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natangelo
Signornò, da L'Espresso in edicola

Non sono bastate 45 prime pagine de "Il Giornale" e altrettante di "Libero" per spiegare cosa diavolo dovrebbe spiegare Elisabetta Tulliani. Quale sarebbe la colpa, il reato, il peccato mortale o veniale che giustifica tante copertine di quotidiani, settimanali e tg di casa Berlusconi e adiacenze varie. Ha un fratello, Giancarlo, sgomitante e desaparecido? Si chieda al fratello. Ha una madre titolare di una società che lavora per la Rai? Si chieda alla madre e soprattutto alla Rai, dove gli appalti più lucrosi (vedi inchiesta sul penultimo "L'Espresso") sono sempre legati a politici o parenti di politici, compreso Berlusconi che tramite Endemol vende format al "servizio pubblico" essendo il padrone della concorrenza. Ha litigato con l'ex fidanzato Luciano Gaucci per certe proprietà e una schedina dell'Enalotto? Affari suoi e di Gaucci. Lavorava come valletta alla Rai? Ha smesso prima di fidanzarsi con Fini.

Da allora, cioè da quando è diventata la compagna di un personaggio pubblico, non c'è nulla di opaco o di men che lecito che le si possa attribuire. E allora perché, come giustamente osserva Pigi Battista sul "Corriere", viene massacrata da due mesi anche per "il modo di fare, la seduzione, le ambizioni, le scalate sociali, persino le altre (supposte) relazioni" con un continuo "ammiccare all'immagine convenzionale della disinvolta e cinica femmina mangiauomini e sfasciafamiglie"? Le ministre del governo Berlusconi hanno negato la benché minima solidarietà alla "donna del nemico".

E tacciono, a parte appunto Battista, i paladini della privacy in servizio permanente effettivo. Eppure basterebbe ripetere ciò che dissero Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri tre anni fa, quando "Striscia la notizia" trasmise un perfido filmatino sulla Tulliani e Gaucci avvinti come l'edera, con gli sberleffi di Ezio Greggio alla "timida e schiva principessa del foro". Confalonieri si affrettò a scomunicare "Striscia": "La derisione che diventa dileggio non è accettabile nei confronti di scelte sentimentali che non hanno alcuna attinenza con la vita pubblica". Basta "eccessi giornalistici e satirici, anche in programmi Mediaset, che colpiscono la vita privata di Fini".
Ma guai a insinuare che ci fosse lo zampino di Mister B: "Ipotesi del genere fanno un torto all'autonomia di Silvio Berlusconi e da Silvio Berlusconi. A volte semplicemente la polifonia editoriale che ha sempre contraddistinto il Gruppo rischia di trasformarsi in cacofonia. Sono i rischi della libertà". Durissimo anche il Cavaliere-editore: "Ho chiamato Fini per dirmi addolorato dal servizio di "Striscia". Sono cose che non si fanno". Tutto questo per un programma satirico.

Ora che invece gli house organ della ditta fanno terribilmente sul serio, Silvio e Fidel hanno perduto di colpo la favella. Forse perché nel frattempo il fidanzato di Elisabetta ha rotto con il premier? Per carità: ipotesi del genere fanno un torto all'autonomia di Silvio Berlusconi e da Silvio Berlusconi. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Venerdì 17 settembre, Roma, ore 19 - Andrea Camilleri e Saverio Lodato presentano il libro "Di testa nostra" (edizioni Chiarelettere).  Interviene Marco Travaglio.
C/o Circolo degli Artisti, via della Casilina Vecchia 42. Scarica l'invito


No Porcellum - Mai più alle urne con questa legge - Firma l'appello promosso da Libertà e Giustizia per restituire ai cittadini il potere di eleggere i propri rappresentanti alla Camera e al Senato.



