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Testo:
Buongiorno a tutti, oggi iniziamo una serie di puntate estive, quindi per vostra e per mia fortuna molto più brevi di quelle ordinarie, che vengono registrate perché parto in vacanza.

La cricca e il nuovo Csm
Questo lunedì parliamo del Csm che sta per essere totalmente rinnovato dopo che i magistrati hanno eletto i loro 16 consiglieri, cosiddetti togati.
Il Csm è formato da un Presidente che è il Capo dello Stato, il Presidente della Repubblica, ci sono altri due membri di diritto che sono il primo Presidente della Cassazione, il Procuratore Generale della Cassazione, quindi chi c’è in quel momento entra di diritto nel Csm, i due magistrati di vertice della Cassazione insieme al Capo dello Stato non sono eletti, ma sono lì sempre, poi c’è un vice Presidente che è eletto dal Parlamento, all’interno di 8 membri laici che secondo gli intendimenti dei nostri padri costituenti, devono essere degli alti esponenti del mondo del diritto, della giurisprudenza, delle persone di notoria competenza, autorevolezza, prestigio, indipendenza e che invece visto che sono eletti dal Parlamento, soprattutto negli ultimi decenni, sono diventati praticamente dei politici trombati in cerca di collocamento, oppure dei politici addirittura in servizio permanente effettivo che vanno a farsi 5 anni di Csm, poi se ne tornano all’attività politica e rappresentano così non il diritto, i cittadini in quanto eletti dal Parlamento, ma rappresentano i loro partiti.
(leggi tutto)

L'appello
Per il Csm il Pd scelga nomi esemplari  - Firma l'appello sul sito di
Micromega

 


 


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Voglioscendere aderisce all'iniziativa di Micromega diffondendo l'appello di Andrea Camilleri, Margherita Hack e Paolo Flores d'Arcais a Pier Luigi Bersani, sull'elezione del Consiglio Superiore della Magistratura.

"Stimato onorevole Bersani, sull’elezione del Csm lei e il suo partito potete rendere un servizio a tutto il paese. I magistrati hanno già eletto i loro sedici rappresentanti. Il Parlamento non si mette d’accordo sugli otto che deve esprimere. Cinque spettano alla maggioranza, tre alla minoranza.
Marco Travaglio ha fatto notare che sarebbe un ennesimo scandalo se, in forza di una lottizzazione, la scelta cadesse su personalità partitiche (per la minoranza si parlava di un esponente Pd, uno Idv, uno Udc) anziché su personalità di alta statura giuridica la cui estraneità alle cariche politiche costituirebbe garanzia di imparzialità.

L’onorevole Di Pietro ha accolto l’invito di Travaglio e ha proposto all’opposizione di scegliere tra cinque nomi: Borrelli, Cordero, Zagrebelsky, Grevi, Tinti. Sono nomi che onorano il paese.

L’opposizione ha la forza di imporne tre. Il meccanismo del quorum è tale che un terzo dei parlamentari è sufficiente a bloccare ogni nomina. Berlusconi, i cui rappresentanti erano tre e ora saliranno a cinque, ha interesse a che le otto nomine vengano fatte.

Lei e il suo partito avete dunque, e in modo tecnicamente facile, la possibilità di imporre che almeno tre degli otto membri di nomina parlamentare rappresentino quella ipoteca di serietà e di moralità di cui l’Italia onesta e civile avverte un improcrastinabile bisogno.
Non tradisca queste aspettative, che sono anche di molti dei suoi elettori".

Andrea Camilleri
Margherita Hack
Paolo Flores d’Arcais

Firma l'appello sul sito di Micromega

Fuori i politici dal Csm, di Marco Travaglio



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No bavaglio day, 1 luglio 2010 - Voglioscendere partecipa alla maratona di Liberarete.tv per la diretta on line della manifestazione. Diretta dalle ore 17 alle 24.



da Il Fatto Quotidiano, 30 giugno 2010

La pornografica esultanza con cui buona parte del Pdl ha accolto la nuova condanna di Marcello Dell’Utri per fatti di mafia, spiega bene in che tipo di realtà criminale viva ormai la classe dirigente del nostro Paese. Prima ancora di averne letto le motivazioni i berlusconiani festeggiano perché, secondo loro, il verdetto dimostra come tra l’ideatore di Forza Italia e Cosa Nostra non vi è stato un patto politico. Anche a voler credere a questa tesi, i coriferi del Cavaliere sorvolano però su un punto. Fondamentale. Dell’Utri, pure secondo i giudici d’Appello, è stato fino al 1992 l’anello di congiunzione tra la mafia e il “mondo finanziario e imprenditoriale milanese”. Cioè la Fininvest di Berlusconi. Il senatore azzurro lavora al fianco del Cavaliere dal 1973

