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Testo:
Buongiorno a tutti, il Governo è lì in stato di decozione, i finiani si sono ritirati con la loro delegazione dal Consiglio dei Ministri, Berlusconi tenta di resistere in maniera un po’ tragicomica in una versione moderna e farsesca della tragedia del bunker di Hitler, di Eva Braun gliene sono rimaste ancora parecchie intorno, ma la pattuglia si sta assottigliando, vedete quanti topi stanno già gettandosi giù dalla nave che sta affondando alla ricerca di nuovi approdi.

Il saccheggio dei V-Day
La cosa interessante che nessuno ha ancora notato è che nel momento in cui Berlusconi dovesse lasciare Palazzo Chigi nel momento in cui verrà sostituito da qualcun altro e quindi non sarà più in carica neanche per il disbrigo per gli affari correnti, perderà lo scudo dell’immunità, detto anche legittimo impedimento.

E se ciò avverrà prima del 14 dicembre quando è previsto il voto della Corte Costituzionale sulla legittimità o meno del legittimo impedimento, quel voto si rivelerà inutile perché la Corte Costituzionale giudicherà legittimo il legittimo impedimento, questo non coprirà più né i premier, né i Ministri perché nel frattempo non ci sono più, se invece dovesse dichiarare illegittimo il legittimo impedimento, il risultato sarebbe lo stesso perché comunque quelli che ne erano coperti, non lo sarebbero più perché hanno perso la carica, quindi se arriva un nuovo Presidente del Consiglio con un nuovo Governo, Berlusconi e i suoi attuali Ministri, quelli che sono imputati, naturalmente, tornerebbero davanti ai rispettivi tribunali e questa è una cosa importante, speriamo che la Corte Costituzionale, dichiari incostituzionale la legge sul legittimo impedimento, altrimenti se la dichiarasse legittima, altri governi potrebbero approfittarne per farsi legge a proprio uso e consumo, forti di quella sentenza.
In ogni caso è molto probabile che Berlusconi torni presto davanti ai giudici di Milano a rispondere dei gravissimi reati di cui è accusato, corruzione giudiziaria, falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita e altre cose che bollono in pentola ancora più gravi delle procure antimafia.

