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Vignetta di Franzaroli
Il guastafeste

da A in edicola


Sarò antiquato, sarò diventato comunista senz’accorgermene. Ma non riesco proprio a capire perché mai delle aziende private dovrebbero lucrare su un bene pubblico come l’acqua. Eppure è quello che già succede in gran parte del mondo. E succederà presto in tutt’Italia dal 2011 se sarà definitivamente legge la cosiddetta “privatizzazione dell’acqua”. E’ ovvio che quello che viene privatizzato non è il liquido H2O, ma il servizio che lo porta nelle nostre case: la gestione della rete distributiva. Ora può essere, e in gran parte è, in mano pubblica, cioè dello Stato tramite gli enti locali e le loro aziende municipalizzate. Finchè sono pubbliche, non hanno come primo scopo il guadagno, ma il pareggio di bilancio e il funzionamento del servizio. Che dunque deve costare ai cittadini il minimo indispensabile per funzionare. La cosiddetta riforma prevede che la gestione dell’acqua potabile passi a società private (scelte in via ordinaria con gare d’appalto) o miste pubblico-private (anche senza gara): società comunque obbligate a fare utili, non esistendo imprenditori animati da spirito missionario.

Ora, è normale che un imprenditore voglia fare utili. Ma dipende su quale bene. Se uno guadagna usando gli acquedotti che abbiamo pagato con i nostri soldi, dovremmo ribellarci tutti quanti, di destra, di sinistra o agnostici che siamo. Come avremmo dovuto fare quando le autostrade, che tutti noi abbiamo finanziato con le nostre tasse, sono passate ai privati. Naturalmente i trombettieri della privatizzazione dell’acqua annunciano servizi migliori a costi più bassi grazie alla mitica “concorrenza”. Balle. Se l’azienda è pubblica e non deve accumulare utili, normalmente applica tariffe più basse. Se l’azienda è privata, oltre agli investimenti per la manutenzione della rete, deve pure guadagnarci, dunque le bollette saranno più salate: a meno che, per tenerle basse, non si risparmi sugli investimenti, fornendo un servizio peggiore agli utenti.

Secondo La Stampa, già oggi “il 41% degli italiani è servito da società private o miste e a livello nazionale, tra il 2002 e il 2008, i prezzi dell’acqua sono aumentati del 30%. Si prevede che saliranno del 26% entro il 2020”. Tant’è che, per calmierare il boom delle bollette, è già in cantiere una bella “Authority dell’acqua”: l’ennesimo carrozzone dei partiti sul tipo di quelli che dovrebbero vigilare contro le concentrazioni sul mercato delle imprese, sul pluralismo televisivo, sulla libertà d’informazione, sulla nostra privacy, con i risultati che vediamo. Il proliferare di società miste pubblico-private, poi, aumenterà anche nel settore idrico la commistione fra politica e affari che già oggi produce uno scandaloso tasso di corruzione (valutato dalla Banca Mondiale in 40 miliardi di euro sottratti ogni anno dalle tasche dei cittadini). Quindi da un lato la cosiddetta privatizzazione dell’acqua non ci libererà dalla presenza inquinante della politica nell’economia, e dall’altro non garantirà affatto un migliore servizio ai consumatori.

Perché allora questa gran voglia di privatizzare l’”oro blu”? Perché ci sono enormi multinazionali ansiose di metter le mani su un business che oggi vale 2,5 miliardi di euro e presto potrebbe raddoppiare o triplicare. Multinazionali molto presenti nell’editoria sia come azioniste di giornali sia come inserzioniste pubblicitarie della stampa e delle tv. Dunque molto influenti su chi “fa opinione”. Fra i loro azionisti spiccano alcuni fra i più noti costruttori, che dell’acqua se ne infischiano, ma non vedono l’ora di accaparrarsi gli appalti per i lavori sulle reti idriche e sugli acquedotti. In pieno conflitto d’interessi, l’ennesimo. Se ne sentiva davvero il bisogno.
(Striscia di Franzaroli)

Segnalazioni

Saviano: uno che combatte il crimine con la penna - Intervista a Roberto Saviano di Giovanni Di Lorenzo (Die Zeit, Germania - 17 novembre 2009)
Traduzione a cura di Italiadallestero.info


