.
Annunci online

abbonamento
151
commenti


bertolottidepirro

Le immagini della rissa verbale tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini alla direzione nazionale del Pdl e quelle del volto gonfio d'odio e di fastidio del premier fotografano bene il Viet-Nam  politico che attende il centro-destra nei prossimi mesi. Anche se il momento della rottura definitiva non è ancora arrivato, è ormai chiaro che cosa succederà. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, nelle segrete stanze del potere si andrà settimana dopo settimana alla (vera) conta. Tra sgambetti, imboscate e un'alluvione di dossier fatti circolare dai media legati al presidente del Consiglio.

Il documento finale approvato dall'assemblea con 170 voti a favore solo 11 voti contrari (astenuto Beppe Pisanu) sembra sancire un trionfo di Berlusconi su tutta la linea. Ma non è così. Fini non se ne va. Resta al suo posto, resta presidente della Camera e soprattutto può godere di un seguito in parlamento superiore - ma di quanto? - rispetto ai numeri registrati in direzione (un organismo in cui non sono presenti molti deputati e senatori considerati suoi fedeli).
Nella mozione prova di forza votata si esclude la creazioni di correnti, si stigmatizzano le "ambizioni dei singoli" e si definiscono non "comprensibili le polemiche dopo le continue vittorie del Pdl". Ma proprio qui sta il problema. 

Come molti parlamentari di centro-destra dichiarano in privato, nel Popolo della Libertà si sa benissimo che le ultime vittorie elettorali sono frutto più del caso (assenza, o quasi, di avversari) che della reale forza del partito. Dal 2008 a oggi il Pdl ha perso poco meno di quattro milioni di voti. E altri ne perderà se le annunciate presunte riforme volute da Berlusconi (dalla legge bavaglio sulle intercettazioni telefoniche, sino a quelle costituzionali) invece che passare con un Blitzkrieg, peraltro impossibile quando si parla di riscrivere la carta fondamentale, causeranno nuove fibrillazioni nel Paese e nel partito.

Il sentiero nella boscaglia si preannuncia così parecchio pericoloso per il premier. Anche perché a sovrintendere il passaggio delle leggi a Montecitorio sarà ancora Fini. Che intanto continua a lavorare per creare un suo gruppo. L'ideale per lui sarebbe avere 37 deputati alla Camera, ma contando il Mpa di Lombardo ormai in rotta totale con i berlusconiani in Sicilia, per far cadere o condizionare il governo, ne potrebbero bastare solo 27. La guerra, o meglio la guerriglia, insomma è solo cominciata.   
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)


Segnalazioni

Venerdì 23 aprile, ore 21, Perugia. Nell'ambito del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia, Peter Gomez e Marco Travaglio partecipano all'incontro Il Fatto Quotidiano: against all the odds. c/o Teatro Morlacchi. 
Il programma. La web tv del Festival. Gli autori di Chiarelettere al festival 2010.


Annozero live: i vostri commenti alla puntata


421
commenti


natangelo

Da Il Fatto Quotidiano del 3 febbraio 2010

Bei tempi quando i politici si ricattavano fra loro. Ora c’è un intero Paese ricattato da un solo uomo, che lo tiene in ostaggio da quindici anni per sistemare i propri affari finanziari e penali. Sono ricattati gli alleati, precettati a uno a uno via sms perché si presentino compatti come falange macedone alla Camera per votargli l’ennesima (quarantesima? cinquantesima? s’è perso il conto) legge su misura: quella che renderà legittimo qualunque “impedimento” a comparire in tribunale, senza nemmeno la fatica di doverne inventare uno a ogni udienza.
Impedimento legittimo a prescindere per Lui e i suoi ministri, su disposizione di un funzionario di Palazzo Chigi che darà ordini ai giudici (teoricamente “soggetti soltanto alla legge”, art. 101 della Costituzione) perché rinviino le udienze di sei mesi in sei mesi, in attesa della prossima porcata: superlodo Alfano o immunità Chiaromonte (Pd).
Infatti è ricattata anche l’opposizione, almeno quella che si fa ricattare: l’Udc aveva promesso di votare contro se l’impedimento non fosse valso solo per il premier e non fosse stato ritirato il processo breve, invece si asterrà; e il Pd non tenta nemmeno l’ostruzionismo, anzi si accinge a dialogare sull’immunità, dopo che i D’Alema e i Violante han fatto sapere che il legittimo impedimento è “il male minore”. 

