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fifo

da Il Fatto Quotidiano, 11 maggio 2010

Siccome ultimamente lo vediamo un po’ giù e temiamo, dopo Scajola e Bertolaso, di perdere anche lui, esprimiamo al ministro James Bondi, vilmente colpito nella sua onorabilità dalle solite intercettazioni comuniste, i sensi della nostra più tenera solidarietà. E non crediamo a una parola di quanto pubblicato da certa stampa, che lo accusa di aver affidato i restauri degli Uffizi all’ingegnere siciliano Riccardo Miccichè, socio della Modus Atelier specializzata in “attività di parrucchiere per uomo, donna e bambino” e fratello del direttore tecnico di una società in odor di mafia.
 
Per tre motivi. Primo: basta guardare il suo capino implume per escludere qualsiasi collusione con coiffeur o sciampiste. Secondo: notoriamente James Bondi non è mai salito su un aereo, dunque non è mai stato in Sicilia in vita sua (è sempre in attesa del Ponte). Terzo: il Pallore Gonfiato, per gl’incarichi al ministero dei Beni culturali, si attiene a criteri rigorosamente meritocratici. Infatti ha messo a guidare i musei italiani Mario Resca, già direttore dei fast food McDonald’s, e a dirigere il Padiglione Italia della Biennale di Venezia il professor Vittorio Sgarbi, già condannato per truffa al ministero dei Beni culturali, quindi un esperto. Se ora, agli Uffizi, arriva un manager di parrucchieri, non può essere colpa sua.

Ci pare di immaginare la scena: il ministro stava poetando nel suo ufficio, sciogliendo odi in endecasillabi sciolti “A Cicchitto” e inni in rime baciate a “A Silvio” e intanto, profittando della sua distrazione, i soliti furbastri della cricca hanno infilato il nome del coiffeur siculo a sua insaputa. Del resto, se Scajola può sostenere che Anemone gli ha pagato la casa senza dirgli niente, si può sostenere di tutto. E noi crediamo ciecamente al suo dolente comunicato in dolce stilnovo contro chi “ha lordato la mia onestà, ma avrò tempo per medicare le ferite”. È un momentaccio, questo sì, per la cantatrice calva del Cavaliere. Il destino cinico e baro o forse un’oscura congiura si sta accanendo contro di lui.
Già il ministro era apparso insolitamente nervoso nel Porta a Porta post-elettorale, quando s’era addirittura alzato in piedi accennando ad arrotolare le maniche della giacca e urlando “adesso gli do uno schiaffo!” all’indirizzo del mite dipietrista Donadi. Forse non aveva gradito la battuta del padrone ingrato che, incontrando il presidente turkmeno, gli aveva proposto un cambio-merce alla pari: “Noi vi diamo il nostro ministro dei Beni culturali e voi ci date la vostra ministra”. Poi gli è piovuta sul capino la rivolta degli enti lirici, poi quella dei cineasti, poi la multa per porto abusivo di cane sul Frecciarossa, poi le ironie dell’Espresso sul suo ménage con la nuova fiamma Manuela Repetti (“Bondi & Clyde”), poi le pene d’amore per il doppio divorzio dell’amato da Veronica e da Fini, poi il film della Guzzanti che l’ha indotto a disertare Cannes (non potendola raggiungere in aereo, si era già messo in viaggio con una settimana d’anticipo) con relative ironie del rappresentante francese Lang sullo “strano concetto di libertà del Popolo della Libertà”.
 
Ora ci si mette pure il Colosseo che, non contento di rovinare la vista dal mezzanino di Scajola, comincia a perdere i pezzi proprio adesso. Una grandinata di guai che fiaccherebbe Rambo: figurarsi l’omino di burro di Fivizzano, così tremebondo e vaporoso, con quel faccino tutto pallori e rossori che ricorda i sederini dei bimbi negli spot del borotalco e della pasta Fissan. Lui reagisce come può. Verga lagrimosi comunicati contro le giornaliste dell’Espresso incapaci di vedere quanto “di bello e di puro” c’è nella sua love story, “la dolcezza di Manuela e la bellezza del nostro rapporto familiare”. Freme di sdegno contro chi osa ospitare “una pellicola di propaganda che offende la verità e l’intero popolo italiano”. E che doveva fare, Tremebondi: sedersi in prima fila a godersi Draquila? L’avrebbero portato via con l’ambulanza dopo i titoli di testa. Non sia mai. Ci serve vivo e vegeto al ministero. Passerotto, non andare via.
(Striscia di Fifo)

Segnalazioni

Colossei, fidanzate e restauratori, di Ellekappa - Dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso.

AD PERSONAMMarco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere).
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Castelfranco Veneto (TV), 12 maggio, ore 21
C/o hotel Fior, Sala convegni, via dei Carpani 18
Ingresso con offerta personale per contribuire alla realizzazione dello scopo statutario della Fondazione Berro
Foggia, 14 maggio, ore 17.30
C/o piazza del Lago


Commento del giorno
di Rosanna - lasciato il 10/5/2010 alle 13:59 nel post Tutti insieme appassionatamente mafiosi
Vorrei fare una protesta ufficiale perchè non voglio più che questi rappresentanti del governo asseriscano che il loro modo di ragionare e prendere posizione è in nome e per conto di tutti gli italiani (come ultimo vedi per il film di Sabina Guzzanti). Io mi dissocio!!!!!!

 




 Consolato dal pianto di Fabiana
 da sempre affezionata segretaria,
 Scajola lascia l’agorà romana,
 da politico degradato a paria.

 Con la moglie ed i figli il suo rifugio
 è la villa Ninina, sopra Oneglia,
 dove inizia una vita da segugio
 tutti i dì dopo il suono della sveglia.