In movimento - Ucuntu n.58 del 27 novembre 2009


Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa di Carlo Cornaglia
Cuffaro, di Casini la colonna,
non è stato per mafia condannato.
Probabilmente grazie alla Madonna
soltanto cinque anni si è beccato

per i favori a singoli mafiosi
e infatti coi cannoli festeggiò,
freschi, abbondanti, dolci, deliziosi,
poiché il concorso esterno non scattò...
Leggi tutto

Commento del giorno
di Opinionista -  lasciato il 26/11/2009 alle 17:18 nel post Addebito Veronica
Basta abolire il Divorzio.


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Vignetta di FEI

  Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2009

  Premesso che l'on. avv. Niccolò Ghedini è una simpatica personcina e il suo maestro on. avv. Pietro Longo pure, la domanda è questa: ma è normale che questi due signori - come informano quotidianamente i giornali - si aggirino per le aule parlamentari, peraltro deserte, e negli angiporti limitrofi, cercando di piazzare lodi, lodini, sottolodi, minilodi travestiti da “riforme della giustizia" in formato extralarge, o mignon, da tasca o da pochette, per cancellare i processi o i reati del loro cliente che li paga profumatamente e, per inciso, fa pure il presidente del Consiglio? È normale che tutti li stiano a sentire, nell'ambito del “dialogo sulle riforme”, anziché mandarli a stendere? È normale che nessuno, dal presidente della Camera a quello della Repubblica, non trovino due minuti e due parole per metter fine allo sconcio? È normale che i giornaloni “liberali” non scrivano una riga? È normale che Pigi Battista abbia frantumato i marroni per tutta l'estate a De Magistris perché non s'era ancora dimesso da magistrato (l'ha fatto a settembre, nel silenzio di Battista) e non abbia mai dedicato una virgola alle mancate dimissioni di Ghedini e Longo dall'avvocatura o dal Parlamento o dalla difesa berlusconiana? È normale che il Corriere degli Ostellini, dei Panebianchi, dei Pappagalli della Loggia che quotidianamente ci affetta i santissimi con la separazione delle carriere fra giudici e pm non dedichi un pigolìo alla separazione delle carriere fra avvocati e legislatori?

È normale che l'Ordine degli
  avvocati, quello che non ha ancora trovato il modo di espellere Previti a tre anni dalle condanne definitive per aver comprato le sentenze Imi-Sir e Mondadori, non abbia nulla da dire ai due illustri associati in spudorato conflitto d'interessi? Se non andiamo errati, l'Ordine forense è dotato financo di un “Codice deontologico”, che nel capitolo III sul “Conflitto d'interessi”, contempla il seguente art. 37: “L'avvocato ha l'obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa... interferisca con lo svolgimento di altro incarico anche non professionale”. Tipo quello di deputato. Ora, non ritengono lorsignori che codesto articolo calzi a pennello con ciò che fanno ogni santo giorno da 15 anni gli avvocati del premier? E, se è così, il Codice deontologico ha una funzione ornamentale o è vincolante per gli associati? E che si intende fare per indurre le due personcine a rispettarlo? Finora gli On. Avv. avevano sempre trovato un prestanome disposto a immolarsi e intestarsi le leggi-vergogna su misura dell'Utilizzatore Finale e dei suoi cari: decreto Biondi, condono Tremonti, scudo Tremonti, ddl Pittelli, lodi Schifani e Alfano, legge-bavaglio Alfano sulle intercettazioni. Solo Cirielli si era ribellato, tant'è che la sua legge riveduta e corrotta fu ribattezzata “ex Cirielli”, alla memoria, per mancanza di scudi umani volontari. Ora anche Angelino Jolie, essendosi sputtanato abbastanza, non firma più nulla. Così Ghedini e Longo han dovuto riaprire il bazar mettendoci la faccia e il nome. Ogni   giorno la premiata ditta sforna una nuova schifezzuola per sondare il terreno e vedere l'effetto che fa: amnistia super o mini; indultino gigante o nano; prescrizione breve o media o lampo; portiamo tutto da Milano a Roma, o magari ci fermiamo a metà strada, tipo Orte; un bel lodino nuovo di pacca, anzi usato; valido per tutti, o solo per gli incensurati, o solo per Lui. Interessa l'articolo? Prezzi modici e trattabili. Roba che nemmeno Paolo Ferrari coi due fustini al posto di un Dash. Prima o poi riusciranno a piazzarlo, il Ghedash che lava più bianco. Tanto nessuno dice nulla e il Presidente firma tutto. O no? 
(Vignetta di FEI)

