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Foto di PinkCakeBox da flickr.comSo bene che i giornalisti non si scelgono gli editori: di solito è il contrario. Se a un giornalista non va bene l'editore, se ne va. E non viceversa. Ma scrivo sull'Unità praticamente tutti i giorni dal 2002, quando, grazie al grande Claudio Rinaldi, fui chiamato a collaborarvi con la rubrica Bananas da Furio Colombo e Antonio Padellaro. E vorrei dire due parole su quanto sta accadendo e non sta accadendo in quello che tutti chiamano "il giornale dei Ds", mentre non lo è affatto. E' il giornale che i Ds hanno chiuso nel 2000 per mancanza di lettori e che un gruppo di imprenditori ha riaperto, affidandolo a due uomini liberi e liberali come Colombo e Padellaro (mai stati comunisti) e a una redazione molto agguerrita, che infatti entrò subito nel mirino del Cainano allora al potere. Questa Unità, che usufruisce dei contributi previsti dalla legge per la stampa di partito per una libera scelta (revocabile tra un anno, credo) del gruppo parlamentare dei Ds, è un giornale che vende più di 50 mila copie vere e che vale sul mercato decine di milioni di euro.

Qualche mese fa gli editori attuali, ansiosi di "realizzare" il loro investimento, l'hanno messa sul mercato. Si è fatta viva la famiglia Angelucci, nota alle cronache sanitarie e giudiziarie per le sue cliniche private convenzionate e per i processi per corruzione che coinvolgono alcuni suoi membri, e ha messo sul tavolo una quarantina di milioni (a quel che si dice) per comprarsi la maggioranza dell'Unità. Piccolo problemuccio: gli Angelucci già editano un giornale di destra, Libero (finanziato con soldi pubblici, essendo il giornale vero di un partito finto: il Partito monarchico), e uno di pseudosinistra, Il Riformista (finanziato con soldi pubblici, essendo il giornale finto di un partito finto: Le Ragioni del Socialismo, con un solo simpatizzante e un solo iscritto, Emanuele Macaluso). La società capofila del loro impero, la Tosinvest, ha nel suo Cda l'ottimo Littorio Feltri, il direttore di Libero, che dunque metterà presto becco a pieno titolo nella nomina del nuovo direttore dell'Unità (il nome più accreditato è Antonio Polito, figurarsi i meno). A raccogliere la pubblicità del giornale fondato da Gramsci, invece, sarà una società di Daniela Santanchè, numero due del partito fascisteggiante La Destra di Francesco Storace.

I giornalisti dell'Unità hanno scioperato il 14 dicembre, ricevendo una grandinata di dichiarazioni di solidarietà dai leader dei fu-Ds e degli altri partiti del centrosinistra. Ma il più delle volte, come diceva Falcone, la prima corona di fiori la manda l'assassino. Infatti sono noti i rapporti di affettuosa amicizia che legano alcuni settori dei Ds, quelli dalemiani, (oltrechè di Forza Italia e di An e di tutta la politica che conta) con la famiglia Angelucci, che anni fa s'è ricomprata il palazzo delle Botteghe Oscure e ha sistemato i debiti dell'ex-Pci con la collaborazione dell'amico Cesare Geronzi (allora in Capitalia, ora al vertice di Mediobanca e di tante altre cosine)...

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Foto di Ronald PoiMettiamo che il pubblico ministero catanzarese Luigi De Magistris sia pazzo. Mettiamo che si sia inventato tutto. Mettiamo che le sue indagini sui forzisti Giancarlo Pittelli e Giuseppe Chiaravalloti, sul ds Nicola Adamo e la sua signora Enza Bruna Bossio, su Nicola Buccico di An, sul governatore di centrosinistra Agazio Loiero, sull'Asl di Locri già denunciata dal compianto Francesco Fortugno prima di morire ammazzato, sul sottosegretario ds Filippo Bubbico, sul segretario Udc Lorenzo Cesa, sul presidente del Consiglio Romano Prodi e su alcuni uomini del suo staff, sui presunti faccendieri Salatino (Compagnia delle Opere) e Bisignani (ex-P2) che telefonavano spesso e volentieri al ministro della Giustizia Clemente Mastella, siano frutto della sua fantasia malata. 

Foto di Ronald Poi (da flickr.com)
Mettiamo che tutti i suddetti indagati siano puri e lindi come gigli di campo. Facciamo finta che la Calabria sia il regno di Saturno, una regione bene amministrata, dotata di una classe dirigente immacolata, e che i 32 consiglieri regionali indagati o condannati su 50 siano tutti vittime della malagiustizia. Ecco, facciamo finta e poniamoci una domanda: quando un privato cittadino finisce sotto inchiesta, si fa tutta la trafila e attende pazientemente la fine delle indagini, la decisione del gip sull'archiviazione o sul rinvio a giudizio e, nel secondo caso, il verdetto del Tribunale, e poi della Corte d'appello e infine della Cassazione. I suddetti signori, invece, vogliono la scorciatoia?

Se il Csm accoglierà la richiesta del ministro Mastella, amico e compare telefonico di alcuni di loro, essi vedranno trasferire il loro pm ad altra sede e la loro inchiesta a un altro magistrato, possibilmente più malleabile. Piacerebbe a tutti potersi scegliere il pubblico ministero preferito, ma un comune cittadino non può. Lorsignori invece sì. Dopo mesi trascorsi a discutere di "casta", di "antipolitica", di "lotta ai privilegi" e di "V day", la classe politica si dà un gran daffare per procurare nuovi proseliti a Beppe Grillo, non bastando il milione dell'8 settembre. Da un lato tuonano contro il "qualunquismo" di chi dice che sono tutti uguali, dall'altro compiono ogni sforzo per dar loro ragione. Berlusconi tentava di cacciare i giudici che lo processavano? Mastella tenta di cacciare il magistrato che indaga su Prodi e sulle telefonate di Mastella. "Casta" ormai è un termine, oltrechè abusato, riduttivo.

E' l'eterna Italia del marchese del Grillo: "Io so' io e voi nun siete un cazzo".

Trasferiteci tutti! raccolta firme per De Magistris: i banchetti a Palermo

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