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Signornò, da L'Espresso in edicola

“Comma 22”, il romanzo di Joseph Heller, prende titolo da un regolamento paradossale: “Comma 1: l’unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia. Comma 22: chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo”. Quindi è impossibile ottenere il congedo. Ora il Comma 22 entra trionfalmente nella giustizia italiana grazie alle conseguenze sempre più demenziali di una legge folle del 2003, proposta dal verde Boato e approvata dal centrodestra insieme al lodo Schifani: quella che impone ai giudici di chiedere al Parlamento l’autorizzazione usare le intercettazioni “indirette”, cioè captate su utenze di privati che parlano con deputati o senatori.

Così si salvarono indagati del Pdl come Cosentino, Dell’Utri e Lunardi e del Pd come De Luca (ma anche “indagabili” come D’Alema e Latorre). Di recente la Cassazione ha annullato la decisione del Riesame di confermare la custodia per Carboni e Lombardi, arrestati per lo scandalo P3. Motivo: il Riesame non ha risposto a un’insinuazione della difesa Carboni, secondo cui la Procura intercettava il faccendiere non per ascoltare lui, ma i suoi interlocutori politici: Caliendo, Cosentino, Verdini e Dell’Utri. Se le cose stessero così, le intercettazioni sarebbero nulle: la Procura avrebbe dovuto interromperle e pregare il Gip di chiedere alle Camere il permesso a proseguirle. Così, avvertendo indagati e compari delle indagini in corso, quelli avrebbero smesso di parlarsi e l’indagine sarebbe morta lì.
Dunque non solo, come prevede la Costituzione, non si possono intercettare i parlamentari senza l’ok ex ante del Parlamento. Non solo, vedi legge Boato, non si possono usare intercettazioni indirette di parlamentari senza l’ok ex post delle Camere. Ma, per la Cassazione, le intercettazioni indirette non devono essere prevedibili: altrimenti non si fanno proprio.

E’ quel che ha sostenuto ad Annozero il viceministro leghista Castelli, accusando i giudici antimafia di Napoli di aver aggirato, nel caso Cosentino, il divieto costituzionale di intercettare parlamentari. Poco importa se l’intercettato non era Cosentino, ma quattro camorristi che parlavano anche con lui: il viceministro dà per scontato che i colleghi di governo dialoghino abitualmente con camorristi. E i giudici dovrebbero saperlo. Del resto la Procura di Roma sta per chiedere il rinvio a giudizio del consulente Genchi e dell’ex pm De Magistris per abuso d’ufficio con un’accusa simile a quella che Carboni muove alla stessa Procura di Roma: aver acquisito, nel caso “Why not”, tabulati telefonici di utenze in contatto con indagati comuni, pur sapendo che queste appartenevano a parlamentari (Mastella, Minniti, Pisanu, Loiero) e prima di chiedere il permesso al Parlamento. Genchi e De Magistris rispondono che solo dopo aver acquisito un tabulato si può sapere a chi appartiene il relativo telefono e quindi chiedere l’ok delle Camere. Ma qui, più che nel Comma 22, siamo in pieno manicomio.
(Vignetta di Fei)

Segnalazioni

21 ottobre 2010: la Commissione affari costituzionali del Senato approva lo scudo per Berlusconi -Il testo del Ddl nella rubrica Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi.


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Testo:
Buongiorno a tutti, ho qua due belle sentenze, o meglio, una è una sentenza, l’altro è un atto giudiziario che ci aggiornano e ci danno l’ultima puntata di due vicende che abbiamo seguito a lungo nel Passaparola e che non vorrei lasciare incomplete, c’è una tendenza della stampa e della televisione italiana a seguire le vicende all’inizio e poi dimenticarle, tant’è che poi rimane quella domanda che Milena Gabanelli si pone spesso a Report: come è andata a finire? Sono due vicende e non sono totalmente concluse, ma questi due atti giudiziari ci danno un’idea di come potrebbero concludersi.