Mi veniva in mente, vedendo il risultato delle elezioni primarie per le comunali a Milano e vedendo un po’ quello che succede in questi ultimi giorni di Pompei, che qualcuno forse prima o poi dovrebbe chiedere scusa a Beppe Grillo, perché mai come in questo periodo si sentono echeggiare in bocca a politici o politicanti, nonché a commentatori insigni dei giornali, alcune idee che vengono sempre presentate come nuove da chi le tira fuori e che in realtà sono tutte copiate dai due V-day, ai quali personalmente sono orgoglioso di avere partecipato sul palco a Bologna e a Torino.
Non vi sarà sfuggito che recentemente è stato condannato dall’ordine dei giornalisti alla sospensione dall’esercizio del mestiere giornalistico per 3 mesi Vittorio Feltri, Direttore editoriale del Giornale della famiglia Berlusconi, per avere avallato con i suoi scritti e non avere controllato la falsità del famoso scoop fasullo a proposito di Dino Boffo, sapete che su Dino Boffo Il Giornale scrisse due cose, il Direttore di Avvenire Dino Boffo, una era vera, l’altra era falsa, era vero che Dino Boffo era stato condannato per molestie ai danni di una donna, non era vero che agli atti di quel processo fosse allegata un’informativa di polizia risultato di un suo “attenzionamento” in quanto omosessuale, non sappiamo quali siano le tendenze sessuali di Dino Boffo, non ce ne può fregare di meno, anche se devo dire le campagne omofobe del suo giornale avrebbero giustificato una qualche curiosità in materia, ma in ogni caso a tagliare la testa al toro c’è il fatto che come emerse subito qualche giorno dopo lo “scoop” de Il Giornale, quella relazione di Polizia, quell’informativa di Polizia non esisteva e non poteva esistere, sarebbe stato molto preoccupante se la Polizia si fosse messa a indagare sugli orientamenti sessuali di una persona, infatti non l’aveva fatto. Quella che era stata spacciata da Il Giornale per un’informativa di Polizia era in realtà una lettera anonima che era giunta nelle redazioni di alcuni giornali e anche nelle camere e nelle anticamere di alcuni noti Vescovi o Monsignori.
La cosa curiosa, semmai è che sia stato sospeso il Direttore di allora del Giornale, oggi diventato direttore editoriale, all’epoca era appena diventato direttore responsabile, Vittorio Feltri, mentre invece continua a scrivere un certo Villa che è l’autore dell’articolo in cui si gabellava per informativa di Polizia una lettera anonima e questa è, secondo me, una delle ragioni fondamentali per cui non ci si può definire soddisfatti per l’esito del procedimento disciplinare davanti all’ordine dei giornalisti che è vero che il direttore responsabile dovrebbe controllare tutto quello che scrivono i suoi giornalisti, nella prassi sappiamo benissimo che è umanamente impossibile che un direttore controlli tutto quello che scrivono i suoi giornalisti, pensate a quanti articoli escono ogni giorno sui giornali e quindi non si può fare altro che raccomandare ai propri giornalisti di verificare bene le proprie fonti, è impensabile che il direttore si metta personalmente a fare una contro-indagine su quello che gli hanno portato i suoi giornalisti, se non si fida dei suoi giornalisti o smette di fare il direttore o li licenzia.
Perché dico che è insoddisfacente? Perché tutti capiscono benissimo che Feltri l’ha combinata grossa se poi fosse un caso isolato, ma quello è uno dei tantissimi casi in cui Feltri si è dato a sparecchiare addosso alle persone che in quel momento davano fastidio al vero editore del suo giornale che è anche il Presidente del Consiglio, è inutile che riepiloghiamo tutte le vittime del metodo Feltri.
Semmai Boffo è la vittima meno vittima, perché almeno qualche porcheria l’aveva fatta veramente se era stato condannato per molestie ai danni di una donna e che tipo di molestie siano non lo possiamo sapere per colpa di Boffo che continua a mantenere il segreto sulle carte del suo processo che dovrebbero essere pubblicate, vista la rilevanza pubblica di quella vicenda e che invece non possono esserlo perché manca il consenso degli interessati. Quindi che Feltri l’abbia fatta grossa e che meritasse una sanzione non c’è dubbio, è abbastanza discutibile che la sanzione sia: non lasciarlo scrivere per 3 mesi, anche perché credo che possa andare a fare l’ospite in televisione e a dire cose ancora più gravi di quelle che scriveva per esempio, ma poi che senso ha tappare la bocca a una persona? O impedire di scrivere a un giornalista? Ci sono altri strumenti, ci sono multe pecuniarie per esempio, che fanno molto più male della sospensione e ci sono anche pene rieducative come suggeriva l’altro giorno Pino Corrias su Il fatto Quotidiano, quest’ultimo suggeriva molto opportunamente che Feltri venisse condannato a cucinare e a servire a tavola la cena a un paio di coppie omosessuali, raccontandone in 100 righe la felicità coniugale, oppure visitare e descrivere i degenti di quell’ospedale di Messina nel quale secondo un suo celebre scoop anti-immigrati ambientò lo sbarco in Italia della lebbra, naturalmente era tutto falso, oppure condurre una doppia conversazione telefonica tra il suo editore Paolo Berlusconi e Piero Fassino facendo registrare il tutto da Sallusti per poi nascondere il file in un tacco della Santanché e farne il plot di un thriller ambientato a Arcore, come ci insegna la giustizia americana. Forse gli ordini professionali dovrebbero fare qualche sforzo di fantasia e applicare in qualche modo la pena del contrappasso a certe gravi infrazioni deontologiche, mi pare che sospendere il Direttore soltanto e neanche il giornalista che ha scritto gli articoli e che quindi dovrebbe essere più colpevole del suo direttore che non lo ha controllato, dimostri ancora una volta quanto avesse ragione Beppe Grillo e quanto avesse ragione chiunque avesse firmato per la proposta di abolire l’ordine dei giornalisti, il bello è che adesso propongono di abolire l’ordine dei giornalisti tutti gli amici di Feltri e tutti i supporter politici di Feltri, che quando la cosa la propone Grillo al V-day tuonarono contro il qualunquista fascista giustizialista, terrorista etc., etc., improvvisamente adesso scoprono che bisogna abolire l’ordine dei giornalisti, è un po’ tardi!
 
