rigettato per la seconda volta la richiesta dell’accusa di ammettere la testimonianza di Massimo Ciancimino.

La decisione, visto che il processo è agli sgoccioli, in piena requisitoria, le fonti di prova non mancano di certo e la Procura sta ancora “riscontrando” le parole del dichiarante, è ragionevole. Ma per motivarla bastavano poche righe. Invece i giudici han partorito un’ordinanza-fiume di 9 pagine, del tutto irrituale anche per il suo contenuto: parole durissime sulla attendibilità del teste per la “progressione, l’irrisolta contraddittorietà” e la “genericità” delle sue dichiarazioni.
Ma come può un giudice stabilire che un testimone è inattendibile se non lo ascolta nemmeno per 30 secondi? Le cose dette dinanzi al pm, per il codice di procedura, non hanno alcun valore se non vengono ripetute in aula. Ma se la Corte tiene Ciancimino fuori dall’uscio, come fa a dire che non è credibile?
Infatti, ascoltandolo, i giudici del processo Mercadante (vedi Signornò del 4 marzo) ne hanno tratto “un giudizio di alta credibilità” per il suo “racconto fluido e coerente, senza contraddizioni”. Invece quelli del processo Dell’Utri sentenziano il contrario in sua assenza, a prescindere. E fanno addirittura le pulci alle sue dichiarazioni sul pizzino inviato al padre da Provenzano intorno al 2000 a proposito del “nostro Sen.”: che – racconta lui – don Vito gli confidò essere Dell’Utri. Ma questa per la Corte è una bugia perchè nel 2000 Dell’Utri era deputato: divenne senatore solo nel 2001. E se il pizzino fosse del 2001? E se Provenzano avesse confuso “Sen.” con “On.”? E se Ciancimino riferisse semplicemente quel che gli disse, sbagliando, il padre?

In fondo, se avesse voluto rendere più credibile una bugia, gli sarebbe bastata una verifica su Google. E i processi servono proprio per saggiare l’attendibilità dei testimoni.Ma, per farlo, bisognerebbe interrogarli. Tantopiù che i giudici lamentano i troppi “omissis” apposti sui verbali dalla Procura. Quale migliore soluzione, per riempire quei buchi, che sentire Ciancimino in aula?L’ordinanza che dà del “contraddittorio” a Ciancimino non potrebbe essere più contraddittoria. E non promette nulla di buono sulla serenità dei giudici che, fra qualche mese, giudicheranno Dell’Utri. 
(Vignetta di Fifo)

Gli sms del Pdl
In queste ore di naufragio un telegrafico sms sta raggiungendo tutti i parlamentari del pdl. Recita così: “Comunicazione urgente da parte di Bondi, Verdini, La Russa. Il 20 manifestazione in piazza San Giovanni. Chiediamo di interrompere anche la campagna elettorale e di aiutare a riempire i pullman che riuscirete a organizzare le cui fatture saranno saldate dalla sede nazionale del partito”. 
Uno: sudano freddo all’idea che la piazza resterà vuota. Lo smottamento di consensi si fa sentire. Il fango delle intercettazioni aumenta. Il Cavaliere ha faccia funerea, perde il filo, perde la Champions League, perde il senno. Due: della campagna elettorale se ne fregano, conta riempire i pullman, riempire la piazza, riempire i telegiornali. Tre: istruttivo il richiamo agli ideali del partito e all’abnegazione della militanza che non prevede gloria aleatoria, ma  solide fatture per il rimborso spese.

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La Voce del Ribelle
 -  n.18, marzo 2010

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