Mills corruttore, Berlusconi corrotto
L’orientamento che hanno preso ci spiega il perché del silenzio, dell’informazione “ufficiale” su questi due atti, cominciamo dalla sentenza Mills, sapete che il 25 febbraio di quest’anno la Cassazione depositò il dispositivo della sentenza con cui definitivamente si giudicava la posizione di Mills e la Cassazione ritenne prescritto il suo reato di corruzione in atti giudiziari per avere mentito sotto giuramento in due processi a carico di Silvio Berlusconi in cambio di una tangente di 600 mila dollari versatagli subito dopo quelle testimonianze. (leggi tutto)
 
Documenti
Le motivazioni della sentenza della Cassazione sul caso Mills
L'avviso di conclusione delle indagini della Procura di Salerno

 


continua

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Zorro
l'Unità, 17 aprile 2009


Gioacchino Genchi, additato dal Copasir, da politici di destra e sinistra e dalla stampa al seguito come un mostro che spia tutto e tutti e dunque «merita l’arresto» (Gasparri), «ha agito correttamente» senza violare alcuna legge. Lo scrive il Riesame di Roma, presieduto da Francesco Taurisano, nelle motivazioni all’annullamento dei sequestri dei computer di Genchi, disposti dai procuratori Toro e Rossi ed eseguiti dal Ros. Di più: i giudici demoliscono pure le fantasiose accuse mosse a suo carico (abuso d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, violazione dell’immunità parlamentare e del segreto di Stato). Genchi «non ha violato le guarentigie dei parlamentari interessati all’acquisizione dei tabulati» (Mastella & C.): «agiva di volta in volta in forza del decreto autorizzatorio del pm De Magistris, comunicandogli ogni... coinvolgimento di membri del Parlamento intestatari delle utenze».

L’accesso all’anagrafe dell’Agenzia delle Entrate «non ha arrecato nocumento» ad alcuno. Quanto ai tabulati di uomini dei servizi segreti, «non è dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato», ma soprattutto «il tribunale non rinviene la norma di legge» che vieterebbe di acquisire i tabulati di uno 007: «Genchi agì nell’esercizio delle sue funzioni di ausiliario del pm De Magistris». Domandina: quando tre pm di Salerno perquisirono la Procura di Catanzaro e il Riesame diede loro ragione, il Csm li cacciò su due piedi. Ora che due pm di Roma han perquisito Genchi e il Riesame ha dato loro torto, cosa pensa di fare il Csm? Per coerenza, non potrà che promuoverli.

Segnalazioni

Maratona radiofonica di 48 ore, m20 per l'Abruzzo!

Anna è viva – Storia di Anna Politkovskaja, una giornalista non rieducabile
L’Associazione AnnaViva, in collaborazione con Edizioni Sonda, invita alla presentazione del libro scritto da Andrea Riscassi, giornalista Rai.

L'Anello della Repubblica. La scoperta di un nuovo servizio segreto. Dal fascismo alle brigate rosse - il nuovo libro di Stefania Limiti (Ed. Chiarelettere)


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Zorro
l'Unità, 11 aprile 2009


Il Riesame ha annullato i due decreti di sequestro dei computer di Gioacchino Genchi, l’ex consulente di De Magistris indagato a Roma e perquisito dal Ros per abuso d’ufficio, accesso illegale a sistema informatico, violazione del segreto di Stato e dell’immunità parlamentare. Crolla così miseramente l’iniziativa dei procuratori aggiunti Nello Rossi e Achille Toro, che aveva portato al linciaggio di Genchi (Gasparri ne aveva addirittura chiesto l’arresto). Le motivazioni non sono ancora note. Ma l’avvocato Fabio Repici ha dimostrato che i reati contestati sono puro dadaismo giudiziario.

Accesso abusivo all’Agenzia dell’Entrate: non era abusivo perché autorizzato da vari pm. Acquisizione di tabulati “riconducibili a parlamentari” senza il permesso del Parlamento: per sapere che un telefono è riconducibile a Tizio o Caio, bisogna acquisirlo. E ad acquisirlo non è il consulente, ma il pm. E l’autorizzazione delle Camere è richiesta per usare i tabulati nel processo, non nelle indagini. E i tabulati non erano riconducibili a parlamentari: quello di Mastella era intestato alla Camera e al Dap, quello di Minniti a un tizio di Treviso, quello di Pisanu a tale Stefania I., quello di Loiero non era coperto da immunità perchè Loiero non era parlamentare. Quanto a quelli dei servizi segreti, non sono coperti da alcun segreto. In ogni caso non si vede che c’entri la Procura di Roma con un signore che vive e opera a Palermo. Si spera che il Riesame chiuda l’ennesima pagina nera della giustizia italiana sul caso Catanzaro. E che qualcuno, magari, torni a occuparsi del caso Catanzaro.

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso


Segnalazioni

Berlusconi offre le sue case - il video di Roberto Corradi

Anche un sisma fa carisma -
di Carlo Cornaglia
Pare che col terremoto
tutti vogliano una foto
con le facce molto serie
dritti, in mezzo alle macerie.
  
