.
Annunci online

abbonamento
207
commenti




da Il Fatto Quotidiano, 10 novembre 2010

Fateci caso. Le migliori gag del monologo travolgente di Roberto Benigni a “Vieni via con me” nascono dalla ripetizione testuale di una frase del presidente del Consiglio e di una del ministro per le Riforme Istituzionali. La prima: “Il caso Ruby è una vendetta della mafia contro di me”. La seconda: “Per ora sto dietro il cespuglio”. Frasi di una comicità irresistibile.
Il capo di governo del Paese che ha visto cadere magistrati, carabinieri, poliziotti, giornalisti e politici morti ammazzati dalla mafia se ne esce sostenendo che, per colpire lui, la mafia non usa più la lupara, il kalashnikov, il tritolo o il plastico, ma le mignotte. E il ministro più influente del Paese, quello che si esprime farfugliando frasi sconnesse o agitando il dito medio, tiene a far sapere che lui ormai vive dietro un cespuglio, lasciando agli elettori attoniti immaginare a quali attività è dedito in quella curiosa location. Quelle due frasi le avevamo sentite ripetere in tutti i tg e gr dalla viva voce dei loro autori, ma pochissimi le avevano trovate ridicole, almeno finchè non han sentito Benigni. Eppure non era difficile arrivarci da soli.

Il guaio è che, nel Paese dell’assuefazione e dell’ipse dixit, se un politico dice una bestialità, questa viene registrata dalla stampa al seguito con la massima serietà e compunzione. Così nessuno ne nota il lato comico. Segue dibattito. Roberto avrebbe potuto proseguire per ore: la carriera di uno che ha fondato un partito in un supermercato e un altro sul predellino della sua auto e se ne va in giro con un casco di bitume sagomato come Big Jim e Ken, è un serbatoio inesauribile. La domanda è: com’è possibile che un simile pagliaccio sia ancora a Palazzo Chigi? Mentre Benigni sbeffeggiava il pornocomplotto della mafia e il condottiero lumbard accovacciato dietro la siepe con le braghe a mezz’asta, pensavo a quanta gente, negli ultimi vent’anni, ha preso sul serio questi due buffoni patentati.

Sicuramente, a sbudellarsi davanti alle gag di Benigni su B&B, c’era D’Alema, che ai tempi della Bicamerale scambiò Al Pappone per “un sincero riformatore” e gli consentì di mettere la mani sulla Costituzione; c’era Veltroni, che proprio tre anni fa predicava “le riforme insieme” con B. e poi, in campagna elettorale, giurava di “non attaccarlo mai più”, anzi manco lo nominava, chiamandolo “il principale esponente dello schieramento a noi avverso”; e c’era Bersani, che ancora qualche mese fa predicava il “dialogo sul federalismo” con quello che armeggia col dito medio dietro il cespuglio. E c’erano sicuramente i tromboni del Pompiere della Sera, che han passato gli ultimi vent’anni a minimizzare le boiate di B&B, a esaltare il Cainano come “perno del bipolarismo”, a incoraggiarlo nella sua immaginaria “rivoluzione liberale”, a invitare chiunque passi per strada a “dialogare” con lui e “guai a demonizzarlo”. Quando, nel 2001, Le Monde venne a intervistare Montanelli su che cosa potesse fare l’Europa contro B., il grande Indro rispose: “Trattarlo con tutta l’irrisione e il disprezzo che merita”.

Infatti così l’ha sempre trattato la stampa estera: come un pagliaccio, tanto più pericoloso proprio in quanto è riuscito a spacciarsi per uno statista. In Italia, a parte qualche rara avis (Montanelli, Biagi, Sartori, pochi giornalisti e qualche comico), tutti l’han sempre preso terribilmente sul serio, legittimandolo come se fosse uno normale. Sarebbe bastata una risata, per seppellirlo, se fin dal ’94 chi ha in mano la politica e l’informazione si fosse incaricato di dipingere B. per quello che è: gli italiani, non foss’altro che per opportunismo, non voterebbero mai un uomo ridicolo. Lui lo sa benissimo, infatti ha sterminato più comici che giornalisti. E ha sempre irriso agli avversari, riducendoli a macchiette (si pensi alle campagne anti-Prodi, capo del miglior governo degli ultimi trent’anni, dal 1996 al ’98). Sono i suoi avversari che, oltre a non opporglisi mai, hanno sempre evitato di deriderlo come il politico più ridicolo dell’universo. Forse perché non lo trovano ridicolo. O forse perché lo sono anche loro. Chi si somiglia si piglia. 
(Vignetta di Fei)

Oh che bel mestiere fare il puttaniere! - Le poesie di Carlo Cornaglia
Il pace-maker gli dà tanta energia,
quella che manca gliela dà il viagra
e, grazie allo scopare in compagnia,
l’orgasmo senza interruzion deflagra.