Ancor più del corruttore di giudici Cesare Previti è suo sodale e amico. E proprio per conto di Berlusconi ha versato denaro agli uomini del disonore. Soldi che l’attuale premier donava, secondo l’accusa, per mantenere buoni rapporti. Tanto che la parola “regalo” è stata trovata nella contabilità della famiglia mafiosa di San Lorenzo, accostata alla voce Canale 5. Dell’Utri, salvo una breve parentesi, è stato poi al fianco di Berlusconi quando questi fondava le sue televisioni. Fatti simili, tra chi dice di richiamarsi all’esempio di Borsellino, dovrebbero indurre a due riflessioni. Ancor oggi, visto che il Cavaliere in Tribunale si è avvalso della facoltà di non rispondere, ogni ipotesi, anche la peggiore, sulle origini delle sue fortune è valida. E ancora: un Paese può essere governato da chi regalava milioni a un’organizzazione di assassini, mentre altri imprenditori dicevano di no? Da ieri, a destra, chi è uomo e non ominicchio o quaquaraquà ha il dovere di rispondere. Prima che sia troppo tardi.   
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Il mandante - di Pino Corrias, 30 giugno 2010
Sette anni, ne dimostra di più - di Marco Travaglio, 29 giugno 2010

Video - Dell'Utri: "Dissi io a Berlusconi di stare zitto" (da ilfattoquotidiano.it)
La rassegna stampa a cura di Ines Tabusso.


No bavaglio Day, 1 luglio 2010

no bavaglioContro la legge bavaglio, manifestazione nazionale domani a Roma, Piazza Navona, ore 17-21.
No al silenzio di Stato - Tutti in piazza il 1 luglio - L'appello della FNSI
Gli appuntamenti nelle altre città italiane e all'estero (dal sito del Popolo Viola)
Lo speciale di articolo21.org
Il testo del DDl

Voglioscendere partecipa alla maratona di Liberarete.tv per la diretta on line della manifestazione - Diretta dalle ore 17 alle 24.



milano1luglioMilano Contro il Bavaglio - In difesa della giustizia, dell´informazione e della libertà di espressione su internet, manifestazione giovedì 1 luglio dalle ore 18,30 in piazza Cordusio. Sul palco Carlo Smuraglia, Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Guido Besana, Vincenzo Consolo, Daniele Biacchessi, Mimmo Lombezzi, Federico Sinicato, Guido Scorza, Lorenzo Fazio e molti altri. 
Il gruppo su Facebook 





Commento del giorno
di galfra  lasciato il 30/6/2010 alle 12:49 nel post Sette anni, ne dimostra di più
Tutta l’Italia va diventando Sicilia. Dicono che la linea della palma, il clima propizio, viene su, verso nord, di cinquecento metri ogni anno. Io invece dico: questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già oltre Roma... Leonardo Sciascia, «Il giorno della civetta»
 



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bandanaxRiassumendo le verità giudiziarie a nostra disposizione ora sappiamo che l’ascesa al vertice italiano del potere politico e del potere imprenditoriale di Silvio Berlusconi è avvenuta con la stretta collaborazione di Cesare Previti, corruttore, e Marcello Dell’Utri, mafioso. Entrambi arruolati a metà degli anni Settanta. Entrambi dediti ai supremi interessi del capo dai quali sgocciolava il loro reddito, il loro potere, e per intero la loro storia.

Cesare Previti, avvocato figlio di avvocato, gli ha protetto le spalle nelle molte cause e nei molti tribunali dove si è addensata l’avventura trentennale della Fininvest. Per il suo capo ha corrotto il giudice Metta che ha consentito al Cavaliere di acquisire la Mondadori. E’ stato condannato per corruzione in atti giudiziari, radiato dall’Ordine degli avvocati, interdetto dai pubblici uffici.
Marcello Dell’Utri, imprenditore con un fallimento alle spalle, ha condiviso la nascita e lo sviluppo delle tre reti Fininvest e della sua cassaforte Publitalia. E’ stato l’anello di collegamento con la mafia siciliana (almeno sino al 92 secondo i giudici del processo di Appello), amico di Stefano Bontate e poi dei Corleonesi della mafia vincente. Ha curato i rapporti con il boss Vittorio Mangano che ha vissuto a Arcore (con famiglia) non a fare il fattore, né tantomeno lo stalliere, ma per proteggere forse gli investimenti della mafia al Nord, di sicuro la vita di Berlusconi e dei suoi familiari. 

