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bandanaxRiassumendo le verità giudiziarie a nostra disposizione ora sappiamo che l’ascesa al vertice italiano del potere politico e del potere imprenditoriale di Silvio Berlusconi è avvenuta con la stretta collaborazione di Cesare Previti, corruttore, e Marcello Dell’Utri, mafioso. Entrambi arruolati a metà degli anni Settanta. Entrambi dediti ai supremi interessi del capo dai quali sgocciolava il loro reddito, il loro potere, e per intero la loro storia.

Cesare Previti, avvocato figlio di avvocato, gli ha protetto le spalle nelle molte cause e nei molti tribunali dove si è addensata l’avventura trentennale della Fininvest. Per il suo capo ha corrotto il giudice Metta che ha consentito al Cavaliere di acquisire la Mondadori. E’ stato condannato per corruzione in atti giudiziari, radiato dall’Ordine degli avvocati, interdetto dai pubblici uffici.
Marcello Dell’Utri, imprenditore con un fallimento alle spalle, ha condiviso la nascita e lo sviluppo delle tre reti Fininvest e della sua cassaforte Publitalia. E’ stato l’anello di collegamento con la mafia siciliana (almeno sino al 92 secondo i giudici del processo di Appello), amico di Stefano Bontate e poi dei Corleonesi della mafia vincente. Ha curato i rapporti con il boss Vittorio Mangano che ha vissuto a Arcore (con famiglia) non a fare il fattore, né tantomeno lo stalliere, ma per proteggere forse gli investimenti della mafia al Nord, di sicuro la vita di Berlusconi e dei suoi familiari. 

Questi multipli nodi – tra Berlusconi, Previti, Dell’Utri, la corruzione, la mafia, la sequenza dei reati commessi, la loro solare gravità – non sono più in discussione, sono verità giudiziarie accertate. In un Paese normale avrebbero conseguenze politiche immediate. Nessun sofisma, nessun distinguo, nessuna dissimulazione, potrebbe reggere l’urto di tanta evidenza, di tanta consequenzialità tra i colpevoli e il loro capo.
Salvo in un caso. Uno solo: che l’intero sistema  - nei fatti, non a parole, per viltà o per tornaconto, per insipienza politica o per furbizia, per quieto vivere o per malaccorto cinismo - si sia reso complice dei medesimi interessi, e in definitiva del medesimo mandante.  
(Vignetta di Bandanax)



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AD PERSONAMDa oggi in libreria il nuovo libro di Marco Travaglio Ad personam. 1994-2010. Così destra e sinistra hanno privatizzato la democrazia. (Edizioni Chiarelettere) 

L'anticipazione da Il Fatto Quotidiano del 4 marzo 2010 a proposito degli incredibili salvataggi di alcuni parlamentari da provvedimenti di cattura disposti nei loro confronti dai giudici per gravissimi reati di mafia o contro la Pubblica amministrazione. Dal 1994 a oggi, la magistratura ha chiesto 19 volte alle Camere l’autorizzazione ad arrestare 17 fra deputati e senatori: 15 di centrodestra (Cesare Previti, Marcello Dell’Utri, Giancarlo Cito due volte, Amedeo Matacena, Giuseppe Firrarello, Gaspare Giudice, Angelo Sanza, Remo di Giandomenico, Giandomenico Blasi, Vittorio Adolfo, Raffaele Fitto, Giorgio Simeoni, Nicola Di Girolamo due volte, Nicola Cosentino, Antonio Angelucci) e 2 di centrosinistra (Antonio Luongo e Salvatore Margiotta). Richieste sempre respinte, perlopiù con maggioranze oceaniche e trasversali.

