.
Annunci online

abbonamento
186
commenti



Vignetta di bandanaxOggi i deputati del Pdl hanno chiesto un'ispezione ministeriale alla procura di Napoli. E sebbene la e-mail d'invito alla loro conferenza stampa fosse intitolata "Caso Campania-Cosentino" gli onorevoli si sono subito affrettati ad assicurare che l'iniziativa non aveva nulla a che fare con la richiesta d'arresto per fatti di camorra presentata al parlamento contro il sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino. Dimostrare troppo platealmente che gli ispettori di via Arenula vengono utilizzati per intimidire qualunque magistrato osi tentare di far luce sugli affari della Casta - anzi della Cosca - da quelle parti è infatti considerato "un errore di comunicazione".

Sbagli o meno, bisogna però registrare che la reazione della politica di fronte a chi intrattiene rapporti con i boss, è quella di sempre. Il centrodestra, con Silvio Berlusconi in testa, esprime solidarietà a Cosentino. I leader del centrosinistra, con Pierluigi Bersani in testa, parlano invece solo sotto tortura. Ieri Bersani si è limitato a intervenire per rispondere a una precisa domanda dei cronisti sul sottosegretario (spontaneamente il segretario del Pd conciona di altro). E ha detto che la questione della permanenza di Cosentino nell'esecutivo "è seria" e che "il governo deve valutare con attenzione".

Con una classe dirigente come questa è chiaro che le speranze di sconfiggere un giorno mafia, camorra e 'ndrangheta, sono ormai ridotte al lumicino. Aumentano invece quelle di vedere questo bel gruppo di brontosauri della politica andare a casa. "Le oligarchie", spiegava il sociologo Vilfredo Pareto, "cadono di schianto". E che questi siano un'oligarchia ormai non vi è più dubbio. Adesso aspettiamo solo lo schianto. E la caduta.
(Vignetta di Bandanax)

Commento del giorno
di  soldatostraccione -   lasciato il 11/11/2009 alle 10:13 nel post Lo stalliere del Pd
io non escluderei l'eventualita' di reintrodurre la Costituzione.

228
commenti



Vignetta di Molly BezzZorro
l'Unità, 30 gennaio 2009


A proposito di silenzi omertosi, anzi mafiosi: l’altroieri la Camera ha bocciato la mozione dell’opposizione Pd-Idv-Udc che chiedeva gentilmente al governo di “invitare alle dimissioni il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino”, Pdl, accusato da sei pentiti del clan dei Casalesi (come ha rivelato una lunga inchiesta dell’Espresso) e indagato per camorra dalla Dda di Napoli, in quanto “lede gravemente non solo il prestigio del governo, ma anche la dignità del Paese”. La mozione era firmata dai capigruppo del Pd Antonello Soro, dell’Idv Massimo Donadi e dell’Udc Michele Vietti, oltreché dagli on. Sereni, Bressa, Ciriello e Garavini. Quest’ultima, una maestra elementare eletta con gl’italiani all’estero e dunque ignara di cose di mafia, ha illustrato la mozione in aula. Purtroppo però le astensioni e le assenze nelle file del Pd han superato quelle del Pdl e salvato l’ottimo Cosentino.

Mozione respinta con 236 no (Pdl più Lega), 138 sì e 33 astensioni. Decisivi dunque i 26 astenuti Pd (fra i quali Cuperlo, Madia e i radicali), i 47 Pd usciti dall’aula perlopiù solo per quella votazione e poi subito rientrati (compresi Enrico Letta, il ministro molto ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia e perfino Marina Sereni, firmataria della mozione stessa), i 22 Pd assenti ingiustificati (compresi D’Alema, Gentiloni e Veltroni, che sull’Espresso aveva chiesto le dimissioni di Cosentino) e i 2 Pd addirittura contrari (fra cui il tesoriere Ds Ugo Sposetti). Erano troppo impegnati a salvare le istituzioni repubblicane minacciate da un paio di migliaia di persone in piazza Farnese.
(Vignetta di Molly Bezz)

Segnalazioni

Lavoro, salari, precarietà: "Un nuovo contratto per tutti"
Ne discutono gli autori Tito Boeri e Pietro Garibaldi insieme a Guglielmo Epifani, Antonio Marzano, Franco Marini e Stefano Saglia. Modera: Stefano Lepri.
Roma, 3 febbraio 2009.
Scarica l'invito


Di Pietro / Napolitano: come distogliere l'attenzione dall'accordo Letta-Veltroni di PIetro Orsatti (Agoravox.it)

