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da Il Fatto Quotidiano, 2 luglio 2010

Un’allegra combriccola formata da Maurizio Belpietro, Fabrizio Cicchitto, Emanuele Macaluso, l’Ordine degli avvocati di Palermo, mezza Anm di Palermo e il membro turboberlusconiano del Csm Gianfranco Anedda ritiene che il nostro piccolo giornale abbia addirittura intimidito e screditato i tre giudici della II Corte d’appello di Palermo che l’altro giorno hanno ricondannato Dell’Utri con lo sconto di due anni per il periodo post 1992: il presidente Claudio Dall’Acqua, i giudici a latere Salvatore Barresi e Sergio La Commare. Belpietro ci accusa di lanciare “messaggi mafiosi” e ne risponderà in tribunale. Macaluso, che evidentemente non trattiene ciò che legge per più di 48 ore, dice che avremmo “accusato con una disinvoltura preoccupante i giudici di aver goduto di favori dal mondo di Dell’Utri”. Cicchitto, grande esperto di cappucci e un po’ meno di diritto, attribuisce al Fatto fantomatiche “intimidazioni ai magistrati che facevano parte della giuria (il pover’uomo chiama così la Corte d’appello, ndr)” per conto del “network dell’odio in servizio permanente effettivo”. Anedda, lo stesso che a dicembre accusò i pm Ingroia e Spataro per l’attentato del matto a B. in piazza Duomo, ci imputa da vero intenditore un “avvertimento di tipo mafioso” (ne risponderà anche lui in tribunale), poi chiede e ottiene dalla I commissione del Csm (4 sì e 2 no) di aprire una pratica a tutela dei tre giudici oggetto di “insinuazioni e sospetti” che getterebbero “discredito sul collegio giudicante e sull’intera magistratura” e costituirebbero “condizionamenti se non intimidazioni”.

In quest’orgia di parole a vanvera, nessuno ha pensato di smentire una sola virgola dell’articolo contestato: quello pubblicato il 15 giugno sul Fatto da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza. Perché delle due l’una: o quanto hanno scritto Lo Bianco e Rizza è vero, e allora non si capisce bene da che cosa il Csm debba tutelare i tre giudici (da se stessi? dalla verità?); oppure è tutto falso, e allora, anziché piagnucolare e invocare soccorso a destra e a manca, i tre giudici potrebbero inviarci una succulenta rettifica, che noi saremo ben lieti di pubblicare, con opportuna replica s’intende. Ma che scrivevano Lo Bianco e Rizza?
Citavano un mio articolo sull’Espresso, in cui svelavo un segreto di Pulcinella: e cioè l’aperta ostilità e insofferenza dimostrate dal collegio, durante il processo, nei confronti delle richieste dell’accusa, in gran parte respinte (per molto meno, in altri processi, i giudici sono stati ricusati dal pm o dal pg). Poi tracciavano il profilo dei tre giudici, scoperchiando qualche altarino non proprio edificante. Dall’Acqua ha due figli: uno, in pieno processo Dell’Utri, è stato promosso per chiamata diretta del sindaco di Palermo, il forzista Cammarata, a segretario generale del Comune, scavalcando altri pretendenti più titolati; l’altro, ingegnere, lavorava fino a pochi giorni fa in Abitalia di Vincenzo Rizzacasa (arrestato l’altro giorno per riciclaggio, essendo ritenuto il prestanome del boss Salvatore Sbeglia, uno dei più celebri soci di Totò Riina), il cui direttore tecnico – come risulta dai cartelli affissi in tutti i cantieri – è Francesco Sbeglia, figlio di Salvatore e condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.

