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Annozero live - commenta in diretta la puntata di stasera e l'intervento di Travaglio

Vignetta di Natangelo

Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, si è guadagnato un posto da candidato sindaco di Corleone. Ma non per le prossime amministrative. Per quelle, già avvenute, del 1970. Intervistato da Klaus Davi, Petrucci ha detto:"Le cosche? Sono fuori dal mondo dello sport e non lo condizionano. L'episodio di Agrigento è circoscritto e la giustizia sportiva è immediatamente intervenuta per squalificare il dirigente dell'Akragas calcio che aveva dedicato la vittoria a un boss mafioso arrestato pochi giorni prima".

Di fronte ad affermazioni come queste parlare di sottovalutazione del fenomeno non ha senso. A Petrucci sarebbe bastato consultare le collezioni dei giornali per scoprire quello che tutti, a parte lui, sanno benissimo: la mafia, la cammorra e l'ndragheta nel calcio ci entrano da anni. E a piedi uniti. Perché, come si legge in una lettera tra due mafiosi calabresi sequestrata a Castrovillari, il football ha "un ritorno di immagine incredibile e fatto a livello aziendale porta posti di lavoro e guadagni insperati".

Qualche esempio: nel 2004 il clan dei casalesi tentava di rilevare la Lazio con 24 milioni di euro. La settimana scorsa invece si è costituito, dopo due anni di latitanza, il boss Michele Labate, condannato a 14 anni e considerato il "padrone" della zona dove sorge lo stadio di Reggio Calabria. Non certo un caso. Visto che Labate è il cognato del vice-presidente della Reggina, Gianni Remo, appena assolto al termine di un processo per estorsione. A Palermo invece nel 2007 il direttore sportivo dei rosanero Rino Foschi si era visto recapitare a casa per Natale una testa di agnello mozzata. Tra i procuratori dei calciatori c'era infatti un uomo del clan Lo Piccolo. E spesso, come ha dimostrato l'inchiesta, in campo non entravano i giocatori più bravi, ma quelli sponsorizzati dai boss. Il calciatore che gioca anche pochi minuti su un campo di serie A aumenta infatti il suo valore. E può essere rivenduto con guadagni che finiscono per ingrassare le casse dei clan.

Ovviamente tutto questo il presidente del Coni, non lo sa. E non sa nemmeno come moltissime squadre delle serie minori nelle tre regioni controllate dalla criminalità organizzata facciano capo a famiglie di mafia. In questo modo è pure più facile avvicinare i giocatori più importanti e finire per condizionare, come è accaduto decine di volte, i risultati delle partite. Perché, ma al  Coni  non lo hanno detto, il mercato delle puntate clandestine (e spesso pure quello dei centri scommesse ufficiali) è controllato dalle cosche. 

Noi però dobbiamo stare tranquilli. Non c'è niente di cui preoccuparsi. Il calcio e lo sport sono nelle mani giuste. Quelle di Petrucci.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Questa sera Peter Gomez presenta Papi a Sesto San Giovanni (MIlano) nell'ambito della rassegna Musicomedians - Spazio Mil, ore 21 (Ingresso a pagamento)

Commento del giorno
di Francesco - lasciato il 28/10/2009 alle 17:23 nel post L'Italia vista da Parigi: che brutto film
Caro Corrias hai scritto un malinconico gran bel pezzo. Ma, credimi, anche vista dal di dentro l'Italia è un brutto film. Non lo vedono tale solo quelli che sono saliti sul carro (allegorico) del vincitore e si credono, per questo, invincibili. Ma le crepe sul carro ci sono e si sentono gli scricchiolii anche a questa, siderale, distanza.


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Vignetta di Molly BezzZorro
l'Unità, 30 gennaio 2009


A proposito di silenzi omertosi, anzi mafiosi: l’altroieri la Camera ha bocciato la mozione dell’opposizione Pd-Idv-Udc che chiedeva gentilmente al governo di “invitare alle dimissioni il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino”, Pdl, accusato da sei pentiti del clan dei Casalesi (come ha rivelato una lunga inchiesta dell’Espresso) e indagato per camorra dalla Dda di Napoli, in quanto “lede gravemente non solo il prestigio del governo, ma anche la dignità del Paese”. La mozione era firmata dai capigruppo del Pd Antonello Soro, dell’Idv Massimo Donadi e dell’Udc Michele Vietti, oltreché dagli on. Sereni, Bressa, Ciriello e Garavini. Quest’ultima, una maestra elementare eletta con gl’italiani all’estero e dunque ignara di cose di mafia, ha illustrato la mozione in aula. Purtroppo però le astensioni e le assenze nelle file del Pd han superato quelle del Pdl e salvato l’ottimo Cosentino.

Mozione respinta con 236 no (Pdl più Lega), 138 sì e 33 astensioni. Decisivi dunque i 26 astenuti Pd (fra i quali Cuperlo, Madia e i radicali), i 47 Pd usciti dall’aula perlopiù solo per quella votazione e poi subito rientrati (compresi Enrico Letta, il ministro molto ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia e perfino Marina Sereni, firmataria della mozione stessa), i 22 Pd assenti ingiustificati (compresi D’Alema, Gentiloni e Veltroni, che sull’Espresso aveva chiesto le dimissioni di Cosentino) e i 2 Pd addirittura contrari (fra cui il tesoriere Ds Ugo Sposetti). Erano troppo impegnati a salvare le istituzioni repubblicane minacciate da un paio di migliaia di persone in piazza Farnese.
(Vignetta di Molly Bezz)

Segnalazioni

Lavoro, salari, precarietà: "Un nuovo contratto per tutti"
Ne discutono gli autori Tito Boeri e Pietro Garibaldi insieme a Guglielmo Epifani, Antonio Marzano, Franco Marini e Stefano Saglia. Modera: Stefano Lepri.
Roma, 3 febbraio 2009.
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Di Pietro / Napolitano: come distogliere l'attenzione dall'accordo Letta-Veltroni di PIetro Orsatti (Agoravox.it)

Comincia ora - Ucuntu n.28, 31 gennaio 2009


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