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Signornò, da L'Espresso in edicola

Prima che, contro le intercettazioni, si metta in moto la solita manfrina delle leggi vergogna, con Berlusconi che invoca una legge ammazza-cimici, il Pd che la vorrebbe “migliorare” perché “il problema esiste” e Napolitano che invoca “soluzioni condivise”, basta dare un’occhiata a un atto parlamentare di agevole lettura anche per le teste più dure e più vuote. E’ il “documento conclusivo” dell’”indagine conoscitiva sul fenomeno delle intercettazioni” approvato dalla commissione Giustizia del Senato il 29 novembre 2006 all’unanimità. Anche dai parlamentari dell’attuale Pdl, che oggi fanno finta di niente e non a caso: nata nella speranza di dimostrare che in Italia si intercetta tutto e tutti in un quadro di abusi unico al mondo, l’indagine si rivelò un micidiale boomerang per il partito anti-intercettazioni, avendo appurato che “le garanzie che il nostro sistema legale assicura al cittadino non hanno l’eguale in alcun’altra democrazia occidentale”.

Confrontando il sistema italiano con quelli degli altri paesi, si scoprì che “l’Italia è uno dei pochi che affida il sistema delle intercettazioni ‘legali’ a norme di rango costituzionale”. Il che “costituisce un’indubitabile…garanzia per il cittadino, che vede affidata la tutela della propria privacy alla magistratura, costituzionalmente delegata alla tutela dei diritti fondamentali e con l’unico vincolo della sottomissione soltanto alla legge”. Infatti “anche in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania e Usa, le intercettazioni sono di competenza soprattutto di autorità amministrative o di polizia, se non addirittura dei soli servizi di sicurezza”. Da noi “le uniche intercettazioni (legali) sono quelle disposte dalla magistratura, mentre nei Paesi stranieri i controlli telefonici (et similia) vengono disposti ed effettuati principalmente da altro genere di autorità (amministrative, di polizia o di sicurezza), con minori livelli di garanzia per il cittadino, autorità che non fanno di certo conoscere facilmente casistica, numeri, dati e costi”.

Dunque non solo è una balla che in Italia si intercetti più che altrove, ma è vero il contrario: “Il numero delle intercettazioni giudiziarie in Francia non supera il 30-40% del totale, in Gran Bretagna esse sono effettuate quasi soltanto dai servizi segreti (senza possibilità di utilizzo processuale)” e la stampa Usa denuncia un “uso clandestino (non autorizzato dalla legge) di centinaia di migliaia (qualche giornale parla di milioni) di intercettazioni al di fuori di ogni controllo di legalità”. Falso pure che l’Italia spenda troppo per intercettare: basterebbe fare come Germania e Francia che obbligano le compagnie telefoniche a fornire il servizio gratis, “facendo rientrare il tutto in una sorta di ulteriore prezzo (o condizione) per il rilascio della concessione”. Dunque il Parlamento italiano non deve nemmeno sfiorare le intercettazioni, né a colpi di maggioranza, né con leggi condivise: l’ha detto, meno di quattro anni fa, il Parlamento italiano. 
(Striscia di Fifo)

Segnalazioni

Sos intercettazioni - di Paolo Flores D'Arcais, Micromega.net.

Se vince la politica dell'inciviltà - Intervista a Marco Revelli, autore di "Controcanto" (edizioni Chiarelettere).

 

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La decisione del sindaco di Milano, Letizia Moratti, di intitolare una via o un parco pubblico a Bettino Craxi è destinata a segnare un'epoca. Potremmo spendere centinaia di parole per ricostruire, con carte e testimonianze alla mano, i molti crimini contro la cosa pubblica commessi
dall'ex segretario del Psi, morto latitante in Tunisia. O potremmo ricordare un suo celebre intervento in Parlamento in cui, nel luglio del 1993, lui stesso ammetteva che durante gli Settanta, Ottanta e Novanta si era "diffusa nel paese, nella vita delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni una rete di corruttele grandi e piccole", dimenticandosi però di aggiungere come né lui, né gli altri leader politici (spesso a pieno titolo complici del sistema), avessero fatto nulla per cercare d'invertire la rotta.

Ma il punto oggi è un altro. Al di là del contenuto delle sentenze, a Milano, come nel resto d'Italia, una parte rilevante dei cittadini (probabilmente la maggioranza) ritiene Craxi un politico corrotto. E questa pessima reputazione è diffusa anche tra chi considera l'ex segretario del garofano uno dei pochi parlamentari italiani di quegli anni dotati di respiro e leadership internazionale. 
Per questo la scelta di Letizia Moratti segna un'epoca. Dimostra infatti che le nostre classi dirigenti sono sempre più scollegate dal Paese. E che, anche quando sono al governo, non hanno nessuna intenzione di prendere decisioni condivise, ma preferiscono adottare provvedimenti che dividono, invece che unire. Il fatto poi che una presa di posizione del genere arrivi dal sindaco di una città in cui ancora tutti ricordano come, durante gli anni della Milano da bere, le casse del comune fossero vuote perché ogni appalto pubblico (vedi, ad esempio, la costruzione della metropolitana, in cui il pentapartito si spartiva le mazzette con il Pci) costava il doppio del normale a causa del sovrapprezzo delle tangenti, non può che spaventare. 

In Italia, spiega la Banca Mondiale, la corruzione costa ai cittadini circa 50 miliardi di euro l'anno.
Una parte importante del denaro dei contribuenti se ne va per foraggiare cacicchi, pseudo imprenditori, burocrazie e amministrazioni (corrotte) di destra e di sinistra. Erigere monumenti, o intitolare vie, a chi è diventato simbolo di questo modo di governare (male), non è insomma solo un insulto all'etica o alla morale. Ma all'intelligenza (e alle tasche) degli elettori. 

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Commento del giorno
di katili - utente certificato - lasciato il 29/12/2009 alle 0:9 nel post
Più dell'inciucio poté D'Alema
AAA: cercasi prova di onesta' da parte del pd, anche demagogica purche' pulita. Astenersi inciuciari.


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