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Vignetta di FranzaroliSignornò

da l'Espresso in edicola


Da quando il fisco indaga sulle denunce di Margherita Agnelli a proposito del presunto miliardo e mezzo nascosto in Svizzera dal padre Gianni, gli house organ di casa Berlusconi e dintorni hanno scoperto all’improvviso gli orrori dell’evasione. Dal Tg5 al Giornale, da Libero a Panorama al Riformista, è tutto un gongolare: evviva, l’Avvocato era peggio del Cavaliere. Sono soddisfazioni. In verità Agnelli non risulta aver corrotto giudici o testimoni, né ospitato mafiosi in casa sua e pare non sia mai stato capo del governo. Ma sono dettagli. Sul suo cadavere s’è subito avventato Vittorio Feltri, appena tornato al Giornale, con la leggiadria che gli è propria: “furfante”, “peccatore”, “cattivo maestro”, “modello per gli evasori”, “derubava gli azionisti” e “il popolo”. Tutto questo Agnelli, mentre quell’educanda del premier si limita - scrive il nobiluomo bergamasco - a “toccare il sedere a una ragazza cui va a genio farselo toccare”. Ergo: “Se un simile sospetto (le evasioni agnelliane, ndr) gravasse sulla testa di Berlusconi, i giornali non si occuperebbero d’altro”, perché “i soldi sottratti al fisco sono un danno allo Stato e ai cittadini”.

Purtroppo, un simile sospetto grava eccome sulla testa bitumata del suo padrone, imputato al Tribunale di Milano per aver sottratto a Mediaset 280 milioni di euro (appropriazione indebita), non averci pagato le tasse (evasione per 60 milioni) e aver falsificato i bilanci, ma improcessabile per Lodo ricevuto. Eppure i giornali, a cominciare dal suo, parlano d’altro. Come a metà degli anni 90, quando la Fiat era alla sbarra a Torino per fondi neri e tangenti ai partiti. Faceva eccezione Il Giornale di Feltri, che seguiva appassionatamente il processo. Ma per difendere dai giudici cattivi l’azienda di colui che oggi chiama “furfante”: a raccontare le udienze per l’organo feltriano erano la moglie del capufficiostampa Fiat e il pio Renato Farina, non ancora passato ai servizi segreti.

Ecco Betulla nel ’95 alle prese con l’interrogatorio di Cesare Romiti, puro rapimento mistico: “Ho visto Romiti nell’istante di eternità in cui ha varcato la porta degli uffici giudiziari e si è trovato nel sole del lavoro… con gli occhiali che dicono forza e la mascella quadrata del Colleoni rinascimentale… E’ un nonsenso. Mentre l’economia rialza la testa, ci si rivolge contro la gran madre di tutte le aziende in ripresa, cioè la Fiat…Come fa a saper tutto chi (Romiti, ndr) è alla testa di 1103 imprese, di cui 4 o 5 hanno pagato tangenti? A Roma i giudici han ragionato e prosciolto. Ma a Milano, ma a Torino?… Speriamo si cominci a ragionare e la si smetta, per togliere le macchie dal pavimento, di picconare la casa in cui viviamo tutti”. Feltri completava l’opera con titoloni del tipo: “I giudici spendono 14 miliardi per incastrare Fiat e Fininvest. E per i delitti più impressionanti non ci sono mezzi”. Era il 1996. Chissà cos’è cambiato, da allora a oggi, per l’impavido direttore del Giornale. A parte il fatto che Agnelli è morto, s’intende.
(Vignetta di Franzaroli)

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