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bertolottidepirro

Signornò, da L'Espresso in edicola

"Il Giornale" e "Libero", solitamente bene informati su casa Berlusconi, rivelano che il premier ha deciso di anticipare le prossime riforme della giustizia assumendo la direzione delle indagini sullo scandalo della Protezione Civile. "Adesso indaga Berlusconi", titola Feltri, imitato da Belpietro: "Silvio fa il pm e interroga i suoi: Ditemi la verità". Il presidente Pm ha convocato a Palazzo Grazioli i vari Bertolaso, Verdini, Scajola, Matteoli, Bondi accogliendoli con queste parole: "Ora siediti e spiegami precisamente come sono andate le cose. Voglio la massima sincerità". Al termine, informa Alessandro Sallusti, "è giunto alla conclusione che è possibile che nel governo o nelle sue vicinanze ci possa essere qualche ladro di polli" o, per dirla con Belpietro,"poche mele marce guastano il resto del raccolto" e ha deciso di "fare pulizia". A parte la stranezza di un presidente del Consiglio che, legittimamente impedito per legge, sfuggirà per 18 mesi ai giudici che devono interrogare e processare lui, indaga sugli altri, la prima cosa che viene in mente è che poteva pensarci due anni fa, quando formò il suo terzo governo.

Avrebbe potuto interrogare Gianni Letta e apprendere che nel 1993 aveva confessato a Di Pietro di aver finanziato illegalmente con 70 milioni, nel 1989 quand'era il lobbista parlamentare della Fininvest, il segretario Psdi Antonio Cariglia ("La somma fu da me introdotta in una busta e consegnata tramite fattorino") e si era salvato grazie all'amnistia del 1990; e nel 2008 era indagato a Roma (inchiesta poi trasferita a Lagonegro) per abuso d'ufficio per aver appoggiato una cooperativa vicina a Cl negli appalti dei centri di raccolta profughi e in un imbarazzante contenzioso fiscale con Equitalia. Torchiando Altero Matteoli, avrebbe scoperto che era imputato per favoreggiamento per aver avvertito il prefetto di Livorno delle indagini a suo carico riguardanti una storia di abusi edilizi all'Elba e avrebbe evitato di nominarlo ministro delle Infrastrutture. Interrogando Raffaele Fitto, avrebbe appreso che era due volte imputato a Bari (corruzione, finanziamento illecito, turbativa d'asta, abuso e peculato) e scelto qualcun altro per gli Affari regionali.

Se avesse convocato Aldo Brancher, avrebbe saputo che era già sotto processo per appropriazione indebita per aver incassato centinaia di migliaia di euro dal patron della Bpl Gianpiero Fiorani, evitando di nominarlo sottosegretario alle Riforme con delega al Federalismo, alle dipendenze di Umberto Bossi, pregiudicato per la mazzetta Montedison. Infine Berlusconi avrebbe potuto interrogare se stesso allo specchio e raccontarsi di essere imputato per corruzione giudiziaria al processo Mills e per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita al processo Mediaset. Così avrebbe appurato che le mele sono marce perché lo è anche l'albero. E, per non cacciarsi da solo, avrebbe interrotto le indagini.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

festival chiarelettere2° Festival di Giornalismo d'Inchiesta "A Chiare Lettere" dal 21 al 23 maggio 2010 a Marsala. Il programma del festival
Sabato 22 maggio, ore 11.30, Marco Travaglio partecipa all'incontro "I padroni dell'informazione",
con Massimo Fini, Vittorio Malagutti e Angelo Maria Perrino; modera Luca Telese.C/o sala convegni del Complesso monumentale di San Pietro, via XI maggio.
Sabato 22 maggio, ore 16, Peter Gomez partecipa all'incontro "Cittadini reporter: internet, tv e l'informazione dal basso". Intervengono Jean Francois Jillard, Tommaso Tessarolo e Andrea Vianello. C/o sala convegni del Complesso monumentale di San Pietro, via XI maggio.

No bavaglio
da articolo21.org -
Il giuramento - La fantacronaca contro la legge bavaglio sulle intercettazioni:
 "Il ministro (bip) ha comprato casa con assegni intestati a (bip). Ci scusiamo ma non possiamo dire altro..." - di Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti - "Più ancora che come giornalista, mi sento offesa come cittadina" di Bice Biagi
Il telefono parlante di Bruno Tinti dal blog www.togherotte.it

La libertà di stampa e i libri: gli editori contro il Ddl sulle intercettazioni 
Aderisci all'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE.