Il commento del giorno
di drainyou 80 - utente certificato - lasciato il 6/11/09 alle 12:04 nel post Ecco a voi il lodo Fini-Matteoli
TG2 ore 20 e 30, Berlusconi risponde alle dieci domande.
Servizio con farfugliare strampalato del premier su donne, cene e cenette riportato da voce fuori campo. Piccolo particolare. Nessun accenno a quali fossero le dieci domande.
Da cui si deduce che Berlusconi avrebbe potuto anche rispondere:
1) Si è vero mi piace la nutella
2) Sono vergine
3) lo sanno tutti che è base x altezza diviso 2
4) Aggiungi un posto a tavola che c'è un Silvio in più
5) la mia canzone preferità è Malafemmena.
6) Yoghi e Bubu
7) Ronalidinho
8) La mia auto preferita è la escort
9) Station vagon carrozzatissima.
10) e con questo è tutto


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Foto di iperio da flickr.comSignornò

da l'Espresso in edicola


A furia di cambiar nomi e leader, il centrosinistra non ha ancora risposto a due domande fondamentali. Perché, dalla caduta di Prodi, il Pd ha perso tutte le elezioni? E perché nell'ultimo anno ha lasciato per strada 4,1 milioni di voti?

Senza risposte chiare, l'emorragia degli 'ex voti' proseguirà, nonostante l'impegno profuso in primarie, congressi, tesseramenti e arrapanti dibattiti sul partito liquido o solido (ma soprattutto gassoso). Quattro anni fa, estate 2005, prima dello scandalo di Bancopoli, il centrosinistra era 10-15 punti sopra il centrodestra. Oggi si ritrova 11 punti sotto (anche per le divisioni della sinistra). E i sondaggi fra gli elettori parlano chiaro: le colpe più imperdonabili sono l'indulto e la mancata legge sul conflitto d'interessi. Oggi chi compì quelle scelte scellerate, anziché ritirarsi a vita privata, seguita a pontificare e si accinge a riprendersi il partito. Massimo D'Alema si dipinge addirittura come colui che "più di ogni altro tentò di risolvere il conflitto d'interessi". Balle. Stefano Passigli ricorda che "alla vigilia del voto del 1996 si preferì evitare che Berlusconi potesse fare la vittima".

D'Alema si recò in visita pastorale a Segrate per annunciare urbi et orbi a Confalonieri e al Gabibbo che "Mediaset è un grande patrimonio del Paese" (in realtà, lo era solo dei suoi azionisti). Poi proseguì sulla stessa china con la Bicamerale. Ora scopriamo che non si fece una legge doverosa per non far piangere il Cavaliere. Come rinunciare a punire l'eccesso di velocità, il furto e la rapina per evitare che pirati, ladri e rapinatori se ne abbiano a male. Geniale. Quanto all'indulto, c'è ancora qualche giapponese nella jungla che lo difende: l'ineffabile Luigi Manconi, l'ex sottosegretario alla Giustizia che in tandem con Mastella concepì il 'liberi tutti' del 2006, scrive sull'Unità che "l'atto di clemenza ha fatto bene al carcere e alla società". Infatti una ricerca dell'Università di Torino dimostrerebbe che "più carcere si fa, più si delinque" (forse perché, più si delinque, più carcere si fa).

Tenetevi forte perché il presunto ragionamento è portentoso: su 30 mila indultati (più migliaia di persone liberate dalle pene alternative e altre che in carcere non sono più entrate), "il tasso di recidiva è del 28,4 per cento. meno della metà del tasso di recidiva della popolazione detenuta" non indultata. Ergo l'indulto avrebbe "contribuito alla sicurezza collettiva". Par di sognare. Intanto perché il tasso di recidiva degli indultati, a soli tre anni di distanza, non tiene conto di chi è tornato a delinquere ma non è stato scoperto. Eppoi, se quasi 10 mila indultati su 30 mila sono tornati dentro, l'indulto ha prodotto 10 mila nuove vittime che, senza indulto, non avrebbero subito alcun reato.