Questi multipli nodi – tra Berlusconi, Previti, Dell’Utri, la corruzione, la mafia, la sequenza dei reati commessi, la loro solare gravità – non sono più in discussione, sono verità giudiziarie accertate. In un Paese normale avrebbero conseguenze politiche immediate. Nessun sofisma, nessun distinguo, nessuna dissimulazione, potrebbe reggere l’urto di tanta evidenza, di tanta consequenzialità tra i colpevoli e il loro capo.
Salvo in un caso. Uno solo: che l’intero sistema  - nei fatti, non a parole, per viltà o per tornaconto, per insipienza politica o per furbizia, per quieto vivere o per malaccorto cinismo - si sia reso complice dei medesimi interessi, e in definitiva del medesimo mandante.  
(Vignetta di Bandanax)



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Dunque, anche per la Corte d’appello di Palermo, Marcello Dell’Utri è un mafioso. Dopo cinque giorni di battaglia in camera di consiglio, i giudici più benevoli che lui abbia mai incontrato hanno stabilito quanto segue: fino al 1992, prima in casa Berlusconi, poi nella Fininvest, poi in Publitalia, ha sicuramente lavorato per Cosa Nostra (la vecchia mafia dei Bontate e Teresi, e la nuova mafia dei Riina e Provenzano) e contemporaneamente per il Cavaliere palazzinaro, finanziere, editore, tycoon televisivo. Dopo il 1992, cioè negli anni delle stragi politico-mafiose e della successiva nascita di Forza Italia (un’idea sua), mancano le prove che abbia seguitato a farlo per il Cavaliere politico. Questo, in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, è quanto si può dire a una prima lettura del suo dispositivo.

Qualche sito e qualche cronista (tra cui, sorprendentemente, quello di Sky) si sono subito affannati a concludere che “è stato smentito Spatuzza”: ma questo, finchè non saranno note le motivazioni, non lo può dire nessuno. Molto più probabile che i giudici abbiano stabilito, com’è giusto, che le sue parole – né confermate né smentite – da sole non bastano, senza riscontri. Riscontri che avrebbe potuto fornire Massimo Ciancimino, se i giudici Dell’Acqua, Barresi e La Commare avessero avuto la compiacenza di ascoltarlo, prima di decidere apoditticamente, senza nemmeno averlo guardato in faccia, che è “inattendibile” e “contraddittorio”.
Riscontri che già esistevano prima che Spatuzza e Ciancimino parlassero: oltre alle dichiarazioni ultra-riscontrate di Nino Giuffrè e altri collaboratori sul patto Provenzano-Dell’Utri, è proprio sul periodo successivo al 1992 che i magistrati hanno raccolto la maggiore quantità di fatti documentati e inoppugnabili: le intercettazioni del mafioso Carmelo Amato, provenzaniano di ferro, che fa votare Dell’Utri alle europee del 1999; le intercettazioni dei mafiosi Guttadauro e Aragona che organizzano la campagna elettorale per le politiche del 2001 e parlano di un patto fra Dell’Utri e il boss Capizzi nel 1999; le agende di Dell’Utri che registrano due incontri a Milano col boss Mangano nel novembre del 1994, mentre nasceva Forza Italia; la raccomandazione del baby calciatore D’Agostino per un provino al Milan, caldeggiato dai Graviano e propiziato da Dell’Utri; e così via. Vedremo dalle motivazioni come i giudici riusciranno a scavalcare questi macigni.