dal libro Ad personam:
Nei cinque anni della XIII legislatura, quella a maggioranza Ulivo, sono ben sei i parlamentari che i giudici chiedono di poter arrestare in base a gravissime accuse, suffragate da montagne di prove. Il primo è Cesare Previti. La richiesta è firmata dalla Procura di Milano alla conclusione delle indagini sul caso Imi-Sir (una tangente di 67 miliardi di lire pagata dalla famiglia Rovelli fra il 1991 e il 1994 agli avvocati Previti, Pacifico e Acampora e al giudice Vittorio Metta, in cambio della sentenza che ha condannato la banca pubblica Imi a un risarcimento non dovuto di mille miliardi di lire). È il 3 settembre 1997: per quel colossale episodio di corruzione il pool chiede alla Camera il permesso di far arrestare l’ex ministro della Difesa. Ma Montecitorio rispedisce la pratica al mittente: sostiene che non basta la richiesta dei pm, ci vuole la decisione del gip. La Procura inoltra la richiesta al giudice Alessandro Rossato, che l’11 dicembre firma 153 pagine di ordinanza di custodia cautelare, in cui ordina “agli ufficiali e agli agenti di Polizia giudiziaria di procedere alla cattura di Previti Cesare [...] e di tradurre lo stesso indagato in un istituto di custodia cautelare per ivi rimanere a disposizione di questi uffici”. Per l’esecuzione delmandato di cattura, ovviamente, è necessaria l’autorizzazione della Camera. Previti – spiega Rossato – deve restare in carcere fino all’inizio del processo perché è stato colto a inquinare le prove della maxitangente da 67 miliardi   del caso Imi-Sir, “un episodio di corruzione di inaudita gravità”, mai visto “nella storia italiana e neppure in quella di altri Stati”. (leggi tutto)

In libreria dal 4 marzo 2010
Ad personam.
1994 - 2010. Così destra e sinistra hanno privatizzato la democrazia.
di Marco Travaglio
Collana Reverse
Pagine 608 - euro 16,90

La scheda del libro
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Vignetta di NatangeloSignornò
da l'Espresso in edicola


Da quando, in via del tutto ipotetica, il suo on. avv. Niccolò Ghedini l’ha definito “utilizzatore finale” di prostitute a sua insaputa, Silvio Berlusconi si staglia come il politico più ingenuo o più sfortunato della storia dell’umanità. Dal 1974 al 1976 ospita nella villa di Arcore un noto mafioso, Vittorio Mangano, intimo del suo segretario Marcello Dell’Utri e già raggiunto da una dozzina fra denunce e arresti, ma lo scambia per uno stalliere galantuomo: anche quando glielo arrestano due volte in casa. Dal 1978 (almeno) al 1981 è iscritto alla loggia deviata P2, convinto che si tratti di una pia confraternita. Dal 1975 al 1983 le finanziarie Fininvest ricevono l’equivalente di 300 milioni di euro, in parte in contanti, da un misterioso donatore, ignoto anche al proprietario: infatti, dinanzi ai giudici antimafia venuti a Palazzo Chigi per chiedergli chi gli ha dato quei soldi, si avvale della facoltà di non rispondere.

Negli anni 80 l’avvocato David Mills crea per il suo gruppo ben 64 società offshore nei paradisi fiscali, ma lui non sospetta nulla, anzi non sa nemmeno cosa sia la capofila All Iberian. Questa accumula all’estero una montagna di fondi neri che finanziano, fra gli altri, Bettino Craxi (23 miliardi di lire) e Cesare Previti (una ventina). Previti, avvocato di Berlusconi, ne gira una parte ai giudici romani Vittorio Metta (nel 1990) e Renato Squillante (nel 1991), ma di nascosto al Cavaliere. Il quale però s’intasca il gruppo Mondadori grazie a una sentenza di Metta, corrotto da Previti con soldi Fininvest. Nei primi anni 90 il capo dei servizi fiscali del gruppo, Salvatore Sciascia, paga almeno tre tangenti alla Guardia di finanza. E nel 1994, quando la cosa viene fuori, il consulente legale Massimo Berruti tenta di depistare le indagini dopo un incontro a Palazzo Chigi col principale. Ma questi non si accorge di nulla (“giuro sui miei figli”). Nemmeno quando Sciascia e Berruti vengono condannati, tant’è che se li porta in Parlamento. Nel 1997-’98 Mills, testimone nei processi Guardia di Finanza e All Iberian, non dice tutto quel che sa e lo “salva da un mare di guai” (lo confesserà al commercialista). Poi riceve 600 mila dollari dal gruppo di “Mr. B”. E Mr. B sempre ignaro di tutto (rigiura sui suoi figli).