Ricattati anche gli editori dei giornaloni “indipendenti”, dal Sole 24 Ore (ieri, vedi pagina 10, taroccava un sondaggio per dipingere un paese allegro e ottimista sulla crisi) al Pompiere della sera (ieri sparava in prima pagina una vecchia e innocua foto di Contrada e Di Pietro, nascondendo le rivelazioni di Ciancimino sull’odore dei soldi). E sono ricattati anche i giudici. Quelli della Cassazione sanno che, se il 25 febbraio non assolvono Mills, il governo scasserà quel che resta della Giustizia col processo morto. Quelli di Milano sanno che, se non assolvono Berlusconi nel processo Mediaset e nella causa Mondadori, finiranno linciati come il collega Mesiano, portatore sano di calzini turchesi. Quelli di Palermo sanno che, se non assolvono Dell’Utri, una legge ammazza-pentiti farà saltare tutti i processi per mafia.

E tocca pure assistere a sceneggiate come quella di sabato pomeriggio, quando la prima udienza della separazione fra Silvio e Veronica (“tentativo di conciliazione”) si è svolta non in Tribunale, come per i comuni mortali, ma alla Prefettura, in una sala appositamente allestita dal prefetto Lombardi, quello che dice che a Milano la mafia non esiste. Di solito, per proteggere la privacy dei coniugi vip, i giudici fissano le udienze in Tribunale il sabato pomeriggio. Per il divorzio del Banana, invece, c’è la Prefettura. Anche perché in Tribunale si inaugurava l’anno giudiziario e i magistrati protestavano contro il governo ammazza-giustizia. E poi, si sa, al Banana i tribunali danno l’orticaria. Gli vengono proprio le bolle rosse al solo sentirne parlare. Meglio farlo giocare in casa, nel “palazzo del governo”.
Il tutto per decisione o con
l’avallo della presidente del Tribunale, Livia Pomodoro, che tre anni fa aveva costretto il gip Clementina Forleo a una procedura del tutto inedita per proteggere la casta dalle intercettazioni Unipol-Antonveneta. Chissà in quale articolo del Codice di procedura civile è previsto che la separazione del premier venga discussa in Prefettura. E chissà perché il presidente della sezione famiglia del Tribunale, Gloria Servetti, ha sentito il bisogno di giustificare il fallimento dell’“operazione privacy” con un’imbarazzante dichiarazione Ansa: “Avevo adottato tutte le cautele possibili e sono molto amareggiata che la vicenda sia apparsa sulla stampa. Nessun giudice della mia sezione, né la cancelleria, né i miei familiari (sic!, ndr) erano al corrente della pendenza del procedimento né dei miei impegni di sabato pomeriggio”. Dopotutto, se il Tribunale avesse obbedito al Codice, sarebbe passata una leggina per il divorzio ad personam. Il ricatto è a un punto tale che ormai, per evitare le leggi su misura, i giudici le anticipano.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

La classifica - Ucuntu n.64 del 27 gennaio 2010

Commento del giorno
di The Truth - lasciato il 3/2/2010 alle 16:34 nel post La verità nascosta
Minzolini "dimentica" di riferire le dichiarazioni di Ciancimino su Berlusconi.
Anche la mafia e' diventata gossip



406
commenti


Immagine di Roberto CorradiMa poi i più commoventi sono quei commentatori di carta stampata che già da 48 ore (appena suonata la sveglia) si affannano a dire che il divorzio tra Silvio e Veronica è un fatto privato, privatissimo, che pretende il silenzio, per buon gusto, riservatezza, persino tornaconto politico (“guai se l’opposizione cadesse nel gorgo”) e naturalmente stile.
Silenzio. Non si fruga tra le lenzuola. Né tra i diari delle minorenni, dio le perdoni, eventualmente coinvolte per puro amore filiale.

Non c’è nulla da insinuare. Le bimbe, in fin dei conti, sono limpide consolazioni nelle ore più cupe, o noiose, che seguono il calo dell’adrenalina e dei cardiotonici, tra un reperimento di dentiere a l’Aquila e una telefonata d’alto profilo con il premier turco Erdogan per spianare un intoppo planetario e poi vantarsene con altre pupe di settimanale ingaggio, tutte convocate al piano nobile di Palazzo Grazioli, dopo l’ora di cena, tra i divani fioriti a ascoltare barzellette, mimando festosi trenini, sulle note della celebre (e bellissima) Cristina Ravot, abbronzata anche lei, ma stavolta solo perché sassarese, che canta il suo hit “Tempo di rumba”, un crescendo di percussioni, aspettando l’annuncio dell’apertura delle buste (la uno, la due, la tre) con premi esclusivi per le ragazze, tipo farfalla con brillanti, o un corso di diplomazia portatile chez Franco Frattini, o un viaggio a Strasburgo su wagon lit per una vacanza al Parlamento, Commissione Etica, della durata di anni quattro, tutto spesato, tipo Grande Fratello.