Se uno fa una battaglia di principio bene, se uno fa la battaglia soltanto perché l’ordine dei giornalisti ha sanzionato il suo amico o il suo direttore, allora non è più una battaglia di principio, c’è un conflitto di interessi, ovviamente! Questa non è l’unica battaglia grillina che torna in auge all’improvviso in bocche altrui, nelle stesse bocche che avevano vomitato veleno contro i V-day e contro chi li aveva promossi, per esempio mi è capitato di sentire Renzi, il giovane Renzi, il Sindaco di Firenze, il rottamatore della vecchia nomenclatura del PD, proporre a Annozero e nella convention che si è tenuta alla stazione Leopolda di Firenze con tutti i quarantenni del partito, due, massimo tre legislature in Parlamento e poi a casa, ma guarda un po’ che idea geniale! Vi ricordate quando l’abbiamo proposto al V-day? Botte da orbi, terroristi, fascisti, qualunquisti, giustizialisti eversivi, golpisti, camice nere, brune, rosse, ne dissero di tutti i colori, adesso lo propone il Renzi e quindi tutti naturalmente a valutare con largo interesse questa proposta che è copiata anche quella!

Via i condannati
Pensate alla proposta di cacciare i condannati dal Parlamento, ho sentito con le mie orecchie Bocchino, ormai ci ruba il mestiere come ha ricordato Santoro, fa battutacce contro Berlusconi, per cui quando si vedono certi personaggi fare battutacce contro Berlusconi, alla fine ti viene da domandarti ovviamente dove hanno vissuto in tutti questi anni.
Molto giustamente alla convention finiana la colonna sonora era quella di Ennio Morricone di “C’era una volta in America” dove appunto c'è’ una frase che si attaglierebbe molto a Bocchino e a tutti i finiani, nonché a Fini quando De Niro incontra il suo vecchio amico di infanzia che gli chiede: dove sei stato in questi ultimi 20 anni, De Niro gli risponde “sono andato a letto presto” evidentemente questi signori sono andati a letto presto per una ventina di anni, adesso all’improvviso scoprono che bisogna cacciare dal Parlamento i condannati, ottima idea, peccato che sia copiata anche questa, se non fossero andati a letto presto, avrebbero saputo che alcuni anni fa si è tenuto un V-day nel quale si raccoglievano firme proprio sotto una proposta di legge di minima decenza, in un Paese che evidentemente ha bisogno di leggi per cacciare i condannati dal Parlamento perché negli altri paesi non c’è neanche la legge che vieta di candidare i condannati, viene da sé che i partiti non candidino i condannati per non sputtanarsi completamente di fronte ai loro elettori.

Ma, attenzione, pensate soltanto a quello che sta succedendo alle primarie, ho sentito molto spesso e a volte pensavo addirittura che esagerasse quando Grillo diceva: ma i politici sono morti, i partiti sono morti, etc., le primarie milanesi confermano, al di là della vittoria dell’avvocato Pisapia, il fatto che ogni volta che si fanno le primarie, vince sempre il candidato opposto a quello scelto dal partito che ha indetto le primarie, il che naturalmente è un buon segno, vuole dire che le primarie non sono state taroccate, vuole dire che erano libere, vuole dire che non c’erano truppe camellate, ma potrebbe voler dire anche un’altra cosa, che le truppe camellate c’erano, ma erano talmente sfigate che non sono riuscite a sovvertire il risultato dell’operazione, per cui se c’è qualcuno che dovrebbe porsi qualche domanda è proprio il ceto dirigente, questo carrello di bolliti che dirige il Partito Democratico, perché per quanto sfigati, negli ultimi sondaggi vengono dati al 24/25%, sono circa 10 punti sotto rispetto alle elezioni del 2008 quando Veltroni, che pure fece un buco, prese il 34%, adesso sono 10 punti sotto, merito naturalmente di questi giganti della politica che si chiamano Veltroni, in parte Franceschini che è rimasto lì poco e soprattutto Bersani e i suoi, che in due anni e mezzo, durante il crollo, la rovina del berlusconismo, sono riusciti non solo a non guadagnare un punto, ma a perdere 1/3 dei loro voti, altro che rottamazione, andrebbero fatti interdire per evitare che facciano altri guai, invece continuano naturalmente, anzi pensano di essere loro i possibili candidati alla successione di Berlusconi, senza rendersi conto che sono loro la ragione per cui Berlusconi è durato così a lungo e è rimasto per così tanto tempo in sella.

