.
Annunci online

abbonamento
168
commenti



Vignetta di Bertolotti e De Pirro

da l'Espresso in edicola


Come nel film “E’ già ieri” di Antonio Albanese, che ogni giorno rivive quello precedente, riparte il dibattito sul concorso esterno in associazione mafiosa. Un reato che non dà fastidio a nessuno finchè non ne viene accusato qualcuno: a quel punto si comincia a discutere di abolirlo o di riformarlo. Era già accaduto quando furono indagati i vari Andreotti, Carnevale, Mannino, Contrada. Ora siamo all’ennesimo replay mentre si riaprono le indagini su Berlusconi e si chiude il processo d’appello a Dell’Utri. Secondo Il Foglio, il concorso esterno “è un reato surreale” e “va soppresso” perché “serve a una magistratura faziosa” per “processare chiunque sulla base di un flatus vocis”. Sul Giornale di famiglia Paolo Granzotto parla di “mostruosità giuridica che non compare nel nostro Codice penale e in nessun altro codice penale al mondo, nemmeno in quello della Cambogia di Pol Pot e dell’Uganda di Idi Amin Dada”, perché consente di processare la gente per “un caffè al bar”. Dotte disquisizioni accompagnate con omaggi postumi a Falcone e Borsellino, che mai avrebbero fatto ricorso a quest’obbrobrio.

Si attende ad horas l’editoriale di un “terzista”, uno a caso, del Corriere della sera che sdogani l’idea fuori del partito azienda col contributo di qualche “garantista” del Pd. Tutte posizioni legittime, ci mancherebbe. Purchè si lascino in pace Falcone e Borsellino, primi sostenitori del concorso esterno come l’unica arma contro le collusioni dei colletti bianchi che, pur non facendo parte organica della mafia, le hanno garantito lunga vita. I due giudici lo scrissero nero su bianco - plasmando la figura giuridica del concorso esterno (già presente in alcune sentenze della Cassazione di metà 800 sul brigantaggio) - nella sentenza-ordinanza del processo “maxi-ter” a Cosa Nostra il 17 luglio 1987: “Manifestazioni di connivenza e di collusione da parte di persone inserite nelle pubbliche istituzioni possono - eventualmente - realizzare condotte di fiancheggiamento del potere mafioso, tanto più pericolose quanto più subdole e striscianti, sussumibili - a titolo concorsuale - nel delitto di associazione mafiosa. Proprio questa ‘convergenza di interessi’ col potere mafioso… costituisce una delle cause maggiormente rilevanti della crescita di Cosa Nostra e della sua natura di contropotere, nonché,correlativamente,delle difficoltà incontrate nel reprimerne le manifestazioni criminali”. Del resto fu proprio Falcone a definire i delitti Mattarella, Dalla Chiesa e La Torreomicidi in cui si realizza una singolare convergenza di interessi mafiosi e di oscuri interessi attinenti alla gestione della cosa pubblica, fatti che presuppongono un retroterra di segreti e inquietanti collegamenti che vanno ben al di là della mera contiguità e debbono essere individuati e colpiti se si vuole davvero voltare pagina”. Oggi per molto meno verrebbe accusato di colpo di Stato e guerra civile. La mafia gli ha risparmiato l’estremo oltraggio.

Segnalazioni

Processo Eternit, non uccidiamoli una seconda volta - di Stefano Corradino


Commento del giorno
di Caramia delle caramie - utente certificato -  lasciato il 8/12/2009 alle 13:35 nel post
Minchiate
"Il più grande errore di Berlusconi fu quello di volersi sostituire a.."
-"Dio!"
-"No, alla Mafia."



716
commenti


Vignetta di BandanasOra d'aria
da l'Unità del 27 luglio 2009

L´ultima Ora d´aria sulle trattative Stato-mafia del 1992-`93 si chiudeva con un invito ai signori delle istituzioni: "Per favore, ci raccontate qualcosa?".
In sette giorni Mancino, Violante, Ayala e Martelli han raccontato qualcosa, lasciando intendere che in certi palazzi si sa molto più di quanto non sappiano i magistrati e i cittadini. Ogni tanto se ne distilla una goccia. Quando non se ne può fare a meno. Ciancimino jr. racconta che nell´autunno ´92 il padre Vito, per trattare col colonnello Mori, pretendeva una "copertura politica" dal ministro dell´Interno Mancino e dal presidente dell´Antimafia Violante.
A 17 anni di distanza, Violante ricorda improvvisamente che Mori voleva fargli incontrare Ciancimino, ma lui rifiutò. Peccato che non l´abbia rammentato 10 anni fa, quando Mori fu indagato a Palermo (favoreggiamento mafioso) per la mancata perquisizione del covo di  Riina (assoluzione) e la mancata cattura di Provenzano (processo in corso).