C’è chi si scandalizza, chi lo invidia,
chi lamenta che tromba e non governa,
c’è chi cita Bill Clinton con perfidia,
chi gli amori di Kennedy squaderna
(leggi tutto)


Segnalazioni

Carriere al silicone (Sydsvenskan, Svezia - 6 novembre 2010)
Traduzione a cura di italiadallestero.info

Battaglia vinta per Raphael Rossi - 25 mila firme in 24 ore, l'Amiat garantirà l'assistenza legale (da ilfattoquotidiano.it)

Fai un gesto di inciviltà, abbonati al Fatto  - Il video di Mario Natangelo


87
commenti




da Vanity Fair, 6 ottobre 2010

Il solo lato divertente del razzismo leghista di casa nostra lo puoi apprezzare appena passata la frontiera svizzera, tra Chiasso e Lugano, chiacchierando con i cugini leghisti del Canton Ticino quando ti spiegano che le tribù padane di Como, Varese, Verbania, con annessi Suv neri e partite Iva in bianco, sono in realtà spregevoli “ratti italiani”. Topi dentro il formaggio della ricca Svizzera. Gente che “viene da noi a rubarci il lavoro”, come ha appena dichiarato tale Giuliano Bignasca, svizzero col pedigree, leader della Lega Ticinese.

Perché il contrappasso di ogni razzista è di essere schifato da un razzista equivalente, che per privilegio geografico è stato sgravato un po’ più a Nord. Il quale considererà suo e indivisibile il territorio dove ha pascolato in gioventù il cervello. E si sentirà in diritto di squittire insulti verso il proprio Sud, confermando sempre la regola. Compresa quella di essere a sua volta umiliato da latitudini maggiori, magari quelle di un uno scandivo, un eschimese, un merluzzo.

Un bel po’ dei 50 mila lombardi frontalieri si sono molto offesi del paragone coi roditori. Il caso ha voluto che in quelle stesse ore il loro leader più bello, più intelligente e più votato, l’Umberto Bossi da Gemonio, stesse nutrendo la sua fama migliore paragonando i romani ai porci. Ma poi – a differenza del suo alter ego svizzero – ha detto che scherzava, non ce l’aveva con i cittadini romani, ma con i Palazzi della politica, dove stanno il potere e i ministri. Meschino: non ricordandosi che anche lui è un signor ministro, è finito in trappola come un signor topo.
(Vignetta di Fei)


Segnalazioni

Povero vecchio -
Le poesie di Carlo Cornaglia
Ventinove settembre, nell’arena
della Camera blatera il premier,
concludendo così l’estate oscena
vissuta grazie e Fini e ai suoi lacché.

Gli piacerebbe aver la maggioranza
anche senza i Granata ed i Bocchino,
indifferente, nella circostanza,
all’aver trasformato in un casino
(
leggi tutto)

Video -
Bossi e Alemanno, la polentata della pace (da ilfattoquotidiano.it)

Il decreto legislativo n.66/2010 elimina il divieto di costituire associazioni paramilitari in Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi

Non solo odio - Annozero, in onda giovedì 7 ottobre, ore 21, Rai2 - Ospiti in studio il direttore di Libero Maurizio Belpietro, Luigi De Magistris dell’Italia dei valori e l’esponente del Pdl Daniela Santanchè.

