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bertolottiedepirro

di Peter Gomez e Antonella Mascali 
Da Il Fatto Quotidiano del 27 gennaio 2010

A Palazzo Grazioli la serietà della situazione la raccontano i musi lunghi degli uomini più vicini al premier. Le facce di Gianni Letta e Paolo Bonaiuti che, secondo quanto risulta a Il Fatto Quotidiano nei giorni scorsi, hanno parlato con Berlusconi del caso di Alfonso Signorini. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai Servizi teme che la presenza di Signorini alla testa del settimanale Chi – finora utile per evitare la pubblicazione di foto imbarazzanti per il governo, il premier e i suoi familiari – finisca per rivelarsi un boomerang. L’inchiesta milanese su una serie di presunti casi di estorsione e ricettazione, legati alla compravendita d’immagini poi fatte sparire dal mercato, rischia infatti di legarsi a quella romana sul video, approdato in ottobre fin sulla scrivania del premier, in cui l’ex presidente della regione   Lazio, Piero Marrazzo, era ripreso in compagnia di una transessuale. Un bel problema per Palazzo Chigi man mano che diventa chiaro come la questione dei sexy scandali non sia esclusivo appannaggio del centrosinistra, ma riguardi ovviamente anche il centrodestra.

Più fonti non giudiziarie riferiscono che nei mesi scorsi è circolato (ed è subito stato fatto sparire) un servizio fotografico definito “sorprendente” su un ministro in carica. Il Fatto non è ancora in grado di dire chi l’abbia ritirato e a che prezzo. È certo comunque che si tratta di cifre da capogiro se per le foto di Lapo Elkann, immortalato a Parigi con un’altra trans, sono stati versati, grazie alla mediazione del direttore di Chi 300.000 euro, mentre altri 200.000 sarebbero stati spesi per eliminare un video, forse fatto con un telefonino, in cui compare anche Silvia Toffanin, la fidanzata di Piersilvio Berlusconi. Il mercato insomma è assolutamente bipartisan e spazia dalla politica, alla moda, dal cinema, fino al giornalismo e il mondo della finanza. A Milano il pm Frank Di Maio, che va avanti con gli interrogatori di testimoni e vittime evitando però accuratamente di ascoltarle nel troppo affollato Palazzo di Giustizia, ha concentrato la sua attenzione su una ventina di casi. Nell’elenco ci sono i nomi dell’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, del vicepresidente del Milan, Adriano Galliani, di Elisabetta Gregoraci, di Stefano Bettarini e della sua ex moglie Simona Ventura, del regista Leonardo Pieraccioni, e quello del ministro della Giustizia Alfano. Non sempre le loro foto riguardano vicende di sesso o d’infedeltà coniugale. Nel caso, per esempio, di Alfano ci troviamo di fronte a immagini, acquistate, ma non pubblicate da Chi, in cui il Guardasigilli è immortalato come una sorta di padrino, mentre si fa fare la manicure. In ogni caso, l’inchiesta di Di Maio punta in alto. Non tanto per i nomi dei presunti ricattati, ma perché cerca di far luce sul sistema e sul ruolo di Signorini, diventato potentissimo a Milano come a Roma, grazie al suo rapporto personale di amicizia con Marina Berlusconi e la linea (telefonica) diretta che ha con il premier.   

L’ex agente fotografico Fabrizio Corona, di recente condannato per alcuni casi di presunta estorsione fotografica e già ascoltato da Di Maio, in un’intervista a Oggi ha detto: “Non mi meraviglierei (se tutti questi servizi fossero passati sul tavolo del direttore di Chi). Signorini, attraverso il suo giornale, è quello che paga più di tutti. Il fotografo o l’agenzia che hanno uno scoop prima lo portano a lui. Al centro del sistema c’è lui e attorno a lui ruota tutto il gossip. E non è un semplice interesse editoriale. Oggi Signorini è il burattinaio del teatrino che forse più diverte Berlusconi. Ed è questo il nocciolo della questione. Al centro della nuova Vallettopoli non ci sono ritiri ed estorsioni. C’è il gossip come mezzo di controllo della vita del paese. Dalla politica all’economia, se hai in mano delle foto importanti puoi controllare tutto quello che vuoi”.
 
