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da Il Fatto Quotidiano, 2 novembre 2010

Il capo del governo chiama la questura, ordina di violare la legge e fornisce le menzogne necessarie per farlo. La questura obbedisce, ma c’è un problema: il magistrato. Niente paura: si racconta qualche menzogna anche a lui e alla fine gli ordini del capo del governo diventano legge. Anche se la legge dice il contrario. Anche se i poliziotti dovrebbero essere i “tutori della legge”. È la prova di laboratorio della “riforma della giustizia” berlusconiana, quella sperimentata la sera del 27 maggio sulla linea telefonica tra Palazzo Grazioli e la Questura di Milano. In ciò che è accaduto quella notte intorno a “Ruby” c’è tutta la democrazia ad personam che B. tenta da 16 anni di trasferire nella Costituzione e, nell’attesa, ha trasformato in prassi consolidata.

In passato non c’era bisogno di tanta fatica: bastava corrompere politici, finanzieri, magistrati, testimoni e il gioco era fatto. Ma che fare se il poliziotto e il magistrato non si fanno comprare o non c’è tempo per corromperli? Si racconta che Ruby è la nipote di Mubarak (falso; ma, anche se fosse vero, la ragazza non avrebbe diritto ad alcun trattamento particolare), insomma si rischia l’incidente diplomatico con l’Egitto (falso); e che l’igienista dentale-consigliera regionale Nicole Minetti la prenderà con sé (falso, la scaricherà in casa di una escort brasiliana). Questo però non basta al pm dei minori, che raccomanda di tenere la ragazza in questura fino all’avvenuta identificazione o, in alternativa, di affidarla a una comunità protetta: allora si racconta al magistrato che è stata identificata (falso) e che non c’è posto in nessuna comunità protetta (falso, ce n’erano ben quattro disponibili, ma nessuna è stata chiamata, così come non è stato interpellato l’apposito ufficio comunale).

Ce ne sarebbe abbastanza per far saltare il questore e il capo di gabinetto, ma il ministro Maroni ripete a pappagallo che “è stata seguita la normale procedura” (falso) ed è “tutto regolare” (falso). Per coprire le menzogne del premier e della questura, deve mentire pure il ministro dell’Interno, subito coperto dal suo leader Bossi, che è pure ministro (Riforme istituzionali) e se ne esce con un incredibile: “Berlusconi non doveva telefonare in questura: doveva chiamare Maroni o me”. Sintesi spettacolare della concezione proprietaria della democrazia che accomuna il governo della “sicurezza” e della “tolleranza zero” contro l’immigrazione e la criminalità: caro Silvio, se devi salvare un’amica minorenne fermata per furto dalle grinfie di polizia e magistratura (che notoriamente accolgono le minorenni fermate per furto col rituale del bunga bunga), non sporcarti le mani, ci pensiamo io e Maroni che a Milano facciamo il bello e il cattivo tempo. Una pennellata di federalismo sulla Casta del privilegio: la devolution dell’impunità.

Chi ancora sobbalza o inorridisce dinanzi a simili spettacoli conservi un po’ di sdegno per il futuro. Ciò che è avvenuto in quella calda notte di fine maggio è quanto ci riserva il futuro se chi può – Napolitano o Fini o tutti e due (tralasciamo volutamente Schifani, la carica dello Stato rimasta, perché ci vien da ridere) – non si affretta a liberarci dal nano. E se dunque la controriforma della giustizia entrerà nella Costituzione. Secondo il progetto Alfano (cioè Berlusconi), il pm non potrà più disporre della polizia giudiziaria, che risponderà in esclusiva al governo; le procure dovranno attendere pazientemente che gli agenti portino sul loro tavolo questa o quella notizia di reato, opportunamente filtrata dal governo stesso, si capisce; ogni anno sarà il Guardasigilli, cioè il governo, a indicare le “priorità” dei reati da perseguire (quelli dei membri e degli amici del governo) e da tralasciare (quelli dei nemici del governo). Dunque, non capiterà più che un poliziotto zelante segnali alla Procura di Milano quel che è avvenuto quella notte in Questura. Vi piace il presepe? È il futuro che ci riserva questo governo. Il caso Ruby ne è la prova su strada. Anzi, su marciapiede. 
(Vignetta di Natangelo)

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Dal libro "Papi": il mio capodanno a Villa Certosa - (da ilfattoquotidiano.it)
Papi.  Uno scandalo politico - Il libro di Peter Gomez, Marco Lillo, Marco Travaglio (edizioni Chiarelettere)

Il muro di Sicilia e quello di Berlino - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org

Noi del Sud - Ucuntu n.92, 1 novembre 2010

Stop Berlusconi - Manifestazioni lunedì 8 novembre in tutta Italia - L'appello del Popolo Viola





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Il video della presentazione dell'ultimo libro di Marco Travaglio "Ad personam" a Milano, 11 marzo 2010, con gli interventi di Marco Travaglio, Piercamillo Davigo e Peter Gomez.
(video a cura di Alberto Roveri) 



Segnalazioni

Il video della presentazione di "Ad personam" a Torino, 8 marzo 2010. Interventi di Marco Travaglio, Antonio Ingroia e Gustavo Zagrebelsky.


