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Vignetta di BandanasZorro
l'Unità, 7 giugno 2009

Nelle interviste televisive ad Al Tappone non sono interessanti le risposte (sempre le stesse balle). Ma le domande: aiutano a testare il regime. Difficile selezionare le più servili, nella maratona tv del Cainano, sempre accolto da dipendenti (o aspiranti tali) genuflessi. Memorabile la prestazione dell’ultimo arrivato A-lesso Vinci, il sostituto di Mentana licenziato per aver osato invitare Di Pietro (che da allora, unico leader politico, rifiuta gli inviti di Matrix per solidarietà a Mentana). Al primo assist travestito da domanda sulle foto in Sardegna, il padrone finge di arrabbiarsi: “Tu quoque Brute fili mi”. A-lesso finge di risentirsi: “Non sono suo figlio”. In effetti suo figlio è quello che gli dà lo stipendio. “Attento alle domande che fa, se no diranno che anche lei…”, fa il padrone. E il semiconduttore: “Non mi minacci”. “Ma io - chiude Papi - la sostengo: sia cattivo”.

Cattivissimo è il dipendente di MattinoCinque, che lo ringrazia “per aver accettato di farsi intervistare”. Ben gentile. Poi lo mette all’angolo con due uppercut: “Perché la demonizzano sul privato?”, “perché il Times la attacca?”. Com’è umano, lei. Infine, il colpo del ko: “Le maestranze chiedono cosa farà con Kakà”. Sempre in forma l’insetto di Porta a Porta: “Perché la sua vicenda privata ha influenzato in modo così anomalo la campagna elettorale?”. Fuori concorso Giuliana Del Bufalo, direttora di Rai Parlamento: “Ci resta un minuto, non c’è più tempo per altre domande”. Lui: “Posso sfruttarlo io?”. Lei: “Si figuri, lei è il padrone di casa”. Anzi, se ha urgenza, le porto il pappagallo.
(Vignetta di Bandanas)

Gli approfondimenti della rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Un uomo solo al telecomando - di Marco Travaglio (El Pais, 6 giugno 2009)

La Fnsi invita l’on. Berlusconi a tenere una conferenza-stampa coi rappresentanti dell’informazione italiana ed estera, che si svolga secondo le consuetudini che in tutti i paesi occidentali regolano i rapporti fra i giornalisti e i governi...

"Noemi, Mills... se Berlusconi fosse presidente Usa passerebbe guai seri..." - Intervista a Alexander Stille di Stefano Corradino (Articolo21.info)

Fatti processare buffone! - Le foto dell'iniziativa di Qui Milano Libera
(Foto di Nicola Neri)

Lettera dalla Sicilia - di Riccardo Orioles (La catena di San Libero, 5 giugno 2009)

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Foto di sisagitta da flickr.comVanity Fair, 16 aprile 2008

Se non siete di Ceppaloni, se non sposerete il figlio o la figlia di un miliardario, il lavoro che fa per voi è fondare un partito, investire un po' di soldi nella prossima campagna elettorale e poi diventare ricchi. Con i rimborsi.

Secondo la relazione della Corte dei Conti appena depositata alle Camere, i partiti hanno incassato 500 milioni di euro di rimborsi elettorali, oltre quattro volte i 117 milioni spesi nella campagna elettorale del 2006. Una magia resa possibile da piccolissime modifiche legislative modellate in silenzio, mese dopo mese, legislatura dopo legislatura, dagli stessi parlamentari che erogano davanti a uno specchio. E dietro allo specchio incassano.

Dal 1993 a oggi - rivela una istruttiva ricerca dei Radicali - i partiti hanno aumentato i propri contributi del 600 per cento. Cavalcando la prateria di cinque elezioni successive, mentre nel Paese reale accadevano piccoli inciampi senza importanza, come Tangentopoli, le bombe di mafia, la globalizzazione, l'ascesa della Lega Nord e poi di Berlusconi, un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti, lampi di terrorismo con morti ammazzati, la resa di almeno tre regioni del Sud al potere nero del crimine, il collasso campano. E insomma quella deriva italiana che va separando l'iceberg della politica e dei politici dalle onde oceaniche del risentimento che monterà, prima o poi, in tempesta.

Sarebbe interessante sapere se qualcuno - a destra o a sinistra - dirà una parola su questo mezzo miliardo di euro appena dissipati per mantenere la destra e la sinistra. Specialmente in questo finale di partita elettorale, tra le cento promesse per alleviare la quarta settimana degli italiani sprovvisti di partito (e di rimborsi). Sarebbe interessante, ma non accadrà.