Uno scatto con l’anziano
o con un bimbo per mano,
mentre con l’elmetto in testa
fai la faccia molto mesta...
Leggi tutto


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(Vignetta di Natangelo)Nell’ottobre ‘96, dovendo giustificare con i rispettivi elettori l’inciucio della Bicamerale, destra e sinistra presero per buona la bufala del “cimicione” che Berlusconi disse di aver trovato nel suo studio e attribuì alle “procura deviate”. Poi si scoprì che era un ferrovecchio inutilizzabile, piazzato in casa sua da un amico del capo della sua security incaricato di “bonificargli” la reggia. Ma intanto la Bicamerale era nata e il cimicione-truffa aveva svolto la sua sporca funzione. Ora Al Tappone ci riprova con un’altra superballa, assecondato al solito dalla presunta opposizione e dai giornali: il presunto “scandalo” dell’“archivio Genchi”, che dovrebbe spianare la strada alla controriforma delle intercettazioni. Gioacchino Genchi è un funzionario di polizia, in aspettativa da anni, che collabora con la magistratura fin dai tempi di Falcone, ha fatto luce sulle stragi di mafia, ha risolto decine di omicidi insoluti e tuttora collabora con varie Procure in indagini su malaffari, mafioserie e fatti di sangue. Che fa Genchi: intercetta? No, non ha mai intercettato nessuno. Dunque, qualunque cosa si voglia sostenere sulla sua attività, non ha alcun legame con la legge anti-intercettazioni. Che fa allora Genchi? I magistrati,secondo la legge, dispongono intercettazioni e acquisizioni di tabulati telefonici. Poi li passano al consulente tecnico, che li “incrocia” grazie a software sofisticati e relaziona sui contatti telefonici fra indagati intercettati e non indagati. Genchi l’ha fatto anche nelle indagini di De Magistris, prima che fossero scippate al titolare. Tutte le cifre che si leggono sui giornali e i commenti dei politici (compreso l’ineffabile presidente del Copasir Francesco Rutelli, amico dell’indagato n.1 di “Why Not”, Antonio Saladino) sono falsi o manipolati o frutto di crassa ignoranza. Chi si scandalizza per le “migliaia di telefoni controllati per conto di De Magistris”, chi strilla perché fra quei numeri ci sono quelli di “molti non indagati”, di parlamentari non intercettabili, di agenti segreti, non sa quel che dice. O mente sapendo di mentire. Per conto di De Magistris, Genchi ha trattato 730 utenze, appartenenti a un numero molto inferiore di persone (ciascuna usa più telefoni e più schede): fra queste ci sono decine di indagati e centinaia di non indagati. Com’è inevitabile, visto che i tabulati indicano chi chiama chi, chi viene chiamato da chi, e da dove, e a che ora, ma non il contenuto della conversazione. E ciascun indagato parla con decine di non indagati. Nessuno può sapere chi sono queste persone (onorevoli? agenti segreti? papi?), finchè non si risale al titolare dell’utenza. Solo dopo, se l’utente è coperto da immunità o altri privilegi, si provvede a fermarsi o a chiedere il permesso. In ogni caso è impossibile violare segreti di Stato leggendo il tabulato di una spia (non si sa cosa dice), né intercettandola: la legge vieta a militari e agenti segreti di “trattare al telefono argomenti classificati”. Se uno 007 parla al telefono di segreti di Stato, è lui a violare la legge, non chi lo ascolta.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

28 gennaio: in piazza a per la giustizia
Roma, piazza Farnese - ore 9
Parteciperà Marco Travaglio
Salvatore Borsellino: Resistere, resistere, resistere
"Tutti a Roma contro questo attacco ignobile alla Costituzione e all'indipendenza della magistratura. Per difendere i valori per i quali Paolo Borsellino ha affrontato senza paura la morte".
Carlo Vulpio: Calpestata la legalità costituzionale
L'inviato del Corriere della Sera - al quale è stata sottratta la copertura giornalistica del caso Why Not - spiega a MicroMega perchè parteciperà alla manifestazione di Roma.