Manconi potrebbe esporre la sua bizzarra teoria ai parenti dei morti ammazzati o alle donne violentate da gente uscita con l'indulto. E poi affiggere manifesti con lo slogan: 'Vota Pd, c'è pure Manconi'. Così, per vedere l'effetto che fa.
(Foto di iperio da flickr.com)

Segnalazioni

Siamo due studenti universitari di 21 e 23 anni. Abbiamo inviato una lettera al presidente della Repubblica, giorni fa, per esprimere la nostra delusione, ma anche nel tentativo di ricevere qualche spiegazione, di vedere uno spiraglio di luce. Non abbiamo ancora ottenuto risposta...
Di Nino Stefano, Noemi Alagia



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Vignetta di NatangeloOra d'aria

l'Unità, 8 giugno 2009


Non è vero che la campagna elettorale sia stata brutta, o inutile. S’è parlato poco di Europa. Ma in compenso s’è parlato molto di Berlusconi e della sua indegnità a rappresentare l’Italia. Si è toccato con mano ancora una volta il suo disprezzo per le regole. Si è constatata la geometrica potenza del suo conflitto d’interessi, che gli ha consentito di scorrazzare per tutte le tv, senza una domanda, come se fossero casa sua (e in effetti, come gli ha ricordato la direttora di Rai Parlamento, Giuliana Del Bufalo, lo sono). Ora che il plotone di europarlamentari appena eletti sta per partire alla volta di Bruxelles e Strasburgo, ci permettiamo un auspicio per quelli dei partiti di opposizione: andate al Parlamento europeo e occupatevi soprattutto di lui, di Silvio Berlusconi. Denunciate le vergogne che quotidianamente perpetra in Italia, tenete alta l’attenzione delle istituzioni comunitarie sull’incredibile “caso Italia”, sollecitatele a prendere posizione e a occuparsi di noi senza tregua. Chiedete l’apertura di procedure di infrazione per lo scandalo del monopolio televisivo berlusconiano, che viola tutte le regole europee sulla libera concorrenza (vedi sentenza della Corte di Lussemburgo sullo scandalo Rete4-Europa7).

Chi vi ha eletti l’ha fatto per questo, non per altro. Il clima internazionale è favorevole: la stampa estera ci tiene gli occhi addosso e ha cominciato a fare al nostro satrapo le domande che la stampa italiana, salvo rarissime eccezioni, non può o non vuole fare. L’indulgenza diplomatica che ha circondato il sultano italiota in questi anni s’è improvvisamente interrotta, col venir meno delle sue tradizionali sponde. La coppia Bush-Blair è un lontano ricordo. L’avvento di Obama ha fatto la differenza: il nostro è l’unico premier occidentale che non è stato ancora ricevuto dal nuovo presidente Usa, il famoso “abbronzato” (anche dell’invito alla Casa Bianca per metà giugno, millantato in campagna elettorale, non s’è più saputo nulla).

Al ducetto restano l’amico Putin e l’amico Gheddafi (che tra breve pianterà la sua tenda in un parco di Roma): due sinceri democratici. L’isolamento internazionale del pover’ometto non è mai stato così ampio e l’atteggiamento delle tv e dei giornali di tutto il mondo libero, da quelli di sinistra a quelli di destra, ne è un riflesso. Non è il “complotto” mondiale di cui vaneggia lui, ma è certo il sintomo di una crescente insofferenza per un personaggio imbarazzante agli occhi degli altri leader (e non solo per il ceco Topolanek, fotografato nudo a casa Berlusconi in circostanze ancora tutte da chiarire). Sarebbe ben triste se la stampa e le diplomazie internazionali scavalcassero in intransigenza le opposizioni italiane, se l’antiberlusconismo sfoderato dal Pd in campagna elettorale si tramutasse, chiuse le urne, nell’eterno ritorno al dialogo, cioè all’inciucio. Gli elettori, quelli rimasti, non lo dimenticherebbero.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Quali prospettive per l'economia mondiale? - di Stefano Sylos Labini (da eticaeconomia.it)