Ora, per Dell’Utri, il carcere si avvicina. Quello di ieri è l’ultimo giudizio di merito sulla sua vicenda: resta quello di legittimità in Cassazione, ma le speranze di farla franca attraverso una delle tante scappatoie previste dall’ordinamento a maglie larghe della giustizia italiana sono ridotte al lumicino. La prescrizione, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa doppiamente aggravato dall’elemento delle armi e da quello dei soldi, scatta dopo 22 anni e mezzo dalla data ultima di consumazione del reato: quindi dal 1992. Il calcolo è presto fatto: se la Cassazione deciderà che davvero il reato si interrompe nel 1992, la prescrizione scatterà nel 2014-2015, quanto basta alla Suprema Corte per confermare definitivamente la condanna a 7 anni. Che non potranno essere scontati ai domiciliari secondo la norma prevista dalla ex Cirielli per gli ultrasettantenni (Dell’Utri compirà 70 anni nel 2011), perché non vale per i reati di mafia (altrimenti sarebbero a casa anche Riina e Provenzano).
Se invece la Cassazione cassasse senza rinvio la condanna, Dell’Utri avrebbe risolto i suoi problemi. Ma c’è pure il caso che la Cassazione  cassi la sentenza con rinvio, accogliendo il prevedibile ricorso della Procura generale contro l’assoluzione per i fatti post-1992. Nel qual caso si celebrerebbe un nuovo appello, ma per Dell’Utri sarebbe una magra consolazione: rinvierebbe soltanto di un paio d’anni l’amaro calice del carcere, visto che, allungandosi il periodo del suo reato, si allungherebbe anche il termine di prescrizione. Semprechè, naturalmente, non venga depenalizzato il concorso esterno in associazione mafiosa.

Questa sentenza, per quanto discutibile, compromissoria e anche un po’ furbetta, aiuta a comprendere la differenza che passa tra la verità giudiziaria e quella storica, politica, morale. Nessuna persona sana di mente potrebbe credere, alla luce del dispositivo, che Cosa Nostra sia un’accozzaglia di squilibrati che si alleva un concorrente esterno, lo infiltra nell’abitazione e nelle aziende di Berlusconi per tutti gli anni 70 e 80 fino al 1992 e poi, proprio quando diventa più utile, cioè quando s’inventa un partito che riempie il vuoto lasciato da quelli che avevano garantito lunga vita alla mafia fino a quel momento, lo scarica o se ne lascia scaricare senza colpo ferire. Una banda di pazzi che per un anno e mezzo mettono bombe e seminano terrore in tutt’Italia per sollecitare un nuovo soggetto politico che rimpiazzi quelli decimati da Tangentopoli e dalla crisi finanziaria e politica del 1992, e quando questo soggetto politico salta fuori dal cilindro non di uno a caso, ma del vecchio amico Dell’Utri, interrompono le stragi, votano in massa per Forza Italia, ma rompono i rapporti col vecchio amico Dell’Utri, divenuto senatore e rimasto al fianco del nuovo padrone d’Italia.

I giudici più benevoli mai incontrati da Dell’Utri, dopo cinque anni di appello e cinque giorni di camera di consiglio, non hanno potuto evitare di confermare che, almeno fino al 1992, esistono prove insuperabili (perfino per loro) della mafiosità di Dell’Utri. Cioè dell’uomo che ha affiancato Berlusconi nella sua scalata imprenditoriale, finanziaria, editoriale, televisiva. E che nel 1992-’93 ideò Forza Italia, nel 1995 fu arrestato per frode fiscale e nel 1996 entrò in Parlamento per non uscirne più.
Intervistato qualche mese fa da Beatrice Borromeo per il Fatto quotidiano, Dell’Utri ha candidamente confessato: “A me della politica non frega niente. Io mi sono candidato per non finire in galera”.

Ecco, mentre i giudici di Palermo scrivono le motivazioni, ora la palla passa alla politica. Un’opposizione decente, ma anche una destra decente, semprechè esistano, dovrebbero assumere subito due iniziative.
1) Inchiodare Silvio Berlusconi in Parlamento con le domande a cui, dinanzi al Tribunale di Palermo, oppose la facoltà di non rispondere. Perché negli anni 70 si affidò a Dell’Utri (e a Mangano)? Perché, quando scoprì la mafiosità di almeno uno dei due (Mangano), non cacciò anche l’altro che gliel’aveva messo in casa (Dell’Utri), ma lo promosse presidente di Publitalia e poi artefice di Forza Italia? Da dove arrivavano i famosi capitali in cerca d’autore degli anni 70 e 80? Si potrebbe pure aggiungere un interrogativo fresco fresco: il presidente del Consiglio è forse ricattato o ricattabile anche su queste vicende (ieri il legale di Dell’Utri, Nino Mormino, faceva strane allusioni al prodigarsi del suo assistito fino al 1992 per “salvare dalla mafia Berlusconi e le sue aziende”)?
2) Pretendere le immediate dimissioni di Marcello Dell’Utri dal Parlamento. Quello di ieri non è un avviso di garanzia, una richiesta di rinvio a giudizio, un rinvio a giudizio, una sentenza di primo grado: è la seconda e ultima sentenza di merito. Che aspetta la politica a fare le pulizie in casa? Che i carabinieri irrompano a Palazzo Madama per prelevare il senatore e condurlo all’Ucciardone?