Mancino nega da anni di aver incontrato Borsellino il 1° luglio ´92, esibendo come prova la propria agenda e smentendo così quella del giudice assassinato. Ma ora viene sbugiardato da Ayala: "Mancino mi ha detto che ebbe un incontro con Borsellino il giorno in cui si insediò al Viminale (1° luglio `92, come segnò il giudice, ndr): glielo portò in ufficio il capo della polizia Parisi. Mi ha fatto vedere l'agenda con l'annotazione".
Intanto Mancino svela a Repubblica che nel ´92 disse no a trattative con la mafia, ma senza rivelare chi gliele propose. Poi, sul Corriere, fa retromarcia: "Nessuna richiesta di copertura governativa". E l´incontro con Borsellino? Prima lo nega recisamente: "Non c´è stato. Ricordo la chiamata di Parisi dal telefono interno: `Qualcosa in contrario se Borsellino viene a salutarla?´. Risposi che poteva farmi solo piacere, ma poi non è venuto". Poi si fa possibilista: "Non posso escludere di avergli stretto la mano nei corridoi e nell´ufficio... non ho un preciso ricordo". Cioè: ricorda un dettaglio marginale (la chiamata di Parisi), ma non quello decisivo (l´erede di Falcone appena assassinato si perse nei meandri del Viminale o trovò la
strada del suo ufficio?). Poi torna a negare:"E´ così, ho buona memoria. Del resto c´è la testimonianza del pentito Mutolo: Borsellino interruppe l´interrogatorio con lui per andare al Viminale e tornò stizzito perché anziché Mancino aveva visto Parisi e Contrada". Scarsa memoria: Mutolo afferma che Borsellino tornò sconvolto perché gli avevano fatto incontrare Contrada, non perché non avesse visto Mancino (anzi, scrisse nel diario di averlo visto).

Resta poi da capire perché, fra Capaci e via d´Amelio, mentre partiva la trattativa Ros-Ciancimino, ci fu il cambio della guardia al governo. "Io e Scotti - ricorda l´allora Guardasigilli Claudio Martelli - eravamo impegnati in uno scontro frontale con la mafia. Ma altre parti di Stato pensavano che le cose si potevano aggiustare se la mafia rinunciava al terrorismo e lo Stato evitava di darle il colpo decisivo. In quel clima qualcuno sposta Scotti dall´Interno alla Farnesina e pensa pure di levare dalla Giustizia Martelli, che però dice no". Signori delle istituzioni, siamo sulla buona strada, ma si può fare di più. A quando la prossima puntata?
(Vignetta di Bandanas)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Firmare un libro non basta (un'iniziativa speciale di Chiarelettere per la sicurezza sulle strade) - di Elena Valdini

Italia, con una bella dormita passa tutto - di Shukri Said (El Pais 10 luglio 2009)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info


322
commenti



Questa sera alle 23.30 sarò ospite di Victoria Cabello a "Victor Victoria" su La7
mt




Ora d'aria
l'Unità, 25 maggio 2009


Sabato 23 maggio, come ogni anno, è andata in scena a Palermo la consueta parata antimafia, una sorta di fiera del tartufo dove una carovana di politici (c’era persino Schifani) e autorità militari, civili e religiose fanno a gara nell’elogiare l’impegno dello Stato, nel promettere di non abbassare la guardia, nel ringraziare i magistrati (quelli morti). Poi, rientrati a Roma, ricominciano come sempre ad attaccare o insultare o trasferire o disarmare i magistrati (quelli vivi). Nessuno degli augusti oratori impegnati a commemorare l’”amico Giovanni” ha detto una parola sui mandanti occulti ed esterni a Cosa Nostra che commissionarono le stragi di Capaci e Via d’Amelio nel 1992 e quelle di Milano, Firenze e Roma nel 1993.