Quasi un servizio d’informazione parallelo, che ha più compiti. Raccogliere notizie piccanti; far uscire foto o storie che altrimenti non troverebbero mai spazio sui giornali (è Signorini a fare da tramite tra i proprietari del video di Marrazzo e Libero); depontenziare i servizi scomodi, pubblicandone solo la parte più accettabile, come è accaduto con Barbara Berlusconi; far sparire le foto che possono mettere in difficoltà il premier e i suoi amici. Un modus operandi su cui dovrebbe riflettere l’Ordine dei giornalisti che riporta alla ribalta la questione del conflitto d’interessi. Berlusconi – che è anche editore di giornali di gossip in un paese in cui la politica sembra soffrire solo gli scandali legati al sesso – quale tipo di potere finisce per ritrovarsi in mano?Quanto conta avere a disposizione informazioni che riguardano vicende private di avversari, alleati e direttori di giornale? Domande ovviamente retoriche. Per rispondere basta osservare la straordinaria carriera di Signorini e dei giornalisti a lui più fedeli. Solo che ora il gioco comincia a scottare. Forse per questo, in attesa di essere chiamato dal magistrato, ieri il direttore di Chi, ha cominciato a cambiare la disposizione delle scrivanie in redazione. E ha deciso di spostarsi dal suo ufficio (visibile a tutti) in quello più discreto e riparato di Tv sorrisi e canzoni. Perché anche quando si fa un mestiere come il suo la privacy è importante.   
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

La volpe del Tavoliere di Carlo Cornaglia

“Apriamo in Puglia un bel laboratorio
per costruir l’Italia del futuro,
la sinistra mandiamo all’obitorio
e una Madonna avendo appesa al muro

andiamo col partito di Cuffaro.
La mafia ha favorito quello lì?
Per me, che son politico preclaro,
della sinistra è meglio l’Udc!”
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Vignetta di Natangelodi Peter Gomez e Marco Lillo
Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2009

Che sia un figlio del demonio lo dice persino il suo padrone. “Le foto del compleanno di Noemi a Casoria? Me le ha chieste quel diavolo di Alfonso Signorini”, ripeteva in maggio Silvio Berlusconi dagli schermi di “Porta a porta”. E anche se allora nessuno se ne rendeva conto quella frase equivaleva a un'investitura: Signorini da cortigiano era diventato principe. La sua metamorfosi era conclusa. Perché da giornalista si era trasformato in spin doctor. Ovvero, come recita il dizionario inglese-italiano, in “dottore del raggiro” o, se preferite, in “manipolatore di opinioni”. Sì, perché ormai è questo il vero mestiere del potentissimo direttore di “Tv sorrisi e canzoni” e di “Chi”, il settimanale di gossip della Mondadori, scelto dal Cavaliere per diffondere interviste, condurre attacchi mezzo stampa contro giornalisti e avversari politici, spacciare per vere notizie false. Un mestiere difficile che, in questi giorni, ha spinto Signorini a scatenare i suoi cronisti a caccia di elementi utili per infangare Raimondo Mesiano, il giudice civile autore della sentenza con cui la Fininvest è stata condannata a risarcire con 750 milioni di euro la Cir del “nemico” Carlo De Benedetti.

Berlusconi, del resto, del direttore di “Chi” si fida. Anche perchè è uno di casa. Amicissimo della sua primogenita Marina, la numero uno della Mondadori, con la quale trascorre ogni giorno ore e ore al telefono, Signorini è stato negli ultimi due anni uno dei pochi uomini ammessi alle “cene con le ragazze” organizzate dal Cavaliere e da Giampaolo Tarantini a Palazzo Grazioli. Il suo nome ricorre spesso nei verbali delle ospiti (a volte a pagamento) del premier, spesso associato a quello del direttore di Rauno, Fabrizio De Noce, e a quello del numero uno di Medusa Cinematografica, Carlo Rossella. Non per niente il dandy, Signorini - nelle interviste lo ripete sempre - considera il dandy Rossella, come il proprio maestro di giornalismo. Una confessione significativa visto che Rossella nel 2003 è stato sottoposto a procedimento disciplinare da parte dell’ordine dei giornalisti per aver “taroccato” una copertina di “Panorama” aggiungendo un folta capigliatura a un’immagine del premier ripreso di spalle. Eravamo ancora in epoca pre trapianto pilifero e alla fine Rossella aveva strappato un’archiviazione dalle motivazioni imbarazzanti: “La piaggeria non è un illecito disciplinare anche se è qualcosa si peggio sul piano morale e individuale”.