Di recente si scopre che il Nostro, nell’ottobre scorso, prese a telefonare a Noemi, una minorenne di Portici, proprio mentre il suo governo varava una legge per stroncare la piaga delle molestie telefoniche (“stalking”). Ma lui scoprì che era minorenne solo quando fu invitato al suo diciottesimo compleanno. Ora salta fuori che Patrizia D’Addario, che trascorse con lui una notte a Palazzo Grazioli, è una nota “escort” barese, pagata da un amico del premier (l’”utilizzatore iniziale”?). Ma lui non ne sapeva nulla, tant’è che in quel mentre il suo governo varava una legge per arrestare prostitute e clienti. E’ sempre l’ultimo a sapere. Può un uomo così ingenuo, o sfortunato, o poco perspicace, fare il presidente del Consiglio?
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Marco Travaglio a colloquio con Sabrina Faller alla Radio Svizzera Italiana - Ascolta

Intervista a Marco Travaglio - di Mariluna Bartolo

da
Micromega.net
Berlusconi a cena con due giudici costituzionali: “Un attacco al cuore dello stato di diritto” - Il commento della costituzionalista Lorenza Carlassare
Appello di donne alle first ladies: "Non venite al G8 italiano" - Firma l'appello che ha già raccolto 9500 firme

No Dal Molin: 4 luglio a Vicenza - Firma l'appello e partecipa alla manifestazione


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Vignetta di Livio BoninoZorro
l'Unità, 22 maggio 2009


La condanna di Mills per essere stato corrotto da Berlusconi, ma non di Berlusconi per aver corrotto Mills, segna una new entry nell’esclusivo Club Vittime di Al Tappone. Ne fanno parte gli scudi umani del premier: il fratello Paolo, più volte arrestato al posto del fratello; Marcello Dell’Utri, condannato (dunque promosso deputato) a 9 anni in primo grado per mafia per il suo ruolo di «cerniera» fra Cosa Nostra e Al Tappone, il quale però non è stato nemmeno processato; Cesare Previti, condannato a 7 anni e mezzo (ed espulso dal Parlamento) per avere, fra l’altro, corrotto il giudice Vittorio Metta per regalare la Mondadori ad Al Tappone, il quale però uscì miracolosamente prescritto; Salvatore Sciascia, condannato (e dunque promosso deputato) per aver corrotto ufficiali della Guardia di Finanza affinché chiudessero gli occhi sui reati fiscali e contabili delle aziende di Al Tappone, il quale però fu assolto per insufficienza di prove; Massimo Maria Berruti, arrestato per aver depistato le indagini sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza e condannato (dunque promosso deputato) per favoreggiamento ad Al Tappone, il quale però era innocente e non aveva alcun bisogno di favoreggiatori; David Mills, condannato (e nemmeno promosso deputato) per aver coperto i reati di Al Tappone in cambio di una mazzetta di Al Tappone, il quale non può essere processato. Anzi fa pure l’incazzato, come se avessero condannato lui. Mentre esprimiamo la massima solidarietà agli scudi umani, ci sia consentito un appello: vittime di Al Tappone, unitevi. E fate come Veronica: parlate.
(Vignetta di Livio Bonino)

Segnalazioni

Insieme al Paese che resiste
- di Luigi De Magistris

Marco Travaglio mattatore, al Teatro delle Briciole -
Guarda la video intervista su parmaok.it

Contestazione a Ignazio La Russa -
I video di Qui Lecco Libera

La verità mai raccontata sugli scandali finanziari e politici della Chiesa - di Gianluigi Nuzzi
Guarda il trailer e consulta l'archivio segreto online nella
rubrica curata dall'autore



Premio Ischia: le news dei blog le voti tu
Partecipa alla prima votazione on line per determinare il vincitore del riconoscimento speciale “Blog dell’anno”, assegnato a mezzo di votazione on-line, alla quale possono partecipare tutti gli utenti internet con il solo vincolo di un voto espresso per ogni singola persona.