Eppure, proprio il giorno prima, Giovanni Brusca - il pentito ritenuto da tutti credibilissimo quando parla di se stesso e dei complici che fecero esplodere l’autostrada di Capaci - ha fatto rivelazioni esplosive nel processo in corso (dunque ignorato dalla grande stampa) per favoreggiamento mafioso a carico del generale Mori per la mancata cattura di Provenzano nel 1995. “Riina - ha detto Brusca - mi fece il nome dell’uomo delle istituzioni col quale venne avviata, attraverso uomini delle forze dell’ordine, la trattativa con Cosa nostra” dopo Capaci. Il nome? Brusca s’è avvalso della facoltà di non rispondere perché sul caso indaga la Procura di Caltanissetta.

Finora Brusca aveva detto di essere arrivato a quel politico, all’epoca ministro, in base a sue “deduzioni”. Ora invece afferma che glielo disse Riina, coinvolto direttamente nella trattativa con due ufficiali del Ros (lo stesso Mori e il capitano De Donno) tramite l’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino. Anche a quel politico della Prima Repubblica, come pure a Mori, sarebbe stato consegnato il famoso “papello” con le richieste di Cosa Nostra per interrompere le stragi. Ma la rivelazione di Brusca, ripresa da Corriere e Stampa, è caduta nel più impenetrabile silenzio della classe politica.

Lo stesso silenzio che l’altra sera, a Matrix su Canale5, ha accolto l’intervento del pm Gaetano Paci su Vittorio Mangano, lo “stalliere” di casa Berlusconi, definito “eroe” dal premier e da Dell’Utri: “Mangano era un mafioso sanguinario condannato per mafia, narcotraffico e omicidio, gli eroi sono Falcone e Borsellino”. In studio, mentre le telecamere indugiavano sui volti impietriti di Alessio Vinci, Piero Grasso e Giuseppe Ayala, non una parola su Mangano &C.. E via con l’antimafia dei film e delle fiction, quella che non fa nomi di politici. La commissione Antimafia, presieduta da Pisanu, è ormai un ente inutile e inerte.

Chissà se basterà a ridestarla dal letargo la denuncia del pm Roberto Scarpinato, che sabato, sul Sole-24ore, ha rivelato come il governo abbia tolto alle procure la password per accedere ai conti correnti. Impedendo così il sequestro di enormi capitali mafiosi. Una semplice coincidenza, si capisce: sono tutti troppo impegnati a celebrare l’”amico Giovanni”.
(Video a cura di Roberto Corradi)

Gli aggiornamenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Aggiornamento sui disegni di legge in Parlamento: a che punto siamo? - a cura di Barbara Buttazzi

Segnalazioni

Milano, chi ha paura della Commissione Antimafia? - di Gianni Barbacetto (da Micromega.net)

Emerge la prima verità sull'omicidio Rostagno - di Antonella Mascali

La verità mai raccontata sugli scandali finanziari e politici della Chiesa - di Gianluigi Nuzzi
Consulta i nuovi documenti inediti nella
rubrica curata dall'autore


Tutti giù per aria - il docufilm sulla vertenza degli ex lavoratori Alitalia
Anteprima nazionale 1 giugno 2009 - Teatro Ghione (Roma) - ore 20.30

Un pericoloso clown (Ta Nea, Grecia - 22 maggio 2009)
Traduzione a cura di Italiadall'estero.info

121
commenti


Foto di fotoflippr da flickr.comda l'Unità del 18 e 19 marzo 2008

Il senatore Paolo Guzzanti è su di giri. L’altro giorno, con grave sprezzo del pericolo, annunciava la nuova missione per la prossima legislatura: smantellare la legge Basaglia che abolì i manicomi. Una mossa autolesionista, ma che gli fa onore, visti gli ultimi sviluppi della commissione Mitrokhin, il cui “superconsulente” Mario Scaramella ha appena patteggiato 4 anni di reclusione per calunnia. Ora poi che la Corte d’appello di Milano ha assolto Guzzanti dall’accusa di aver diffamato tre giornalisti di Rainews24 (Morrione, Ranucci e Ferri) - da lui accusati nel 2001 di aver “manipolato” la famosa intervista di Paolo Borsellino, realizzata nel 1992 da due giornalisti di Canal Plus alla vigilia delle stragi di Capaci e via d’Amelio - non lo tiene più nessuno.