 


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fifo

Chi l’avrebbe detto. Tutte le aziende del gruppo B stanno andando a gonfie vele. Scrive Repubblica: “Il 2009 è stato un anno d’oro per le holding della famiglia Berlusconi”. Liquidità in cassaforte 1,1 miliardi di euro. Per sé il Cavaliere ha staccato un assegno di 162 milioni. Ne ha distribuiti 10 a ogni figlio. Gli altri li ha messi via per le ville future, gli sfizi, gli avvocati. Altro che crisi. Quale crisi?
Lo stato patrimoniale del nostro presidente del Consiglio ci riempie di gioia. Sedici anni fa, alla vigilia della discesa in campo, il futuro statista stava annegando in un mare di debiti: 4 mila miliardi secondo il suo braccio destro Fedele Confalonieri; 5 mila miliardi secondo Marcello Dell’Utri, il suo braccio sinistro; 7 mila miliardi secondo altri analisti. In ogni caso: così tanti debiti da indurre le banche creditrici a chiedere (e ottenere) la nomina di Franco Tatò, un manager esterno, per tentare il risanamento del gruppo. Ci sarebbero riusciti? Forsi sì, tagliando posti, investimenti, partecipazioni. Forse no, nemmeno restituendo la Mondadori.

Ma da quel baratro saltò fuori il coniglio magico, cioè il partito. Con il partito il potere. Con il potere la quotazione in Borsa, il governo del Paese, l’immunità, le leggi ad personam, il controllo dell’informazione, eccetera. Ammise una volta  Confaloneri: “Senza Forza Italia oggi saremmo sotto un ponte o in galera”. Mancando quasi del tutto l’opposizione, gli è andata bene oltre ogni aspettativa. In galera ci sono finiti alcuni utilizzatori non finali, perciò trascurabili. E sotto il ponte ci è finita la piccola Italia prostrata al suo dominio.
Ma per la sua famiglia è un’autentica festa. Rallegriamocene con loro, prima che arrivi la bufera. 
(Vignetta di Fifo)

Annozero live: i vostri commenti della puntata


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Vignetta di gavaveneziaZorro
24 marzo 2009


Oltre a raccontare, per la prima volta in tv, lo scandalo Rete4-Europa7, lo strepitoso Report di domenica ha fornito un'imperdibile galleria di mostri da far impallidire il museo Lombroso. Perché dei furbastri che per 25 anni han regalato al Cainano il monopolio dell'etere, ciò che più preoccupa non sono le azioni o le parole: ma le facce. La faccia muschiosa di Mammì, oggi dedito allo scopone scientifico («grande lascito dell'Illuminismo»). La faccia biforcuta di Violante, che si vanta di aver «garantito a Berlusconi e Letta di non toccare le tv fin dal '94». La faccia sulfurea di Amato, che sogghigna sull'illegalità legalizzata all'italiana: «I decreti Craxi? C'ero, ma non ricordo. Da noi le cose sono “tendenzialmente vietate”, eh eh..».

La faccia di tolla del cosiddetto Garante dell'Agcom: «Noi resistiamo, andiamo avanti come la spada». La faccia inciucesca dei ministri Maccanico, Cardinale e Gentiloni, sotto i cui nasi è transitato il più colossale conflitto d'interessi della storia senza incontrare resistenza alcuna. La faccia impunita dell'Avvocato dello Stato che copia le memorie degli avvocati Mediaset. La faccia godereccia di Confalonieri, che li ha messi nel sacco tutti (senza faticare granchè) e ora mente sui 50 mila euro che avrebbe «piluccato» al sottoscritto; sul «pretore di Avellino» che nel 1984 avrebbe bloccato le sue tv (erano quelli di Torino, Pescara e Roma); e sul povero Di Stefano, destinatario di «favori politici enormi, diversamente da noi» (ha detto anche questo). Intanto, in sottofondo, Jannacci canta «Meno male che ho trovato te».
(Vignetta di gavavenezia)

Segnalazioni


Berlusconi ha impuesto su escala de desvalores
Colazione con Marco Travaglio, a cura di Miguel Mora - El Pais, 23 marzo 2009