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Vignetta di Roberto CorradiZorro
6 marzo 2009


Ancora non si sa se lo stupro di San Valentino sia stato opera dei due rumeni fermati a Roma, o no. Per i pm, sì. Per l’esame del Dna, no. Si vedrà. È una vera fortuna che i due non fossero politici, altrimenti avremmo tv e giornali intasati di geremiadi contro la «persecuzione giudiziaria» e la «gogna mediatica». Invece sono rumeni: l’uno vale l’altro, tanto sono tutti uguali. Il Giornale spiega che forse c’é stato un errore, ma «nessun razzismo». Infatti Il Giornale, culla del garantismo all’italiana, il 19 febbraio titolò sobrio: «Prese le belve di S.Valentino: “Sono stati loro”». «Regina Coeli: “Quelle bestie qui non le vogliamo”». «Liberi di delinquere con benedizione dei giudici». «Il quartiere: “Buttate via la chiave”». Mancava solo l’invito a impalarli, per completare la gamma della titolazione garantista.

Intanto l’Ordine degli avvocati ha sospeso per 3 mesi Antonio Di Pietro. Nel 2002 l’ex pm era legale di parte civile per due coniugi amici suoi coinvolti in un grave fatto di cronaca. L’amico fu trovato ferito vicino al cadavere della moglie strangolata. Si pensò a un balordo, poi saltò fuori che l’assassino era il marito. Così almeno decise la Corte d’Assise, che lo condannò a 21 anni. Non potendo difendere vittima e presunto carnefice, Di Pietro scelse la prima e rimise il mandato per il secondo. Ma questo, per l’Ordine forense (lo stesso che per 3 anni è riuscito a non espellere Previti, condannato perché comprava giudici), viola «i doveri di lealtà, correttezza e fedeltà». Giusto: il vero garantista, tra la vittima e l’assassino, sceglie l’assassino.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Tutti si scandalizzano per la lentezza dei processi di Bruno Tinti

Liste civiche per un nuovo rinascimento
Firenze, 8 marzo - ore 9.15
Il programma prevede:
Introduzione - Beppe Grillo
Politica - Marco Travaglio
Ambiente - Maurizio Pallante
Salute - P. Gentilini, G. Miserotti, M. Bolognini
Energia - Marco Boschini
Riciclo - Matteo Incerti
Connettività - Maurizio Gotta (Anti Digital Divide)
Diritti dei cittadini - Sonia Alfano
Acqua - Riccardo Petrella
Presentazione sito Liste Civiche
Interventi delle Liste Civiche e dei Meetup
Conclusioni - Beppe Grillo
(Lo Staff di Beppe Grillo)


Abiezione di coscienza - di Carlo Cornaglia
Quando timbra un operaio
per l’amico, un grave guaio
sembra che il tipo commetta
e una multa almen l’aspetta,
  
come pessimo elemento,
se non un licenziamento
poiché è un vero truffatore
e il padrone del vapore...
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Foto di seaan da flickr.comOra d'aria
l'Unità, 18 ottobre 2008


L’altro giorno, grazie a Gian Antonio Stella, abbiamo scoperto che Cesare Previti è ancora iscritto all’Ordine degli avvocati di Roma, due anni e mezzo dopo le condanne definitive per Imi-Sir (6 anni) e Mondadori (1 anno e mezzo). Comprava i giudici e le sentenze, ma chi se ne frega. Evidentemente Cesarone, pur lontano dai riflettori, continua a contare parecchio. Lo dimostra il candidato scelto dal Pdl per la Corte costituzionale al posto dell’impresentabile (nel senso etimologico del termine) Pecorella. Si chiama Giorgio Spangher, ha 64 anni, è un avvocato triestino, insegna Procedura penale alla Sapienza ed è stato membro laico del Csm dal 2002 al 2007 in quota FI. Anzi, in quota Previti.

