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da l'Espresso in edicola


Tra le fumisterie politichesi che precedono il decennale della morte di Bettino Craxi, nessuno è ancora riuscito a dare una risposta sensata a una semplice domanda: perché bisognerebbe riabilitarlo? Secondo Piero Fassino, "al di là delle responsabilità penali, a dimensione giudiziaria ha sovrastato a riflessione politica". Come se non fosse un fatto politico gravissimo che un presidente del Consiglio infranga le leggi che lui stesso pretende di imporre agli altri. Fassino definisce Craxi "un capro espiatorio" perché "il problema del finanziamento illegale non riguardava solo il Psi, ma l'intero sistema politico". Se le parole hanno un senso, sta confessando di essere stato complice del "problema": cioè di un reato.

Filippo Penati definisce Craxi "un grande statista", ma statista deriva da Stato: quanti Stati esistono in Italia, se uno condanna un corrotto e un altro lo celebra come statista? Bobo, figlio d'arte, parla di "pacificazione", ma non spiega chi dovrebbe far la pace con chi: le guardie con i ladri? I ladri con i derubati? Il ministro degli Esteri Franco Frattini andrà addirittura in pellegrinaggio ad Hammamet: è lo stesso Frattini che protesta perché qualcuno, in America, critica la condanna di Amanda Knox a Perugia. Ma come può un governo invocare il rispetto della giustizia italiana se i suoi ministri sono i primi a delegittimarla? Letizia Moratti paragona le condanne di Craxi a quelle di Garibaldi e Giordano Bruno, come se questi intascassero tangenti miliardarie su conti svizzeri. Paolo Franchi, sul 'Corriere della Sera', sostiene che Craxi non si assoggettò alla giustizia perché "erano tempi in cui non si facevano prigionieri". In realtà Craxi doveva finire in carcere per scontare due condanne definitive a 10 anni emesse da un regolare tribunale al termine di regolari processi.
Per Carlo Tognoli, pure lui pregiudicato, è ora di "riscrivere la storia" perché "è falso che la classe politica fosse totalmente corrotta". Ma che rubassero tutti lo disse proprio Craxi alla Camera: mentiva Craxi o mente Tognoli? Carlo Ripa di Meana definisce Craxi "un gigante fra i lillipuziani", mentre "Mani Pulite non portò alcuna redenzione": ma le indagini giudiziarie servono a punire chi commette reati, non a impedire che altri ne commettano. Ripa paragona Craxi a Kohl. Forse gli, sfugge che dieci anni fa il patriarca della Germania unita fu indagato per i fondi neri della Cdu, ammise di aver incassato 1 milione di euro in nero, si scusò in lacrime, lasciò la presidenza del partito, pagò 300 mila marchi per chiudere il suo processo, ipotecò la casa e raccolse 3 milioni di euro per risarcire la multa pagata a causa sua dalla Cdu. Due mesi fa la sua erede Angela Merkel l'ha escluso dalle celebrazioni per i 10 anni dalla caduta del muro di Berlino. A proposito di giganti e di nani.

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Commento del giorno
di TheGianlucaTV - utente certificato - lasciato il 7/1/2010 alle 22:6 nel post Vomitate, gente, vomitate
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, presente al vertice a Reggio Calabria, ha spiegato che "la parola ‘ndrangheta sarà inserita nei testi di legge dello Stato...Vogliamo colmare così una lacuna nella legislazione nazionale, in cui fino adesso si è citata soltanto la mafia.
Ecco perché fino ad ora non avevano fatto nulla per combatterla, non capivano cosa fosse!



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Neanche il più temerario degli sceneggiatori avrebbe ideato un personaggio come Mario Chiesa. Arrestato diciassette anni fa per tangenti, riarrestato oggi. Quella volta passò un mese a San Vittore in silenzio, come l’eroe di Strehler. Poi Bettino Craxi andò in tv a irriderlo chiamandolo “mariuolo”. E lui che si era svenato per far eleggere il povero Bobo, il figlio del capo, si infuriò al punto da chiamare i magistrati, accavallare le gambe, chiedere: “E’ pronto il registratorie? Adesso vi racconto una storia”.

Da quella storia nacque Tangentopoli, cioè la fine di tante cose e transitoriamente anche della  Prima Repubblica. Tutto incenerito da quel po’ di luce che per un paio di anni si accese sull’economia delle tangenti, gli intrecci dei poteri, il ruolo delle grandi aziende, la funzione estorsiva della politica, ma anche la sua sudditanza a quei poteri, a quel danaro.

Ora che sappiamo come è andata a finire quella storia, in questo bel clima di restaurazione e smemoratezza berlusconiana, ecco che rispunta Mario Chiesa, con il suo sorriso da schiaffi e la cingomma tra i denti. I magistrati dicono facesse “il collettore di tangenti”, proprio come allora. Quella volta i soldi li spillava a un’impresa di pulizia, questa volta li estrae direttamente dai rifiuti. E identica è la percentuale con la quale lavora, il 10 per cento, da distribuire cash ai complici, come un tempo gli aveva insegnato Bettino, il suo maestro, che oggi passa per uno statista, puro al 90 per cento.

Sarebbe bello che stavolta lo stesso temerario sceneggiatore, riprendendo i fili di quella storia, ci raccontasse il seguito. Tallonando Chiesa fino a quel prossimo momento cruciale, quando nelle sala colloqui del carcere, accavallando le gambe chiederà: “E’ pronto il registratore?”. E dal solito sorriso tirasse fuori tutto quel che mancava al suo primo (lunghissimo) verbale: “Adesso vi racconto il seguito”. Immaginate il panico. 