Leggi la traduzione di italiadall'estero.info

Walter chi? - Il video di Roberto Corradi

Alza la testa! tra i cinque finalisti al Festival di documentari "Italiani brava gente"
Presentano il film: Piero Ricca, Franz Baraggino e Diego Fabricio
Firenze, 28 marzo - Auditorium Stensen
- ore 16

Addio berluscones - di Carlo Cornaglia
Ora che la fiamma è spenta
Donna Assunta si tormenta:
“Non mi parli di Gianfranco,
di Almirante è stato al fianco
  
dentro l’Emme esse i
e per questo adesso è lì,
anche se non vale nulla.
E Gasparri? Si trastulla...
Leggi tutto


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Foto di Alessio85 da flickr.comOra d'aria
l'Unità, 4 giugno 2008


Qualche anno fa, Giovanni Sartori scrisse sul Corriere che «a mentire ci provano tutti. Ma dove la tv è autenticamente libera le bugie hanno le gambe corte, mentre da noi hanno gambe lunghissime». Due esempi freschi freschi. Dando l’ennesimo addio alla politica, Giuliano Amato se l’è presa con il pool di Milano che a suo dire, nel ‘93, bloccò con un «veto riprovevole» il decreto Conso che depenalizzava l’illecito finanziamento dei partiti, inducendo il presidente Scalfaro a non firmarlo. Scalfaro ha già risposto che non firmò perché era un «colpo di spugna intollerabile». Ma non vi fu alcun «pronunciamento della Procura di Milano». Amato raccontò che il decreto era «esattamente quel che ci han chiesto i giudici di Milano, Di Pietro e Colombo».

Purtroppo per lui, non era vero niente. Borrelli lo smentì con un comunicato: «Abbiamo appreso che la cosiddetta “soluzione politica” sarebbe giustificata sulla base delle nostre dichiarazioni. Come magistrati abbiamo il dovere inderogabile di applicare le leggi dello Stato quali che siano. Ma non consentiamo a nessuno di presentarle come da noi richieste, volute o approvate. Governo e Parlamento sono sovrani, ma ciascuno si assuma davanti al popolo italiano le responsabilità politiche delle proprie scelte, senza farsi scudo del nostro operato o delle nostre opinioni. Che sono esattamente opposte al senso dei provvedimenti adottati. Il prevedibile risultato sarà la totale paralisi delle indagini e la impossibilità di accertare fatti e responsabilità di chi li ha commessi». Amato raccontò una bugia, Borrelli la smentì. Nessun pronunciamento, nulla di riprovevole, a parte la bugia.

Secondo esempio: sabato scorso il presidente di Mediaset Confalonieri esultava giulivo perché «Rete4 va avanti tutta: ha la sua autorizzazione a trasmettere, e la Corte di giustizia europea aveva detto semplicemente al Consiglio di Stato che tutelasse e giudicasse se Europa7 avesse diritto a un risarcimento. Lo sapevano anche quelli che han fatto una batracomiomachia in Parlamento. Rete4 non è mai stata in dubbio, la stampa non ha informato bene. Di Pietro ha cavalcato una causa che sapeva non essere nei termini che lui diceva». Balle spaziali. Rete4 è sempre stata in dubbio, visto che due volte la Consulta, nel 1994 e nel 2002, ha stabilito che non può trasmettere sull’analogico terrestre e dev’essere ceduta o passare su satellite, e nel 1999 ha perso la concessione anche se nessun governo ha mai avuto il coraggio di spegnerla, consentendole anzi di proseguire in «fase transitoria» con abilitazioni provvisorie che il 31 gennaio la Corte europea ha giudicato fuorilegge per il diritto comunitario. Quindi nulle rispetto al diritto di Europa7 di avere non solo la concessione (regolarmente vinta nel ‘99), ma anche le frequenze per esercitarla. Lo si intuiva già sabato, dalla lettura del comunicato del Consiglio di Stato. Confalonieri ha preferito cantarsela e suonarsela, per rassicurare gli azionisti. Ma lunedì, alla riapertura della Borsa, il titolo Mediaset è crollato di 1,8 punti. Si può mentire ai giornali e ai tg, ma non al mercato. E infatti ieri la pubblicazione delle sentenze del Consiglio di Stato ha tagliato la testa al toro.

