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Vignetta di Molly BezzVanity Fair, 7 gennaio 2009

Basta, mai più. D’ora in avanti il Vaticano non assorbirà  più in automatico le nuove leggi italiane che secondo i legislatori di Benedetto XVI sono “esorbitanti per numero”, “instabili” e talvolta “incompatibili con i principi irrinunciabili” della dottrina di Santa Romana Chiesa.

Si desume - per stare alle recenti polemiche sulle leggi razziali contro gli ebrei approvate in Italia nel 1938 dal regime di Mussolini e salutate con un coraggioso e automatico silenzio da parte del Vaticano - che l’inchiostro servito a accelerare le deportazioni di ebrei italiani verso i campi e i forni della macchina di sterminio nazista, non era né “esorbitante”, né “instabile” e neppure “incompatibile con i principi irrinunciabili…”, eccetera.

L’intransigenza di oggi ha ragioni un po’ più stringenti di un banale Olocausto. Riguarda per esempio il cancro sociale del divorzio, autentico veleno per le nostre famiglie, secondo la curiosa ossessione di una gerarchia composta interamente da maschi adulti, sessualmente problematici, e per di più celibi. Riguarda naturalmente la legge che regolamenta l’aborto, abominevole in tutto anche in quelle forme che donne e uomini non illibati praticano quotidianamente servendosi di pillole e preservativo. Per non parlare delle imminenti leggi dedicate a interrompere la sofferenza infinita di corpi vivi, ma imprigionati da una malattia senza rimedio. Molto meglio assecondarne l’agonia fino all’ultima sorsata di ossigeno e dolore da risarcire tra le sete viola del funerale in chiesa, dove esercitare quella pietà che fu negata a Piergiorgio Welby, anche lui “incompatibile con i principi irrinunciabili”, che crepi da solo, amen.
(Vignetta di Molly Bezz)

Segnalazioni


Il Vaticano rompe con la legislazione italiana (der Spiegel, Germania - 2 gennaio 2009)
(Traduzione a cura di Italiadallestero.info)


Non possumus - di Carlo Cornaglia
Cinquecentomila in meno,
sono scese senza freno
le presenze dei suoi fan
sia alle udienze in Vatican
 
che alla residenza estiva.
In tre anni, ahimé, si arriva,
a partire dal decollo,
a un terribile tracollo...
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Foto di Gosiak da flickr.comGiuliano Ferrara ha tanto carattere da non andare mai in riserva. Ignora la gran parte del genere umano, ma ama indistintamente tutti gli embrioni che ne costituiscono l’ampia radice. Elogia la guerra a Oriente e a Sud del nostro Occidente. Non si lascia commuovere dalle vittime collaterali dei bombardamenti che di solito muoiono al centro dei bombardamenti. Ma è capace di singhiozzare in memoria delle blastocisti disperse. E’ contrario all’aborto. Ci farà una intera campagna elettorale, maneggiandolo in esclusiva come se il resto del mondo si divertisse a praticarlo.

Giuliano Ferrara ha un suo labirinto psicologico che un recente corto circuito ha reso materno verso i bambini non nati, pur mantenendolo indifferente a quelli veri e qualche volta addirittura ostile ai corpi delle donne adulte che contribuiscono più di lui a fabbricarli. E’ una ostilità che condivide con altri naufraghi del semplice volersi bene, amare, toccarsi, godere, fronteggiare il dolore della vita, talvolta procrearla, che sono altrettanti maschi adulti e illibati come il cardinale Tarcisio Bertone o sua Eminenza Camillo Ruini. I quali hanno saputo abituarsi allo scandalo della fame nel mondo, ma non al corpo nudo di una donna. Che di solito intravedono persino al cinema, magari intrecciato alla geometria non altrettanto impura di un corpo maschile che suda, come quello di Nanni Moretti, che arranca, che soffia, che si aggrappa, mentre risuonano tutte la campane dell’immaginazione, ai poveri capezzoli di Isabella Ferrari. Senza neppure supporre che sia proprio quella (anche in una circostanza così comica) la più promettente musica della vita. La quale chiede accoglienza e consapevolezza. E non il rigore chimico di una antica religione fondata sulla vendetta prima che sul perdono, tramandata nel sangue. Da maschi adatti a lapidare donne, innalzare primogeniti, vincere elezioni.

Per Vanity Fair, 20 febbraio 08


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Foto di ir0cko da flickr.comNell’ambito della semplificazione della politica e della corsa sfrenata verso l’età della pietra, ecco a voi la Lista No Aborto, per gli inglesi Pro Life, del Platinette Barbuto. Il quale, sempre spiritoso oltrechè molto intelligente, assicura: “Correrò da solo” (già allertata la Protezione civile). Noi, nel nostro piccolo, siamo con lui. La Lista Platinette presenta infatti almeno tre vantaggi.

Primo: il nostro lascia “Otto e mezzo” e almeno per un paio di mesi ce lo leviamo dai piedi (il programma sarà condotto dalla sola Armeni e ribattezzato “Mezzo”).

Secondo: la nobile, disinteressata battaglia ideale “per la vita” che tanti ammiratori platinettiani aveva subornato negli ultimi mesi si rivela finalmente per quel che è: un espediente furbesco per abbindolare qualche beghina raccontandole che, votando lui, diminuiranno miracolosamente gli aborti; seminare zizzania nel centrosinistra, dove c’è sempre qualche Binetti che abbocca; e portare acqua al mulino del Cainano, che peraltro dell’aborto se ne infischia allegramente, visto che la sua signora ha dichiarato di aver abortito fra il sesto e il settimo mese, e lui è molto interessato a far abortire il processo Mills, il processo Mediaset, il processo Saccà e la sentenza della Corte di Lussemburgo su Europa7.

Terzo: lo spettacolo del Platinette che torna candidato dopo gli strepitosi trionfi del Mugello (dove, nel ’97, si presentò contro Di Pietro e portò il Polo al minimo storico, riuscendo a trasformare in dipietristi pure gli elettori berlusconiani) aggiunge un tocco di classe a una campagna elettorale che è meglio del cabaret. Anzi è leggermente più bigotta di un conclave. Pare quasi che non si elegga il nuovo Parlamento, ma il nuovo Papa.
continua

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