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da Il Fatto Quotidiano, 3 novembre 2010

Qualche mese fa, commentando alla rassegna stampa di Radio3 un articolo del Times su Nicole Minetti candidata al consiglio regionale della Lombardia, un giornalista della Stampa inciampò con la lingua e la presentò come “l’igienista mentale di Berlusconi”. Da allora, complici i correttori automatici dei computer, i giornali sono pieni di refusi sull’igienista dentale che diventa mentale. Mai come questa volta viene smentita la presunta stupidità dell’intelligenza artificiale.
In effetti, più che la dentatura mirabilmente restaurata dopo il vile attentato di piazza Duomo, è proprio la mente del pover’ometto che necessiterebbe di interventi igienici: solo uno squilibrato potrebbe concepire una legge per chiudere “da 3 a 30 giorni” i giornali o le tv che pubblicano intercettazioni, per limitarle a “terrorismo internazionale, organizzazioni criminali, pedofilia e omicidi” e addirittura per vietare che abbiano valore di “prova per l’accusa e per la difesa”. Intanto perché, ormai, non esiste maggioranza disposta a votare una porcheria del genere. Eppoi perché le intercettazioni senza valore di prova sono quelle “preventive”, consentite ai servizi segreti e alle forze dell’ordine per scovare presunti terroristi e individuare latitanti mafiosi: servono a individuarli, ma non a provare la loro colpevolezza (o innocenza). Ma, siccome non necessitano di autorizzazione preventiva del giudice e sono affidate alla discrezionalità di agenti, 
barbefinte e rispettivi mandanti politici, il loro uso indiscriminato trasformerebbe quel che resta della nostra democrazia in una tirannide spaventosa, dove il governo fa spiare chi gli dà ombra e non rende conto a nessuno dei dossier raccolti.

Una buona igienista mentale occorrerebbe anche al Pdl che, ridotto com’è, trova il sense of humour di lanciare “un ultimatum a Fini” (ma non dovrebbe essere il contrario?). L’igienista mentale, se resta tempo, dovrebbe occuparsi anche del povero Sandro Tremebondi, che ieri ha inviato una lettera chilometrica al Corriere per spiegare che “ormai non so più cosa dire a Galli della Loggia” (seguono 710 parole). Ne basta mezza invece, di igienista mentale, per la escort che aveva un problema col figlio e non trovò di meglio che rivolgersi a Brunetta (immortale la cronaca de La Stampa: “Brunetta tirato in pista suo malgrado”). Invece ci vuole un’igienista intera per soccorrere il povero Frattini Dry il quale, non bastando gli incidenti diplomatici che semina Bertolaso in giro per il mondo, deve pure placare l’ira di Mubarak tirato in ballo come presunto zio di Ruby: solo che, nella concitazione della crisi, non fa in tempo a coordinarsi col principale.

E così, mentre B. racconta che “non ho mai detto che Ruby fosse la nipote di Mubarak, era lei che lo diceva”, il presunto ministro degli Esteri dichiara al Corriere che “il presidente del Consiglio ha testualmente detto che quella persona era stata segnalata come una parente di Mubarak”. Igienista mentale obbligatoria anche 
nella redazione di Libero, dove un titolista in stato confusionale s’indigna perché “i pm ascoltano pure la narcotrafficante” (capito le toghe rosse? Ora si mettono pure a interrogare i narcos, di questo passo chissà dove andremo a finire). E nell’ufficio del vicedirettore del Giornale dal cognome francamente eccessivo, Massimo de’ Manzoni (ma noi speriamo ancora che sia solo uno pseudonimo), il quale si appella affranto al gip del caso Montecarlo per implorarlo di non archiviare Fini (“lo faccia per cancellare dalle facce di Bocchino e Urso quel sorrisetto irritante”): si vede che soffre davvero, ma soprattutto s’offre. Un po’ di igiene mentale farebbe bene anche a chi ha concepito l’insana idea, raccolta da Repubblica, di un “Berlusconi dimissionario in cambio di un salvacondotto giudiziario” per giocare la formidabile “carta Alfano” (nel senso di Angelino Jolie). Nel qual caso, sia chiaro, meglio altri vent’anni di B. Almeno si ride. 
(Vignetta di Fifo)



