.
Annunci online

abbonamento
43
commenti


 fifo

da Il Fatto Quotidiano, 24 agosto 2010

L’altro giorno, tomo tomo cacchio cacchio, Corrado Passera è sceso dall’astronave che lo riportava sul suolo patrio dopo 20 anni di soggiorno su Saturno, atterrando dritto dritto sul Meeting ciellino di Rimini per tenere una dura requisitoria contro “tutta la classe dirigente italiana” che “non risolve i problemi della gente” e “suscita indignazione”. Applausi scroscianti dalla platea di Comunione e Fatturazione, anch’essa indignatissima contro questa classe dirigente che non risolve i problemi della gente, ma trova sempre il modo di risolvere quelli del Meeting di Cl, anzi Cf, finanziato negli anni dai migliori esponenti della classe dirigente: Berlusconi, Ciarrapico, Andreotti, Tanzi e altri gigli di campo; e ora da Banca Intesa, Eni e Formigoni (coi soldi della Regione Lombardia e delle Ferrovie Nord).

Naturalmente il Passera in questione non è neppure lontano parente del Passera che, già amministratore delegato di Olivetti (poi venuta a mancare all’affetto dei suoi dipendenti), di Poste Italiane (i nostri abbonati ne sanno qualcosa) e ora di Banca Intesa (socia, fra l’altro, del Corriere della Sera in pieno conflitto d’interessi e sponsor del Meeting), appartiene a pieno titolo alla classe dirigente che fa indignare i cittadini, dunque non si sognerebbe mai di sputare nel piatto in cui mangia. Anche perché, in platea, avrebbe potuto imbattersi in uno degli azionisti Alitalia che han perso tutto grazie alla mirabile operazione condotta da Passera nel 2008 per conto del governo Berlusconi, scaricando sui contribuenti la parte marcia della compagnia (un buco da 3-4 miliardi) e regalando quella sana a 15 furbetti dell’aeroplanino.
Nell’operazione Passera era contemporaneamente advisor del governo per trovare i compratori giusti e azionista della Cai, la compagnia acquirente della good company. Arbitro e giocatore. Si è guardato allo specchio e si è detto: bravo Corrado, hai vinto un posto nella nuova Cai, complimenti. Nella Cai sono entrati alcuni noti debitori di Banca Intesa di Passera, tra cui Carlo Toto, patron di AirOne, che vantava 900 milioni di debiti: ora i debiti si sono diluiti nel più grande calderone Cai e Banca Intesa di Passera non ha più nulla da temere. Ce ne sarebbe abbastanza per indignarsi contro questa classe dirigente, se per caso il Passera di Cai e di Intesa conoscesse il Passera di Rimini. Nel caso in cui lo conoscesse, due domande sorgerebbero spontanee. Che bisogno hanno questi cervelloni di rendersi ridicoli? E non sarà che, al posto dell’ometto ridicolo che ci governa, ne arriveranno altri più ridicoli di lui?

Le stesse domande scaturiscono dalla lettura delle geremiadi del teologo Vito Mancuso, il quale ha scoperto con notevole tempismo di chi è la Mondadori che pubblica i suoi libri: pare addirittura che sia di B., che l’ha recentemente favorita con la quarantesima legge ad personam della sua nutrita collezione. Figurarsi come reagirà Mancuso quando scoprirà che B. la Mondadori l’ha pure sfilata vent’anni fa a De Benedetti grazie a una sentenza comprata da Previti con soldi suoi. Potrebbe persino venirgli una punta di acidità di stomaco. Per ora il teologo ritardatario s’è limitato a scrivere due articoli su Repubblica. Inerpicandosi sulla sua prosa, il lettore si attende da un momento all’altro il grande annuncio: “…E pertanto ho deciso di abbandonare Mondadori e di pubblicare i miei libri con un altro editore”. Invece no: si arriva in fondo, non senza una certa fatica, e si constata, non senza un certo disappunto, che l’annuncio non arriva. Mancuso voleva solo aprire il dibattito con gli altri autori Mondadori di provata fede antiberlusconiana (“aspetto le reazioni”). E vedere l’effetto che fa. “Che famo, se n’annamo o restamo? Fateme sape’”. Perché o se ne va tutta la comitiva, o forse resta anche lui. Soffrendo molto, ma forse resta. Poteva chiamarli uno a uno al telefono e risparmiarsi un po’ di ridicolo, ma erano troppi. Così ha scritto due articoli. Per risparmiare sulla bolletta. 
(Vignetta di Fifo)

Segnalazioni

Mercoledì 25 agosto, Marina di Ravenna (RA), ore 17 - Incontro con Marco Travaglio sulla libertà d'informazione, la legge bavaglio e il ddl intercettazioni. C/o bagno Hana Bi, viale delle Nazioni 72. 

ad  personamMercoledì 25 agosto, Rimini, ore 21.30 - Nell'ambito della XX edizione di Moby-Cult, Marco Travaglio presenta "Ad personam" (edizioni Chiarelettere). C/o tendostruttura di piazzale Boscovich - Ingresso libero fino ad esaurimento posti.