A Milano hanno preso il solito candidato fighetto che nel suo ambito è anche una persona estremamente rispettabile e seria, non si può mettere in discussione l’abilità dell'Architetto Stefano Boeri, andate alla Maddalena e vedete quanto ci sono costate quelle abilità, andate all’Expo, chiedete di Ligresti e scoprirete che Boeri lavorava anche per lui, quindi il problema non era l’abilità, il problema è che non si può, per una forza che vuole distinguersi dal berlusconismo, prendere qualcuno che per motivi professionali legittimi, ha partecipato all’operazione Maddalena, simbolo dello sfacelo della protezione civile di Bertolaso e ha collaborato con Ligresti nell’operazione Expo, simbolo del disastro cementificatorio, asfaltatorio, anti-ambiente della cricca che sta ammorbando Milano con lavori faraonici per l’Expo 2015 , in ritardo quindi con tutte le procedure abbreviate etc., idea geniale di candidare Boeri, anziché un galantuomo come per esempio l’ex Presidente della Consulta Onida, ha fatto sì che il PD a Milano si estingue, in omaggio alle primarie dovrà confluire su un candidato di Sinistra e Libertà del partito di Fava, di Vendola e degli altri che a livello nazionale negli stessi sondaggi che danno il PD al 24/25%, è dato al 6%, un partito che ha 1/4 dei voti rispetto all’altro, riesce a candidare il suo uomo che batte il rappresentante del partito che a livello nazionale ha il quadruplo dei voti, ma i leader del PD continuano a non rendersi conto, a non farsi la domanda delle 100 pistole, non saremo mica noi il problema del PD?
Perché voi vedete che qualche elettore ancora lo trovano, disperato, votato al sacrificio, anzi al martirio, ma poi appena si tratta di scegliere tra il candidato del PD e il candidato di chiunque altro, scelgono sempre il candidato di chiunque altro, ma quelli che scelgono i candidati o si scelgono da soli come candidati, continuano imperterriti a imperversare, convinti che gli elettori sbagliano e loro hanno ragione, quindi prima o poi arriveranno a abolire gli elettori, perché mi pare che questa sia l’unica soluzione.

Ultimo argomento sul quale vorrei soffermarmi un po’ di più, poi magari la prossima settimana parliamo di due vicende che continuano a produrre novità nella quasi indifferenza dei media che contano, cioè quella delle trattative, delle inchieste su mafia e politica in Sicilia, le rivelazioni del Ministro Conso sulla revoca dei 41 bis in cambio della fine delle stragi, cosa clamorosa che dovrebbe occupare le prime pagine dei giornali, dei telegiornali e degli speciali, non ne parla nessuno salvo rarissime eccezioni e il processo per la strage di Brescia, Piazza della Loggia a 36 anni di distanza i giudici da una settimana sono in Camera di Consiglio, quindi potrebbero uscire a momenti con la sentenza di primo grado, che speriamo potrà assicurare alla giustizia qualche colpevole di un eccidio che insieme a Piazza Fontana ha cambiato la storia della seconda parte della Prima Repubblica, ma di questo parliamo la prossima settimana.

I finanziamenti ai giornali
Invece oggi volevo dedicarmi a un altro punto che mi ha fatto pensare a Grillo in questi giorni e cioè i finanziamenti ai giornali, da mesi assistevamo al piagnisteo in stereo dei giornali di partito, dei giornali non di partito, diciamo di tutti i giornali che di partito o non di partito prendono i soldi dallo Stato, quindi di tutti i giornali tranne Il Fatto Quotidiano, tanto per essere chiari.
Lamentazioni, geremiadi, lacrime, oddio chiudiamo, falliamo etc., perché sono tutti giornali che vivono al di sopra delle loro possibilità, che fanno il passo più lungo della gamba, perché sono abituati che tanto alla fine dell’anno arriva babbo Stato a ripianargli i debiti.
Quest’anno a causa delle restrizioni sacrosante, secondo me, dovute alla crisi, si taglia prima sui fondi ai giornali che non sui fondi ai terremotati o agli alluvionati o ai disoccupati o ai cassa integrati o ai precari etc., Tremonti una delle pochissime cose sagge che sembrava voler fare, era quella di dare una bella sforbiciata ai fondi per l’editoria, non una sforbiciata così per punire Tizio e premiare Caio, una sforbiciata generale, infatti era nata una buona idea che non è ancora quello che personalmente auspico e per cui abbiamo raccolto centinaia di migliaia di firme, ma era comunque un passo in avanti e cioè un nuovo regolamento sull’editoria che faccia pulizia, questo aveva iniziato a studiare il Consiglio dei Ministri, il sottosegretariato che ha la delega per i fondi all’editoria presso Palazzo Chigi, fare pulizia cosa vuole dire?
Eliminare almeno in parte i giornali che prendono i soldi pubblici, per esempio quelli che prendono soldi e non arrivano neanche in edicola, quelli che fanno finta di vendere qualche migliaio di copie mentre invece non è vero, quelli che prendono i soldi in base alla tiratura, oggi questo avviene, e alle spese, per cui gonfiano le tirature e le spese, perché? Perché più stampano e più incassano, poi quanto vendono non importa, la tiratura è quanto stampi, la diffusione è quanto vendi.

