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Siamo l’unico Paese in Europa, in Occidente, e forse nel mondo, in cui l’opposizione non incassa la dissoluzione della maggioranza. Anzi. Mentre quella si sfarina in un finale a metà tra il Padrino parte terza e i Soliti ignoti parte prima, la nostra opposizione si addensa in una marmellata gorgogliante che tracima da tutti bordi, cola, si perde in chiacchiere e vento.
Nelle ultime 36 ore, scandite dal conto alla rovescia per quel capolavoro di sottosegretario Caliendo, l’ebollizione dei nostri migliori cervelli ha prodotto in prima battuta “il governo di transizione” elaborato da Massimo D’Alema. Intuizione rilanciata dai dalemiani del partito, ignorata dai veltroniani, irrisa dai rimanenti. Ma poi perfezionata dal segretario Bersani con l’indicazione di Giulio Tremonti premier. Dettaglio smentito non solo da Tremonti, ma anche dal medesimo Bersani che si è sentito equivocato, perché il suo era “un ragionamento”, come un tempo avrebbe detto De Mita.

Tra una incomprensione e l’altra è scesa in campo Rosy Bindi, presidente del partito, poi Enrico Letta, testa fina del partito, a informarci che “il dopo Berlusconi sarà lungo”.Lungo quanto?
Abbastanza da evitare le urne subito. “Bisogna occuparsi della crisi economica e della nuova legge elettorale”. Davvero? E come, quando? Con chi?
Fanno tutti finta di non sapere che appena il Cavaliere uscirà dallo scudo di Palazzo Chigi e del Lodo Alfano, lo attende non solo la solitudine dei numeri primi, ma pure il processo Mills Due, con la sentenza di condanna per corruzione già scritta nelle motivazioni del processo Mills Uno.

Non contenti è sceso in campo Nichi Vendola, il cuore nuovo della sinistra, che annuncia la sua candidatura alle primarie in alternativa a Bersani, a Franco Marini, e forse anche a quella di Chiamparino, che invece è il volto nuovo del Pd.
Tutti nomi che hanno smosso il risveglio di Emma Bonino, reduce dalla contesa elettorale per la Regione Lazio, pronta anche lei a candidarsi a nome di una sinistra che non rappresenta, ma per la giusta ragione che a qualunque elezione un radicale prima o poi una candidatura la spunta sempre. Per quarant’anni è stata la specialità di Marco Pannella, la sua bombola di ossigeno politico, e che ora tocca alla sua allieva che ha meno anni, meno fantasmi per la testa e anche meno capelli. Profilandosi l’imminente cagnara non potevano mancare gli ex democristiani confluiti nel pd che infatti l’altra sera si sono riuniti in numero di 50 parlamentari in un ristorante romano, La Capricciosa,  maneggiando anche loro un ragionamento semplice, ma efficace: “Se 33 finiani sono in grado di mettere nei guai il governo del Paese, cosa aspettiamo a occuparci dell’opposizione, visto che siamo in 50?”. 
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Cade, non cade... - Le poesie di Carlo Cornaglia
Per il Popolo della Libertà
si mettono le cose molto male
quando arriva Granata e là per là
incomincia a parlare di morale.

Viene preso dal panico il partito
che non sa la moral che cosa sia
e Silvio Berlusconi infastidito
Fini e Granata vuole cacciar via.
(leggi tutto)

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La mozione di sfiducia a Caliendo: la diretta dalla Camera dei Deputati - Dalle ore 17 su Rai3,  le dichiarazioni di voto - La diretta di Sky TG24





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