Notizie o minacce?
Salvatore Barresi, come ha raccontato il suo ex compagno di scuola Massimo Ciancimino, giocava a poker con don Vito. Notizia o minaccia? Sergio La Commare fu censurato dal Csm perché, per non leggersi tutte le carte di un processo, aveva chiesto in un pizzino al pm di fargli un riassuntino. Notizia o minaccia? Quanto fossero pertinenti al processo Dell’Utri queste notizie, lo capiscono tutti: questa è la Corte che ha respinto le carte della Procura sui rapporti di Dell’Utri con il clan Piromalli e con il latitante Palazzolo, i riscontri alle parole di Spatuzza e addirittura la testimonianza di Massimo Ciancimino.
Per strano che possa sembrare a lorsignori, Il Fatto racconta i fatti (non i calzini turchesi). Chissà se è ancora lecito, nel Paese che fa del bavaglio non una semplice legge, ma una cultura istituzionale.  
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

Roma, sabato 3 luglio, ore 21.30Presentazione del nuovo numero di MicroMega "Criminalità e politica". Intervengono Paolo Flores d'Arcais, direttore di MicroMega, Roberto Scarpinato, magistrato, Furio Colombo, giornalista. c/o Festa dell'Unità Caracalla, Spazio Rinascita.





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Buongiorno a tutti, dopo la débacle della nazionale, sapete che la nazionale non picchia mai un chiodo quando governa Berlusconi, bisognerebbe cominciare a domandarsi quale serie innumerevole di catastrofi capitino sull’Italia e sul mondo quando governa questo signore che è l’unico a portare bene a sé stesso e male a tutti gli altri. Di solito a uno porta bene e a un altro porta male, lui porta bene a sé stesso e porta male a tutti gli altri. Ha cominciato a portare male anche ai suoi più stretti collaboratori, pensate i disastri che sono capitati nell’ultimo periodo ai suoi fedelissimi da Scajola, a Bertolaso, a Matteoli, a Lunardi, adesso c’è il caso dell’ex sottosegretario Brancher promosso Ministro alla vigilia del suo processo per i soldi che dice di avergli dato Fiorani per creare una lobby favorevole ai furbetti del quartierino e al Governatore Fazio nel 2005, 5 anni fa e immediatamente, ovviamente il neoMinistro ha utilizzato il legittimo impedimento che è automatico, autocertificato con una dichiarazione della Presidenza del Consiglio con l’obbligo per i giudici di tenerne conto e è un legittimo impedimento che può durare per 6 mesi prorogabili due volte, quindi per un totale di 18 mesi. (leggi tutto)

Segnalazioni 

Il Watergate italiano: l'inchiesta multimediale di
ilfattoquotidiano.it
File audio e ricatti: il caso Favata.  Prima parte - Seconda parte
Io e Favata di Peter Gomez

La rassegna stampa
 - a cura di Ines Tabusso.

no bavaglioNo bavaglio Day - 1 luglio
Il testo del DDl

Contro la legge bavaglio, manifestazione il 1 luglio a Roma, Piazza Navona, ore 17 - 21. Tutti in piazza il 1 luglio L'appello della Fnsi
Gli appuntamenti nelle altre città (dal sito del Popolo Viola)
Voglioscendere partecipa alla maratona di Liberarete.tv per la diretta on line della manifestazione



 

 

 


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Signornò, da L'Espresso in edicola

Una delle riforme più urgenti in materia di giustizia dovrebbe essere l’obbligo di informarsi prima di parlare di giustizia. Il dibattito sulla legge-bavaglio rivela il problema dei problemi: chi parla non sa di che parla. Pigi Battista del Corriere deplora ad Annozero che le norme attuali abbiano permesso di screditare Francesca, la massaggiatrice del Salaria Sport Village che diede la famosa “ripassata” a Bertolaso, spacciandola per una escort. Ma chi ne ha pubblicato il cognome, rendendola identificabile, è già punibile per la legge sulla privacy del 1996 che consente alla vittima di denunciare il colpevole al Garante, il quale può pure agire motu proprio: accertata la lesione, scatta il procedimento penale in Procura. Dunque per tutelare Francesca e le altre non occorrono nuove leggi: bastano quelle esistenti.