Per 5 anni si battè come un leone contro i migliori magistrati d’Italia, da quelli di Palermo a quelli di Milano. Ma fu nell’estate del 2003 che gettò la maschera: il ministro Castelli aveva appena ricevuto la relazione, ancora top secret, dei suoi ispettori che proponevano di punire i pm Colombo e Boccassini perché rifiutavano di mostrare a Previti e Berlusconi il fascicolo 9520/95 coperto da segreto (obbedivano alla legge). Spangher lavorò di sponda: come presidente della I commissione del Csm, che segue le procedure di trasferimento, attivò una pratica per cacciare Colombo e Boccassini da Milano per “incompatibilità ambientale". Intanto un sedicente "Comitato per la Giustizia" li denunciava alla Procura di Brescia per abuso d’ufficio (sempre per aver tenuto segreto un fascicolo segreto). Fu allora che, grazie a un giornalista, si scoprì il perché della solerzia spangheriana: il professore, oltreché membro del Csm, era anche un consulente retribuito dei coimputati di Previti e Berlusconi nel processo Imi-Sir/Mondadori, avendo firmato per le loro difese ben tre pareri "pro veritate" contro i magistrati milanesi. Conflitto d’interessi? "Ma no, ho dato quei pareri - si difese l’interessato - senza guardare le carte". Una barzelletta.

I primi due pareri, stilati per conto degli eredi di Rovelli e di Giovanni Acampora (poi condannati per corruzione giudiziaria), portano le date del 16 luglio e del 4 ottobre 2001, quando le difese speravano di far annullare il rinvio a giudizio di tutti gli imputati in base alla sentenza della Consulta che aveva annullato alcune tappe dell’udienza preliminare. Spangher diede manforte, scrivendo che su tutti gli atti del gup pendeva un "vizio assoluto e oggettivo". Dunque s’imponeva l’annullamento del rinvio a giudizio e "la regressione processuale per tutti gli imputati" alla casella di partenza: nuova udienza preliminare. Il Tribunale fu di diverso parere e il 23 novembre 2001 salvò gli atti cambiandone la motivazione. Sfumata la speranza di azzerare il processo, partirono le manovre per farlo trasferire da Milano a Brescia, con la legge Cirami. Anche sul legittimo sospetto Spangher, consulente multiuso, si diede da fare: nuovo parere del 23 maggio 2002, sempre a favore del figlio e della vedova di Rovelli: "Ho esaminato le richieste dei signori Rovelli nonché di Berlusconi, Verde, Pacifico, Previti... Sull’intero Tribunale di Milano grava un legittimo sospetto non eliminabile con normali misure".

Il professore si avventurava poi in spericolati paralleli fra la Milano del 2002 e l’Italia dei "procedimenti post-bellici ai collaborazionisti" col fascismo. Descriveva una Milano in preda a moti pre-insurrezionali: "lacerazione e frattura del tessuto sociale, istituzionale, politico ed economico", in cui "agli imputati è impossibile esplicare pienamente i diritti processuali". Colpa del “Resistere, resistere, resistere” di Borrelli, dei girotondi e addirittura del "contrasto istituzionale del ministro con il Csm". Dunque i processi dovevano passare a Brescia: "Nell’interesse di tutti", beninteso. La Cassazione smentì ancora una volta le sue tesi. Ma Spangher intanto aveva già traslocato a Palazzo dei Marescialli. Qui, il 15 luglio, la VI commissione discuteva del segreto opposto dai due pm agli ispettori sul fascicolo 9520/95. E tirava aria di sconfitta per Previti & C. Così il consigliere-consulente fece arrivare dal ministero la relazione ispettiva contro i due pm. Una manina gentile ne recapitò subito copia al Giornale, che l’indomani la pubblicò in esclusiva. Castelli non gradì e prese le distanze. Rognoni, vicepresidente del Csm, criticò il conflitto d’interessi di Spangher, che alla fine non partecipò al voto del Csm sull'ispezione a Milano. Ora potrebbe diventare giudice costituzionale, al posto di Romano Vaccarella (già avvocato civilista di Previti). La domanda è: alla Corte costituzionale c’è un seggio riservato a Previti, come i banchi ex voto delle chiese, o si può nominare anche uno che non abbia lavorato per Cesare?
(Foto di seaan da flickr.com)

