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fifo

Signornò, da L'Espresso in edicola

Giusto, anzi sacrosanto lo spazio dato da stampa e tv ai silenzi delle gerarchie ecclesiastiche sulla pedofilia nel clero. Lo dice anche il Vangelo: "Oportet ut scandala eveniant". Un po' meno comprensibile il silenzio degli organi di informazione sulle generose coperture, per usare un eufemismo, offerte dai politici italiani di centrodestra a un famoso prete antidroga accusato di violenza sessuale su una decina di giovanissimi ospiti della sua Comunità Incontro: don Pierino Gelmini, imputato da due anni in un'interminabile udienza preliminare dinanzi al Tribunale di Terni.

Almeno in quel caso, nel gennaio del 2008, ai primi sospetti sul chiacchieratissimo prete di Amelia, papa Benedetto XVI prese drasticamente posizione, riducendolo allo stato laicale, mentre l''Osservatore romano' e l''Avvenire' si guardavano bene dal gridare al complotto delle toghe anticlericali. Il sacerdote, un tempo molto vicino a Bettino Craxi e poi a Silvio Berlusconi, fu scaricato fin da subito dal Vaticano e dalla Cei. Non così dal Popolo della libertà e dal suo leader, che anzi han seguitato a idolatrarlo come se nulla fosse. Il 4 agosto 2007, nel pieno delle indagini della Procura di Terni, Berlusconi telefonò a don Pierino, che lo fece subito sapere: "Il presidente mi ha detto: 'Ti sono vicino, conta su di me. Qualsiasi cosa... Sai, io sono un antesignano di denunce".

Qualche mese prima il devoto Silvio aveva ricevuto dalle sue mani l'ambìto premio 'Madonna del sorriso'. E il 26 dicembre 2007 si collegò telefonicamente con Amelia per tributare "a don Pierino tutto il mio affetto, la mia amicizia e la mia stima" e per sottolinearne, con un mezzo autogol lessicale, "la generosità, l'entusiasmo e la passione per i giovani". Poi si disse "a tua totale disposizione" e spacciò le circostanziate accuse delle vittime di molestie per "attacchi" frutto dell'"invidia", "la prova che siamo di fronte a un grande uomo". Il 27 settembre 2008 il premio 'Madonna del sorriso' andò a un altro fedelissimo gelminiano, Maurizio Gasparri, accompagnato da un telegramma del Cavaliere con "un abbraccio a Maurizio e a don Pierino", quest'ultimo ormai imputato per molestie sessuali. Presenti i ministri Giorgia Meloni e Raffaele Fitto e il sottosegretario Carlo Giovanardi.

A Natale, poi, nuova telefonata del premier alla comunità in festa, con l'annuncio della legge contro le intercettazioni (accolto con comprensibile sollievo dal sacerdote, imputato anche in base a telefonate intercettate) e un altro formidabile autogol, visto il destinatario della chiamata: "L'amore vince su tutto, non solo sull'odio che rende violente le menti più fragili". Ineffabile la replica del prelato spretato: "Io ti voglio bene e vorrei dirti ti amo". Mai però come la risposta di Berlusconi: "Tu hai salvato le vite di migliaia di giovani e ridato serenità alle loro famiglie". A parte, si capisce, le dieci che al processo si sono costituite parte civile contro di lui.
Vittime del Partito del Troppo Amore.
(Vignetta di Fifo)

Sua omertàLe poesie di Carlo Cornaglia
Son tanti i preti che, com’è notorio,
stuprarono bambini e adolescenti,
in confessione, a letto, all’oratorio,
nei paesi di tutti i continenti,

in Irlanda, Norvegia e Stati Uniti,
in Svizzera, Germania, Italia e Malta,
ma pur quando si mostrano contriti
dei Papi l’omertà fu sempre alta.
(
leggi tutto)

Segnalazioni

La Voce del Ribelle - Il sommario del numero 19, aprile 2010: Crisi economica, politica cinica, media inattendibili per un astensionismo alle stelle; L’Aquila, un anno dopo; la crisi di vendite e di credibilità dei grandi quotidiani; reportage dall’India.




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fifo

Il marasma sessuale che imprigiona la Chiesa romana (e celibe) è paragonabile solo al marasma politico che sta sbriciolando il Partito Democratico. Entrambi gli organigrammi stanno scivolando sul vetro della Storia. Entrambi parlano di cose che non sanno più, annaspano, improvvisano.

La sessualità malata e immaginaria dei primi li porta a dire risibili nefandezze come quella che equipara la pedofilia alla omosessualità e a leggere, nelle denunce planetarie delle violenze sessuali praticate da centinaia di preti nel mondo, un complotto giudaico laicista guidato da New York Times. La politica malata e immaginaria dei secondi li conduce a singolari forme di auto dissoluzione come quella di convincersi di avere ottenuto una mezza vittoria e incidentalmente anche una mezza sconfitta alle ultime elezioni regionali. A campare di rimessa, seguendo sempre l’ultimo osso lanciato dal Cavaliere (da una settimana: Le Riforme) come levrieri ubbidienti e ciechi.

