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Vignetta di Tonus da vernacoliere.comOra d'aria

l'Unità, 13 luglio 2009


Nel maggio 2005 Silvio Berlusconi annunciò al suo Giornale l’idea di fondare un “nuovo soggetto politico” chiamato “Lega Sud” o “Lega Meridionale", affidato a Raffaele Lombardo, all’epoca presidente della Provincia di Catania con l’Udc e ora governatore di Sicilia, grande prestigiatore di liste “autonomiste”. L’idea non era proprio originale. Nel dopoguerra i moti siciliani aizzati da Finocchiaro Aprile, che voleva fare della Sicilia la 51^ stella della bandiera Usa, ebbero l’appoggio entusiastico di Cosa Nostra. E a ogni cambio di regime c’è sempre qualcuno che vellica gl’istinti secessionisti della parte peggiore dell’isola.

Nel 1992-’93, mentre implodeva la Prima Repubblica, se ne occupò direttamente Cosa Nostra, attraverso alcuni dei suoi più fini politologi: Brusca, Bagarella, Cannella e i fratelli Graviano, che fra una strage e l’altra fondarono “Sicilia Libera” e avviarono contatti con altre Leghe Meridionali, sorte come funghi con la partecipazione straordinaria delle mafie. Sicilia Libera aveva contatti con massoni deviati, da Gelli in giù, con neofascisti come Delle Chiaie, col principe romano Napoleone Orsini, a sua volta in contatto con Dell’Utri come risultò dai tabulati e dalle agende del senatore. Insomma, il fior fiore. La pia confraternita avviò contatti con i fratelli della Lega Nord, che inviò un deputato a un vertice a Lamezia Terme. Ma poi Riina fu arrestato e il bastone del comando passò a Provenzano. Il quale, più che alla secessione dallo Stato, puntava saggiamente a conviverci. Infatti, come racconta il suo ex braccio destro ora pentito, Nino Giuffrè, il vecchio Binnu decise di sciogliere Sicilia Libera per confluire su Forza Italia. Ora apprendiamo che in cambio del suo appoggio aveva, fra l’altro, chiesto a Berlusconi ­ tramite il solito postino Dell’Utri - il controllo di una rete Fininvest, come se non bastassero gli attacchi e gl’insulti che varie rubriche del Biscione vomitavano sui magistrati antimafia.

Ma è curioso che, mentre la Seconda Repubblica dà segni di cedimento, i primi scricchiolii si avvertano proprio in Sicilia col fuggifuggi dal Pdl. E che, ancora una volta, come nei primi anni 90, si riaffacci il progetto di una Lega Meridionale, patrocinata ­ guarda un po’ ­ da Lombardo e dal tradizionale braccio destro di Dell’Utri in Sicilia, Gianfranco Miccichè, ormai in rotta col suo partito. Lombardo e Miccichè hanno appena dato vita a una giunta “anomala”, non autorizzata dal Pdl ma, secondo i bene informati, benedetta urbi et orbi dal vecchio Marcello. Il quale da mesi denuncia felpatamente un certo isolamento e rilascia strane interviste per sottolineare le carriere troppo rapide e troppo irresistibili di gente come Schifani e Alfano (guardacaso in rotta con Lombardo e Miccichè). Anche se poi corre a precisare che “figuriamoci se Gianfranco andrà a fare un partito contro Berlusconi”. Il tutto, alla vigilia della sentenza del processo d’appello di Palermo che lo vede imputato per mafia. Posticino sempre interessante, la Sicilia, per capire l’Italia che verrà.
(Vignetta di Tonus da vernacoliere.com)

Segnalazioni

Questa sera alle 00.30 Rai2 manda in onda l'intervista censurata a Beatrice Borromeo e Vauro

Domani sera alle 20.30, in collegamento da Roma, Marco Lillo presenta "Papi", il nuovo libro di Peter Gomez, Marco Lillo e Marco Travaglio, a Iceberg (Telelombardia, canale 901 di Sky)
In studio: Vittorio Sgarbi, Tiziana Maiolo, Claudia Mauri


Leggi l'articolo di Paolo Flores d'Arcais sulla candidatura di Beppe Grillo alle primerie del Pd

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"19 luglio 1992: una strage di stato" - Per un 17° anniversario di verità e giustizia
Tutte le iniziative organizzate dal Comitato cittadino antimafia "19 luglio 2009" a Palermo
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19 luglio 1992 - Un paese senza memoria è un paese senza futuro
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Foto di The Swindle Corporation da flickr.comStrano questo 2008. Nasce il il Pd. Nasce il Pdl. E all'improvviso risorge il partito azienda. Ma non quello «monarchico», la definizione è sua, di Silvio Berlusconi. Il nuovo partito azienda è invece il Movimento per l'autonomia (Mpa) di Raffaele Lombardo che, rispetto a Forza Italia delle origini, presenta un'importante differenza: non si basa su un azienda privata (la Fininvest), ma su più aziende pubbliche. La potenza elettorale di Lombardo, che assieme a Totò Cuffaro è stato negli anni '80 il pupillo dell'ex ministro, sotto processo per mafia, Calogero Mannino, si basa infatti sulle prebende che gli enti regionali, provinciali e comunali, più le società da loro controllate o partecipate, riescono ad elargire. Per raccogliere voti Lombardo garantisce posti di lavoro e poltrone. Il Corriere della Sera, per esempio, ha raccontato come la provincia di Catania, guidata fino a pochi giorni fa da Lombardo, nel corso di tre anni abbia assunto circa 500 persone nella Publiservizi, una società a capitale privato controllata però dal pubblico.

Dal punto di vista elettorale questo modus operandi paga: alle ultime regionali l'Mpa ha incassato in Sicilia il 13 per cento dei voti. Il problema è che il giochetto ha il fiato corto. Proprio a Catania, per esempio, la disastrosa amministrazione del medico personale di Berlusconi, il sindaco Umberto Scapagnini, ha lasciato vuote le casse del municipio già impoverite dal suo predecessore Enzo Bianco. Il debito ha raggiunto livelli tali da spingere l'Enel a staccare la luce a interi quartieri e Scapagnini è stato costretto a dimettersi. A soli due anni dalla sua rielezione il medico del Cavaliere era ormai divenuto talmente impopolare da correre il rischio di essere menato se solo si fosse messo a camminare per strada da solo. Stessa storia, o quasi, in Campania dove gli uomini del centrosinistra governano tra i rifiuti spesso utilizzando metodi alla Lombardo (o se preferite alla Mastella).

Berlusconi però ha 72 anni, di quello che può accadere da qui al 2013, non gliene importa un fico secco. L'Mpa è utile per vincere e quindi porte aperte a Lombardo. Ma il peso del tempo non si può nascondere. E si vede anche se si guarda al Popolo della Libertà: con l'ingresso di An e di tutti i funzionari e i colonnelli di Gianfranco Fini anche il Pdl è destinato a cambiare volto. Non appena An si scioglierà, le truppe di Fini, molto più radicate sul territorio rispetto a quelle di Forza Italia, chiederanno che vengano fatti i congressi, che vengano eletti i segretari. Insomma il Pdl sarà sempre meno azienda e sempre più partito. Peccato che tutto questa avvenga lentamente e solo a causa del trascorrere degli anni. Non per scelta.
Il tempo infatti stringe: per far crescere l'Italia, la destra (come la sinistra) serve. Ma deve essere normale. 

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