Segnalazioni
Mille voci per Roberto Saviano - Lettura corale ad alta voce di "Gomorra" per dare forza alla resistenza di Roberto Saviano contro gli "uomini di niente".
Roma, 21 ottobre 2008, ore 10-20. Casa della memoria e della storia, via San Francesco di Sales, 5


Credere, convincere, discutere. Ho perso un round sulla Legge Alfano - di Marco Ottanelli (Democrazialegalita.it)

Quello che al Tg1 non vedrete mai - La notizia (uscita in Ansa e confinata alle televisioni della Puglia) è che l'area interessata alla costruzione dell'inceneritore da parte della società Ecoenergia di Emma Mercegaglia in Puglia a Modugno è stato posto sotto sequestro da parte della Procura.

I video di Qui Milano Libera - Incontro con Massimo D'Alema

Da Italiadallestero.info:
Separazione tra italiani e immigrati (Taz, Germania - 16 ottobre 2008)
Nuova legge minaccia i posti di lavoro dei ricercatori italiani (Nature, Inghilterra - 15 ottobre 2008)

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Vignetta di Roberto CorradiOra d'aria

l'Unità, 17 ottobre 2008


Mi scuso per l'intrusione, ma siccome sono diventato il condannato più famoso d'Italia, vorrei dire qualcosa anch'io sulla sentenza della giudice Di Gioia che, in primo grado, ha ritenuto diffamatorio per Cesare Previti un mio pezzo pubblicato nel 2002 sull'Espresso, in cui Previti era citato in mezza riga. Anzi, non sulla sentenza, che non c'è ancora (verrà depositata tra 60 giorni) e che comunque, più che commentata, andrà appellata nella speranza che sei occhi in Corte d'appello vedano meglio dei due del giudice monocratico. Vorrei dire qualcosa su tutto ciò che l'ha accompagnata. Perché, come sono certo di non aver diffamato nessuno, men che meno Previti (reato impossibile), non sono altrettanto sicuro che le cronache dedicate alla sentenza, a reti ed edicole unificate, non siano diffamatorie.

Cito dal Tg1, che di solito non dà notizia delle condanne non solo dei giornalisti, ma nemmeno dei ministri, parlamentari, banchieri, imprenditori, e gabella le prescrizioni di Berlusconi e Andreotti per assoluzioni, ma ha riscoperto i piaceri della cronaca giudiziaria giusto in tempo per me: "Marco Travaglio è stato condannato a 8 mesi di reclusione, pena sospesa, per aver diffamato l'ex deputato Previti. Il processo, celebrato a Roma, riguardava un servizio sull'Espresso… Travaglio dovrà risarcire Previti con 20 mila euro". Manca solo un piccolo dettaglio: la sentenza è di primo grado. Avesse riguardato chiunque altro, i Raiotti avrebbero precisato che verrà appellata e dato la parola all'imputato per dire che nessuno è colpevole fino a condanna definitiva. Non ho avuto questa fortuna. Così il Tg1, informando sulla mia presunta diffamazione, è riuscito a diffamare me. Complimenti e grazie. Ora attendo che il Tg1 fornisca alla Nazione tutta i nomi dei suoi giornalisti condannati negli ultimi anni, in primo, secondo, o eventualmente terzo grado. Così come mi auguro che tutti i giornali che ieri han voluto dedicarmi tanto spazio, spalanchino gli archivi e facciano altrettanto. Ci sarà da divertirsi.