66
commenti





da Vanity Fair, 11 agosto 2010

L’acclamato sovversivismo piccolo borghese di Silvio Berlusconi – che alla luce del giorno, e con il seguito di fotografi, va a pranzo dal corruttore di giudici Cesare Previti - moltiplica il veleno dei suoi frutti. Il suo “governo del fare”, ogni giorno disfa le piccole e le grandi regole del vivere comune, dalla legalità del non rubare, alla buona educazione. Uomini pubblici che un tempo si sarebbero vergognati di ruttare in pubblico, grugnire insulti, esibire il dito medio ai giornalisti, strofinarsi l’inguine con il tricolore, oggi lo fanno, vantandosene.

Al punto che la ministra dell’Istruzione Maria Stella Gelmini propone, sorridendo del suo stesso zelo, una laurea honoris causa al povero Umberto Bossi che di quei rutti in pubblico ha fatto la sua cifra perenne, offrendola come innovativa “comunicazione politica”.
Il sindaco di Verona Tosi, altro eroe del leghismo sdoganato dall’anomia berlusconiana, nega l’Arena al cantante Morgan “perché è un drogato”, ma non ha mai alzato un sopracciglio contro i neonazisti che infestano la curva del Verona calcio. 
E il commovente ministro Brunetta non lascia scadere un giorno senza nutrire di nuovi improperi la vendetta contro i suoi personali fantasmi di rabbiosa  adolescenza: gli antichi “radical chic”.

Comportamenti che nell’altra Repubblica si sarebbero perfezionati con il favore dell’ombra, perchè erano reati o insulsaggini da bar o personali vendette, ora vengono esibiti nelle piena luce dei media e poi rivendicati con una risata. Gli ingenui e i poveracci – ai quali tocca rispettare le regole e subirne le sanzioni – provvedono all’applauso, diventando complici di un malloppo che non si godranno. 
(Vignetta di Bandanax)





 


92
commenti





da Il Fatto Quotidiano, 28 luglio 2010
 
Non serve scendere nei bagni dell'Hollywood se si vuol davvero capire che cosa sta accadendo a Milano. Lì troverete solo quello che si allinea in ogni locale notturno del Paese: polvere e stelline. Ragazze immagine, escort, manager e sportivi, ma anche impiegati, studenti e qualche politico, dalle pupille e le narici dilatate. No, per comprendere questa città bisogna volare alto. Si deve salire sulle guglie del Duomo dove, il 19 luglio, la Corte ha celebrato il suo Sovrano donando al premier Berlusconi il premio Grande Milano.
Una foto di gruppo con famiglio da lasciare a bocca aperta: i ministri La Russa e Brambilla, il banchiere Doris, il prete don Verzé, il sindaco Moratti e il governatore Formigoni. E poi lui, il famiglio, Lele Mora, felice di essere lassù, nonostante un cognato condannato per traffico di droga, un’inchiesta per bancarotta
 
in corso, le tasse non pagate e molti scandali, legati allo spregiudicato utilizzo di attricette e ragazze immagine, evitati per un soffio. Sì, perché Lele, il re dell’Hollywood, è  tornato. Come? Se ne erano già accorti gli addetti alla sicurezza di Berlusconi che, a Natale, lo avevano visto entrare ad Arcore con il consueto seguito di bellezze sudamericane. E come si accorgono adesso, senza battere ciglio, i benpensanti milanesi pronti invece a scandalizzarsi per quello che i loro figli fanno nei cessi delle discoteche. La sua presenza ufficiale al fianco del premier, le sue sfacciate interviste in cui racconta di cenare abitualmente con Dell’Utri per leggere i falsi diari di Mussolini, spiegano meglio di un trattato di sociologia cosa è accaduto in città.