Battista chiede “limiti precisi” per evitare che “s’intercettino tutti per sempre”. Forse non sa che già la legge attuale impone limiti strettissimi (infatti le persone ascoltate sono appena 15-20 mila all’anno): le intercettazioni possono essere disposte dal gip su richiesta del pm solo per i reati puniti dai 5 anni in su, più quelli contro la Pubblica amministrazione, il contrabbando, le armi, la droga, l’usura, l’insider trading e l’aggiotaggio. E solo se esistono “gravi indizi di reato” e se intercettare è “assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini”. Ogni 15-20 giorni il pm deve chiedere al gip il permesso di proseguire, altrimenti deve mollare lì.

Il selvaggio Far West descritto da questi signori esiste soltanto nella loro testa confusa. Sempre ad Annozero, il finiano Italo Bocchino ha evocato il problema dei costi: “Lo Stato ha debiti con le società che intercettano per 500 milioni”. Forse non sa che ciò deriva da una scelta politica dissennata: lo Stato subappalta il servizio a privati (come quello che donò a Berlusconi l’intercettazione segretata Fassino-Consorte) e paga tariffa piena alle compagnie, che incassano due volte la bolletta di ogni telefonata intercettata: dall’utente controllato e dallo Stato che lo controlla. Basta imitare Francia e Germania, che impongono alle compagnie concessionarie pubbliche di rendere servizio gratuito, e non si spende più un euro.

Per Piero Ostellino (Corriere della sera) “la responsabilità primaria” della “divulgazione di migliaia di intercettazioni… non è dei giornalisti, ma dei magistrati che buttano sul mercato dell’informazione, come merce da vendere al migliore offerente, notizie che nulla hanno a che fare con le indagini”. Ma i magistrati sono obbligati a depositare alle parti (non a “buttare sul mercato”) tutte le intercettazioni per un principio garantista, altrimenti gli indagati sospetterebbero una selezione tendenziosa per nascondere le parole utili alla loro difesa. Invece i giornalisti non sono obbligati a pubblicare tutto. Se non vogliono sputtanare Francesca, possono benissimo non parlarne, oppure ometterne il nome. Informare non è facile. Ma informarsi non è impossibile. 
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

ilfattoIl Fatto Quotidiano sbarca sul web e chiede aiuto alla Rete di Peter Gomez e Marco Travaglio Hai un blog? Gestisci un sito? Partecipa alla campagna virale di lancio del nuovo sito del Fatto Quotidiano

Premio del Parlamento Europeo per il giornalismo - Andrea D’Ambra finalista per la sezione web dell'edizione 2010

Festival Collisioni 2010  a Novello (CN), 4-6 giugno - Sabato 5 giugno, ore 17, piazza Oreste Tarditi: Marco Travaglio dialoga con Emilio Targia nell'ambito dell'incontro "Banana Republic o Tele-monarchia?"

libri per la libertà
Contro il Ddl intercettazioni, reading per la libertà con gli autori di Chiarelettere:  Roma 5 giugno, ore 11 c/o libreria Melbookstore, via Nazionale 254/255.




 


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 fifo

Se alla fine passerà questa porcheria sovietica di legge che inceppa le intercettazioni telefoniche, le intralcia nello spazio e nel tempo, ne vieta per anni la pubblicazione e insomma le cancella sine die, bisognerà inventarsi delle contromisure al di là dei singoli giornali/giornalisti disposti a rischiare sanzioni e galera per quel po’ di inchiostro indispensabile alla libertà di stampa.

Di Pietro ha detto che leggerà in aula i testi delle intercettazioni per trasformarli in atti parlamentari e quindi liberarli sebbene in forma stenografica. Sarebbe cosa buona e giusta che anche gli altri parlamentari dell’opposizione  facessero altrettanto. E magari i senatori a vita, in nome della Costituzione. E le numerose Fondazioni, mirabili di arredi e convegnistica, impegnate in massime et eccellentissime architetture riformiste. E poi gli attori, i comici, i premi Nobel disponibili. Giusto per moltiplicare i punti di fuga di quello che si vorrebbe imprigionare (e gestire) nel segreto.