Ma tant’è. Ciascuno è libero di scegliersi i propri maestri come gli pare. Così non deve stupire se, non appena scoppia il caso della protegè minorenne del premier Noemi Letizia, le vacanze di Signorini, sono interrotte, da una telefonata. È palazzo Chigi che lo vuole far rientrare a Roma, su un aereo privato. Signorini saluta in tutta fretta il suo compagno e la sua maga-sensitiva personale, Maddalena Anselmi, e vola dal mago di Arcore. D’ora in poi lui e Rossella faranno parte dell’unità di crisi che in questi mesi tenta di difendere l’immagine del Cavaliere dagli scandali e dai rovesci giudiziari. A 45 anni suonati, con in tasca una laurea in filologia medievale e alle spalle un passato d’insegnante, Signorini spicca, dunque, il gran salto. Tanto che ora è a un passo dal prendere il posto di Maurizio Costanzo nel dopo serata di Canale 5 e, sostengono in molti, di diventare persino direttore della rete ammiraglia del Biscione.

Che sia un intoccabile, del resto, a Mediaset se ne sono accorti tutti. A partire da quei ragazzacci delle Iene che già nel 2007 hanno visto l’editore censurare un servizio a lui dedicato. Che cosa era successo? “Chi” aveva pubblicato in copertina un’intervista all’attore Riccardo Scamarcio. Ma l’intervista era falsa. Spiega a “Il Fatto”, Gianni Galli, collaboratore di Scamarcio: “Riccardo non l’aveva mai rilasciata e lo disse alle Iene. Loro però se ne erano accorte da sole visto che il testo era molto simile a un’altra intervista data invece da Riccardo a Vanity Fair”. Ma le balbettanti giustificazioni del giornalista (si fa per dire) davanti alle telecamere, non le vedrà mai nessuno. “Non va in onda”, ordini superiori.

Se questo è lo stile non ci si deve stupire per quello che si è visto e letto sulle pagine di “Chi” a partire dallo scorso maggio. Dopo il primo scoop - le foto della festa di compleanno di Noemi a Casoria alla quale partecipò anche il premier - Signorini fornisce ai suoi 400 mila lettori “rivelazioni” a ripetizione. Si parte con il padre di Noemi che sostiene di essere “un ex socialista” vicino a Craxi e di aver per questo conosciuto Berlusconi diventato “un amico di famiglia”, per arrivare al primo vero capolavoro: l’invenzione di un fidanzato. Ai giornalisti che nelle prime ore l’avevano intervistata, Noemi aveva giurato di essere single. Ci voleva dunque un partner che allontanasse il sospetto di un rapporto troppo stretto tra Noemi e il Cavaliere. Così sbuca fuori dal nulla Domenico Cozzolino, ventunenne modello di Boscotrecase, ex tronista di “Uomini e donne”, il programa di Maria De Filippi. Domenico e Noemi vengono fotografati da “Chi” a Rimini e poi sul lungomare di Napoli, mentre si baciano sotto gli occhi dei genitori di lei che assicura: “Sono illibata”. Peccato che Cozzolino per le amiche di Noemi sia un perfetto sconosciuto. Nemmeno l’ex fidanzato della minorenne, Gino Flaminio, ne ha mai sentito parlare. E di lui non si trova traccia neppure nelle foto del compleanno di Casoria. Alla fine sarà proprio il muscoloso Domenico a spiegare come stavano realmente le cose. “È stata tutta una montatura”, dice a un settimanale concorrente. Ma ormai lo spin è riuscito. Tv e giornali hanno rilanciato le prime immagini della coppia. Nell’immaginario collettivo di una buona parte dell’elettorato si è formata la convinzione che il caso Noemi è tutta una montatura, non di Signorini, ma dei nemici del premier.