Quindi volevano agganciare i fondi alla diffusione e non alla tiratura o alle spese, depurando quindi tutte quelle copie omaggio, quelle copie vendute in blocco a alberghi, ristoranti, hotel, aerei, Ferrovie dello Stato etc. a prezzi super scontati per gonfiare i conti, tutti questi trucchi contabili per esempio degli editori che si fanno pagare con i soldi pubblici per coprire i costi della produzione l’affitto della testata, questo è anche un trucco molto diffuso, l’azionista di un giornale drena questi soldi, di solito una parte dei contributi dalla società editoriale facendo pagare l’uso del nome, della testata, c’era questo testo elaborato a Palazzo Chigi che doveva arrivare in Consiglio dei Ministri venerdì, la scorsa settimana e invece è slittato di un’altra settimana e quindi in attesa di venire approvato questo regolamento, all’ultimo istante si è deciso di ripristinare ancora una volta, eliminando i tagli, i fondi all’editoria più o meno analoghi a quelli che c’erano l’anno scorso e tanti anni fa e negli ultimi anni.
Di non cambiare niente all’ultimo istante, all’ultimo tuffo sono saltati fuori i soldi che invece prima si era deciso di risparmiare, come è possibile? Dove li hanno presi? Chi l’ha deciso? Perché? Chi se ne avvantaggia? Sapete che ogni anno, già ai tempi del governo Prodi era così, Palazzo Chigi fa sapere che la cuccagna è finita e che quindi i giornali dovranno mantenersi con i loro introiti, devono imparare a stare sul mercato, oppure falliscono, ogni anno ce lo dicono: basta con i regali a pioggia, i giornali etc., dopodiché alla fine di ogni anno i giornali piagnucolano e vengono alla fine accontentati, ma il governo gli dice sempre: guardate che è l’ultima volta, l’anno prossimo fine della cuccagna, così ricominciano le lamentazioni, questi sopravvivono un altro anno, non fanno nessuna ristrutturazione per darsi una dimensione compatibile alla loro presenza sul mercato, per rendersi autosufficienti, piagnucolano di nuovo, il governo li minaccia l’anno dopo di tagliargli i fondi e poi alla fine glieli dà di nuovo, vedete così, è così che si tengono sotto ricatto i giornali, si tengono tutti per le palle, tranne quelli che ne fanno a meno dei fondi pubblici, per esempio,  faccio in pieno conflitto di interessi il nome de Il Fatto Quotidiano, perché Il Fatto Quotidiano quei soldi non li vuole e non li prende!