Casomai la cosa potesse interessare, il sottoscritto è giunto all'età di 44 anni con la fedina penale immacolata: sul mio Casellario giudiziale c'è scritto "Nulla". Il che naturalmente non significa che tutti i condannati definitivi per diffamazione siano dei diffamatori: questo genere di processi, per chi fa cronaca giudiziaria, sono incidenti di percorso quasi inevitabili anche per chi non sbaglia (e prima o poi sbagliamo tutti). Perché esistono tre tipi di diffamazione: quella di chi esprime opinioni critiche, ritenute dal giudice eccessive; quello di chi scrive fatti falsi; quello di chi scrive fatti veri, ma inseriti in un contesto negativo che il giudice, nella sua discrezionalità, ritiene diffamatori. Ora, quel che ho scritto sull'Espresso è vero: ho citato il verbale del colonnello del Ros Michele Riccio, che parlava (lui, non io, diversamente da quanto scritto dall'Unità) della presenza di Previti nello studio Taormina mentre si teneva una riunione per discutere certe faccende riguardanti Dell'Utri, senz'attribuire a Previti alcun ruolo nella riunione.
Dunque penso che la mia sentenza riguardi il reato del terzo tipo. Càpita, viste la genericità del reato di diffamazione e la carenza di cultura liberale nella giurisprudenza italiana, diversamente da quella europea (vedi sentenze della Corte di Strasburgo) e americana (il I emendamento taglia la testa al toro).

Non è stato sempre così: negli anni 80, Indro Montanelli fu condannato per diffamazione nei confronti di Ciriaco De Mita: un milione di lire di multa per avergli dato del padrino. Montanelli si appuntò al petto la condanna come una medaglia. L'altro giorno il pm aveva chiesto per me una multa di 500 euro. Il giudice l'ha ridotta a 100 e ci ha aggiunto, bontà sua, 8 mesi di reclusione. La pena media dell'omicidio colposo; la metà della pena inflitta a Previti per aver comprato il giudice del caso Mondadori; 3 mesi in meno degli anni affibbiati a Cesare Romiti per 100 miliardi di lire di falsi in bilancio Fiat (prima che il reato fosse depenalizzato); 2 mesi in più della pena patteggiata da Renato Farina per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar.

A proposito dell'on. Farina, alias agente Betulla: ieri su Libero, sotto il titolo "La banda Santoro - Anche Travaglio finisce tra i pregiudicati", definisce "barbarie" la pena detentiva, ma poi mi rinfaccia di aver ricordato le condanne per diffamazione di Lino Jannuzzi. E scrive che usufruirò dell'indulto. Dunque "chi di spada ferisce…". Ma non sa quel che dice. Dell'indulto ha usufruito lui, visto che la sua pena patteggiata è definitiva. La mia è un primo grado (dunque pregiudicato lo dica a se stesso) e conto di farla cancellare nei gradi successivi: forse Betulla non sa che l'indulto si applica solo alle pene irrevocabili. Quanto a Jannuzzi, a parte il fatto che le sue condanne si riferiscono a notizie false (tipo i complotti delle toghe rosse contro Berlusconi e Andreotti "poi assolti"), ne ho parlato perché Jannuzzi è stato a lungo parlamentare (infatti ha avuto prontamente la grazia). Le condanne dei giornalisti sono fatti loro, quelle dei parlamentari sono fatti nostri. Sottili distinzioni ignorate anche dal biondo mèchato del Giornale, che ha sbattuto la mia sentenza in prima pagina, dopo aver nascosto le sue (una caterva di processi persi, con abbondanti risarcimenti dei danni ai pm di Mani Pulite per la balle diffamatorie che lui rovescia loro addosso da una vita). Il pover'ometto farnetica di "pregiudicato", "indulto", "prescrizione" e s'interessa appassionatamente alle mie ferie. Lui che era di casa ad Hammamet ai piedi di un celebre latitante pluripregiudicato e pluricorrotto, di cui è vedovo inconsolabile. Ecco, nemmeno Vallanzasca potrebbe mai accettare lezioni dalla Yoko Ono di Craxi.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

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Travaglio non ricusa i giudici e non sollecita alcun Lodo speciale. farà solo ricorso in appello...

di Giuseppe Giulietti (Articolo21.info)

Giustizia, sanzione, vendetta/1 -
il nuovo post da Toghe rotte, la rubrica sulla giustizia a cura di Bruno Tinti

Chi ha paura di Giordano di Bruno -
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