Il video della sentenza  (da Sky TG24)

Segnalazioni

La mafia al governo, di Riccardo Orioles - La catena di San Libero, 29 giugno 2010, da www.ucuntu.org

No bavaglio Day, 1 luglio 2010

no bavaglioContro la legge bavaglio, manifestazione il 1 luglio, a Roma, Piazza Navona, ore 17-21 
No al silenzio di Stato - Tutti in piazza il 1 luglio - L'appello della FNSI
Gli appuntamenti nelle altre città italiane e all'estero (dal sito del Popolo Viola)
Lo speciale di articolo21.org
Il testo del DDl

Voglioscendere partecipa alla maratona di Liberarete.tv per la diretta on line della manifestazione



milano1luglioMilano Contro il Bavaglio - In difesa della giustizia, dell´informazione e della libertà di espressione su internet, manifestazione giovedì 1 luglio dalle ore 18,30 in piazza Cordusio. Sul palco Carlo Smuraglia, Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Guido Besana, Vincenzo Consolo, Daniele Biacchessi, Mimmo Lombezzi, Federico Sinicato, Guido Scorza e molti altri. 
Il gruppo su Facebook 





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da Il Fatto Quotidiano, 24 giugno 2010


Il documentario “Sotto scacco” di Gumpel e Lillo allegato da oggi al Fatto mostra le immagini degli attentati politico-mafiosi del 1993 alla Torre dei Pulci di Firenze, attigua agli Uffizi, al Padiglione di arte contemporanea (Pac) di Milano e alle basiliche romane di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro. Nomina alcune delle vittime (10 morti e decine di feriti) di quegli eccidi. E provoca una domanda: ma perché quei filmati non si vedono mai e quei nomi non si sentono mai in televisione?
Conosciamo a memoria le scene dell’autostrada Palermo-Punta Raisi in zona Capaci e di via D’Amelio sventrate dalle bombe del 1992 contro Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle scorte: perché degli attentati del 1993 si è perduta la memoria anche visiva? L’unica risposta plausibile ha molto a che fare con la ragione di vita del nostro giornale (e del nostro tormentatissimo sito): perforare l’omertà della nostra politica e dell’“informazione” al seguito, quel gigantesco bavaglio, anzi autobavaglio, che i piani alti del Palazzo hanno imposto al Paese sulle origini della Seconda Repubblica.

Il regime trasversale nato da quelle trattative inconfessabili e dalle stragi che ne sono scaturite ha fabbricato intorno a Capaci e via D’Amelio un’impostura oleografica e consolatoria: Falcone e Borsellino simboli dello Stato “buono” che combatte la mafia “cattiva”. Le due punte di diamante dell’antimafia che ha messo in ginocchio Cosa Nostra punite dalla vendetta mafiosa. Il Bene contro il Male,lo Stato contro l’Antistato. E giù retorica, celebrazioni, documentari, fiction. Sappiamo che le cose non sono andate così, e quel che raccontano Spatuzza e Ciancimino jr conferma le verità giudiziarie consacrate ma ipercensurate sui “mandanti esterni”, cioè politici, imprenditoriali, istituzionali (nel nostro dvd il pentito Mutolo racconta che già Borsellino aveva saputo di manovre istituzionali per garantire l’impunità ai boss subito dopo Capaci con la comoda scappatoia della “dissociazione”, e 18 giorni dopo fu ucciso). Ma questo ci è stato raccontato a reti unificate e milioni di italiani se lo sono bevuto.