In realtà - di Riccardo Orioles (La Catena di San Libero - 8 giugno 2009 n.383)

Berlusconi e le "veline": le foto censurate in Italia - ll telegiornale spagnolo parla dello scandalo di Berlusconi e dei suoi rapporti con le veline (fonte: Buzz Intercultura)

Il plebiscito -
di Carlo Cornaglia
Fra una menzogna e l’altra il Cavaliere
s’immaginava un grande plebiscito
che lo legittimasse nel potere
facendone un onesto all’infinito,

nonostatnte le tante marachelle.
Nella veste di supersondaggista
ha preannunciato: per il Pdl
del quaranta per cento la conquista...
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Vignetta di Martuscelli da Il Vernacoliere

Tra una passeggiata elettorale e l’altra sui cadaveri d’Abruzzo, Al Tappone trova il tempo per
ricevere a casa sua gli aspiranti direttori Rai. Alcuni non si vedono entrare perché abitano già lì. Gli altri vorrebbero tanto. Come ha scritto il New York Times, i giornalisti italiani si dividono in due categorie: quelli che lavorano per Berlusconi e quelli che lo faranno. Carlo Rossella, celebre per aver trapiantato col photoshop una ricrescita alla Cesare Ragazzi sulla pelata del padrone in una copertina di Panorama, è il numero uno di Medusa (Fininvest), dunque il presidente ideale per Raifiction: altro monumento equestre al conflitto d’interessi, per non far rimpiangere Saccà.

Augusto Minzolini, cronista della Stampa al seguito del Cainano nonché rubrichista di Panorama, è in pole position per il Tg1: giusto risarcimento per anni e anni di lavoro usurante (soprattutto per le ginocchia e la lingua). Se invece passasse C. J. Mimun, Belpietro andrebbe al Tg5 lasciando Panorama all’«amico Minzo». Sempre alte le quotazioni di Susanna Manidiforbice Petruni per Rai2. Peccato che tanti sforzi siano destinati al naufragio: un giornalista con la storia di Paolo Garimberti non potrà che respingere al mittente tutti i nomi usciti da casa Cainano. Senza contare che l’Authority, deputata a vigilare sul rispetto della legge Frattini, bloccherà tutto immantinente. Intanto Milena Gabanelli è stata deferita al Comitato Etico Rai per l’ultima puntata di Report, sgradita a Tremonti. E così Report ha messo a segno un altro scoop sensazionale: la Rai ha un Comitato Etico.
(Vignetta di Martuscelli - fonte: Il Vernacoliere)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Radio Meetup 265 intervista Luigi De Magistris lunedì 20 aprile alle 21.10 - ascolta in diretta

In corso - Ucuntu n.37 (18 aprile 2009)

Epurare Silvan


(Fonte: youblob TV)

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Vignetta di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 27 febbraio 2009


La richiesta di archiviazione per le telefonate Berlusconi-Saccà inaugura un nuovo genere giurisprudenziale: la giustizia creativa. Secondo i pm napoletani che avviarono l’indagine, se il politico più ricco e potente d’Italia chiede al direttore di Raifiction di sistemare 5 ragazze «per sollevare il morale al Capo» a spese degli abbonati e aggiunge «poi ti ricambierò dall’altra parte quando sarai un libero imprenditore. M’impegno a darti grande sostegno», è corruzione. Basta ascoltare la telefonata per trovare l’atto illecito (far lavorare gente che non lavorerebbe senza raccomandazione) e la «promessa di denaro o altra utilità» in cambio, cioè i due ingredienti tipici della corruzione. Quanto basterebbe, in un paese normale con due imputati normali e una giustizia normale, per affidare la faccenda al giudizio di un tribunale. Ma, per i pm romani che hanno ereditato l’inchiesta per competenza, «non vi è certezza del do ut des», al massimo di un po’ di «malcostume». E poi Saccà non è un incaricato di pubblico servizio (al servizio pubblico radiotelevisivo non crede più nessuno). E soprattutto i due piccioncini hanno un rapporto talmente «stretto e asimmetrico» che «Berlusconi non ha alcuna necessità di garantire indebite utilità per avere favori da Saccà». Cioè: Berlusconi è il padrone dell’Italia, dunque della Rai, dunque di Saccà, dunque non può pagare tangenti: è lui stesso una tangente (resta da capire perché allora garantisse «utilità» nella telefonata a Saccà: forse scherzava). E così il conflitto d’interessi, anziché un’aggravante, diventa un alibi. Giustizia è fatta.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Segnalazioni