Servirà il Web, naturalmente. Ma non sarebbe male usare anche le bacheche scolastiche, aziendali. Riesumare quella antica forma di carta e manovella, oggi sostituita dalla velocità digitale, che si chiamava volantinaggio e costituiva una delle più semplici e efficaci forme di informazione orizzontale. E se tutto ci fosse precluso in patria andrà benissimo pure un banchetto a Bruxelles, uno a Ginevra e uno al 760 di United Nations Plaza, New York, magari insieme con i kazaki, i ceceni e i redattori del Tg1. Parliamone.
(Vignetta di Fifo)

Sire, il trono vacilla - Le poesie di Carlo Cornaglia
“Siamo giunti alla comica finale!”
nel dì del predellino disse Fini
per poi seder, svogliato commensale,
al desco a trangugiar veri abomini.

Si sa com’è l’effetto Mitridate:
un giorno dopo l’altro ci si avvezza,
ma è poi cambiato il cuoco del magnate
ed ai fornelli Bossi è una schifezza. (leggi tutto)

Carlo Cornaglia presenta Berlusconeide. Poema Cavalieresco a Torino, venerdì 30 aprile, c/o Libreria Feltrinelli, piazza CLN 251, ore 18.30.  Interviene Gad Lerner

Segnalazioni

Intercettazioni: se Ddl diventa legge immediato ricorso alla UE - da articolo21.org
Video - E adesso intercettateci tutti - Da antefatto.it il video della manifestazione del FNSI del 28 aprile a Roma.

Annozero live: i vostri commenti alla puntata



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"Buongiorno a tutti. Allora, vediamo, visto che siamo al rush finale, come è l'ultima versione della cosiddetta legge sulle intercettazioni, la legge bavaglio che ancora una volta quella squisita persona del ministro Alfano ha voluto chiamare col proprio nome. Ormai sta facendo la collezione di leggi Alfano. Immaginate quando sarà anziano e avrà terminato la sua carriera politica, quanti vanti potrà accampare davanti a figli e nipoti, sempre che, per loro disgrazia, dovesse averne qualcuno..." Leggi tutto

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Antonio Padellaro e Marco Travaglio
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Segnalazioni

“Citizen Berlusconi" sarà finalmente trasmesso in Italia, su Current TV, canale 130 di Sky, dal 22 giugno
Guarda il promo
Citizen Berlusconi e l'informazione indipendente - partecipa all'iniziativa
Un'altra domanda per favore - descrizione dell'iniziativa

L'imparzialità del Presidente - il nuovo post di Bruno Tinti su togherotte.it

Move On 1x100 presenta
Per un'economia della cultura. Dal principio del "No profit" al Business Etico in Cultura 
Roma, 18 giugno 2009 - Sala Congressi Ara Pacis - ore 10/19

Stefania Limiti presenta "L'Anello delle Repubblica"
L'inchiesta sull'Anello mette insieme testimonianze e prove documentali per ricostruire la vita e gli obiettivi di una struttura di intelligence completamente sconosciuta all'opinione pubblica...
Roma, Libreria MelBookStore via Nazionale - ore 18

[NO] VIZI - Nuovi vizi e nuovi satiri - Kermesse internazionale di Satira
Inaugurazione a Napoli, 19 giugno 2009

Silvio fai pena. Adesso vattene - di Barbara Ellen (The Guardian, Gran Bretagna - 7 giugno 2009)
Traduzione a cura di 
Italiadallestero.info

Cronache dall'Abruzzo
Ho visto L'AquilaLettera scritta da Andrea Gattinoni, un attore che si trovava a L'Aquila per presentare un film. Le parole sono dirette a sua moglie ma rappresentano un'efficace testimonianza per tutti quelli che a L'Aquila non ci sono ancora stati.
Lettera di Laura

 


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Vignetta di NatangeloE’ il momento di tornare a farci sentire, le raccolte di firme non bastano più.