Rovigo, venerdì 8 ottobre, ore 18.30 - Nell'ambito della rassegna La Fiera delle parole, Marco Travaglio  partecipa a un incontro sulla libertà d'informazione. Intervengono Tiziana Ferrario e Filippo Rossi. C/o Rovigo Fiere, ex zuccherificio, sala Bisaglia, viale Porta Adige 45


116
commenti





da Il Fatto Quotidiano, 2 ottobre 2010

Dopo tante leggi ad personam/s per Silvio B., eccone una per i fedelissimi di Umberto B., in nome della par condicio. La norma è ben nascosta in un decreto omnibus che entra in vigore fra pochi giorni, il 9 ottobre: il Dl 15.3.2010 n. 66 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 maggio col titolo “Codice dell’Ordinamento Militare”. Il decreto comprende la bellezza di 1085 norme e, fra queste, la numero 297, che abolisce il “Dl 14.2.1948 n. 43”: quello che puniva col carcere da 1 a 10 anni “chiunque promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici” e si organizzano per compiere “azioni di violenza o minaccia”. Il trucco c’è e si vede: un provvedimento che abroga una miriade di vecchie norme inutili viene usato per camuffare la depenalizzazione di un reato gravissimo e, purtroppo, attualissimo. Chissà se il capo dello Stato, che ha regolarmente firmato anche questo decreto, se n’è accorto. L’idea si deve, oltreché al ministro della Difesa Ignazio La Russa, anche al titolare della Semplificazione normativa, il leghista Roberto Calderoli. Che cos’è venuto in mente a questi signori, fra l’altro nel pieno dei nuovi allarmi su un possibile ritorno del terrorismo, di depenalizzare le bande militari e paramilitari di stampo politico?

Forse l’esistenza di un processo in corso da 14 anni a Verona a carico di politici e attivisti della Lega Nord sparsi fra il Piemonte, la Liguria, la Lombardia e il Veneto, accusati di aver organizzato nel 1996 una formazione paramilitare denominata “Guardia Nazionale 
Padana”, con tanto di divisa: le celebri Camicie Verdi, i guardiani della secessione. Processo che fino a qualche mese fa vedeva imputati anche Bossi, Maroni, Borghezio, Speroni e altri cinque alti dirigenti che erano parlamentari all’epoca dei fatti, fra i quali naturalmente Calderoli. In origine, i capi di imputazione formulati dal procuratore Guido Papalia sulla scorta di indagini della Digos e di copiose intercettazioni telefoniche, in cui molti protagonisti parlavano di fucili e armi varie, erano tre: attentato alla Costituzione, attentato all’unità e all’integrità dello Stato, costituzione di una struttura paramilitare fuorilegge. Ma i primi due, con un’altra “legge ad Legam”, furono di fatto depenalizzati (restano soltanto in caso di effettivo uso della violenza) nel 2005 dal centrodestra ai tempi del secondo governo Berlusconi. Restava in piedi il terzo, quello cancellato dal decreto La Russa-Calderoli.

I leader leghisti rinviati a giudizio si erano già salvati dal processo grazie al solito voto impunitario del Parlamento, che li aveva dichiarati “insindacabili”, come se costituire una banda paramilitare rientrasse fra i reati di opinione degli eletti dal popolo. Papalia ricorse alla Corte costituzionale con due conflitti di attribuzioni fra poteri dello Stato contro la Camera, ma non riuscì a ottenere ragione. Restavano imputate 36 persone, fra le quali Giampaolo Gobbo, segretario della Liga Veneta e sindaco di Treviso e il deputato Matteo Bragantini. Ma ieri, nella prima udienza del processo al Tribunale di Verona, si è alzata l’avvocatessa Patrizia Esposito segnalando ai giudici che anche il reato superstite sta per evaporare: basta 
aspettare il 9 ottobre e tutti gli imputati dovranno essere assolti per legge. Stupore generale: nessuno se n’era accorto. Al Tribunale non è rimasto che prenderne atto e rinviare il dibattimento al 19 novembre, in attesa dell’entrata in vigore del decreto. Dopodiché il processo riposerà in pace per sempre.
Le camicie verdi e i loro mandanti possono dormire sonni tranquilli. Il Partito dell’Amore, sempre pronto a denunciare il “clima di odio che può degenerare in violenza”, ha depenalizzato la banda armata. Per l’“associazione a delinquere dei magistrati” denunciata da B., invece, si procederà quanto prima alla fucilazione. 
(Vignetta di Natangelo)