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da Vanity Fair, 11 agosto 2010

L’acclamato sovversivismo piccolo borghese di Silvio Berlusconi – che alla luce del giorno, e con il seguito di fotografi, va a pranzo dal corruttore di giudici Cesare Previti - moltiplica il veleno dei suoi frutti. Il suo “governo del fare”, ogni giorno disfa le piccole e le grandi regole del vivere comune, dalla legalità del non rubare, alla buona educazione. Uomini pubblici che un tempo si sarebbero vergognati di ruttare in pubblico, grugnire insulti, esibire il dito medio ai giornalisti, strofinarsi l’inguine con il tricolore, oggi lo fanno, vantandosene.

Al punto che la ministra dell’Istruzione Maria Stella Gelmini propone, sorridendo del suo stesso zelo, una laurea honoris causa al povero Umberto Bossi che di quei rutti in pubblico ha fatto la sua cifra perenne, offrendola come innovativa “comunicazione politica”.
Il sindaco di Verona Tosi, altro eroe del leghismo sdoganato dall’anomia berlusconiana, nega l’Arena al cantante Morgan “perché è un drogato”, ma non ha mai alzato un sopracciglio contro i neonazisti che infestano la curva del Verona calcio. 
E il commovente ministro Brunetta non lascia scadere un giorno senza nutrire di nuovi improperi la vendetta contro i suoi personali fantasmi di rabbiosa  adolescenza: gli antichi “radical chic”.

Comportamenti che nell’altra Repubblica si sarebbero perfezionati con il favore dell’ombra, perchè erano reati o insulsaggini da bar o personali vendette, ora vengono esibiti nelle piena luce dei media e poi rivendicati con una risata. Gli ingenui e i poveracci – ai quali tocca rispettare le regole e subirne le sanzioni – provvedono all’applauso, diventando complici di un malloppo che non si godranno. 
(Vignetta di Bandanax)





 


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Vignetta di Molly BezzDa Vanity Fair, 22 ottobre 2008


Sono belli e allegri i cortei di questi giorni contro la riforma della scuola ideata dagli staff dei ministri Tremonti & Brunetta e poi passata sotto banco, durante l’intervallo, alla ministra Mariastella Gelmini, che a ogni interrogazione in pubblico, e con notevoli occhiali, la difende a memoria.

Sono belli, allegri e irriverenti, come è giusto che sia (“taglia taglia e il bambino raglia”) in omaggio, anche, alla giovinezza. Sono persino educati. Infinitamente più educati di quanto non lo siano gli adulti, non solo i politici, che stanno (che stiamo) furiosamente scassando il mondo, incapaci di distribuire un po’ di riso, un po’ di medicine, un po’ di acqua pulita, un po’ di contraccettivi per alleviarne la deriva. Ma capacissimi di moltiplicare guerre e crolli finanziari. Consumi e fallimenti. Trovando in tre settimane migliaia di miliardi di dollari per salvare le banche, ma nulla, o quasi nulla, da decenni, per salvare qualche ragazzino africano dalla malaria e comprare dei banchi in più per gli scolari di Scampia. 

Dicono che gli studenti ne sappiano poco o nulla della riforma della scuola e che protestino per niente. Il niente sarebbero i grembiulini, il sette in condotta, il maestro unico e magari le classi dell’apartheid padana. Ma se davvero fossero niente, allora perché la riforma? E se non prevedesse il taglio di classi, di scuole, di posti di lavoro, e di buon senso, perché affannarsi a vararla? Per licenziare un po’ di bidelli? Ma no, dice la signora Gelmini. La quale sa anche sorridere mentre spiega che tagliando qui e là si rimetterà ordine al disordine scolastico, ci sarà più disciplina e più premi ai meritevoli. La sua carriera lo dimostra. Le classi dirigenti lo dimostrano e il mondo che ne consegue pure. Sarà quel suo sorriso lieto a irritare i ragazzi più della riforma, oppure solo le bugie?
(Vignetta di Molly bezz)

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