Signorini così ci prende gusto. Ride quando il migliore dei suoi cronisti, Gabriele Parpiglia, organizza una trappola nei confronti del vero ex fidanzato di Noemi, Gino Flaminio, e di due giornalisti de “L’espresso”. Seguendo le lezioni di Fabrizio Corona, Parpiglia al ristorante la Scialuppa di Napoli allestisce una sorta di set fotografico con tanto di microfoni. Bisogna dimostrare che Gino - il quale ha raccontato come Berlusconi scoprì Noemi consultando un book fotografico - intasca soldi per parlare. E che L’espresso offre altro denaro a chiunque sia disposto ad infangare Berlusconi. Non è vero niente. Ma il paradosso è un altro. Chi è abituato a pagare le interviste è proprio Signorini. A raccontarlo, agli investigatori del caso Vallettopoli che sfocerà in un processo contro Corona, è proprio il giornalista. Il caso di scuola è una sua intervista a Patrizia, il transessuale che passò una notte brava con Lapo Elkan. Per quel faccia a faccia “Chi” tira fuori 50 mila euro. Signorini però si confessa deluso. Tra il suo settimanale e la Fiat c’è un accordo. Il testo del colloquio deve essere vistato da viale Marconi. E così lui è amareggiato, perché avrebbe “voluto fare delle domande scabrose, perchè era l’unica cosa che mi interessava, ma non ho potuto farle (in aula dirà poi che era solo per curiosità personale ndr)”.

Poco male. Perchè poi sulla scena politico-finanziaria irrompe un’altra Patrizia, la escort di Bari, che ha dormito nel lettone del Premier (e “di Putin”). Ogni curiosità potrà insomma trovare risposta. Anche perché, come scrive proprio Signorini, l’intervista che Berlusconi gli rilascia “si svolge nel clima ideale per affrontare con serenità anche le domande più difficili». Seguono quattro pagine di interrogativi del tipo: «Come convive il Berlusconi nonno con il Berlusconi Superman?»; «Bisogno di vacanze? Dove andrà questa estate?». Il cavaliere risponde a tutto. La patria è salva. Il giornalismo un po’ meno.

Segnalazioni

Il Ministro La Russa dà del pedofilo a un cittadino che lo contesta a New York - il video


da Micromega.net
Chi paga i giudici. Un lapsus (?) e due promemoria di Gianni Barbacetto
Berlusconi "eletto direttamente dal popolo"? Balle di Panchi Pardi

da Italiadallestero.info
I loschi avvocati del Cavaliere di Miguel Mora (El Pais, Spagna - 9 ottobre 2009)
Un paese spezzato di Nikos Tzermias (Neue Zürcher Zeitung, Svizzera - 5 ottobre 2009)



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Vignetta di NatangeloL'ultima edizione di "Chi", il settimanale trash diretto da Alfonso Signorini, è stata un successo. Le foto segrete, scattate all'interno di un golf club, dell'amore tra Elisabetta Canalis e George Clooney spopolano sulle spiagge. Nelle casse della Mondadori, la casa editrice presieduta da Marina Berlusconi, sono entrati alcuni milioni di euro. Le stesse immagini sono state rilanciate dalle reti Mediaset che hanno così convinto molti telespettatori a correre in edicola per acquistare il rotocalco.

Nonostante l'exploit editoriale, Marina e il suo papi, il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi, sono però di cattivo umore. A Villa La Certosa, durante la cena per il compleanno della figlia, il premier è sbottato: «Ora basta, quello del rispetto della privacy è un tema sempre più urgente che dobbiamo risolvere». Tra i presenti pare che sia calato il gelo. Qualcuno ha immaginato un licenziamento in tronco del fido Signorini, l'uomo che in pieno caso D'Addario aveva osato intervistare il capo del governo ponendogli a muso duro una serie di domande scomode. Roba del tipo: «Come convive il Berlusconi nonno con il Berlusconi superman?»; «Bisogno di vacanze? Dove andrà questa estate?»; «Qual è il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi?»; «E il primo pensiero della giornata?». Altri ospiti sono invece arrivati a ipotizzare una chiusura di "Chi" e delle numerose trasmissioni di gossip in onda sui canali del biscione, a partire da Studio Aperto, il tg diretto da Mario Giordano.