L'inchiesta "Camicie Verdi" nella rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

nobday2No Berlusconi Day 2 - Sabato 2 ottobre, Roma, piazza della Repubblica, ore 14.00
Il blog del NoBDay2






137
commenti




da Il Fatto Quotidiano, 15 settembre 2010

Se la finiana Angela Napoli dice che alcune parlamentari del Pdl si sono prostituite in cambio del seggio, tutte le parlamentari del Pdl la querelano. Se invece il turboberlusconiano Giorgio Stracquadanio dice che è cosa buona e giusta prostituirsi in cambio del seggio, tutto va ben madama la marchesa. Dipende da chi lo dice. Se un’esagitata di un centro sociale lancia un fumogeno contro Bonanni alla festa del Pd, non si parla d’altro per una settimana, il Pd è costretto a scusarsi e viene accusato di “squadrismo” dal ministro Brunetta. Se invece orde di ultras leghisti dell’Atalanta lanciano decine di fumogeni contro il ministro dell’Interno Maroni alla “Berghem Fest” della Lega, il giorno dopo non ne parla più nessuno, nessuno si scusa con nessuno e Brunetta zitto. Dipende da chi li lancia, i fumogeni, e alla festa di chi.

Appena un giornalista gli fa una domanda, il ministro Bossi estrae il dito medio: anche lui è passato al digitale terrestre, anzi extraterrestre. L’altro giorno, per cambiare un po’, ha fatto una pernacchia (a quando un bel ruttino o una graziosa scoreggina? Comunicazione anal-ogica). E tutti giù a ridere: che simpaticone, il nonnetto sta guarendo. Figurarsi se uno del centrosinistra (o peggio ancora un finiano) si permettesse qualcosa del genere.
Mesi fa, al Parlamento portoghese, il ministro dell’Economia Manuel Pinho ha fatto le corna a un deputato dell’opposizione: il premier José Socrates ha subito parlato di “gesto inaccettabile” e l’ha dimissionato su due piedi. Da noi, dipende.
Se il centrosinistra prende i voti da qualche parlamentare eletto con l’opposizione, ma anche dei senatori a vita, è “ribaltone” e “tradimento”. Se il centrodestra compra venti parlamentari dell’opposizione, si chiama “gruppo di responsabilità nazionale”. Per stabilire chi è voltagabbana e chi no, dipende da chi la volta, la gabbana. “La sinistra ha un’insopprimibile attrazione verso i dittatori”, disse B. l’8 aprile 2003. Poi definì Putin “dono di Dio”, elogiò il tiranno bielorusso Lukashenko, baciò la mano a Gheddafi e gli regalò motovedette e munizioni per sparare ai nostri pescherecci (a quando qualche bel missile ad alta precisione?). Ma c’è dittatore e dittatore: dipende.

Per B. vale la regola di un vecchio spot del dentifricio Chlorodont: con quella bocca lui può dire ciò che vuole. Lui e i suoi. L’altro giorno ha così sintetizzato la sua concezione della democrazia: “Il dissenso dev’essere positivo, costruttivo. Non deve diventare quotidiano attacco all’immagine del governo, della maggioranza, del primo ministro”. Il famoso dissenso-assenso. Quando la Meloni ha osato ipotizzare l’incandidabilità dei condannati, ha replicato: “Sono assolutamente d’accordo, ma a patto che il giudizio non lo dia una certa magistratura, ma un organo interno al nostro partito”. Il partito auto-pulente.
Quanto a Gheddafi, “ho chiesto perdono per quel che han fatto i nostri predecessori in Libia, così abbiamo trasformato il 30 agosto da festa della vendetta a festa dell’amicizia”.   Ecco cos’erano le mitragliate italo-libiche sui pescatori italiani: i fuochi d’artificio della festa dell’amicizia. Stampa e tv di regime vigilano occhiute su questa impar condicio, disperdendo con gli idranti chi osa criticare il governo e minimizzando le sparate del governo. Ieri, sul solito Pompiere, il solito Pigi Cerchiobattista conciava per le feste il mite Nicola Zingaretti, reo di aver dichiarato che, grazie alla Gelmini, “la scuola italiana vive uno dei giorni più brutti del dopoguerra”. Parole che Pigi, tutto spettinato, definisce “lessico apocalittico”, “oltranzismo”, “demagogia”, “esasperazione”, “grillismo di maniera”, “invettive e insulti che ammorbano la politica italiana”. E manca poco che chiami la forza pubblica. Silenzio invece sulla lucida difesa della Gelmini per la scuola statal-leghista di Adro: “Chi polemizza con il sindaco di Adro dovrebbe farlo per coerenza anche quando sono simboli della sinistra a entrare in classe”. Si ignora quali simboli della sinistra abbia in mente la poveretta: probabilmente, i libri. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Se l'Italia di Andreotti ha sconfitto quella di Ambrosoli - di Daniela Gaudenzi (da liberacittadinanza.it)