Con la controriforma delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, il regime punta a salvare i delinquenti e a privare i cittadini della necessaria informazione: vuole espropriarci di quel diritto che Luigi Einaudi definiva “conoscere per deliberare”.

Per questo il Fatto Quotidiano ha deciso di esordire in pubblico, prim’ancora di uscire nelle edicole, organizzando subito una notte bianca “No Bavaglio”. Perché la ragione sociale del nostro giornale è proprio questa: informare.

Ci troveremo tutti insieme la sera di mercoledì 8 luglio a Roma (il luogo lo stiamo scegliendo, per non lasciare fuori nessuno), per incontrarci e dire no alla legge eversiva e golpista del Signor P2 che mira a disarmare la magistratura e a imbavagliare la libera stampa.

Inviteremo sul palco giornalisti, scrittori e artisti per un grande happening di protesta, di satira, di testimonianza, ma soprattutto di informazione.

Spiegheremo la controriforma nel dettaglio, leggeremo e faremo ascoltare in originale le intercettazioni e le carte giudiziarie, anche inedite, dei grandi scandali politico-finanziari che il regime vuole nascondere ai cittadini.

I partiti e i politici di opposizione che vorranno aderire e partecipare tra il pubblico saranno i benvenuti.  

Tenetevi liberi, invitate gli amici e restate in contatto con i nostri blog: ogni giorno vi aggiorneremo sugli sviluppi dell’iniziativa.
Più siamo, più il bavaglio si allontana.

Antonio Padellaro e Marco Travaglio
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(Vignetta di
Natangelo)

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Lettera a Obama: 10 cose da ricordare quando incontrerai Berlusconi il 15 giugno - di Articolo21

Nando Dalla Chiesa presenta "Album di famiglia" - Roma, 16 giugno 2009 - ore 21
Palazzo Incontro - via dei Prefetti, 22
Ne parla con l'Autore: Marco Damilano, giornalista de L'espresso
"Una famiglia che è parte della nostra storia, nell'album romanzo di quattro generazioni di italiani"
Organizzazione: La Bottega dei sapori e dei saperi di Libera

Domande senza risposta - di Carlo Cornaglia
Son diventate le intercettazioni
un’ossessione, un’ansia, una fobia
per il caimano Silvio Berlusconi
che fa una legge per spazzarle via.

Ne avranno gran vantaggi i delinquenti,
non potran lavorare i magistrati,
ma i politici, anche i più fetenti,
potranno dir cazzate indisturbati.
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Vignetta di Molly BezzStraordinario l'avvocato Niccolò Ghedini. Quando i giudici del caso Berlusconi-Mills decidono di sottoporre al vaglio della Corte Costituzionale il Lodo Alfano, ovvero la legge (ideata dallo stesso Ghedini) che impone la sospensione dei processi a carico del premier, lui afferma: «Milano non applica le norme approvate dal Parlamento che consentono al presidente del Consiglio di curare gli interessi del Paese. Loro lo vogliono al processo e non interessano loro né i rifiuti di Napoli né Alitalia». Poi mette le mani avanti. E assicura che un'eventuale sentenza di condanna di David Mills (il dibattimento contro l'avvocato inglese prosegue) non avrà effetti «né politici, né giuridici» sul suo presunto corruttore Silvio Berlusconi.

La prima affermazione di Ghedini è sbagliata. La seconda, purtroppo, è esatta. Ricorrere alla corte costituzionale contro una legge non vuol dire ribellarsi alla volontà del Parlamento o degli italiani che hanno dato a uno dei due schieramenti un'ampia maggioranza. Nelle democrazie di tutto il mondo, ogni giorno, le varie corte costituzionali vagliano la legittimità delle norme varate dal potere legislativo. Anche in Italia accade spesso, tanto che la nostra Consulta è perennemente al lavoro.