Segnalazioni
La trascrizione dell'intervento di Berlusconi a Omnibus - 10 aprile

Da articolo21.info
Mangano: se un mafioso diventa eroe di Lirio Abate
Elogio all'omertà di Peter Gomez
Nuovo editto bulgaro. Questa volta contro Travaglio di Beppe Giulietti
Forti pericoli per la democrazia intervista a Bice Biagi di Gianni Rossi

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Alla fine il silenzio l'ha rotto. Con qualche timidezza in Sicilia, e con più vigore in Calabria, Walter Veltroni ha pronunciato le parole che doveva pronunciare. Ha rifiutato esplicitamente i voti di Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra, ha garantito che se andrà al governo lavorerà per «distruggerle»; e ha pure presentato un decalogo anti-cosche in cui il Partito Democratico s'impegna «a spezzare definitivamente il legame mafia politica».

Certo, storcere il naso si può e si deve. Le frasi di Veltroni, stridono con quanto era accaduto solo un mese fa quando nelle liste era stato inserito anche qualche personaggio discusso e discutibile (per usare un eufemismo) e il Pd aveva persino tentato di non ricandidare Beppe Lumia. Bisogna però rilevare che un passo avanti è stato fatto. Anche se in ritardo Veltroni ha cominciato a parlare di criminalità organizzata, non solo per condannarne la violenza, ma pure per discutere dei rapporti con le istituzioni.

Così Silvio Berlusconi, dopo aver osservato un religioso silenzio finché si trovava nell'isola, una volta arrivato a Catanzaro, ha dovuto aprire bocca pure lui. E, incalzato dai giornalisti, ha dichiarato: «Non posso che confermare quanto ho detto nel 1994 a Palermo, quando appena sceso in politica ho affermato che ogni voto a noi è un voto contro la mafia». Poi ha polemizzato con il centrosinistra che, in occasione delle regionali del 2005, non si era dimostrato «così schizzinoso» nei confronti delle preferenze targate 'ndrangheta.

Al di là dei contenuti (rievocare il '94 quando è fatto storicamente notorio e processualmente accertato che in quell'anno Cosa Nostra votò Forza Italia, non pare una grande trovata), tra le posizioni dei due aspiranti premier vi è comunque una differenza. Veltroni parla perché ha deciso di farlo. Berlusconi lo fa perché gli è stata posta una domanda.

Segnalazioni
Il 3 aprile Peter Gomez e Marco Travaglio presentano Se li conosci li eviti a Milano, presso la Camera del Lavoro, c.so di Porta Vittoria 43 (fino a esaurimeto posti) - ore 21 
Una storia incredibile: il testimone di giustizia anti-'ndrangheta
Pino Masciari abbandonato dallo Stato

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Foto di jelene da flickr.comUliwood party
l'Unità, 28 marzo 2008

E’ tornato lui. Contavamo i giorni, per vedere quanto avrebbe impiegato a riesumare i comunisti, Stalin, la Rai in mano alle sinistre, la par condicio illiberale. L’ha rifatto. Anzi, ha voluto esagerare e ha rispolverato pure la laurea di Di Pietro, una gag che risale addirittura al 1995 e che è già costata condanne per diffamazione a decine di pennivendoli al seguito.

E’ bello e rassicurante ritrovare il vecchio Banana dei tempi migliori. “Berlusconi - osserva Ellekappa - tira fuori i suoi vecchi cavalli di battaglia. Vediamo se ritira fuori anche lo stalliere”.

Come i guitti a fine carriera che cercano di strappare l’applauso col repertorio, l’anziana soubrette di Arcore provvede a smentire tutti i politici e gli opinionisti “riformisti” che negli ultimi mesi lo descrivevano trasformato, moderato, dialogante, insomma un uomo nuovo, uno statista col quale riscrivere le regole della Repubblica, forse anche il codice della strada, sicuramente il codice penale. Infatti da un paio di giorni Uòlter ha cominciato a parlare di tv, di conflitto d’interessi, perfino. Ecco, dev’essere stata la parola mafia a mettere di cattivo umore il Cainano, insieme alle notizie dal Liechtenstein e dal resto d’Europa, dove i governi si stanno impegnando contro l’evasione fiscale che lui ebbe modo di definire alla festa della Guardia di Finanza “un diritto naturale che è nel cuore degli uomini”, soprattutto nel suo. Lui, sui depositi di Vaduz, aveva dichiarato: “Il Liechtenstein non so nemmeno dove stia”...

