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Vignetta di BandanasIntimidazione: non c'è un'altra parola per definire la decisione del Guardasigilli, Angelino Alfano, di avviare un'ispezione ministeriale contro i magistrati di Bari rei di aver messo sotto inchiesta e aver portato a processo il ministro per le Regioni, Raffaele Fitto. Con in mano un esposto presentato due settimane fa dallo stesso Fitto e dal suo avvocato-parlamentare, Francesco Paolo Sisto, gli ispettori di Alfano entrano a Palazzo di Giustizia, mentre Fitto, già rinviato a giudizio per turbativa d'asta, attende di sapere dal gup se andrà alla sbarra anche per associazione per delinquere, concorso in corruzione, illecito finanziamento ai partititi, falso e peculato. Una brutta storia di tangenti di cui Fitto, quando era ancora governatore della regione Puglia è stato protagonista, secondo l'accusa, insieme al re delle cliniche private Giampaolo Angelucci, all'imprenditore campano legato alla Margherita, Alfredo Romeo, e a una serie di esponenti della Compagnia delle Opere.

In passato l'assoluta regolarità e legittimità dell'operato dei pm che avevano condotto le indagini era stata sancita dal Consiglio superiore della magistratura al quale proprio Fitto si era già rivolto. Ovvio, quindi, che se un domani il Csm dovesse tornare a valutare il comportamento dei magistrati baresi ben difficilmente ribalterà quel giudizio.

Restano i dati di fatto: se un ministro rischia di finire sotto processo il Guardasigilli interviene. Il messaggio dunque è chiaro: chi tocca i fili o muore, o si fa molto male. È la legge del più forte. Ed è un antipasto di ciò che accadrà durante la prossima estate se il premier uscirà dalle elezioni europee guadagnando ulteriori consensi. Un Silvio Berlusconi mattatore avrà buon gioco a far approvare dal parlamento non solo le leggi bavaglio sulle intercettazioni e sulla stampa (peraltro già in gran parte auto-imbavagliata). Forte dei risultati elettorali farà anche passare norme in stile cinese o cubano per controllare internet (la volontà c'è ed è più volte stata annunciata), inizierà a modificare la costituzione, schiaccerà sempre più quei magistrati e i giornalisti che ancora fanno il loro dovere.

Non è uno scherzo. La possibilità, anzi la probabilità, che tutto questo accada esiste ed è elevata.  I giochi però non sono ancora fatti. L'opposizione parlamentare resta nel suo complesso pessima. Ma almeno questa volta si andrà a votare con il sistema delle preferenze. I cittadini hanno perciò il dovere di fare uno sforzo: nelle varie liste vanno individuati i candidati meritevoli di esser votati. Questa volta le astensioni o le schede annullate per protesta non servono. Serve un segnale forte per dire noi ci siamo ancora e non siamo d'accordo.
(Vignetta di Bandanas)

Segnalazioni


Silvio Berlusconi riscrive la storia di Miguel Mora (El Pais, Spagna - 28 marzo 2009)
Berlusconi concentra il potere della destra nelle sue mani di Miguel Mora (El Pais, Spagna - 27 marzo 2009)
Traduzioni a cura di Italiadallestero.info

Prima che il gallo canti… - di Carlo Cornaglia
Berlusconi in apertura
cacciò la nomenklatura
lontan dalle prime file,
dedicate al femminile
  
e alla bella gioventù,
i vip dietro a far cucù.
Cambia tutto il giorno dopo,
manca il gatto e balla il topo,
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Vignetta di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 19 dicembre 2008


Non riusciamo a esser seri neppure nei momenti più drammatici, quando scattano le manette, crollano le giunte, si estinguono i partiti. C’è un che di spensieratamente dadaista nei commenti dei politici napoletani, coinvolti nelle intercettazioni e non. Spiega Lusetti, candidato ai domiciliari: “Faccio promesse a tutti, ma non le mantengo mai, è il mio carattere”. E se ne vanta pure. Gli fa eco Bocchino, il dioscuro di destra che a Napoli doveva opporsi ma faceva solo finta: “Chi fa politica al mio livello certe cose deve aspettarsele”. Perché, quale sarebbe il livello Bocchino? Parla come se gli avessero teso una trappola. Ma ha fatto tutto da solo: “Siamo un sodalizio”, diceva al faccendiere Alfredo Romeo, quello degli appalti Global Service (global nel senso di destra-sinistra), che rispondeva: “Bocchi’, siamo ‘na cosa sola”. Notevole pure Gambale, assessore alla Legalità, ovviamente arrestato: riceveva i versamenti su un’opera pia, “A’ voce d’e creature”. Da applausi l’eterno ritorno di Pomicino: lui c’è sempre. Come Romeo, condannato per tangenti, poi miracolato da Santa Prescrizione e subito reingaggiato dai comuni di Napoli e Roma, ma anche dal Quirinale. Ancora l’altroieri l’assessore Velardi giurava: “Romeo è pulito, tant’è che gli curo l’immagine io”. Appunto: dev’essere impegnativo curare l’immagine di un detenuto. Nel sistema Global dove “siamo tutti una cosa sola”, giunge a proposito l’appello del Colle per una “riforma condivisa della Giustizia”. Condivisa come gli appalti e le mazzette. Una riforma Global. Facite ‘mpress, guaglio’, prima che v’arrestano a tutti quanti.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

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