Telebavaglio - Gli incorrutibili?. Puntata speciale sul disegno di legge anticorruzione proposto dal Fatto Quotidiano con il senatore del Pd Luigi Zanda, il leader dell'Idv Antonio Di Pietro  e Angela Napoli di Futuro e Libertà (da ilfattoquotidiano.it).

Giovedì 16 settembre, Padova, ore 19 - Nell'ambito della festa del Pd incontro "Comunicazione: la parola a Marco Travaglio". C/o parco Appiani, via Marghera.

Venerdì 17 settembre, Roma, ore 19 - Andrea Camilleri e Saverio Lodato presentano il libro "Di testa nostra" (edizioni Chiarelettere).  Interviene Marco Travaglio.
C/o Circolo degli Artisti, via della Casilina Vecchia 42. Scarica l'invito






83
commenti


natangelo

Signornò, da L'Espresso in edicola

L’ex Guardasigilli Roberto Castelli, che Saverio Borrelli immortalò sarcasticamente come “l’ingegner ministro”, non s’è ancora riavuto dalla trombatura alle comunali di Lecco. Nel cenacolo di Pontida ha minacciato: “Federalismo o secessione”. E quando Claudio Magris, da quel grande scrittore che è, lo ha rimesso a posto sul Corriere, ha replicato (chiamandolo “dottor Magris”) in pieno stato confusionale. Anzitutto l’ha accusato di non percepire bene, “da Roma” ovviamente ladrona, “la disperazione delle partite Iva del Nord”, ignorando che Magris scrive da Trieste.
Poi si è imbrodato con la consueta modestia: “E’ per me grande motivo di orgoglio essere stato il ministro che è riuscito ad abolire i reati d’opinione in nome della libertà del pensiero”. Non è la prima volta che questo ingegnere meccanico esperto nell’abbattimento dei rumori autostradali si
convince di aver fatto cose che non ha mai fatto. Il 21 luglio 2001, appena insediato alla Giustizia, s’impegnò nel Documento di programmazione economica e finanziaria a istituire il giudice unico di primo grado e a introdurre la competenza penale del giudice di pace: non l’avevano avvertito che entrambe le riforme erano le aveva già realizzate l’Ulivo nella precedente legislatura.
Poi si fece pure l’idea di aver abolito i reati di opinione.

In realtà la riformucola del codice Rocco varata il 25 gennaio 2006 riguardava perlopiù il vilipendio al Tricolore: prima era punito col carcere, da allora basta una multa. Inoltre furono ridotte le pene per l’attentato all'integrità, indipendenza e unità nazionali (pena massima non più l’ergastolo, ma 10 anni). Guarda un po’ la combinazione: Umberto Bossi rischiava di finire dentro per aver detto “col Tricolore mi pulisco il culo”, essendosi giocato la condizionale con altre condanne (tangente Enimont e istigazione a delinquere contro gli attivisti di An da “andare a
prendere casa per casa”); e tutto il vertice leghista era sotto processo a Verona per attentato all’unità e integrità nazionali, con l’accusa di aver organizzato bande paramilitari (le “camicie
verdi”).Insomma, più che i reati di opinione, Castelli depenalizzò i reati della Lega.