Ancora una volta è successa la stessa cosa e è molto grave che sia successa perché in questo periodo veramente si stanno centellinando i centesimi, visti i tempi di austerità che stiamo vivendo, cos’è successo? E’ successo che all’ultimo secondo in Commissione bilancio della Camera venerdì sera, c’è stato un accordo trasversale per un maxiemendamento alla finanziaria che prevede quanto segue: i soldi per l’editoria erano stati ridotti a 60 milioni, passano a 100 e si aggiungono agli 80 che erano già previsti, in più ci sono 45 milioni per le radio e le televisioni locali, 5 per i giornali italiani all’estero e quindi abbiamo ricompattato il Tesoretto che ogni anno viene elargito alla stampa, dagli editori della stampa italiana, l’emendamento cioè trova altri 40 milioni e si arriva così al solito totale di 180 milioni di Euro, dove li hanno presi? Nel momento in cui il Quirinale tuona contro i tagli indiscriminati, salvo poi fare retromarcia? L’emendamento trova questi fondi, copertura finanziaria proprio con un taglio indiscriminato agli stanziamenti dei Ministeri, leggo per non dire sciocchezze: l’emendamento trova la copertura finanziaria, questo regalo di Natale anticipato alla stampa sussidiata con uno strumento contabile legittimo, ma discutibile “ai maggiori oneri si provvede mediante riduzione lineare delle dotazioni di parte corrente alle autorizzazioni di spese di cui alla tabella C” e cioè la tabella C? E’ quella nella quale sono comprese tutte le voci di spesa che per convenzione vengono finanziate a prescindere perché sono parte dell’attività caratteristica dei vari Ministeri, per esempio i risarcimenti per le vittime dei terremoti, per esempio i finanziamenti all'autorità antitrust e penso, proprio in queste ore, gli stanziamenti per i primi soccorsi agli alluvionati del Veneto, tutte queste partite di spesa vengono tagliate indiscriminatamente per ricavare un po’ di qua e un po’ di là quel totale di 40 milioni che va a aggiungersi agli altri già stanziati e che quindi accontentano di nuovo un’altra volta tutti i giornali che rischiavano o la chiusura o il ridimensionamento per i tagli dei contributi.

Chi ha proposto questo emendamento che poi è stato votato da tutti i partiti, vedo qui che è stato soltanto Antonio Borghesi dell’Idv a criticare questi nuovi regali alla stampa, gli autori del maxiemendamento sono 3 deputati Finiani: Chiara Moroni, Lino Lopresti e Aldo Di Biagio e c’è un piccolo conflitto di interessi da parte di questi signori, come sempre del resto quando si decide il contributo all’editoria e all’editoria di partito, perché? Perché uno dei giornali che rischiavano di chiudere era proprio Il Secolo d’Italia che è l’organo ex Alleanza Nazionale e ora di Futuro e Libertà, rischiava di chiudere, perché? Perché naturalmente gli ex Alleanza Nazionale che sono rimasti nel Pdl non volevano certamente devolvere contributi all’editoria, a una nuova formazione che ovviamente ha abbandonato la maggioranza, quindi Il Secolo d’Italia rischiava seriamente la chiusura, come la rischiavano altri organi di partito, come la rischiavano naturalmente ci sarebbero stati tagli per L’Unità, per la Padania e ho citato questi 3 giornali per un motivo molto semplice, che almeno esistono sul mercato, esistono nelle edicole, se uno li vuole comprare li compra, li trova, li vede, esistono proprio, sono di carta, si vedono e sono giornali di partiti comunque esistenti.

La giungla, il vero sconcio sono, come abbiamo detto tante volte, i finti giornali di partiti veri o i veri giornali di partiti finti o i giornali che appositamente si spacciano per organi di partito per lucrare quei fondi ai quali naturalmente, se si dovesse vedere se sono davvero organi di partito, non avrebbero diritto a riceverli proprio perché sono giornali che con i partiti non hanno legami inscindibili.
Il Secolo d’Italia vende 1800 copie, nel 2009 ha chiuso il bilancio in perdita di un milione, con un credito verso lo Stato per contributi di 3 milioni di Euro, capite che se non incassano quel credito per i soldi che gli sono stati anticipati, ovviamente rischia il default, poi c’è uno strano giornale che si chiama Il Roma che esce a Napoli, fu fondato, se non erro, da Achille Lauro e oggi appartiene alla famiglia di Italo Bocchino, vende 8 mila copie realmente, ha debiti per 7,5 milioni, ha 350 mila Euro di perdite e ha una stampella pubblica, assolutamente necessaria di 2,5 milioni di Euro, tra i soci dell’editoriale de Il Roma ci sono la moglie di Bocchino, Gabriella Buontempo e il cognato Antonio Schiavone, da gennaio, scrive Stefano Feltri Il Roma beneficia di un altro aiuto pubblico perché il Ministro del Welfare, Sacconi, gli ha concesso di ricorrere ai contratti di solidarietà con una parte dello stipendio dei redattori che viene pagato dall’Inps, salvato anche il Roma.
Poi c’è Libero che voi dite: cosa c’entra Libero con la stampa di partito, c'entra perché in passato prendeva i fondi pubblici in quanto organo del partito monarchico, del movimento monarchico che è una roba introvabile almeno in Parlamento, in realtà appartiene a una società privata che è la Tosinvest della Famiglia Angelucci che si occupa soprattutto di cliniche private e che pubblica sia Libero, sia Il Riformista, da un paio di anni il dipartimento per l’editoria ha bloccato questi fondi perché vuole verificare se ci siano veramente i requisiti per cui Libero prenda un sacco di soldi dallo Stato, perché nel frattempo è diventata una cooperativa Il Giornale, quindi ci sono una serie di passaggi che vanno chiariti.