Comincia ora - Ucuntu n.28, 31 gennaio 2009


261
commenti



Vignetta di NatangeloIl consenso di Silvio Berlusconi continua a salire. Dopo aver perso 12 punti in dieci giorni a luglio, in occasione dell'approvazione del Lodo Alfano e le polemiche intorno alle norme blocca-processi, i sondaggi segnalano che l'operato del premier viene oggi apprezzato dal 60 per cento degli italiani. Il Cavaliere insomma ha recuperato il terreno perduto e ne ha conquistato di nuovo.
È difficile dare torto agli elettori. Le opinioni si formano sulla base di quello che le persone sanno. E ciò che comunemente si conosce dell'azione di governo basta e avanza per promuoverla: i rifiuti di Napoli sono spariti, la cordata italiana per Alitalia c'è e non ha ancora spiccato il volo solo perché quei "cattivoni" dei sindacati si sono messi di traverso, sulla sicurezza si è intervenuti annunciando che l'immigrazione clandestina diverrà reato così come la prostituzione in strada.

Gli italiani sono insomma stati raggiunti da messaggi semplici, immediatamente comprensibili, che apparentemente testimoniano un'inversione di tendenza rispetto al passato quando ogni governo era squassato da lotte intestine e sconcertanti prese di posizione di ogni partito facente parte delle varie coalizioni. Il fatto poi che l'opposizione (il Pd) continui a ripetere che è disposto al dialogo su tutto, sempre che le proposte del governo siano sensate, finisce per ammantare l'esecutivo di un'ulteriore aura di serietà.

In realtà di serio in questo governo ha ben poco. Anche a volerlo guardare con gli occhi di un elettore del centro-destra, finora agli annunci non sono seguiti provvedimenti concreti. Il reato di immigrazione clandestina, come è noto ai frequentatori di questo blog, non esiste: è stato semplicemente introdotto il reato d'ingresso illegale nel nostro paese che permetterà di mandare nelle già sovraffollate galere poche decine d'immigrati sorpresi in flagranza mentre stanno entrando in Italia. Idem per la prostituzione in strada. Chi è davvero convinto che le peripatetiche e i loro clienti vadano puniti con il carcere può solo restare deluso dallo scoprire come per loro sia previsto l'arresto per 15 giorni. Chi, non senza ragione, sottolinea il disastroso ruolo svolto dai sindacati (assieme ai partiti) nella malagestio di Alitalia, resterebbe a bocca aperta se sapesse che, sfumata l'opportunità di Air France, il salvataggio della compagnia di bandiera costerà un miliardo di euro alla collettività (cioè in tasse, o in tagli in altri settori, a partire dalla scuola pubblica) e biglietti aerei molto più cari di oggi (fino al 40 per cento).

Per quanto riguarda i rifiuti, infine, c'è da chiedersi che cosa accadrebbe se i tg riprendessero le notizie di "Libero" (non de "Il Manifesto") secondo le quali buona parte della monnezza napoletana finisce adesso nelle discariche lombarde. O se qualcuno si degnasse di ricordare che il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, coordinatore regionale di Forza Italia, vanta una parentela acquisita con il boss del clan dei casalesi Giuseppe Russo, detto Peppe O' Padrino. E che quindi la passeggiata di Berlusconi sottobraccio a Cosentino per le strade di Napoli, fatta in occasione dell'ultima visita del premier nel capoluogo parteneopeo, ha rischiato di essere quantomeno equivocata dalla camorra.

Visto l'attuale panorama dei media è velleitario pensare che tv e giornali queste cose le dicano spontaneamente. È l'opposizione invece che dovrebbe ricordarle. E dovrebbe farlo ogni giorno, con costanza, utilizzando sempre le stesse parole. I concetti, anzi le informazioni, dovrebbero essere ripetuti mille volte, in ogni occasione possibile. Dovrebbero diventare una sorta di tormentone mediatico in grado di suscitare polemiche e dure prese di posizione. Perché nello scontro Berlusconi perde (vedi i sondaggi di luglio), col dialogo vince. Sempre.

Segnalazioni

Il manifesto degli scienziati antirazzisti - aderisci

E’ finita la cuccagna! -
di Carlo Cornaglia
“E’ arrivata la Carfagna
e finisce la cuccagna
di cercare per la strada
la battona che ti aggrada:
  
è social e grave allarme
e potrà qualche gendarme
arrestar te e la battona,
la Carfagna non perdona...
Leggi tutto