Vent’anni di Berlusconi (ma non solo) hanno fatto venir meno il valore dell’esempio. È stata, a poco a poco, fatta scomparire la consapevolezza che ci sono molti comportamenti forse irrilevanti penalmente, ma che chi è stato 
scelto dagli elettori come classe dirigente non si deve permettere. Così se a Milano il Capo si vede con Mora, Dell’Utri si può incontrare con Mangano o con la famiglia del boss Piromalli. E una quindicina tra consiglieri regionali e amministratori locali lombardi possono frequentare abitualmente, come dimostrano fotograficamente le ultime indagini, capimafia della ‘ndrangheta. Nessuno, intanto, nei loro partiti può permettersi di chiedere conto e ragione dei loro comportamenti. Anche se sono comportamenti a rischio. Perché il pesce, si sa, puzza dalla testa.   
(Vignetta di Bandanax)

Mele marce - Le poesie di Carlo Cornaglia
Il primo ottobre del duemilanove
c’è a casa di Verdini un bel gruppetto
e le intercettazion ne dan le prove:
Flavio Carboni, amico del ducetto

dai giorni dell’arrivo alla Certosa,
l’ex socialista Arcangelo Martino
che presentò il papà della virtuosa
minorenne Noemi all’omarino
(leggi tutto)

Segnalazioni

"Non facciamo morire i libri" - L'appello dei giuristi contro le norme sull'editoria del Ddl intercettazioni

Video - Piazza Duomo: vietato l'ingresso ai dissidenti (dal blog Qui Milano Libera)

No al bavaglio della rete - Firma l'appello di Valigia Blu contro le norme bavaglio ai blog e per la modifica del comma 29 del Ddl intercettazioni.

Giovedì 29 luglio, ore 16, Piazza Montecitorio, Roma - Presidio "Né tagli né bavagli" (dal blog della FNSI No al silenzio di Stato

"Imporre la rettifica ai blog è assurdo e ingiusto" - Intervista a Peter Gomez, di Micol Sarfatti (da articolo21.org)



264
commenti



La decisione del sindaco di Milano, Letizia Moratti, di intitolare una via o un parco pubblico a Bettino Craxi è destinata a segnare un'epoca. Potremmo spendere centinaia di parole per ricostruire, con carte e testimonianze alla mano, i molti crimini contro la cosa pubblica commessi
dall'ex segretario del Psi, morto latitante in Tunisia. O potremmo ricordare un suo celebre intervento in Parlamento in cui, nel luglio del 1993, lui stesso ammetteva che durante gli Settanta, Ottanta e Novanta si era "diffusa nel paese, nella vita delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni una rete di corruttele grandi e piccole", dimenticandosi però di aggiungere come né lui, né gli altri leader politici (spesso a pieno titolo complici del sistema), avessero fatto nulla per cercare d'invertire la rotta.

Ma il punto oggi è un altro. Al di là del contenuto delle sentenze, a Milano, come nel resto d'Italia, una parte rilevante dei cittadini (probabilmente la maggioranza) ritiene Craxi un politico corrotto. E questa pessima reputazione è diffusa anche tra chi considera l'ex segretario del garofano uno dei pochi parlamentari italiani di quegli anni dotati di respiro e leadership internazionale. 
Per questo la scelta di Letizia Moratti segna un'epoca. Dimostra infatti che le nostre classi dirigenti sono sempre più scollegate dal Paese. E che, anche quando sono al governo, non hanno nessuna intenzione di prendere decisioni condivise, ma preferiscono adottare provvedimenti che dividono, invece che unire. Il fatto poi che una presa di posizione del genere arrivi dal sindaco di una città in cui ancora tutti ricordano come, durante gli anni della Milano da bere, le casse del comune fossero vuote perché ogni appalto pubblico (vedi, ad esempio, la costruzione della metropolitana, in cui il pentapartito si spartiva le mazzette con il Pci) costava il doppio del normale a causa del sovrapprezzo delle tangenti, non può che spaventare. 

In Italia, spiega la Banca Mondiale, la corruzione costa ai cittadini circa 50 miliardi di euro l'anno.
Una parte importante del denaro dei contribuenti se ne va per foraggiare cacicchi, pseudo imprenditori, burocrazie e amministrazioni (corrotte) di destra e di sinistra. Erigere monumenti, o intitolare vie, a chi è diventato simbolo di questo modo di governare (male), non è insomma solo un insulto all'etica o alla morale. Ma all'intelligenza (e alle tasche) degli elettori. 

Partecipa al sondaggio de "Il Fatto Quotidiano"
Vota on line i migliori e i peggiori dell'anno 2009 della vita politica, sociale e culturale.

 


Commento del giorno
di katili - utente certificato - lasciato il 29/12/2009 alle 0:9 nel post
Più dell'inciucio poté D'Alema
AAA: cercasi prova di onesta' da parte del pd, anche demagogica purche' pulita. Astenersi inciuciari.


sfoglia luglio        settembre
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.0475073999987217]>