Le stragi del 1993 invece a questa impostura fumettistica da film western, cow boys contro indiani, o da film giallo, Intoccabili contro Al Capone, non si prestano. Stonano, suscitano interrogativi, non si lasciano schiacciare nella contrapposizione manichea tra buoni e cattivi. Si capisce subito che i conti non tornano. L’unica certezza, giudiziariamente accertata, è che a organizzarle materialmente furono gli uomini del clan Graviano, regnante sul quartiere Brancaccio. 
Ma anche un bambino tonto, vedendo il Pac, il Velabro e la Torre dei Pulci in briciole, non può non domandarsi: quante persone non dico a Brancaccio, ma in Italia conoscevano l’esistenza di quei tre edifici prima che fossero abbattuti nella primavera-estate ’93? Chi suggerì quei bersagli raffinatissimi e semisconosciuti ai macellai dei clan Graviano, Bagarella, Aglieri e Messina Denaro per i primi attentati mai compiuti da Cosa Nostra fuori dalla Sicilia? E perché, subito dopo, la guerra della mafia allo Stato finì di colpo? Perché l’ultimo attentato, quello contro i carabinieri all’Olimpico di Roma, fu annullato in extremis a fine gennaio ’94, all’indomani della discesa in campo del Cavaliere? Quelle immagini sono pericolose, eversive, perché parlano da sole: costringono chi le vede a porsi queste domande. Domande imbarazzanti, per chi conosce le risposte o deve fornirne una. Si rischia di dover riscrivere anche la falsa trama western di Capaci e via D’Amelio: meglio lasciar perdere.

Molte risposte sono leggibili nelle carte del processo Dell’Utri, che nelle prossime ore avrà la sua sentenza d’appello. Ma anche quel processo è tabù: riguarda i misteri della Seconda Repubblica, dunque in tv non se ne deve parlare. E chi infrange il divieto dev’essere chiuso (Annozero) o censurato (Silvia Resta su La7). Per questo è nato il Fatto.
(Striscia di Fei)

sotto scaccoSabato 26 giugno, Roma, ore 21. Serata No bavaglio in occasione della presentazione del documentario "Sotto Scacco", di Udo Gumpel e Marco Lillo. Partecipano Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Peter Gomez, Marco Lillo, Udo Gümpel, Roberto Scarpinato, Claudio Gioè. c/o Caffé Letterario, via Ostiense 95
Video: Dell'Utri e le relazioni con Cosa Nostra - Da ilfattoquotidiano.it , l'anteprima del documentario" Sotto Scacco".


No bavaglio
Il testo del Ddl
Contro la legge bavaglio, manifestazione il 1 luglio a Roma, Piazza Navona -
Tutti in piazza il 1 luglio L'appello della Fnsi
E l'editore scese in piazza - da repubblica.it





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Testo:
Buongiorno a tutti, questa settimana si chiuderà probabilmente in appello davanti alla Corte d’Appello di Palermo, il processo a Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, è un processo che all’inizio in primo grado aveva due imputati: Marcello Dell'Utri e Gaetano Cinà, furono condannati entrambi nel dicembre 2004, Dell'Utri a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, Cinà a una pena lievemente inferiore per partecipazione a associazione mafiosa.

Dell'Utri, una sentenza "politica"
Cinà è uno dei tanti personaggi che secondo i giudici di Palermo sono mafiosi, Cinà era della famiglia mafiosa di Malaspina imparentato tramite la moglie con i vecchi boss, poi deposti dai corleonesi nei primi anni 80 e cioè Stefano Bontate e Mimmo Teresi, Cinà poi è morto e quindi non compare più nel processo di appello dove è rimasto soltanto Dell'Utri che è accusato di concorso esterno. (Leggi tutto)

Segnalazioni

"L'agenda nera della Seconda Repubblica".
Il nuovo libro di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza (edizioni Chiarelettere)

'Sotto Scacco': il film sulle stragi di mafia e la nascita di Forza Italia - Martedì 22 giugno, Palermo, Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Marco Lillo e altri protagonisti presentano il film Sotto Scacco - di Marco Lillo e Udo Gumpel. c/o Kursaal Tonnara Vergine Maria, Via Bordonaro, 9, ore 21.

Sistemi Criminali, Quanto sono deviati gli apparati dello Stato? Incontro organizzato da Antimafia Duemila in occasione del 18esimo anniversario della strage di Via d'Amelio. Palermo, 17 luglio 2010

Dal 22 giugno on line il nuovo sito di Il Fatto Quotidiano.
Manca poco: incrociamo le dita di Peter Gomez
Video: Peter Gomez racconta quando lo Stato trattò con Cosa Nostra.

 


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