169
commenti


Foto di G.Cesarano da flickr.com

Ora d'Aria

l'Unità, 10 agosto 2008


Per Berlusconi, Antonio Gava era «integerrimo» e «la sua morte non cancella il torto che ha subìto: il calvario giudiziario di 13 anni che ne ha minato la salute e si è concluso con la piena assoluzione da un’accusa infamante e infondata». Per il ministro-kiwi Rotondi, l’artefice del «Rinascimento di Napoli». Per Piercasinando, fu vittima della «stagione del giustizialismo». Per l’emerito Cossiga, «uno dei tanti perseguitati dalla magistratura militante». Per l’ex ministro della Giustizia Mastella, «fu fiaccato da pesanti accuse che si sono dimostrate del tutto inesi- stenti, da teoremi poi tutti smentiti». Per quella testa fine di Bobo Craxi, «quando a Napoli c’erano uomini come Gava la monnezza non c’era» (infatti lo chiamavano “Fetenzia”). Il professor Galasso lo definisce «integerrimo» e «uscito sempre benissimo da qualsiasi aula di tribunale». Il presidente Napolitano denuncia «le difficili prove personali».

Ora, prima che lo scomparso Padre della Patria venga beatificato, con strade e piazze intestate a suo nome, è forse il caso di ricordare un paio di dettagli, tratti dalle sentenze che tutti citano e che nessuno ha letto. Il primo processo a Gava, per ricettazione, portò alla sua condanna a 5 anni in primo grado, poi ridotti a 2 in appello (la Cassazione derubricò il reato in corruzione e fece scattare la prescrizione: dunque era colpevole di tangenti, ma la fece franca). Il secondo, quello per concorso esterno in associazione camorristica in seguito alle accuse dei boss pentiti Galasso e Alfieri, si chiuse con una assoluzione definitiva e un risarcimento per ingiusta detenzione. Ma basta leggerla (il sito societacivile.it ne pubblica ampi stralci) per comprendere che il processo fu doveroso, l’accusa si basava su fatti concreti e documentati: «Ritiene la Corte ­ - scrivono i giudici di Napoli - che risulti provato con certezza che il Gava era consapevole dei rapporti di reciprocità funzionali esistenti tra i politici locali della sua corrente e l'organizzazione camorristica dell’Alfieri, nonché della contaminazione tra criminalità organizzata e istituzioni locali del territorio campano; è provato che lo stesso non ha svolto alcun incisivo e concreto intervento per combattere o porre un freno a tale situazione, finendo invece con il godere dei benefici elettorali da essa derivanti alla sua corrente politica: ma tale consapevole condotta dell'imputato, pur apparendo biasimevole sotto il profilo politico e morale, tanto più se si tiene conto dei poteri e doveri specifici del predetto nel periodo in cui ricoprì l'incarico di ministro degli Interni, non può di per sé ritenersi idonea ed affermarne la responsabilità penale».

Ancora: «L’imputato aveva piena consapevolezza dell'influenza esercitata dalle organizzazioni camorristiche operanti in Campania sulla formazione e/o l'attività e del collegamento dei politici locali con i camorristi, sicché non potrebbe neanche ritenersi che egli si sia interessato della politica locale senza rendersi conto del fenomeno della compenetrazione della camorra nella vita politica, alla cui gestione avrebbero provveduto, a sua insaputa, gli esponenti locali della corrente… Appare evidente che la consapevolezza da parte dell'imputato dell'infiltrazione camorristica nella politica campana, insieme allo stretto rapporto mantenuto con gli esponenti locali della sua corrente e con le istituzioni politiche del territorio medesimo, nonché all'omissione dei possibili interventi di denuncia e lotta al sistema oramai instauratosi in zona, costituiscono elementi indiziari di rilievo da cui potersi dedurre la compenetrazione dell'imputato nel sistema medesimo, secondo quanto posto in rilievo dalla Pubblica Accusa… Il Gava non risulta essersi concretamente attivato, quale capocorrente della Dc o nelle sue funzioni ministeriali, per porre un argine al fenomeno della contaminazione politica da parte della criminalità nel territorio campano; come nessuna iniziativa ha adottato per la sospensione dei consiglieri comunali, di cui pur conosceva la contiguità alla camorra, sospensione resa possibile dalla Legge entrata in vigore quando era ancora ministro degli Interni». Insomma, il ministro dell’Interno Gava stava con lo Stato, ma anche con la camorra. Se questo, per dirla col professor Galasso, è «uscire benissimo da ogni aula di tribunale», allora una strada non basta. Gava merita almeno un monumento equestre.
(Foto di G.Cesarano da flickr.com)


Segnalazioni


Fine dei giochi - di Oliviero Beha (l'Unità, 11 agosto 2008)

LavaronEstate 2008 - Un lago, un libro - Tutto il programma della Rassegna a cura di Claudio Sabelli Fioretti e Enzo Stefan