AD PERSONAMLe prossime presentazioni di "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere)
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Este (PD), 19 marzo, ore 18
C/o cinema Farinelli, via Antonio Zanchi. Interviene Marco Travaglio
Padova, 19 marzo, ore 20.30
C/o Fornace Carotta, via Siracusa 61. Intervengono Marco Travaglio, Carlo Vulpio e Marcello Veneziani.
Roma, 22 marzo, ore 21
C/o Alpheus – Via del Commercio 36. Intervengono Marco Travaglio, Piercamillo Davigo e Roberto Scarpinato. Modera Antonio Padellaro.

Il calendario di tutte le presentazioni.



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AD PERSONAMDa oggi in libreria il nuovo libro di Marco Travaglio Ad personam. 1994-2010. Così destra e sinistra hanno privatizzato la democrazia. (Edizioni Chiarelettere) 

L'anticipazione da Il Fatto Quotidiano del 4 marzo 2010 a proposito degli incredibili salvataggi di alcuni parlamentari da provvedimenti di cattura disposti nei loro confronti dai giudici per gravissimi reati di mafia o contro la Pubblica amministrazione. Dal 1994 a oggi, la magistratura ha chiesto 19 volte alle Camere l’autorizzazione ad arrestare 17 fra deputati e senatori: 15 di centrodestra (Cesare Previti, Marcello Dell’Utri, Giancarlo Cito due volte, Amedeo Matacena, Giuseppe Firrarello, Gaspare Giudice, Angelo Sanza, Remo di Giandomenico, Giandomenico Blasi, Vittorio Adolfo, Raffaele Fitto, Giorgio Simeoni, Nicola Di Girolamo due volte, Nicola Cosentino, Antonio Angelucci) e 2 di centrosinistra (Antonio Luongo e Salvatore Margiotta). Richieste sempre respinte, perlopiù con maggioranze oceaniche e trasversali.

dal libro Ad personam:
Nei cinque anni della XIII legislatura, quella a maggioranza Ulivo, sono ben sei i parlamentari che i giudici chiedono di poter arrestare in base a gravissime accuse, suffragate da montagne di prove. Il primo è Cesare Previti. La richiesta è firmata dalla Procura di Milano alla conclusione delle indagini sul caso Imi-Sir (una tangente di 67 miliardi di lire pagata dalla famiglia Rovelli fra il 1991 e il 1994 agli avvocati Previti, Pacifico e Acampora e al giudice Vittorio Metta, in cambio della sentenza che ha condannato la banca pubblica Imi a un risarcimento non dovuto di mille miliardi di lire). È il 3 settembre 1997: per quel colossale episodio di corruzione il pool chiede alla Camera il permesso di far arrestare l’ex ministro della Difesa. Ma Montecitorio rispedisce la pratica al mittente: sostiene che non basta la richiesta dei pm, ci vuole la decisione del gip. La Procura inoltra la richiesta al giudice Alessandro Rossato, che l’11 dicembre firma 153 pagine di ordinanza di custodia cautelare, in cui ordina “agli ufficiali e agli agenti di Polizia giudiziaria di procedere alla cattura di Previti Cesare [...] e di tradurre lo stesso indagato in un istituto di custodia cautelare per ivi rimanere a disposizione di questi uffici”. Per l’esecuzione delmandato di cattura, ovviamente, è necessaria l’autorizzazione della Camera. Previti – spiega Rossato – deve restare in carcere fino all’inizio del processo perché è stato colto a inquinare le prove della maxitangente da 67 miliardi   del caso Imi-Sir, “un episodio di corruzione di inaudita gravità”, mai visto “nella storia italiana e neppure in quella di altri Stati”. (leggi tutto)

In libreria dal 4 marzo 2010
Ad personam.
1994 - 2010. Così destra e sinistra hanno privatizzato la democrazia.
di Marco Travaglio
Collana Reverse
Pagine 608 - euro 16,90

La scheda del libro
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Testo:

Buongiorno a tutti, oggi vi racconto qualcosa che ho scoperto e che ho scritto nel libro nuovo, quello che esce tra domani e dopodomani nelle librerie: vi faccio vedere in anteprima la copertina, anche se è un po’ schiacciata. Si intitola “Ad Personam 1994/2010: così destra e sinistra hanno privatizzato la democrazia”. Ho scritto il libro quando ho cominciato a leggere - ve l’avevo già preannunciato in un Passaparola all’inizio dell’anno che- le leggi ad personam che sta preparando Berlusconi, le quattro, anzi cinque (intercettazioni, processo breve o morto, Lodo Alfano bis costituzionale, immunità parlamentare e legittimo impedimento) sarebbero intorno alla ventesima, alla diciannovesima di questi quindici anni. (Leggi tutto)

Segnalazioni

Travaglio oscurato per copyright  - (Da beppegrillo.it) La scorsa settimana è scomparso da YouTube il video: "I bertoladri" di Marco Travaglio tratto dalla sua trasmissione Passaparola. Il filmato è riapparso dopo un paio di giorni in seguito alle azioni del mio staff. Il motivo riportato da YouTube per la cancellazione del video era: "Questo video non è più disponibile a causa di un reclamo di violazione di copyright da parte di Mediaset". (leggi tutto)

La verità sul caso Mediaset - Travaglio - da byoblu.com

Mediaset - Travaglio: la versione di YouTube - da Piovono rane

 


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Rispondo ad alcuni commenti in questo post.
m.t.


Vignetta di theHandLa stampa umoristica, cioè Libero, titola: «Giù mazzate a Silvio». Ma dev’esserci un refuso: voleva dire «Giù mazzette da Silvio». Nel reparto servitù, cioè sul Giornale, un cronista non si dà pace: «Berlusconi non era imputato, ma a pag. 359 delle motivazioni di Mills i giudici scrivono che avrebbero condannato volentieri anche lui. Affermazioni pesanti su un imputato che non era più nel processo e che contro di esse non può nemmeno fare appello». E chissà perché l’imputato non era più nel processo: assolto (come ha detto Studio Aperto)? Defunto? No, impunito per legge, ma questo non si può scrivere.

L’avvocato Flick una volta disse che «i protagonisti di Tangentopoli erano Gustavo Dandolo e Gioivo Prendendolo». Ecco, i giudici dovevano condannare Prendendolo senza nominare Dandolo che, poverino, «non può nemmeno fare appello» a causa del cattivo Al Fano. Sempre sul Giornale, il solito poveretto con le mèches ripubblica il solito pezzo: «Processo ridicolo, senza uno straccio di prova: assoluzione inevitabile». Infatti. Naturalmente Al Tappone non gli ha dato retta e s’è messo in salvo. Anche perché le competenze del mèchato in materia di diritto sono pari alla sintassi. Il pover’ometto dice che «Berlusconi nel processo All Iberian fu assolto» (falso, la fece franca per prescrizione) e denuncia, restando serio: «i giudici decidono quali consulenti tecnici l’han detta giusta e quale, tra le versioni e ritrattazioni di Mills, sia l’autentica. La sentenza è un’articolata esercitazione di libero convincimento del giudice». Giudici che giudicano: roba da matti.
(Vignetta di theHand)

Segnalazioni

Da Micromega.net
Mills, una sentenza che vale tre, anzi quattro
- di Gianni Barbacetto
Mazza e il pluralismo dell'adulazione
- di Andrea Scanzi
Nomine Rai, ennesimo insulto all'indipendenza dell'informazione
- di Carlo Vulpio
Fini, i laici e i catto-khomeinisti di Belrusconia
- di Paolo Flores d'Arcais


Presentazione del libro “La Primula nera” di Giovanni Vignali
Firenze, 23 maggio, ore 17 - Casa della Creatività, presso il Chiostro di Santa Maria Maggiore, via Santa Maria Maggiore 1

Presentazione del libro "Album di famiglia" di Nando dalla Chiesa
Milano, lunedì 25 maggio, ore 21 - Residenza Bocconi, via Bocconi 12 - Aula P02
Intervengono Giovanni Bachelet e Elisabetta Soglio

Aggiornamenti sull'iniziativa Parlamento Europeo pulito - di Andrea D'Ambra

Sentenza scan-da-lo-sa - di Carlo Cornaglia
A L’Aquila c’è un nuovo terremoto
per la motivazion della sentenza
che narra Mills, legal molto devoto,
corrotto a quanto par da Sua Indecenza.
  
Finalmente qualcuno lo ha incastrato,
con il lodo si salva Berlusconi
che vien dalla sentenza sputtanato,
pur senza la condanna alle prigioni.
Leggi tutto

La verità mai raccontata sugli scandali finanziari e politici della Chiesa - di Gianluigi Nuzzi
Guarda il trailer e consulta l'archivio segreto online nella rubrica curata dall'autore
La presentazione del libro a Milano
- giovedì 21 maggio ore 18


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