Ma dato che non si sblocca questo finanziamento, Libero rischiava seriamente anche perché da due anni aspetta di avere quella droga che gli è necessaria perché? Perché ormai la droga del finanziamento pubblico crea assuefazione, quindi quando ogni anno ti spari una pera di 6/7 milioni di Euro, poi è difficile andare avanti senza, oltretutto da quando è andato via Feltri e è arrivato Belpietro, le vendite non hanno fatto che diminuire, ovviamente uno può pure arrivare a leggere Feltri, ma arrivare a leggere Belpietro ci vuole un bel coraggio!
Anche per Libero arriva la manna dal cielo, come per il Riformista, quest’ultimo a differenza di Libero non vende alcune decine di migliaia di copie, è molto al di sotto delle 10 mila copie come vendite reali, tant’è che la testata è in vendita, ma il valore della testata è strettamente legato alla presenza o meno di contributi pubblici dentro la pancia di quella testata e quindi se arrivano i fondi tanto attesi, chi la vende incasserà di più!

Tutti in perdita, tranne Il Fatto
Poi c’è Il Manifesto che almeno ha il pregio di essere un giornale indipendente da sopra e è una cooperativa, ma anche esso naturalmente nel corso degli anni ha venduto sempre meno copie e ha accumulato sempre più debiti, ormai ha 19 milioni di debiti e ha perdite per 300 mila Euro l’anno e quindi è a forte rischio di chiusura.
Se gli viene prorogato per un altro anno questo diritto soggettivo a avere i soldi e quindi a ricevere i 4 milioni di Euro, potrebbe avere ossigeno per salvarsi, ma la cosa non è neanche detta e poi c’è la perla finale, la ciliegina sulla torta, tra i tanti giornali che beneficeranno di questo bel regalo di Natale bipartisan c’è l’Avanti, Avanti è un giornale glorioso, è il giornale del Partito Socialista, di Nenni, di Pertini, adesso è nelle mani di quel Walter La Vitola, quello strano personaggio che forse avete visto aggirarsi su jet privati nei Caraibi per fare gli scoop sulla casa di Alleanza Nazionale a Montecarlo, vagava con strani personaggi, gli pagavano questi strani aerei privati costosissimi, andava e veniva da Palazzo Grazioli, uno strano faccendiere più che giornalista, molto legato anche all’Isola di Saint Lucia e a altre, adesso l’Avanti ce l’ha in mano lui, dice di vendere 3500 copie al giorno, cosa piuttosto improbabile, se andate sul sito dell’Avanti trovate la copia in Pdf gratis, non si capisce per quale motivo uno dovrebbe comprarla e soprattutto come si facciano a trovare 3500 persone sane di mente che se lo vanno a comprare in edicola, se lo vedete vi rendete conto di quello che vi dico, ma in ogni caso facciamo finta che sia vero che vende 3500 copie al giorno, ma per sopravvivere ha bisogno di molti soldi dello Stato, perché i costi di produzione superano i ricavi di 2.300.000Euro, cifra quasi analoga a quella che arriva da Palazzo Chigi e che corrisponde a 2,5 milioni di Euro per l’Avanti di La Vitola per mantenere un giornale che spende più di quanto guadagni 2.300.000 Euro.