A perdere Mantova per faide interne. Ad ascoltare, ancora, Franco Marini che dà del folle a Romano Prodi. Ad affidare a Massimo D’Alema, dopo gli esiti noti della sua discesa in Puglia, il Copasir, organismo di controllo sui Servizi, con esiti non ancora noti, ma prossimi venturi. E poi: a non avere una sola idea sul Nord Italia, le fabbriche polverizzate, le partite Iva, la disoccupazione, la delocalizzazione. A non addentare una volta per tutte il problema dei problema, l’evasione fiscale: 50 italiani su 100 che dichiarano di guadagnare meno di 15 mila euro, imprenditori e commercianti che incassano meno dei loro dipendenti, che è il vero patto politico (etico, giudiziario) su cui si fonda la supremazia elettorale (e culturale) di questa nostra destra populista e autoritaria. 
(Vignetta di Fifo)

Vedi Napoli e poi...dormi -  Le poesie di Carlo Cornaglia
Messo al sicuro il culo al Cavaliere 
fino alla prossima salita al Colle,
il capo dello Stato fa l’alfiere
del bel sogno delle padane folle.

Mentre “Federalismo!” invoca Bossi,
Napolitano incontra Calderoli,
delle riforme uno dei colossi,
secessionista dai romani suoli.
(leggi tutto)

Commento del giorno
di Barbara - lasciato il 14/4/2010 alle 12:0 nel post La legge è uguale per gli altri
"La legge e' uguale per tutti, ma per alcuni e' piu' uguale". Diceva George Orwell, nel romanzo, "La fattoria degli animali".




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Vignetta di Vukic

Le gerarchie ecclesiastiche - formate da maschi adulti e illibati che dai tempi della disturbante adolescenza vivono rigorosamente tra loro sorvegliando da lontano i gesti e gli occhi misteriosi delle donne - considerano la pillola abortiva RU486, la cosiddetta “pillola del giorno dopo” che agisce entro le 7 settimane di gravidanza, un “pesticida umano”, “un veleno”, che le donne usano contro la vita. La sua “facilità di impiego” la rende diabolica, addirittura “una crepa nella civiltà”. In difesa della quale volentieri aggiungono la minaccia futura della scomunica e la pratica quotidiana delle offese.

Guardandole solo da lontano e con rancore, i vescovi immaginano le donne dei sottouomini, con il peccato mortale incorporato nel cuore e specialmente nel corpo. Tutte figlie di Eva, intente appena possibile all’aborto, come gesto coerente che perfeziona il delitto della fornicazione, degenerato al punto da trasformare il suo contenuto vitale, in un viatico alla morte.

Che poi questa faccenda del corpo che dona la vita, della donna che fecondata vive oltre la morte, generando figli, è a ben vedere la sua massima colpa. E’ l’incommensurabile ricchezza delle femmine che nessun maschio potrà mai eguagliare per quanti paramenti indossi e corone e denari. Salvo in un caso: imprigionando quel corpo femminile, circondandolo di regole, avvelenandolo di tabù. Decidendo lui il come e il quando usarlo. Trasformando quell’eccellenza naturale in un dovere o in una colpa, in un gesto di massima grazia, la natività, o in quello dell’abiezione morale, l’aborto. Proprio come insegnano tutte le religioni maschili da qualche migliaio di anni.
(Vignetta di Vukic)

Segnalazioni

La matrioska - di Carlo Cornaglia
Patrizia ai giornalisti ha raccontato
del lettone che Putin Vladimiro
a Silvio Berlusconi ha regalato
e nel quale fino all’ultimo respiro

fa i suoi giochi d’amore il presidente.
Jaques Chirac in passato raccontò
di aver visto un bidet bianco splendente
che a dir del latin lover ospitò...
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Foto di M.Franchi da flickr.comVanity Fair, 3 aprile 2008
Prendete la lugubre vicenda di don Gelmini. Deve esserci un piano contro la Chiesa. Deve esserci un demo pluto complotto. Se ogni grande tema dell’Umano e del Divino, transitando per Roma, smette all’improvviso di palpitare, per diventare l’involucro inerte di qualcos’altro: un giocattolo di chiacchiere da contesa elettorale (Giuliano Ferrara e l’aborto), una gaffe di cospicua ridondanza (il papa alla Sapienza), uno spettacolo di dubbia propaganda seicentesca (il battesimo di Magdi Allam). Persino il venerdì santo, nella versione tv del premuroso Gianni Riotta, diventa una grottesca apertura di tre minuti del telegiornale, tipo: nato 33 anni prima a Betlemme, oggi lo hanno crocifisso.

Con Don Gelmini si scendono ben altri abissi di senso e di decoro. E con lui la virtù teologale della carità. Che esercitava nelle sue multiple comunità per tossicodipendenti, ma anche incassando denari in diretta tv, per il giubilo sventato di Mara Venier: “Evviva! Un assegno di dieci miliardi dal presidente Berlusconi! Pensate! Dieci miliardi!”.

Ora che don Gelmini è sotto inchiesta per violenza sessuale, il Vaticano gli ha vietato di esercitare le sue funzioni di sacerdote. Ma sarebbe bastata un’occhiata alla sua notevole biografia per andarci cauti con questo salvatore d’anime di strada. Annovera, oltre al celebre fratello Padre Eligio, quello di Mondo X e dei party in piscina, una condanna definitiva a 4 anni per bancarotta, truffa, assegni a vuoto. Una permanenza in Vietnam con fuga. Un secondo arresto per tangenti. La imperitura passione per i ragazzi e per le Jaguar. L’esibizionismo. Un talento nell’accaparrarsi casali, ville, castelli. Celebrare feste. Invitare politici. E in cima a un simile Calvario fare la morale al mondo, che sarebbe bastato come indizio di un qualche terremoto imminente. O almeno di un complotto.

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