1) Il ricorso di Europa7 contro l’abilitazione transitoria di Rete4 è stato bocciato non perché Rete4 abbia ragione (anzi, è definita più volte «rete eccedente» rispetto a quelle con diritto a trasmettere), ma solo perché il ricorso di Europa7 arrivò fuori tempo massimo.
2) Le frequenze se le accaparrarono gli attuali detentori ai tempi del Far West legislativo, e poi autorizzate ex post con leggi illegittime.
3) Rete4 e l’Avvocatura dello Stato sua incredibile alleata per conto dei ministri Gasparri e Gentiloni, sosteneva che lo Stato non ha rilasciato alcuna concessione a Europa7: il Consiglio di Stato afferma che la concessione c’è e dev’essere accompagnata dalle relative frequenze («interesse legittimo») fin qui negate con una «illegittima determinazione dilatoria».

Spetta al governo, cioè a Berlusconi padrone di Rete4, assegnargliele, applicando la sentenza e quelle del Consiglio di Stato. Queste diffidano il governo dal rispondere che la concessione sarebbe scaduta nel 2005: altrimenti riconoscerebbe che fino al 2005 Europa7 aveva diritti sempre calpestati. A dicembre il Consiglio di Stato vedrà che avrà fatto il governo e quantificherà i danni subiti da Europa7 in questi 9 anni. Avvertendo fin da ora che potrebbero pure superare di mezzo miliardo i 3 richiesti da Di Stefano. E chi li dovrebbe pagare? Berlusconi? No: Pantalone. 

Le sentenze del Consiglio di Stato

Segnalazioni

I video di Qui Milano Libera
Intervista a Paolo Pillitteri (ex sindaco di Milano e cognato di Craxi) di Piero Ricca

Governo Berlusconi: l'amara sorpresa, l'amara tristezza, la Mara Carfagna di Roberto Corradi

Una strada malfamata
Presidente camerale,
a Alleanza nazionale
Fini celebra l’addio
e ha negli occhi un luccichio

mentre rende il giusto onore
al moral suo genitore:
“Di Almirante coi consigli
non siam più gli ultimi figli...
Leggi tutta la poesia di Carlo Cornaglia

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Foto di Alessio85 da flickr.comOra d'aria
l'Unità, 4 giugno 2008


Qualche anno fa, Giovanni Sartori scrisse sul Corriere che «a mentire ci provano tutti. Ma dove la tv è autenticamente libera le bugie hanno le gambe corte, mentre da noi hanno gambe lunghissime». Due esempi freschi freschi. Dando l’ennesimo addio alla politica, Giuliano Amato se l’è presa con il pool di Milano che a suo dire, nel ‘93, bloccò con un «veto riprovevole» il decreto Conso che depenalizzava l’illecito finanziamento dei partiti, inducendo il presidente Scalfaro a non firmarlo. Scalfaro ha già risposto che non firmò perché era un «colpo di spugna intollerabile». Ma non vi fu alcun «pronunciamento della Procura di Milano». Amato raccontò che il decreto era «esattamente quel che ci han chiesto i giudici di Milano, Di Pietro e Colombo».

Purtroppo per lui, non era vero niente. Borrelli lo smentì con un comunicato: «Abbiamo appreso che la cosiddetta “soluzione politica” sarebbe giustificata sulla base delle nostre dichiarazioni. Come magistrati abbiamo il dovere inderogabile di applicare le leggi dello Stato quali che siano. Ma non consentiamo a nessuno di presentarle come da noi richieste, volute o approvate. Governo e Parlamento sono sovrani, ma ciascuno si assuma davanti al popolo italiano le responsabilità politiche delle proprie scelte, senza farsi scudo del nostro operato o delle nostre opinioni. Che sono esattamente opposte al senso dei provvedimenti adottati. Il prevedibile risultato sarà la totale paralisi delle indagini e la impossibilità di accertare fatti e responsabilità di chi li ha commessi». Amato raccontò una bugia, Borrelli la smentì. Nessun pronunciamento, nulla di riprovevole, a parte la bugia.