Silenzio. Sono gli stessi commentatori che da quindici anni – neanche tanto pagati, a parte l’inchiostro e i sonni tranquilli - dicono che no, le televisioni al premier non servono (“ma che ingenuità”) come non serve l’accanimento dei processi (“ma che volgarità”) o i soldi (“maledetti invidiosi”) gli è d’avanzo il carisma, l’intuizione politica, la sintonia con il popolo. E’ quella a farlo lievitare nei sondaggi. E’ il suo sorriso a conquistare i banchieri e i costruttori, le partite Iva e gli operai, i falsificatori di bilanci e il Vaticano. E’ la sua prodigiosa simpatia che ci ha fatto tutti innamorare di lui al 75 per cento. Tranne Veronica, povera lei, privatizzata al cento per cento fino a ieri. E ora inspiegabilmente in fuga. Lasciatela andare, non impiccatevi, neanche quando dice: “Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni”, e poi: “Aiutatelo è una persona che non sta bene”. Silenzio, sono fatti loro. Anzi del Cavaliere. Il quale molto prima di questo dolore privato (“sono molto addolorato”) agli amici di gazzarra serale, insegnava che le donne (“ah, le donne!”) sono solo roba da uomini.
(immagine di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso


Segnalazioni

Premio Ischia: le news dei blog le voti tu
Partecipa alla prima votazione on line per determinare il vincitore del riconoscimento speciale “Blog dell’anno”, assegnato a mezzo di votazione on-line, alla quale possono partecipare tutti gli utenti internet con il solo vincolo di un voto espresso per ogni singola persona.



Famiglia che viene, famiglia che va - di
Carlo Cornaglia
Quando al Manzoni Silvio la incontrò,
nella pièce Il magnifico cornuto
la Lario recitava. Lo trovò
nel camerino e in meno d’un minuto

sbocciò fra loro un vero, grande amore.
Il Cavaliere, perso il comprendonio,
dimostrò tali doti da amatore
da arrivar con tre figli al matrimonio...
Leggi tutto


233
commenti



Vignetta di Molly BezzVanity Fair, 7 gennaio 2009

Basta, mai più. D’ora in avanti il Vaticano non assorbirà  più in automatico le nuove leggi italiane che secondo i legislatori di Benedetto XVI sono “esorbitanti per numero”, “instabili” e talvolta “incompatibili con i principi irrinunciabili” della dottrina di Santa Romana Chiesa.

Si desume - per stare alle recenti polemiche sulle leggi razziali contro gli ebrei approvate in Italia nel 1938 dal regime di Mussolini e salutate con un coraggioso e automatico silenzio da parte del Vaticano - che l’inchiostro servito a accelerare le deportazioni di ebrei italiani verso i campi e i forni della macchina di sterminio nazista, non era né “esorbitante”, né “instabile” e neppure “incompatibile con i principi irrinunciabili…”, eccetera.

L’intransigenza di oggi ha ragioni un po’ più stringenti di un banale Olocausto. Riguarda per esempio il cancro sociale del divorzio, autentico veleno per le nostre famiglie, secondo la curiosa ossessione di una gerarchia composta interamente da maschi adulti, sessualmente problematici, e per di più celibi. Riguarda naturalmente la legge che regolamenta l’aborto, abominevole in tutto anche in quelle forme che donne e uomini non illibati praticano quotidianamente servendosi di pillole e preservativo. Per non parlare delle imminenti leggi dedicate a interrompere la sofferenza infinita di corpi vivi, ma imprigionati da una malattia senza rimedio. Molto meglio assecondarne l’agonia fino all’ultima sorsata di ossigeno e dolore da risarcire tra le sete viola del funerale in chiesa, dove esercitare quella pietà che fu negata a Piergiorgio Welby, anche lui “incompatibile con i principi irrinunciabili”, che crepi da solo, amen.
(Vignetta di Molly Bezz)

Segnalazioni


Il Vaticano rompe con la legislazione italiana (der Spiegel, Germania - 2 gennaio 2009)
(Traduzione a cura di Italiadallestero.info)


Non possumus - di Carlo Cornaglia
Cinquecentomila in meno,
sono scese senza freno
le presenze dei suoi fan
sia alle udienze in Vatican
 
che alla residenza estiva.
In tre anni, ahimé, si arriva,
a partire dal decollo,
a un terribile tracollo...
Leggi tutto


sfoglia marzo        maggio
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.06192212499991]>