....(leggi tutto)


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 bertiolottidepirro

Questioni giudiziarie a parte nel caso Scajola c’è anche un mistero psichiatrico. Il mistero di un uomo che fortissimamente vuole il potere, non dorme la notte per ottenerlo, costruisce una rete di relazioni, conquista la città, la Regione, il Paese, allena lo sguardo, la camminata, il mento e tanto si prostra al potere supremo di Berlusconi, quanto esercita in modo ossessivo il proprio. Poi per due volte lo perde. Nel modo più clamoroso. Più pubblico. Più umiliante: le dimissioni davanti ai flash dei fotografi, al ronzio delle telecamere, al disprezzo dei giornalisti che lo ascoltano, al sarcasmo dell’opinione pubblica. 

Non erano passati tre mesi dai funerali di Marco Biagi, quando ai cronisti di Corriere e Sole 24 Ore impudentemente disse che “quello era un rompicoglioni”. Scajola parlava in veste di ministro dell’Interno, cioè del responsabile ultimo della catena di comando che aveva revocato la scorta a Biagi, vittima delle Brigate Rosse. Titolare di un potere tanto sfrontato, tanto pieno e soddisfatto di sé, da non essere lontanamente sfiorato neppure da un vago senso di colpa per quello che era appena accaduto: “Biagi era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza”. 

Cadde quella volta. Si scrollò  il fango. Ricominciò a salire un gradino alla volta, una gomitata e un inchino alla volta. Fino alla nuova vetta del suo secondo ministero, quello dello Sviluppo Economico, che governava con occhiuta presenza, decidendo tutto, nomine, revoche, appalti, persino i dettagli dell’ultimo convegno o del prossimo viaggio di giornalisti a carico di Enel.
Organizzava tutto
. Tranne l’acquisto e la ristrutturazione della propria casa. Memorabile la faccia esibita in conferenza stampa. E le parole: “Se dovessi acclarare che l’abitazione dove vivo è stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto, e l’interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per annullare il contratto”. Una dichiarazione di “estraneità ai fatti”. Un “io non c’entro” tanto spericolato, trattandosi della propria abitazione, da risultare addirittura surreale.

A meno di non sospettare, per quel mistero psichiatrico che ci intriga, un’altra ragione, la più nascosta, la più sorprendente: che anche il complotto di cui è vittima l’ex ministro Claudio Scajola, ammalato di potere, ma anche depresso dal potere, sia farina del suo sacco. Visto che per il proprio suicidio ha scelto l’arma meno convenzionale di tutte, la più personale: il rogito. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

U ministru acclara - Le poesie di Carlo Cornaglia
U ministru lo chiamano ad Imperia,
mentre a Roma il suo nome è Sciaboletta.
Scajola, che non ama la miseria
ed, ahimé, vivi e morti non rispetta,

ha comprato dalle sorelle Papa
un alloggio di fronte al Colosseo
con una vista che ogni dì lo arrapa,
 per la qual fece al fisco marameo.
(leggi tutto)

Commento del giorno
di Concita - lasciato il 5/5/2010 alle 11:44 nel post Il braccio Violante della legge
Scajola non sa chi gli ha pagato la casa? Te l'abbiamo pagata tutti noi pirla!!



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 U ministru lo chiamano ad Imperia,
 mentre a Roma il suo nome è Sciaboletta.
 Scajola, che non ama la miseria
 ed, ahimé, vivi e morti non rispetta,

 ha comprato dalle sorelle Papa
 un alloggio di fronte al Colosseo
 con una vista che ogni dì lo arrapa,
 per la qual fece al fisco marameo.

...(leggi tutto)


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Testo:

Buongiorno a tutti, oggi parliamo del Piano Casa che come ha scritto la Iena sulla stampa, è stato anticipato da Scajola per il solo Scajola e la sua famiglia, è un piano che risale già al 2004 e che è  stato scoperto soltanto adesso, 6 anni dopo, il piano è molto semplice: Scajola abita una casa pagata da altri, o almeno una cosa che altri l’hanno aiutato a pagare, si dirà amici, benefattori, una gara di solidarietà nei confronti di questo bisognoso?

Scajola e il mezzanino
No, pare, dopo vedremo il significato di questo “pare” perché poi i verbi attenuativi, oppure i condizionali si usano in televisione di solito per dire voci, qui non stiamo parlando di voci ma lo vediamo tra un attimo, che il costruttore Diego Anemone che era uno degli assi pigliatutto degli ultimi anni, degli appalti della protezione civile e prima del Ministero dell’Interno, abbia gentilmente fatto pervenire un’ottantina di assegni per coprire la gran parte del costo dell’appartamento che si affaccia sul Colosseo a Roma.  Nell’ipotesi peggiore Scajola è un corrotto, perché ha fatto favori a Anemone in cambio di questi soldi oppure perché ha avuto questi soldi in cambio di favori, visto che era anche, fino al 2002, Ministro dell’Interno, nella più lieve delle ipotesi sempre che quel “pare” sia confermato, Scajola sarebbe un evasore fiscale perché ovviamente questa parte l’avrebbe pagata in nero, c’è anche la possibilità che tutto congiuri contro Scajola e cioè la testimonianza di 4 diverse persone implicate in quell’operazione finanziaria e immobiliare e soprattutto che anche questi 80 assegni di cui pare esistano le fotocopie, ma per questo date un’occhiata al sito del Fatto quotidiano e al Fatto quotidiano, anche gli assegni si siano messi a cospirare contro il povero Ministro dello sviluppo economico. (leggi tutto)

Segnalazioni

Storie così - Ucuntu n.75 del 4 maggio 2010

I piccoli doni di Silvio  (Die Zeit, GE - 5 aprile 2010)
traduzione a cura di italiadallestero.info

 


 


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