Poi, fortunatamente, Berlusconi ha chiarito il suo pensiero. Signorini e Giordano possono stare tranquilli. Il premier non ce l'aveva con loro, ma con quattro fotoreporter bloccati all'esterno della villa dai carabinieri. «Pensate, tutti voi siete stati fotografati. È una cosa intollerabile. Dobbiamo difendere la privacy delle persone, dovunque, soprattutto a casa loro», ha spiegato Berlusconi ad amici e parenti.

Resta però da chiarire chi siano le «persone» che avranno garantita la privacy (peraltro già oggi tutelata da una serie di severissime norme). Tutti i cittadini o solo alcuni di essi? La domanda non è provocatoria. Nel 2003, nei mesi delle polemiche sulle leggi ad personam, Berlusconi aveva detto: «In una democrazia liberale chi governa per volontà sovrana degli elettori è giudicato, quando è in carica e dirige gli affari di Stato, solo dai suoi pari, gli eletti dal popolo». Un concetto estratto in fotocopia dalla Magna Charta di Giovanni Senzaterra che all'articolo 21 recita: «I conti e i baroni non siano multati se non dai loro pari». Era il 1215. Le macchine fotografiche non erano state ancora inventate. Altrimenti Giovanni Senzaterra avrebbe certamente pensato anche a quelle.
(Vignetta di Natangelo)


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Ora d'aria
l'Unità, 30 luglio 2008


Quando Il Giornale era una cosa seria, cioè quando lo dirigeva Montanelli, vi era severamente vietato criticare la Rai per evitare che qualcuno potesse pensare che la critica era un favore all’editore Berlusconi, proprietario della Fininvest. Me lo raccontò Giovanni Arpino. Poi, nei primi anni 90, perché fosse ancor più chiaro chi comandava al Giornale tra lui e l’editore, il vecchio Indro ingaggiò come critico televisivo Sergio Saviane, che non perdeva occasione di spernacchiare il Berlusca e il suo mondo. Sono trascorsi appena 15 anni, ma non sono stati vani: siamo nell’èra dei servi felici, abbiamo abolito il pudore e perduto il senso della vergogna. Basta leggere, sul fu Giornale, le cronache al seguito del Cavalier Padrone. Passa il lodo Alfano, titolo a tutta prima pagina: “Sia lodo, fine della guerra”. Segue commento non firmato, dunque attribuibile al direttore, Mario Appelius Giordano: “La bella estate di Silvio”. Fior da fiore: “Adesso non ci sono più nuvole. Le foto di Villa Certosa immortalano un momento di serenità privata: per il compleanno della moglie Veronica, Berlusconi ha radunato tutta la famiglia in Sardegna. Ci sono i figli, i nipotini, i giochi, le gite in barca, piccoli scampoli di ordinario lusso e straordinaria felicità… Quest’immagine di serenità privata diventa segno e simbolo della serenità politica… Napoli è stata ripulita dai rifiuti… la Finanziaria sta per essere approvata… l’immunità per le alte cariche, come ciliegina sulla torta (di compleanno) mette finalmente il governo al riparo dall’assalto giustizialista… Ronaldinho al Milan? Toh, è arrivato pure quello. E allora, mano nella mano con Veronica, non resta che gustarsi un po’ di relax come si conviene. E’ la bella estate di Silvio, non c’è niente da fare… La sinistra allo sbando deve rassegnarsi: nel centrodestra non è più tempo di Casini (battuta, ndr). Questo è il tempo della fedeltà e della serenità, come testimoniano le foto con Veronica e la pace con Bossi…”.