Se sperate che queste notizie vengano fuori nei telegiornali, dimenticatevelo, i telegiornali, soprattutto in questo inizio di lunga campagna elettorale, queste notizie non le possono dare, non le potevano dare neanche prima, ma tanto meno le daranno adesso, perché? Perché quando la gente sente una cosa del genere si incazza, ci tagliano tutti e regalano i milioni ai giornali falliti o fallimentari degli amichetti loro!
Ma soprattutto se sperate di leggerle sui giornali queste notizie, state freschi perché? Perché i giornali a parte la grandissima stampa tipo Repubblica, Corriere della Sera, sì anche loro hanno delle agevolazioni ma rappresentano una parte minuscola rispetto ovviamente ai loro fatturati e ai loro introiti, ma gli altri giornali queste notizie non le danno per un motivo molto semplice, perché questi soldi li prendono anche loro e molto spesso sono necessari, farebbero comodo anche a noi de Il Fatto, abbiamo fatto un calcolo, se noi ricevessimo il finanziamento pubblico in base alle regole attualmente vigenti, noi avremmo la possibilità di farne un altro di Fatto Quotidiano, noi avremmo la possibilità di farne due di fatti quotidiani, oppure di assumere il doppio del personale che abbiamo, invece facciamo tutto in economia perché? Perché abbiamo deciso di mettere in piedi un’azienda che possibilmente stia in pareggio, poi dato che ci siamo tenuti un po’ bassi con i conti è un’azienda che è in utile, quindi abbiamo ricavato un piccolo fondo che abbiamo deciso immediatamente di investire in altre iniziative, assumere nuovi giornalisti, ne abbiamo già assunti parecchi, eravamo a 12, adesso siamo a 30, dare vita al sito ilfattoquotidiano.it che in 3 mesi è arrivato a 300 mila contatti unici al giorno e sta ormai a un’incollatura dai siti della Stampa e de “Il Sole 24 ore”, sopra ci sono soltanto per i siti dei giornali quelli di Repubblica o de Il Corriere, quindi se tutto va bene stiamo cercando di diventare il terzo sito di un quotidiano d’Italia, poi tante altre iniziative tra cui un’ideuzza di web tv che poi se riusciremo a realizzare vi informeremo sui perché e sui per come, questo per dire cosa?

Per dire che ovviamente noi finora ci siamo basati solo e esclusivamente sugli abbonamenti e sulle vendite in edicola, meglio gli abbonamenti ovviamente perché sono un atto di fiducia che fanno i nostri elettori una volta all’anno, purtroppo gli abbonamenti postali nati sull’onda dell’entusiasmo dell’anno scorso, quest’anno sono diventati sconsigliabili, perché? Perché purtroppo abbiamo dovuto sperimentare sulla nostra pelle l’inefficienza delle Poste italiane nella consegna dei giornali che o non arrivano o quando ritardano sono già vecchi, ma confidiamo molto nel fatto dell’abbonamento on line che non va confuso con il sito, il sito è gratis, il sito dà sul brucio le notizie del giorno, il Fatto Quotidiano on line in abbonamento in Pdf è un’altra cosa ovviamente, ci trovate tutti i commenti, tutti gli approfondimenti, tutte le notizie più importanti trattate come soltanto un quotidiano le può trattare, non con quella brevità telegrafica a cui è costretto un sito Internet e quindi noi speriamo molto in questa campagna abbonamenti, avremmo potuto fare una grande campagna pubblicitaria, ne avevamo anche parlato, alla fine abbiamo deciso per il momento di non spendere soldi in campagne pubblicitarie, siamo sobri e abbiamo deciso di rimanerlo sobri, quindi le campagne pubblicitarie le lasciamo a chi ha soldi da scialare, il problema qual è? E’ che inserzionisti pubblicitari come vi abbiamo raccontato qualche settimana fa, ci ritirano la pubblicità perché parliamo male delle loro aziende e del resto non possiamo parlare bene di aziende che meritano critiche soltanto perché questi ci fanno la pubblicità, saremmo dei venduti e noi non ci vendiamo a nessuno, fondi pubblici non ne prendiamo, i costi naturalmente sono elevati e quindi abbiamo molto bisogno di abbonati, sia perché ci fanno comodo i soldi degli abbonamenti perché possiamo ampliare la nostra offerta di informazione e sia perché è molto importante, mentre gli inserzionisti pubblicitari fuggono, mentre tutti ci sparano contro, sapere di avere un bello scudo protettivo che è formato dai nostri abbonati, oltre che dai nostri lettori.

Quindi scusate se ve lo dico ancora ma se potete date un’occhiata al sito ilfattoquotidiano.it, andate in alto a destra a cliccare sulla campagna abbonamenti e se volete darci una mano o magari regalare un abbonamento al Fatto Quotidiano a qualche amico, avete ancora qualche giorno per farlo in condizioni agevolate, perché lo dico? Perché chi si abbona entro una certa data, troverete tutte le informazioni sul sito, riceverà un libro in omaggio con un’antologia dei più belli articoli che sono usciti nel primo anno de Il Fatto Quotidiano, passate parola! 




 


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