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Vignetta di Franzaroli

Signornò
da l'Espresso in edicola


Il 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma, il governo s’è presentato alla Camera in formazione inedita: al completo. C’era da salvare il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, imputato a Livorno di favoreggiamento per aver avvertito nel 2004 (quand’era all’Ambiente) il prefetto dell’indagine e delle intercettazioni a suo carico per uno scandalo di abusi edilizi. E puntualmente Matteoli è stato salvato: 375 sì (Pdl, Lega e Udc) e 199 no (Idv e Pd). Motivo: il reato è “ministeriale” e il ministro è un perseguitato. Pazienza se, così votando, la Camera ha violato la legge e la Costituzione. Nel 2007 Montecitorio sollevò conflitto di attribuzioni alla Consulta contro i giudici che osavano processare Matteoli senz’autorizzazione. Autorizzazione peraltro non prevista dalla legge, visto che il Tribunale dei ministri si era già dichiarato incompetente perché il reato non era “ministeriale”. Così, in attesa della Consulta, il processo si fermò. E nel 2008 l’avvocato della Camera bloccò pure la Consulta nel giorno della decisione, preannunciando una ”modifica al quadro normativo vigente”. Quale? Il “lodo Consolo”: un ddl firmato da Giuseppe Consolo, deputato Pdl e avvocato di Matteoli (Ghedini docet), per condizionare tutti i processi ai ministri alla preventiva autorizzazione parlamentare. Il lodo non passò. Ma la Consulta lo anticipò con una strana sentenza (a maggioranza strettissima, col relatore De Siervo che rifiutava di scriverla): i giudici avevano commesso alcune “omissioni”, ma potevano riaprire il processo se le avessero sanate chiedendo l’ok della Camera. Ed ecco l’ultimo colpo di mano in giunta (28 luglio) e poi in aula (28 ottobre): il Pdl nega subito l’autorizzazione a procedere (che nessuno ha potuto chiedere), per il presunto “fumus persecutionis” ai danni del povero Matteoli e per la natura ministeriale del suo reato.

Ma la legge costituzionale 16.1.1989 n.1 parla chiaro: il Parlamento “può negare l'autorizzazione a procedere” solo se il ministro inquisito “ha agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo”. Nessuna delle due ipotesi ricorreva nel caso Matteoli: salvo ammettere che il favoreggiamento rientra nell’”interesse pubblico”. Infatti Matteoli ha dovuto negare di averlo commesso e la Camera s’è associata. Ma spetta al tribunale accertare se il ministro - come dice l’accusa - chiamò il prefetto per avvertirlo delle indagini o - come sostiene lui - per parlare di incendi. E poi: come si fa a dichiarare “ministeriale” un reato che si ritiene inesistente? Si rischia di violare, oltre alla legge, anche la logica. Ma la Camera se n’è infischiata e ha emesso la sua sentenza. Si è sostituita ai giudici. E ha ripristinato per i ministri l’autorizzazione a procedere abolita nel 1993 per i parlamentari. Ciò che non è riuscito a Berlusconi è riuscito a Matteoli. Nulla da dichiarare, presidente Fini?
(Vignetta di Franzaroli)

Segnalazioni

L'Italia del Fatto Quotidiano - Intervista a Antonio Padellaro a cura di ResetRadio

Le 10 domande der Vernacoliere (dal Vernacoliere in edicola)

Topo Gigio viceministro - di Carlo Cornaglia
La A è una terribile influenza
da cui dovrà salvatci Topo Gigio
visto che Fazio, in tutta confidenza,
non sembra in argomento, ahimé, un prodigio.

Neppur lo è in comunicazione:
duecento esternazioni sono molte,
ma per duecento volte il chacchierone
ha fatto piroette e giravolte.
Leggi tutto


Commento del giorno
di Concita 
-  lasciato il 5/11/2009 alle 10:23 nel post "Libero frullatore in libero ricatto"
E
bbene sì,ammettiamo pure che quest'uomo ormai si sente al di sopra di tutti,si è fumato una canna di onnipotenza e il cervello è andato. Speriamo che una mattina si svegli con il desiderio di fare l'opposizione. Sarebbe l'unico uomo in grado di mandarsi a casa.



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Vignetta di Molly BezzOra d'aria

l'Unità, 25 settembre 2008


Sconvolti dalla classifica di Transparency International sui paesi meno corrotti, che colloca l’Italia in coda al resto d’Europa e alle spalle di mezzo Terzo Mondo, i nostri parlamentari han reagito con uno scatto d’orgoglio contro chi continua a screditare l’immagine della politica italiana nel mondo. Infatti, due giorni fa, il Senato della Repubblica ha respinto la richiesta dei giudici di Roma di autorizzare gli arresti domiciliari per il neosenatore del Pdl Nicola Di Girolamo, accusato di aver falsamente dichiarato di risiedere in Belgio per candidarsi e farsi eleggere nel collegio degli italiani all’estero, mentre in realtà non s’è mai mosso dall’Italia. Gravi i reati contestati: false dichiarazioni, falso ideologico, abuso d'ufficio. Gravissime le conseguenze della sua condotta: Di Girolamo, se fossero provate le accuse, sarebbe un senatore abusivo che ha truffato i suoi elettori e non dovrebbe sedere a Palazzo Madama un minuto di più.