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

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Immagine di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 20 febbraio 2009


Gli elettori italiani sono nati per soffrire. Di quelli del Pd già si sapeva (ora, per rincuorarli un po’ dopo gli ultimi rovesci, Enrico Letta annuncia una bella alleanza con l’Udc di Casini, Cesa e Cuffaro). Quelli di destra invece erano abituati benino, nell’ultimo periodo, dunque meritavano anche loro una bella mazzata. Ha provveduto Gianni Alemanno, sindaco di Roma, annunciando che presto la Capitale dedicherà - a titolo di «doveroso omaggio e riconoscimento» - una strada a Bettino Craxi, «un grande leader che ha anticipato la modernizzazione del Paese. Un’esigenza oggi portata avanti dal Presidente Berlusconi». Sulla continuità fra Craxi e Berlusconi, niente da dire: la testimoniano anche i 23 miliardi di lire passati dai conti esteri del secondo a quelli del primo nei primi anni 90. Più controversa la questione del grande leader modernizzatore: forse Alemanno si riferisce alle due condanne per il magnamagna di Tangentopoli, o al rapporto debito-pil passato nei 4 anni del governo Craxi dal 70 al 92%, o all’alleanza coi generali argentini e col tiranno somalo Siad Barre, o alla fuga organizzata per sottrarre alla giustizia il terrorista palestinese Abu Abbas dopo il sequestro della nave Achille Lauro e l’assassinio di un ebreo paralitico americano. La via di Roma dedicata all’unico premier corrotto e latitante della storia dell’Occidente sarà quella antistante l’hotel Raphael. Una scelta non casuale: proprio lì, nell’aprile ’93 gli elettori delMsi, e poi di An e poi di Alemanno tirarono le monetine a Bettino urlando «via Craxi». Ora, finalmente, verranno esauditi.
(Immagine di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Sì alla vita, no alla tortura di stato - il 21 febbraio tutti a piazza Farnese
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L'Italia indifferente al processo per corruzione di Berlusconi - Lo speciale di Italiadallestero.info

Il caso Mills
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di Carlo Cornaglia
In Procura Mills ha detto:
“In aiuto del ducetto
tricky corners, dei trucchetti,
feci e i soldi benedetti
  
mi arrivarono sul conto.
Operai da finto tonto
per tenerlo fuor dei guai…
Falso testimone? Mai!
Leggi tutto



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Foto di Roberto CorradiZorro

l'Unità, 28 ottobre 2008


La piazza di Aulla, in Lunigiana, era dedicata ad Antonio Gramsci. Poi arrivò il sindaco Lucio Barani, socialista di andata e di ritorno, e pensò bene di farne un condominio: metà a Gramsci, metà a Bettino Craxi. Uno morto in Italia dopo anni di carcere per le sue idee, l’altro morto latitante in Tunisia per non finire in carcere per le sue ruberie. Nella piazza spuntarono due statue: una per commemorare degnamente l’illustre pregiudicato, una per ricordare le “vittime di Tangentopoli” (non gli italiani derubati, ma i politici ladri). Aulla venne pure dichiarata “comune dedipietrizzato”. Poi, fortunatamente, Barani finì il suo mandato e fu premiato con un seggio in Parlamento col Nuovo Psi, nelle liste di Forza Italia. Non potendo più fare il sindaco al suo paese, divenne primo cittadino in un comune limitrofo. Ora la nuova giunta di Aulla (un pateracchio Forza Italia-Udc-Pd-Sdi) ha deciso di mettere all’asta il monumento a Bettino e al suo bottino, scolpito nel marmo bianco delle cave di Carrara, un tempo usato da Michelangelo. Non per spirito polemico, anzi: “Continuo ad ammirare Craxi come statista e come politico”, assicura il sindaco reggente, l’Udc Roberto Simoncini, fra le proteste di Barani e di Bobo Craxi, figlio d’arte. “Ma i bilanci sono quelli che sono ed è necessario mettere in vendita i gioielli di famiglia, cioè i due monumenti. Dobbiamo fare cassa: contiamo di ricavare dalla statua di Craxi almeno 50 mila euro”. Diavolo di un Bettino: è l’unico politico al mondo che riesce a fare cassa sia da vivo che da morto.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Dall'Associazione Annaviva:
Vorremmo un albero per Anna anche a Brescia -
Nell'attesa che il Comune di Milano istituisca ufficialmente il Giardino dei Giusti e decida di dedicare un albero ad Anna Politkovskaja, l'associazione Annaviva avanza la stessa richiesta al Comune di Brescia, dove esiste un Parco della Pace
La lettera del presidente dell'Associazione Annaviva al Comune di Brescia

Il convegno: Contro gli zar del gas - Partecipano Garri Kasparov e Tatiana Yankelevich
29 ottobre 2008, ore 20.30 - Casa della Cultura, via Borgogna 3 - Milano
www.annaviva.com

Evaporati in una nuvola rock: Il libro con foto inedite che racconta la tournèe di Fabrizio De Andrè con la PFM (1978-'79)
- guarda il video della presentazione

Polvere di stelle -
di Carlo Cornaglia
Dietrofront del presidente,
l’uom che come parla mente,
un bugiardo di tre cotte,
vede giorno e dice: è notte,
  
vede notte e dice: è giorno,
vede un frigo e dice: è un forno,
vede un forno e dice: è un frigo,
per l’Italia un gran castigo...
Leggi tutto

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