I video di Qui Milano Libera - Roberto Scarpinato sulla riforma della intercettazioni

Così hanno salvato il Cavaliere di Marco Lillo (l'Espresso online)
(Gli incredibili salti mortali della Procura di Roma per archiviare il caso Berlusconi-Saccà)

Acqua, un affare che scotta - L'inchiesta di "Narcomafie", la rivista mensile dell'Associazione Libera


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(Vignetta di Molly Bezz)

Alla fine, buon ultimo, con una quindicina d’anni di ritardo, è arrivato anche il Corriere della sera. Il giornale vicediretto da Pigi Battista, che ancora giovedì sera ad Annozero domandava allibito: “Siamo forse un paese a sovranità limitata?”. Gli ha risposto Antonio Tabucchi, che vivendo tra Parigi e Lisbona riesce a cogliere meglio l’anomalia italiana, e ha ricordato lo spaventoso conflitto d’interessi berlusconiano. Che non dipende soltanto dal possesso di tv, giornali, banche, assicurazioni e tutto il resto. Ma dal fatto che Silvio Berlusconi è incompatibile con la Costituzione. Ieri il Corriere ha scritto che il premier è andato “oltre ogni misura” definendo “sovietica” la Costituzione sulla quale ha giurato. Ma l’aveva già detto a Torino il 12 aprile 2003: solo che all’epoca tutti fecero finta di niente. Come sempre. Come quando, tre mesi dopo, il Cavaliere iniziò a violentare la Carta col lodo Maccanico-Schifani, proseguendo poi col falso in bilancio, col decreto salva-Rete4 (che, come quello contra Eluana, cancellava la sentenza del 2002 della Consulta su Rete4, ma fu frettolosamente firmato dal capo dello Stato), con la legge Pecorella che aboliva l’appello solo per i pm, con la devolution concepita in una baita del Cadore, e ultimamente con il dolo Alfano, con l’ennesima controriforma della giustizia e con la porcata sulle intercettazioni.

Una guerra quotidiana alla divisione dei poteri, cambiando le leggi a propria immagine e somiglianza. Sono 15 anni che Berlusconi, ogni giorno che Dio manda in terra, va “oltre ogni misura”. E se - come scrive il Corriere - siamo a “uno dei più duri scontri istituzionali del dopoguerra repubblicano”, dipende esclusivamente dal fatto che solo oggi il caudillo di Arcore s’imbatte in un No chiaro e netto del Quirinale. Le altre volte l’han sempre, o quasi, lasciato fare. Per quieto vivere, nella speranza che fosse l’ultima volta. Invece era sempre la penultima. Vedremo se questa sarà finalmente l’ultima. Ma c’è da dubitarne. Nemmeno stavolta il Corriere trae dalla svolta eversiva del premier le dovute conseguenze (quelle tratte da Scalfari, che evoca la svolta autoritaria mussoliniana del 3 gennaio 1925) e torna a indossare i panni del pompiere: “auspica” una “ricucitura”, per “ricreare un clima meno tempestoso tra Palazzo Chigi e Quirinale” e “sanare una grave fattura tra le istituzioni”. Questa maledetto vizio di presentare gli attacchi berlusconiani alla Giustizia e alla Costituzione come “scontro fra poteri” non fa che il gioco di Berlusconi. Perché qui non c’è nessuno “scontro”. Qui c’è un signore che da 15 anni aggredisce e qualcun altro che ogni tanto, troppo raramente, difende le istituzioni aggredite. Berlusconi non fa cose incostituzionali: è lui, ontologicamente, incostituzionale. Un’opposizione degna di questo nome avrebbe già occupato il Parlamento in segno di protesta. E’ troppo chiedere che, almeno, la nostra opposizione abolisca per sempre la parola “dialogo”?

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