Consci della sua pesantissima posizione, i colleghi di casta, anzi di cosca, han pensato bene di coprirlo e salvarlo con la consueta maggioranza trasversale Pd-Pdl-Lega-Udc e la solita eccezione dell’Italia dei Valori (“Ancora una volta il Parlamento difende la Casta”, ha commentato il dipietrista Luigi Ligotti). Un plebiscito a favore dell’arrestando: 204 no ai giudici, 43 sì (Idv più alcuni cani sciolti). Così Di Girolamo resta non solo a piede libero, ma pure in Senato. Tutto è bene quel che finisce bene. Dopodiché Veltroni se la prende con Grillo perché non si parla più di Casta: potrebbe parlarne lui, possibilmente dopo averne fatto uscire i suoi con le mani alzate.

Intanto - rivela Liana Milella su Repubblica - il Lodo Alfano ha figliato un pargoletto. Si chiama Lodo Consolo, con l’accento sulla prima “o”, dal nome del senatore avvocato di An, e mira a proteggere non solo le quattro alte cariche dello Stato, ma anche i ministri. I quali potranno delinquere a piacimento,anche quando i loro delitti non c’entrano nulla con le funzioni ministeriali. Per questi ultimi, infatti, già oggi il Tribunale dei ministri, per procedere, necessita del permesso del Parlamento. Con la nuova legge (inserita con corsia preferenziale in commissione Giustizia dall’on. Enrico Costa, figlio del più noto Raffaele, il castiga-Casta), il Parlamento potrà bloccare i processi anche per reati comuni, extrafunzionali, commessi privatamente da chi in quel momento è pure ministro. Il noto giureconsulto Consolo, qualche anno fa, fu inquisito e condannato in tribunale (in appello strappò poi l’assoluzione) per aver spacciato per proprie alcune monografie altrui per incrementare i titoli necessari a ottenere la cattedra di ordinario all’Università di Cagliari.

Ma non è per sè che ha partorito il Lodo-bis extralarge. E’ per un suo cliente, che guardacaso fa il ministro, guardacaso è imputato e guardacaso per un reato di favoreggiamento che non c’entra nulla con le funzioni ministeriali (avrebbe avvertito alcuni indagati di un’inchiesta con intercettazioni in corso su un caso di abusi edilizi all’Elba). Dunque non necessita, almeno finora, di alcun’autorizzazione a procedere (anche se Matteoli s’è rivolto alla Consulta). Col Lodo, anzi con l’Auto-Lodo”, il processo si bloccherà e riposerà in pace in saecula saeculorum. Anche il ministro Bossi, già pluripregiudicato, potrà liberarsi di un paio di processi ancora in corso, per aver invitato una signora a “gettare nel cesso il Tricolore” e organizzato una banda paramilitare, le Camicie Verdi. Idem il ministro al Plasmon, Raffaele Fitto, imputato in Puglia per le presunte mazzette sanitarie pagategli dalla famiglia Angelucci. E cosi’ pure il ministro Roberto Calderoli, indagato per ricettazione a Milano per aver preso soldi dalla Popolare di Lodi del furbetto Fiorani.

Si vedrà se il Lodo vale anche per i viceministri e i sottosegretari (e, perché no, anche ai mille parlamentari, ai governatori, sindaci e presidenti di provincia, con relativi consiglieri e assessori, senza dimenticare circoscrizioni e comunità montane): nel qual caso salverà pure Aldo Brancher, indagato per ricettazione delle stecche targate Fiorani. Nel qual caso, la corsa ad arraffare uno dei nuovi posti di ministro e di sottosegretario messi in palio dal Cainano si farà sovraffollata, visto che Lega e Pdl ospitano una quarantina tra indagati e imputati. Ma è probabile che la nuova norma salvi anche Clemente Mastella, indagato a S. Maria Capua Vetere (ora a Napoli) quand’era ministro della Giustizia per faccende che nulla avevano a che vedere con la carica. Dopodiché, quando vedrete avvicinarsi un ministro, mettete in salvo il portafogli
(Vignetta di Molly Bezz)

Segnalazioni

Lunedì 29 settembre Peter Gomez e Marco Travaglio presentano Bavaglio insieme ad Antonio Ingroia e Antonio Padellaro.
Torino, Teatro Nuovo. Corso Massimo d'Azeglio, 17 - ore 21

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

3 ottobre, Pieve Emanuele e Opera (MI): Iniziative per la commemorazione della scomparsa di Peppino Impastato. Partecipa Peter Gomez

Le intercettazioni telefoniche/2 - leggi l'ultimo post della rubrica sulla giustizia di Bruno Tinti

L'inno di Forza Italia è copiato -
guarda il video

Da oggi in edicola il nuovo numero di Micromega: Credere, obbedire, delinquere

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