Secondo esempio: sabato scorso il presidente di Mediaset Confalonieri esultava giulivo perché «Rete4 va avanti tutta: ha la sua autorizzazione a trasmettere, e la Corte di giustizia europea aveva detto semplicemente al Consiglio di Stato che tutelasse e giudicasse se Europa7 avesse diritto a un risarcimento. Lo sapevano anche quelli che han fatto una batracomiomachia in Parlamento. Rete4 non è mai stata in dubbio, la stampa non ha informato bene. Di Pietro ha cavalcato una causa che sapeva non essere nei termini che lui diceva». Balle spaziali. Rete4 è sempre stata in dubbio, visto che due volte la Consulta, nel 1994 e nel 2002, ha stabilito che non può trasmettere sull’analogico terrestre e dev’essere ceduta o passare su satellite, e nel 1999 ha perso la concessione anche se nessun governo ha mai avuto il coraggio di spegnerla, consentendole anzi di proseguire in «fase transitoria» con abilitazioni provvisorie che il 31 gennaio la Corte europea ha giudicato fuorilegge per il diritto comunitario. Quindi nulle rispetto al diritto di Europa7 di avere non solo la concessione (regolarmente vinta nel ‘99), ma anche le frequenze per esercitarla. Lo si intuiva già sabato, dalla lettura del comunicato del Consiglio di Stato. Confalonieri ha preferito cantarsela e suonarsela, per rassicurare gli azionisti. Ma lunedì, alla riapertura della Borsa, il titolo Mediaset è crollato di 1,8 punti. Si può mentire ai giornali e ai tg, ma non al mercato. E infatti ieri la pubblicazione delle sentenze del Consiglio di Stato ha tagliato la testa al toro.

1) Il ricorso di Europa7 contro l’abilitazione transitoria di Rete4 è stato bocciato non perché Rete4 abbia ragione (anzi, è definita più volte «rete eccedente» rispetto a quelle con diritto a trasmettere), ma solo perché il ricorso di Europa7 arrivò fuori tempo massimo.
2) Le frequenze se le accaparrarono gli attuali detentori ai tempi del Far West legislativo, e poi autorizzate ex post con leggi illegittime.
3) Rete4 e l’Avvocatura dello Stato sua incredibile alleata per conto dei ministri Gasparri e Gentiloni, sosteneva che lo Stato non ha rilasciato alcuna concessione a Europa7: il Consiglio di Stato afferma che la concessione c’è e dev’essere accompagnata dalle relative frequenze («interesse legittimo») fin qui negate con una «illegittima determinazione dilatoria».

Spetta al governo, cioè a Berlusconi padrone di Rete4, assegnargliele, applicando la sentenza e quelle del Consiglio di Stato. Queste diffidano il governo dal rispondere che la concessione sarebbe scaduta nel 2005: altrimenti riconoscerebbe che fino al 2005 Europa7 aveva diritti sempre calpestati. A dicembre il Consiglio di Stato vedrà che avrà fatto il governo e quantificherà i danni subiti da Europa7 in questi 9 anni. Avvertendo fin da ora che potrebbero pure superare di mezzo miliardo i 3 richiesti da Di Stefano. E chi li dovrebbe pagare? Berlusconi? No: Pantalone. 

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I video di Qui Milano Libera
Intervista a Paolo Pillitteri (ex sindaco di Milano e cognato di Craxi) di Piero Ricca

Governo Berlusconi: l'amara sorpresa, l'amara tristezza, la Mara Carfagna di Roberto Corradi

Una strada malfamata
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Fini celebra l’addio
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