Glielo rinfacciò persino Il Foglio, nel 2002: “Le promesse di Castelli sui reati di opinione restano tali”. Infatti le opinioni critiche continuano a essere equiparate alle diffamazioni e punite col carcere: non c’è differenza, nel nostro Codice penale, fra una critica e una diffamazione (attribuzione di un fatto infamante ma falso). L’anno scorso il governo Berlusconi-3 ha addirittura ripristinato l’oltraggio a pubblico ufficiale, abrogato da Prodi nel 1999. Intanto i politici seguitano
a diffamare i cittadini trincerandosi dietro l’insindacabilità parlamentare, mentre trascinano in tribunale il cittadino che osa criticarli. Ne sa qualcosa l’ingegner Castelli, che querelò Franca
Rame
per avergli dato del “pirla” e ne ottenne la condanna a una multa di ben 1 milione di lire. Lui, il paladino della “libertà del pensiero”.
(Vignetta di Natangelo)



147
commenti


IL FATTO QUOTIDIANO: ORA E' POSSIBILE ABBONARSI CON PAYPAL
Cari amici del Fatto Quotidiano,
mancano due mesi esatti all’uscita in edicola del Fatto Quotidiano. E abbiamo qualche altra buona notizia da comunicarvi. Stiamo lavorando al progetto grafico, al sito web, alla composizione della redazione e del parco collaboratori, per essere pronti a uscire in edicola e online - come promesso – il 23 settembre. E le notizie che ci giungono quotidianamente dal fronte degli abbonamenti sono altrettante boccate d’ossigeno.

Da quando abbiamo attivato la soluzione di pagamento con carta di credito e abbiamo inviato l’email esplicativa ai 40 mila aspiranti abbonati che si erano prenotati, cioè da una settimana,  abbiamo ricevuto versamenti per 11500 abbonamenti effettivi (in gran parte con carta di credito, ma anche con conto corrente bancario e, in misura minore, postale).
La gran parte, circa il 66%, ha scelto di abbonarsi alla versione online (scaricabile dalla mezzanotte del giorno prima in Pdf), mentre gli altri hanno optato per l’abbonamento postale semestrale o annuale. E l’afflusso continua al ritmo diurno di un abbonato al minuto. La cifra di oltre 11 mila va al di là delle nostre più rosee previsioni iniziali e ci dà carica ed entusiasmo. Sentiamo di lavorare insieme a un piccolo, grande progetto comune. Sentiamo che il nostro sogno di fare un giornale per i lettori” e “dei lettori” sta diventando realtà...
 LEGGI TUTTO


Immagine di Roberto CorradiDalla rivista "A" in edicola

Il cinema italiano è salvo. Chi temeva che i tagli selvaggi al Fus, il Fondo unico dello spettacolo, da parte del governo potessero mettere in ginocchio l’industria cinematografica nazionale (peraltro ferma a pellicole di tre anni fa, “Il divo” e “Gomorra”) si sbagliava di grosso. Ora, a tenere alta la bandiera tricolore di celluloide, ci pensa la Padania.
Il ministro Umberto Bossi e il viceministro Roberto Castelli hanno voluto presenziare entrambi – un autentico trust di cervelli - all’inaugurazione del “Polo del cinema” appena aperto alla periferia di Milano grazie ai 9 milioni stanziati dalla Regione Lombardia. “E’ la nostra Hollywood”, ha proclamato restando serio il primo. “In tutte le fiction televisive – ha tuonato il secondo – i protagonisti, che siano bergamaschi, altoatesini o tedeschi, parlano sempre romanesco. E’ insopportabile. Dà fastidio. Con il nuovo polo lombardo si pongono le premesse per un’azione culturale migliore. Quindi, quando ci sono ambientazioni milanesi, si parli milanese”. Castelli ce l’ha con le due fiction dedicate a Papa Giovanni XXIII, “che era un bergamasco verace e sentirlo parlare romanesco è sbagliato, dà fastidio da un punto di vista culturale”.
Nessuno gli ha spiegato che nelle due fiction il Pontefice era interpretato da due attori stranieri (a parte Massimo Ghini che lo impersonava nella fase giovanile): Edward Asner e Bob Hoskins. Escludendo che i due attori anglofoni parlino il romanesco, se ne deduce che il problema era nel doppiaggio: bastava farli parlare con la voce di due doppiatori lombardi e il problema era risolto, anche girando il film a Roma (dove peraltro ha sede, se non andiamo errati, il Vaticano).