Era dai tempi dei dispacci della Stefani sulle virili vacanze del Duce e donna Rachele a Rocca delle Caminate, che non si leggeva niente del genere. Un’intera pagina fotografica gentilmente offerta da “Chi” (altro house organ della ditta) ritrae il ducetto “rilassato e innamorato” con le sue “tinte turchesi” nella “nuova Camp David” di Villa Certosa, là dove solo un anno fa pascolavano sulle sue ginocchia cinque prosperose ragazze, subito trasformate in altrettante “attiviste di Forza Italia” impegnate in un simposio di alta politica. Quest’anno invece la Veronica ha piantato le tende alle costole dell’esuberante consorte e non lo molla un istante (le ampie maniche delle rispettive camicie nascondono le manette ai polsi dei due coniugi). Nemmeno quando lui tenta la fuga a Portofino, in una delle tante ville. Anche qui, stuolo di fotografi al seguito e cronista da riporto del Giornale: un tale Vincenzo La Manna, che dev’essere giovanissimo, ma ha già capito come gira il mondo. Il suo paginone di lunedì sul Giornale, dal sobrio titolo “Love in Portofino”, è un piccolo capolavoro: “In camicia blu scuro e pantaloni abbinati, Berlusconi si presenta poco dopo le 9 di sera, sorridente, al centro della splendida località marina. E con la mano sempre intrecciata a quella della moglie, raggiunge il porticciolo. Per dirigersi, guardato a vista dalle guardie del corpo in tenuta estiva (ecco: niente plaid, cuffie di lana, pelli di foca o cose del genere, ndr) verso lo yacht ‘Besame’ di Marina”. Da non confondere con lo yacht “Suegno”, che invece è di Piersilvio detto Dudi. Segue cena in uno “storico ristorante”, allietato dalle note di “Carlo, detto il Chitarrino”: un Apicella locale. “Alla famiglia Berlusconi si aggregano il giornalista Guido Bagatta e la compagna”, per elevare ulteriormente il livello della conversazione. “Moscardini fritti e spiedini alla griglia, un tocco d’insalata russa”, e poi “branzino bollito” in onore di Bondi. Infine “orata al forno con olive nere e sorbetto shakerato alle fragole”. Poi “via in discoteca per alcune ore”.

L’indomani, sempre pedinato dal solerte La Manna, il Cainano “riceve in giardino la visita di Marina e Piersilvio, che lasciano per un po’ i loro yacht attraccati in rada”. Si spera, non incustoditi. Sarà così, minaccia il cronista, per tutta l’estate “e poco importa se il settimanale ‘Chi’ riesce a immortalare i suoi momenti di svago e intimità”. Ecco: Lui, sempre così ritroso, non ama finire sui giornali, ma quei comunisti molesti di “Chi” lo immortalano lo stesso. E Lui, da vero liberale, continua a stipendiarli.

Torna in mente quel che scrisse Montanelli, sulla Voce, il 26 novembre ’94: “Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a Emilio Fede. L’abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l’archetipo di questa giullaresca fauna, con l’aggravante del gaudio. Spesso i leccapiedi, dopo aver leccato, e quando il padrone non li vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede, no. Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo che di qui a un po’ dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i suoi interventi e additarli a modello di obiettività e di moderazione… Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. (...) Il risultato è scontato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di ricorso a leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti”.

Segnalazioni

Silvio Berlusconi: il padrone è tornato e fa sul serio (The Independent)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Festa in famiglia - di Carlo Cornaglia
Circa un paio d’anni fa,
nella sarda proprietà
della villa La Certosa,
il figliol di mamma Rosa
   
pur se stesso superò
ed agli ospiti mostrò
un vulcano artificiale.
Dal cratere sommitale...
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l'Unità, 30 luglio 2008


Quando Il Giornale era una cosa seria, cioè quando lo dirigeva Montanelli, vi era severamente vietato criticare la Rai per evitare che qualcuno potesse pensare che la critica era un favore all’editore Berlusconi, proprietario della Fininvest. Me lo raccontò Giovanni Arpino. Poi, nei primi anni 90, perché fosse ancor più chiaro chi comandava al Giornale tra lui e l’editore, il vecchio Indro ingaggiò come critico televisivo Sergio Saviane, che non perdeva occasione di spernacchiare il Berlusca e il suo mondo. Sono trascorsi appena 15 anni, ma non sono stati vani: siamo nell’èra dei servi felici, abbiamo abolito il pudore e perduto il senso della vergogna. Basta leggere, sul fu Giornale, le cronache al seguito del Cavalier Padrone. Passa il lodo Alfano, titolo a tutta prima pagina: “Sia lodo, fine della guerra”. Segue commento non firmato, dunque attribuibile al direttore, Mario Appelius Giordano: “La bella estate di Silvio”. Fior da fiore: “Adesso non ci sono più nuvole. Le foto di Villa Certosa immortalano un momento di serenità privata: per il compleanno della moglie Veronica, Berlusconi ha radunato tutta la famiglia in Sardegna. Ci sono i figli, i nipotini, i giochi, le gite in barca, piccoli scampoli di ordinario lusso e straordinaria felicità… Quest’immagine di serenità privata diventa segno e simbolo della serenità politica… Napoli è stata ripulita dai rifiuti… la Finanziaria sta per essere approvata… l’immunità per le alte cariche, come ciliegina sulla torta (di compleanno) mette finalmente il governo al riparo dall’assalto giustizialista… Ronaldinho al Milan? Toh, è arrivato pure quello. E allora, mano nella mano con Veronica, non resta che gustarsi un po’ di relax come si conviene. E’ la bella estate di Silvio, non c’è niente da fare… La sinistra allo sbando deve rassegnarsi: nel centrodestra non è più tempo di Casini (battuta, ndr). Questo è il tempo della fedeltà e della serenità, come testimoniano le foto con Veronica e la pace con Bossi…”.