Diceva Montesquieu: «Perché non ci sia abuso di potere, occorre che il potere arresti il potere». Essere una democrazia, insomma, non significa solo dare la possibilità ai cittadini di scegliere i propri governanti. Chi governa, invece, deve sapere che anche per lui esistono dei limiti invalicabili. Delle decisioni che non possono essere prese qualunque sia stato il proprio risultato elettorale o la popolarità di cui si gode. Se non è così la democrazia si trasforma velocemente in dittatura della maggioranza. E questo non migliora la vita dei cittadini, ma la peggiora. Non a caso in Europa buona parte dei regimi autoritari del '900 (Unione Sovietica, Germania e Italia) hanno ricevuto per molti anni un forte e diffuso sostegno popolare e sulle ali di quel sostegno hanno preso delle scelte disastrose.

Qualsiasi potere (esecutivo, legislativo o giudiziario) se non è sottoposto a controlli finisce per sbagliare di più, non di meno. Pensate solo a che cosa sarebbe accaduto se già 4 anni fa Berlusconi avesse allora approvato le leggi sulle intercettazioni telefoniche che oggi propone. Giampiero Fiorani, Stefano Ricucci, Giovanni Consorte e gli altri furbetti del quartierino avrebbero messo le mani sulle banche che stavano scalando. E per farlo avrebbero continuato a truccare i bilanci, a nascondere perdite enormi, a indebitarsi con altri istituti di credito. Oggi insomma il sistema bancario italiano sarebbe molto più debole davanti alla crisi finanziaria internazionale. E con tutta probabilità anche nel nostro paese si assisterebbe a una serie di bancarotte a catena.

Non per niente in queste ore lo stesso Berlusconi tuona contro la «mancanza di etica» nel mondo della finanza, mentre gli altri capi di Governo del G4 chiedono punizioni severe per i banchieri che in questi anni hanno sbagliato.

Ghedini che, in virtù della nomina a parlamentare e dello straordinario successo economico-professionale ottenuto dopo aver assunto la difesa del Cavaliere, dimentica questi semplici principi liberali cui pur aveva aderito in gioventù, non ha però torto quando si dimostra ottimista sul futuro dell'imputato Berlusconi. A questo punto, qualunque sarà il verdetto della Corte sul lodo Alfano, o se anche il referendum indetto per la sua abrogazione avrà successo, il Cavaliere può legittimamente ritenere di aver chiuso la propria partita con la giustizia milanese.
Con lo stralcio della posizione del presunto corruttore (il premier) da quella del presunto corrotto (Mills) il tribunale presieduto da Nicoletta Gandus, è diventato incompatibile: non potrà cioè più pronunciarsi sulla colpevolezza o l'innocenza di Berlusconi perché ha già sentenziato sul suo coimputato. Il dibattimento contro il presidente del Consiglio, se e quando ripartirà, dovrà ricominciare da capo davanti a un nuovo collegio. E prima del terzo grado di giudizio scatterà la prescrizione.

D'altra parte la forte campagna di delegittimazione scattata mesi fa contro il presidente Gandus (un giudice ricusato dal Cavaliere perché accusata di essere «un nemico politico») farà il resto. Anche l'eventuale condanna di Mills per aver ricevuto 600mila dollari da Berlusconi, verrà vista da molti elettori e commentatori solo come la prova delle ragioni del premier.

Ovviamente tutto questo non sarebbe possibile se l'informazione in Italia, a partire da quella televisiva, facesse il suo dovere e raccontasse con la dovuta attenzione i reali contenuti del dibattimento. Ma questo, lo sappiamo già, non avviene e non avverrà mai in un paese in cui tutte le principali reti televisive hanno come editori di riferimento dei politici (da una parte Berlusconi, dall'altra il parlamento). Restano, è vero, altri spazi: sulla carta stampata, sui libri, su internet, un paio di trasmissioni sul piccolo schermo. Ma a chiuderli ci penseranno le leggi bavaglio che la Casta delle Libertà e il suo leader hanno già proposto. Se venissero votate oggi sarebbero tutte approvate. Tra gli applausi scroscianti di Camera e Senato.
(Vignetta di Molly bezz)

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