Ma il duo Bossi-Castelli ha grandi progetti, “dal punto di vista culturale” ça va sans dire, convinto (peraltro in buona compagnia, da Mussolini a Veltroni) che la politica debba mettere il becco anche nel cinema. Il Senatur, noto cinefilo, annuncia che il Polo cinematografico padano regalerà presto alla Nazione un imperdibile film sulla vita di Marco d’Aviano, un frate cappuccino veneto che incitò a suon di messe e rosari le truppe del Sacro Romano Impero trascinandole alla vittoria contro i turchi alle porte di Vienna. Se ne sentiva proprio la mancanza. Come del resto del capolavoro sul Barbarossa e su Alberto da Giussano, realizzato per Raifiction da Renzo Martinelli e anticipato con apposito trailer dal Senatur al recente raduno di Pontida. “C’è Bossi che mi sta facendo una testa tanto con questo cavolo di fiction di Barbarossa...”, confidava esausto Silvio Berlusconi due anni fa all’allora direttore di Raifiction Agostino Saccà, in una famosa telefonata intercettata. “Il signor regista – replicava Saccà - ha fatto un errore madornale, perché un mese fa ha dato… un’intervista alla ‘Padania’, dicendo che aveva parlato con Bossi e che... io ero riuscito a rimettere in moto la cosa, che era tutto a posto perché aveva parlato col Senatùr... Il regista Martinelli è un bravo regista, però è uno stupido, un ingenuo, un cretino proprio...”.

Ecco, ora ci sarà un polo apposito per registi cretini che prendono ordini dalla Lega. Ne guadagnerà “il punto di vista culturale”. Basta mezzecalzette romanesche tipo Sordi o Mastroianni, per non parlare dei cialtroni napoletani tipo Totò, i De Filippo, la Loren, Troisi o Servillo. A quando una bella fiction sulle ronde padane?
(immagine di Roberto Corradi)

Segnalazioni

La lunga vita dei sacchetti di plastica - scarica il pps con gli effetti dell'abuso di materiali non biodegradabili

La disinformata nazione di Berlusconi - di John Hooper (The Guardian, 21 luglio 2009)

Traduzione a cura di Italiadallestero.info


249
commenti


Foto di Roberto CorradiNell’orribile Italia che ci respira accanto almeno due persone hanno ottenuto un salvacondotto che li mette al riparo da qualunque conseguenza generino le loro parole e le loro azioni: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il suo ministro Umberto Bossi. Possono dire e disdire, fare e disfare, come a nessun altro è consentito: elogiare i mafiosi e Putin, invocare i fucili e la secessione.

Oppure aizzare l’intero Paese contro i Rom e i campi nomadi. Come se davvero nell’Italia governata per un terzo dalla grande criminalità, la ‘ndrangheta, la mafia siciliana e la camorra - che sovrintendono il traffico di droga, di armi, di capitali occulti, di esseri umani, della prostituzione, degli schiavi dell’elemosina, l’estorsione ai commercianti e agli imprenditori, il controllo dei cantieri, degli appalti e dei rifiuti - il problema che quotidianamente ci affligge sia davvero quello: i furti in appartamento, la sporcizia dei campi nomadi, l’aggressività dei piccoli zingari per strada. E che per arginare questa emergenza (non quella della Locride o di Scampia o dell’economia malavitosa che investe in Borsa) vengano nominati commissari ad hoc con il compito di ripulire, sradicare, disinfestare. In un furore d’ordine, ma in realtà di tremori contro le persone diverse da noi, che sta avvelenando l’Italia e gli italiani.

Dicono gli imperturbabili commentatori della politica (sempre eccellenti a spiegare il già avvenuto) che è poi la vita minuta di quartiere con gli inciampi e le difficoltà di tutti i giorni quella che orienta la scelta degli elettori. I quali se ne fregano della mafia russa e dei padrini calabresi, purché qualcuno allestisca (o prometta) la forca per chi gli ha appena rubato il portafoglio. Non averlo capito in tempo, dicono, ha perduto la sinistra, disarmandola.

Che sia solo questo, guardando le facce inconsapevoli dei leader di sinistra, io ne dubito assai. Mi domando semmai a quale destino si siano arresi, a quale salvacondotto personale aspirino i commentatori della politica, pensando simili pensieri.

Segnalazioni
La Repubblica del silenzio: il caso Travaglio ha inaugurato una nuova era politica (da Diario)
di Furio Colombo

sfoglia ottobre        dicembre
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.205499799994868]>