Segnalazioni
Elezioni 2008: Se li conosci li eviti, il nuovo libro di Peter Gomez e Marco Travaglio
I programmi dei partiti (tutti) sorvolano sulla mafia: leggi l'articolo di Elio Veltri
Nel nuovo numero di MicroMega faccio outing e dico per chi voto. mt
Il mio intervento ad Annozero di giovedì 27 marzo

continua

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Foto di Gosiak da flickr.comGiuliano Ferrara ha tanto carattere da non andare mai in riserva. Ignora la gran parte del genere umano, ma ama indistintamente tutti gli embrioni che ne costituiscono l’ampia radice. Elogia la guerra a Oriente e a Sud del nostro Occidente. Non si lascia commuovere dalle vittime collaterali dei bombardamenti che di solito muoiono al centro dei bombardamenti. Ma è capace di singhiozzare in memoria delle blastocisti disperse. E’ contrario all’aborto. Ci farà una intera campagna elettorale, maneggiandolo in esclusiva come se il resto del mondo si divertisse a praticarlo.

Giuliano Ferrara ha un suo labirinto psicologico che un recente corto circuito ha reso materno verso i bambini non nati, pur mantenendolo indifferente a quelli veri e qualche volta addirittura ostile ai corpi delle donne adulte che contribuiscono più di lui a fabbricarli. E’ una ostilità che condivide con altri naufraghi del semplice volersi bene, amare, toccarsi, godere, fronteggiare il dolore della vita, talvolta procrearla, che sono altrettanti maschi adulti e illibati come il cardinale Tarcisio Bertone o sua Eminenza Camillo Ruini. I quali hanno saputo abituarsi allo scandalo della fame nel mondo, ma non al corpo nudo di una donna. Che di solito intravedono persino al cinema, magari intrecciato alla geometria non altrettanto impura di un corpo maschile che suda, come quello di Nanni Moretti, che arranca, che soffia, che si aggrappa, mentre risuonano tutte la campane dell’immaginazione, ai poveri capezzoli di Isabella Ferrari. Senza neppure supporre che sia proprio quella (anche in una circostanza così comica) la più promettente musica della vita. La quale chiede accoglienza e consapevolezza. E non il rigore chimico di una antica religione fondata sulla vendetta prima che sul perdono, tramandata nel sangue. Da maschi adatti a lapidare donne, innalzare primogeniti, vincere elezioni.

Per Vanity Fair, 20 febbraio 08


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Foto di ir0cko da flickr.comNell’ambito della semplificazione della politica e della corsa sfrenata verso l’età della pietra, ecco a voi la Lista No Aborto, per gli inglesi Pro Life, del Platinette Barbuto. Il quale, sempre spiritoso oltrechè molto intelligente, assicura: “Correrò da solo” (già allertata la Protezione civile). Noi, nel nostro piccolo, siamo con lui. La Lista Platinette presenta infatti almeno tre vantaggi.

Primo: il nostro lascia “Otto e mezzo” e almeno per un paio di mesi ce lo leviamo dai piedi (il programma sarà condotto dalla sola Armeni e ribattezzato “Mezzo”).

Secondo: la nobile, disinteressata battaglia ideale “per la vita” che tanti ammiratori platinettiani aveva subornato negli ultimi mesi si rivela finalmente per quel che è: un espediente furbesco per abbindolare qualche beghina raccontandole che, votando lui, diminuiranno miracolosamente gli aborti; seminare zizzania nel centrosinistra, dove c’è sempre qualche Binetti che abbocca; e portare acqua al mulino del Cainano, che peraltro dell’aborto se ne infischia allegramente, visto che la sua signora ha dichiarato di aver abortito fra il sesto e il settimo mese, e lui è molto interessato a far abortire il processo Mills, il processo Mediaset, il processo Saccà e la sentenza della Corte di Lussemburgo su Europa7.

Terzo: lo spettacolo del Platinette che torna candidato dopo gli strepitosi trionfi del Mugello (dove, nel ’97, si presentò contro Di Pietro e portò il Polo al minimo storico, riuscendo a trasformare in dipietristi pure gli elettori berlusconiani) aggiunge un tocco di classe a una campagna elettorale che è meglio del cabaret. Anzi è leggermente più bigotta di un conclave. Pare quasi che non si elegga il nuovo Parlamento, ma il nuovo Papa.
continua

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