169
commenti


Foto di G.Cesarano da flickr.com

Ora d'Aria

l'Unità, 10 agosto 2008


Per Berlusconi, Antonio Gava era «integerrimo» e «la sua morte non cancella il torto che ha subìto: il calvario giudiziario di 13 anni che ne ha minato la salute e si è concluso con la piena assoluzione da un’accusa infamante e infondata». Per il ministro-kiwi Rotondi, l’artefice del «Rinascimento di Napoli». Per Piercasinando, fu vittima della «stagione del giustizialismo». Per l’emerito Cossiga, «uno dei tanti perseguitati dalla magistratura militante». Per l’ex ministro della Giustizia Mastella, «fu fiaccato da pesanti accuse che si sono dimostrate del tutto inesi- stenti, da teoremi poi tutti smentiti». Per quella testa fine di Bobo Craxi, «quando a Napoli c’erano uomini come Gava la monnezza non c’era» (infatti lo chiamavano “Fetenzia”). Il professor Galasso lo definisce «integerrimo» e «uscito sempre benissimo da qualsiasi aula di tribunale». Il presidente Napolitano denuncia «le difficili prove personali».

Ora, prima che lo scomparso Padre della Patria venga beatificato, con strade e piazze intestate a suo nome, è forse il caso di ricordare un paio di dettagli, tratti dalle sentenze che tutti citano e che nessuno ha letto. Il primo processo a Gava, per ricettazione, portò alla sua condanna a 5 anni in primo grado, poi ridotti a 2 in appello (la Cassazione derubricò il reato in corruzione e fece scattare la prescrizione: dunque era colpevole di tangenti, ma la fece franca). Il secondo, quello per concorso esterno in associazione camorristica in seguito alle accuse dei boss pentiti Galasso e Alfieri, si chiuse con una assoluzione definitiva e un risarcimento per ingiusta detenzione. Ma basta leggerla (il sito societacivile.it ne pubblica ampi stralci) per comprendere che il processo fu doveroso, l’accusa si basava su fatti concreti e documentati: «Ritiene la Corte ­ - scrivono i giudici di Napoli - che risulti provato con certezza che il Gava era consapevole dei rapporti di reciprocità funzionali esistenti tra i politici locali della sua corrente e l'organizzazione camorristica dell’Alfieri, nonché della contaminazione tra criminalità organizzata e istituzioni locali del territorio campano; è provato che lo stesso non ha svolto alcun incisivo e concreto intervento per combattere o porre un freno a tale situazione, finendo invece con il godere dei benefici elettorali da essa derivanti alla sua corrente politica: ma tale consapevole condotta dell'imputato, pur apparendo biasimevole sotto il profilo politico e morale, tanto più se si tiene conto dei poteri e doveri specifici del predetto nel periodo in cui ricoprì l'incarico di ministro degli Interni, non può di per sé ritenersi idonea ed affermarne la responsabilità penale».

Ancora: «L’imputato aveva piena consapevolezza dell'influenza esercitata dalle organizzazioni camorristiche operanti in Campania sulla formazione e/o l'attività e del collegamento dei politici locali con i camorristi, sicché non potrebbe neanche ritenersi che egli si sia interessato della politica locale senza rendersi conto del fenomeno della compenetrazione della camorra nella vita politica, alla cui gestione avrebbero provveduto, a sua insaputa, gli esponenti locali della corrente… Appare evidente che la consapevolezza da parte dell'imputato dell'infiltrazione camorristica nella politica campana, insieme allo stretto rapporto mantenuto con gli esponenti locali della sua corrente e con le istituzioni politiche del territorio medesimo, nonché all'omissione dei possibili interventi di denuncia e lotta al sistema oramai instauratosi in zona, costituiscono elementi indiziari di rilievo da cui potersi dedurre la compenetrazione dell'imputato nel sistema medesimo, secondo quanto posto in rilievo dalla Pubblica Accusa… Il Gava non risulta essersi concretamente attivato, quale capocorrente della Dc o nelle sue funzioni ministeriali, per porre un argine al fenomeno della contaminazione politica da parte della criminalità nel territorio campano; come nessuna iniziativa ha adottato per la sospensione dei consiglieri comunali, di cui pur conosceva la contiguità alla camorra, sospensione resa possibile dalla Legge entrata in vigore quando era ancora ministro degli Interni». Insomma, il ministro dell’Interno Gava stava con lo Stato, ma anche con la camorra. Se questo, per dirla col professor Galasso, è «uscire benissimo da ogni aula di tribunale», allora una strada non basta. Gava merita almeno un monumento equestre.
(Foto di G.Cesarano da flickr.com)


Segnalazioni


Fine dei giochi - di Oliviero Beha (l'Unità, 11 agosto 2008)

LavaronEstate 2008 - Un lago, un libro - Tutto il programma della Rassegna a cura di Claudio Sabelli Fioretti e Enzo Stefan

sfoglia ottobre        dicembre
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.670969112499733]>