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Vignetta di Molly BezzUn lettore domanda: “Non è esagerato parlare di fascismo sul caso Salerno-Catanzaro?”. Penso di no. Neppure il fascismo osò intromettersi in indagini in corso e nell’autonomia dei magistrati come sta facendo il governo col consenso di Pd, Anm e Csm. Mussolini istituì il Tribunale Speciale per i reati politici, ma per quelli comuni non intaccò l’indipendenza togata. Quel che sta accadendo contro la Procura di Salerno non ha precedenti. Alfano vuole trasferire i pm Apicella, Nuzzi e Verasani per “assoluta spregiudicatezza”, “mancanza di equilibrio”, “atti abnormi nell’ottica di un’acritica difesa di De Magistris e con l’intento di ricelebrare i processi a lui avocati”. Per la prima volta nella storia repubblicana, e pure monarchica, un ministro chiede di punire dei magistrati perché il contenuto delle loro indagini non gli garba. Presto trasferiranno i giudici perché le loro sentenze non piacciono al governo. Anziché insorgere contro questo abominio illegale e incostituzionale, l’Anm “prende atto con soddisfazione della tempestiva iniziativa del Csm e del Ministro della Giustizia”. Nel 2001, quando il Senato censurò un’ordinanza del Tribunale di Milano, l’Anm si dimise come nel 1924, quando si era sciolta dopo il delitto Matteotti e la svolta autoritaria. Ora, all’ennesima svolta autoritaria, nessuno protesta e l’Anm plaude “soddisfatta”. Poche ore dopo il Riesame di Salerno, unico tribunale abilitato a giudicare il merito del sequestro delle carte Why Not, lo conferma in toto. Ora si attende il trasferimento dei tre giudici del Riesame per aver osato dare ragione ai pm.
(Vignetta di Molly Bezz)

Segnalazioni

Quando le dimissioni sono finte e tutti lo sanno ma fanno finta che siano vere - l'ultima puntata di Toghe rotte, la rubrica sulla giustizia di Bruno Tinti

Nuova udienza al processo scomparso: "Dell'Utri tolto dal rapporto"


Appello al mondo accademico britannico in favore del referendum contro le leggi ad personam in Italia



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Vignetta di Roberto CorradiZorro

l'Unità, 5 dicembre 2008


L’operazione è chiara e spudorata: intimidire la Procura di Salerno che sembra aver trovato le prove del complotto contro De Magistris e gabellare l’indagine sulle toghe calabro-lucane come una “lotta fra procure”, una guerra per bande che qualcuno deve fermare per il bene di tutti. E stabilire una volta per tutte che sui politici e i loro protettori non si indaga. Non c’è alcuna guerra per bande, almeno non da tutte le parti. I pm salernitani, competenti per legge sulle vicende giudiziarie di Catanzaro, sono stati investiti da denunce di e contro De Magistris. Hanno indagato per un anno in silenzio, e alla fine non han trovato prove sulle denunce contro De Magistris, mentre le han trovate sui gravissimi fatti denunciati dal pm. Come la legge li obbliga a fare, hanno archiviato le prime e approfondito i secondi, indagando i magistrati calabresi sospettati e perquisendone gli uffici. Fin qui, tutto normale. Le anomalie sono accadute ieri: l’atto di insubordinazione del Pg di Catanzaro, che definisce “atto eversivo” un’indagine doverosa nei suoi uffici; gli avvisi di garanzia partiti da Catanzaro contro i pm di Salerno (Catanzaro non è competente su Salerno: lo è Napoli, le competenze incrociate sono abolite da 10 anni) e il contro-sequestro degli atti acquisiti dai salernitani; l’ispezione a piedi giunti del cosiddetto ministro Alfano, gravissima interferenza politica in un’inchiesta in corso. Insolita è anche la richiesta degli atti dal capo dello Stato. Si spera almeno che quelle carte inducano il Csm a mettere finalmente il naso nel vero scandalo: Salerno è il dito che indica la luna, ma la luna sta a Catanzaro.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Segnalazioni

Panni immondi - di Stefano Racheli, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Roma

Lettera aperta al Presidente Napolitano - di Anna R.G. Rivelli, Presidente NoiCittadiniLucani

mercoledì 10 dicembre 2008 ore 18
Incontro conversazione con Candido Cannavò nell'ambito degli incontri "Il mestiere di scrivere". Brani del libro "Pretacci" edito da Rizzoli letti dall'attore Francesco Orlando.
Conduce Filippo Senatore con una testimonianza di Pietro Paolo Virdis e don Virginio Colmegna.
C/o Spazio Scopricoop, via Arona 15 (1° piano) di fronte al Vigorelli, Milano.

La Finanziaria siamo noi - il libro di Stefano Lepri

I video di Qui Milano Libera - Incontro con PIersilvio Berlusconi

Rassegna stampa -
di Carlo Cornaglia
Un’occhiata ai quotidiani:
un magnifico domani
per la gente si prospetta
nel paese da operetta
  
che in tragedia sta volgendo
con terribile crescendo.
“Manca poco alla rovina,
poi saremo l’Argentina...
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