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Da Vanity Fair, 12 maggio 2010

L’ex comunista Sandro Bondi – attuale ministro della Cultura - non va a Cannes perché dice che pur non avendolo visto sa che il film di Sabina Guzzanti sul post terremoto a L’Aquila “offende l’Italia”. Non è l’ex ministro Scajola che incassa assegni e fa il finto tonto a offendere l’Italia. Né il costruttore Diego Anemone, che traffica in massaggi e appalti, neppure il gentiluomo vaticano Angelo Balducci, esperto di lavori pubblici e di voci bianche da lavorarsi in proprio, meno che mai l’amato Cavaliere che passa le sue serate con Putin, Gheddafi e qualche dozzina di escort camuffate da donne innamorabili. A umiliare il buon nome della Nazione è un film-inchiesta sul sangue, la polvere e il denaro inghiottiti da un terremoto che a distanza di un anno lascia ancora scoperchiati i cuori di migliaia di famiglie imprigionate nell’attesa.

Bello o brutto che sia, quello della Guzzanti è almeno un film sul mondo vero, sul qui e ora in Italia. Uno sguardo adulto sul nero che ci assedia. Non la solita commedia, per una volta. L’insulsa commediola italica, vista in infinite versioni anche quest’anno, epopea del soleggiato paesello natio, avventure di genitori eterni adolescenti con figli buoni ma non scemi, l’amante bella ma alla fine sconfitta, l’agnizione omosessuale di lui, un paio di scopate per fare incasso, argute  panoramiche sul potere della tv e sulla profondità dell’ombelico.

Mai nulla (o quasi) nel cinema italiano che racconti la guerra, il petrolio, le banche, un carcere, una fabbrica, la violenza. O l’acqua sporca che sgocciola dalla politica, giorno per giorno, che quella sì, ci offende. 






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natangelo


Certi giorni le riunioni a Palazzo Chigi, dove di solito si guidano i destini d’Italia, dovevano essere uno spasso. Secondo i tabulati dei Ros stavano tutti al telefonino.

1) Angelo Balducci (presidente del consiglio nazionale dei lavori pubblici, ora detenuto) si intratteneva con certo Chinedu Thomas Ehiem, nigeriano, 40 anni, all’anagrafe “religioso”, che lo chiamava dal Vaticano per proporgli ”una situazione cubana”, “una situazione napoletana”, “un ballerino Rai”, “un tedesco appena arrivato dalla Germania”, “una situazione che non ti dico altro: è alto 2 metri per 97 chili, 33 anni”.

2) Silvio Berlusconi invece organizzava sue prossime serate a Palazzo Grazioli con il molto efficiente Giampiero Tarantini, conosciuto durante i party a Villa La Certosa, ordinava ragazze “con poco trucco e un vestitino nero, mi raccomando”, oppure commentava le serate appena trascorse. E quello, da Giovinazzo, prendeva appunti, prenotava escort, biglietti aerei e driver, immaginava appalti.

3) Guido Bertolaso chiamava il costruttore Diego Anemone per incursioni lampo, con scorta e gps, nel suo Salaria Sport Village, per un certo dolorino alla cervicale e prenotava massaggiatrici che il suddetto Anemone equivocava, visti i tempi, allertando tutt’altro, compreso un servizio ripulitura preservativi usati. Che naturalmente fece flop.

4) Gianni Letta, infine, che di suo non avrebbe chiamato nessuno, ma siccome tutti stavano al telefono, tanto vale. Peccato che parlando a così bassa voce, un sussurro appena, nelle suddette intercettazioni non sia rimasto nulla del sottosegretario, tranne il borotalco. 
(Vignetta di Natangelo)

Un belga chic, di nome Nic di Carlo Cornaglia
Amico di quel Sergio De Gregorio
di Italiani nel mondo presidente,
Di Girolamo Nic, com’è notorio,
è un senatore Mokbel-dipendente.

Non solo: dette falsa residenza
per tentare la scalata del Senato
e della ‘ndrangheta con l’assistenza
collega di Schifani è diventato.
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Commento del giorno
di holland - lasciato il 3/3/2010 alle 1:13 nel post Qui non si parla di politica
E poi ci si stupisce quando si legge sul rapporto di Freedom House (noti comunisti, terroristi e giustizialisti di sinistra) che per libertà di informazione l'Italia è un paese "partly free". Bravi, continuate così e prima o poi riusciamo dopo tanto tempo ad arrivare di nuovo a "not free". Bella figura.


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Testo:
Buongiorno a tutti, oggi parliamo di quello che va sotto il caso Bertolaso, effettivamente per una volta il nome che gli è stato affibbiato è giusto perché non si può parlare di scandalo della protezione civile, bisogna parlare di questo monarca assoluto che ha dominato negli ultimi anni la protezione civile, con i suoi amichetti, le sue amichette e i suoi familiari. (Leggi tutto)

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