Era dai tempi dei dispacci della Stefani sulle virili vacanze del Duce e donna Rachele a Rocca delle Caminate, che non si leggeva niente del genere. Un’intera pagina fotografica gentilmente offerta da “Chi” (altro house organ della ditta) ritrae il ducetto “rilassato e innamorato” con le sue “tinte turchesi” nella “nuova Camp David” di Villa Certosa, là dove solo un anno fa pascolavano sulle sue ginocchia cinque prosperose ragazze, subito trasformate in altrettante “attiviste di Forza Italia” impegnate in un simposio di alta politica. Quest’anno invece la Veronica ha piantato le tende alle costole dell’esuberante consorte e non lo molla un istante (le ampie maniche delle rispettive camicie nascondono le manette ai polsi dei due coniugi). Nemmeno quando lui tenta la fuga a Portofino, in una delle tante ville. Anche qui, stuolo di fotografi al seguito e cronista da riporto del Giornale: un tale Vincenzo La Manna, che dev’essere giovanissimo, ma ha già capito come gira il mondo. Il suo paginone di lunedì sul Giornale, dal sobrio titolo “Love in Portofino”, è un piccolo capolavoro: “In camicia blu scuro e pantaloni abbinati, Berlusconi si presenta poco dopo le 9 di sera, sorridente, al centro della splendida località marina. E con la mano sempre intrecciata a quella della moglie, raggiunge il porticciolo. Per dirigersi, guardato a vista dalle guardie del corpo in tenuta estiva (ecco: niente plaid, cuffie di lana, pelli di foca o cose del genere, ndr) verso lo yacht ‘Besame’ di Marina”. Da non confondere con lo yacht “Suegno”, che invece è di Piersilvio detto Dudi. Segue cena in uno “storico ristorante”, allietato dalle note di “Carlo, detto il Chitarrino”: un Apicella locale. “Alla famiglia Berlusconi si aggregano il giornalista Guido Bagatta e la compagna”, per elevare ulteriormente il livello della conversazione. “Moscardini fritti e spiedini alla griglia, un tocco d’insalata russa”, e poi “branzino bollito” in onore di Bondi. Infine “orata al forno con olive nere e sorbetto shakerato alle fragole”. Poi “via in discoteca per alcune ore”.

L’indomani, sempre pedinato dal solerte La Manna, il Cainano “riceve in giardino la visita di Marina e Piersilvio, che lasciano per un po’ i loro yacht attraccati in rada”. Si spera, non incustoditi. Sarà così, minaccia il cronista, per tutta l’estate “e poco importa se il settimanale ‘Chi’ riesce a immortalare i suoi momenti di svago e intimità”. Ecco: Lui, sempre così ritroso, non ama finire sui giornali, ma quei comunisti molesti di “Chi” lo immortalano lo stesso. E Lui, da vero liberale, continua a stipendiarli.

Torna in mente quel che scrisse Montanelli, sulla Voce, il 26 novembre ’94: “Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a Emilio Fede. L’abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l’archetipo di questa giullaresca fauna, con l’aggravante del gaudio. Spesso i leccapiedi, dopo aver leccato, e quando il padrone non li vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede, no. Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo che di qui a un po’ dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i suoi interventi e additarli a modello di obiettività e di moderazione… Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. (...) Il risultato è scontato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di ricorso a leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti”.

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Silvio Berlusconi: il padrone è tornato e fa sul serio (The Independent)
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Circa un paio d’anni fa,
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