Nel suo psico-blog sobriamente intitolato “Rivoluzione Italiana”, il nostro eroe trae dalla sentenza conclusioni a dir poco stupefacenti: “La Corte d’appello di Milano mi assolve dandomi atto che l’intervista a Borsellino era manipolata col copia incolla per far credere che il mafioso Mangano parlasse di droga con Dell’Utri, mentre invece parlava con un mafioso della famiglia Inzerillo. E si certifica che quando Dell’Utri parlava di cavalli, parlava di cavalli! E pensare che questo era un cavallo di battaglia del solito Travaglio che spadroneggia in tv e su youtube senza contraddittorio. E’ una sentenza devastante per il finto giornalismo basato su documenti falsi e manipolati”.

Ora, la causa Guzzanti-Rainews riguarda Guzzanti e Rainews, non me. Quanto a me, ho vinto tutte e otto le cause intentatemi (insieme a Veltri, Luttazzi e Freccero) da Berlusconi & C. al Tribunale di Roma per l’”Odore dei soldi” e per “Satyricon”: quel che abbiamo scritto e detto era tutto vero. Purtroppo non si può dire altrettanto di Guzzanti. La sentenza che l’assolve non dice mai che l’intervista trasmessa da Rainews fu “manipolata col copia incolla per far credere” ecc: dice che il montaggio di Canal Plus (che poi curiosamente, dopo le stragi, non lo mandò mai in onda) è una “rielaborazione della cassetta originale” con “differenze” e “alterazioni del testo originario”: il che spesso avviene quando si prende una lunga chiacchierata e la si sintetizza al montaggio...

Leggi l'intervista integrale rilasciata da Paolo Borsellino ai giornalisti francesi Fabrizio Calvi e Jean-Pierre Moscardo di Canal Plus, pubblicata da l'Espresso l'8 maggio 1994

continua

58
commenti


flickr.comSono (per lo più) i politici l’antipolitica. La verità lampante l’ha scritta Barbara Spinelli l’altro giorno su La Stampa. E’ la loro crescente quantità di privilegi, di separatezza, di sordità, di omertà a scatenare quel risentimento che Beppe Grillo ha portato sul palco di piazza Maggiore a Bologna e in quello planetario della Rete. Che si è imposto come un allarme assordante per il Palazzo da parte di milioni di cittadini che disprezzando i politici – da Burlando a Berlusconi, da Gustavo Selva a Clemente Mastella -  invocano la politica.

E’ altrettanto vero, come ha detto fuggevolmente Romano Prodi, che i politici sono lo specchio fedele del Paese. La Casta ci  rappresenta, interpreta le nostre aspirazioni, asseconda i nostri stessi vizi, e addirittura li moltiplica avendone il modo e i mezzi accresciuti dal potere. Il nostro Parlamento, a differenza di quelli europei, ha sempre contenuto una quota di inquisiti, o addirittura di condannati. Negli Anni della Prima Repubblica, il doppio di oggi. E basterebbe riflettere sul caso della Sicilia e dei siciliani che alle ultime elezioni per la poltrona di Governatore, tra il molto inquisito Totò Cuffaro e Rita Borsellino, la sorella del giudice ucciso in via D’Amelio, scelgono Cuffaro senza tentennamenti, o vergogna, con 12 punti di scarto.

Non è il (fantomatico) qualunquismo di Beppe Grillo che dovrebbe preoccuparci. O le sue parolacce, fastidiose d’accordo, ma chi se ne frega. E’ un comico che parla, ha il diritto di farlo nei modi che si merita e che ci meritiamo. Il pericolo viene dal silenzio del Palazzo. E contemporaneamente dalle molte sordità del Paese reale che sa indignarsi sempre guardando altrove, o in alto, mai nello specchio che si porta dietro.

Pubblicato su Vanity Fair del 04 ottobre 2007

sfoglia novembre        gennaio
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.0632891749992268]>