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Ora lo dice anche Enrico Mentana, nel suo libro “Passionaccia”: il gruppo Mediaset “sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo”. Lo disse, anzi lo scrisse via mail nell’aprile 2008 a Fedele Confalonieri, dopo una fantozziana cena aziendale all’indomani della vittoria del padrone: “C’era tutta la prima linea dell’informazione (Mediaset, ndr), ma non ho sentito parlare di giornalismo neanche per un minuto. Sembrava una cena di Thanksgiving… di ringraziamento elettorale… Era scontato complimentarsi a vicenda per il contributo dato a questo buon fine… per la ‘missione compiuta’”.

“Dopo aver irriso - prosegue Mentana nel libro - per oltre un decennio, e con molte ragioni, le accuse di chi dipinge Mediaset come una dépendance di Forza Italia, avevo assistito a una scena che avrebbe fatto esultare i teorici del conflitto d’interessi”. Più avanti il fondatore del Tg5 spiega che la sua cacciata dal gruppo è dovuta non al caso Englaro, ma all’aver invitato Di Pietro nonostante il veto di Confalonieri. In attesa che una qualche Authority competente sui conflitti d’interessi si faccia raccontare da Mentana il comitato elettorale chiamato Mediaset, si spera che d’ora in poi nessuna persona sana di mente osi più menarla con la favola che “comunque Mediaset ha Costanzo e le Iene”. O con la baggianata che “Di Pietro fa il gioco di Berlusconi”. Altrimenti Mentana, dopo quell’intervista, l’avrebbero promosso, non cacciato. Ma forse Di Pietro fa il gioco di Berlusconi e Berlusconi non lo sa.
(Immagine di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti della rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Italia Anno Zero - Sfoglia le prime pagine del nuovo libro di Marco Travaglio, Vauro e Beatrice Borromeo, da oggi in libreria

Pane e propaganda - Ucuntu n. 40 (13 maggio 2009)

In memoria di Giuseppe Impastato... meglio conosciuto come Peppino, vittima innocente di Cosa Nostra, vittima innocente di chi l’antimafia la pratica solo con le parole…
di Pamela Giacomarro

Video di Qui Lecco Libera - Pier Ferdinando Casini e le priorità antimafia

Le video interviste dal blog di Daniele Martinelli
Beatrice Borromeo, oscurata da Rai2
Vauro, il censurato che sorride

Raccolta di firme degli italiani in Finlandia contro le battute del Premier ("La rondine" online)


Premio Ischia: le news dei blog le voti tu
Partecipa alla prima votazione on line per determinare il vincitore del riconoscimento speciale “Blog dell’anno”, assegnato a mezzo di votazione on-line, alla quale possono partecipare tutti gli utenti internet con il solo vincolo di un voto espresso per ogni singola persona.







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Zorro
l'Unità, 26 febbraio 2009


Vignetta di NatangeloEnrico Mentana ha capito un po’ tardi, 15 anni dopo Montanelli e 7 dopo Biagi e Santoro, cos’è Mediaset e cosa pretende Al Tappone dai giornalisti. Invece Alessio Vinci, il brillante ex Cnn che ha preso il suo posto, ha capito subito la differenza fra Cnn e Canale5 e perché Mentana non c’è più: aveva osato intervistare Di Pietro senza linciarlo e bestemmiare San Grande Fratello e Santa Madre Audience. Infatti ha esordito a «Matrix» con la favorita del premier, Mara Carfagna, ministra delle Troppe Opportunità. La meravigliosa nullità ha ripetuto per due ore che «da venerdì» le molestie telefoniche non sono più un problema, perché lei le ha vietate col «decreto anti-stalking». Come dire che nessuno rapina più banche da quando, intorno al 1300, furono proibite le rapine. Ogni tanto una ministra-ombra del Pd pigolava qualcosa sulle leggi anti-intercettazioni e allunga-processi, che rendono impossibile scoprire e punire le molestie. Ma il furbo Vinci la interrompeva per precisare che i tempi della giustizia e i tagli alla polizia non sono colpa del governo (ma - com’è noto - delle avverse condizioni atmosferiche). Poi la Hunziker ha elogiato i giudici che si occupavano delle molestie ai suoi danni, e s’è sfiorato il dramma. Ma Vinci ha sventato agilmente la minaccia («Sicura che i giudici capissero il tuo dramma?»), lanciando un servizio sul solito pm che non arresta i cattivi. Chi lo trovasse troppo allineato, comunque, non ha che da attendere un paio d’anni: quando cacceranno pure lui perché avvistato a una partita dell’Inter, e lo sostituiranno con Povia, lo rimpiangeremo.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Berlino: premio a Marco Travaglio per la libertà di stampa

L'art.21 non è un cronista embedded di Nadia Redoglia (Articolo21.info)

Così hanno salvato il Cavaliere di Marco Lillo (l'Espresso online)
(Gli incredibili salti mortali della Procura di Roma per archiviare il caso Berlusconi-Saccà)

Belrusconi, Saccà e il Tg1 - il video di Roberto Corradi

Dario, segretario precario
- di Carlo Cornaglia
Ora tocca a Franceschini
far la guida di diessini
ed eterni genuflessi.
Il partito è in catalessi
  
ed il nuovo segreDario
ne sarà il dottor precario.
Oggi sembra un bravo figlio,
di Veltroni men coniglio...
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Quando nasce un nuovo giornale, specialmente in Italia, dovrebbe essere una festa per tutti. Quando poi questo giornale è diretto da un grande del giornalismo controcorrente, cioè del giornalismo e basta come Massimo Fini, la festa è almeno doppia. I furbetti (come il Mentana di ieri sera) che ripetono a pappagallo che l’Italia è il paese più libero del mondo dovrebbero rispondere, se ci riescono, a questa semplicissima domanda: perché Massimo Fini, da anni e anni, è confinato in piccoli giornali marginali, anziché scrivere - come meriterebbe per il pubblico che ha e per le cose che sa - sulla grande stampa? Perché, che comandi la destra o la sinistra, in televisione non c’è mai posto per lui?

Massimo, non essendo un piagnone, non è il tipo da lamentarsi. A costo di scrivere sui muri, ha sempre trovato il modo di combattere le sue battaglie solitarie. Ha aperto un blog, a costo di violentare la sua antimodernità (ma non ha ancora un telefonino). Ha fatto teatro (con “Cyrano”). E ora ha fondato un piccolo giornale di battaglia, “La Voce del Ribelle”, 64 pagine. Non è ancora il quotidiano libero che molti sognano. Ma è un giornale libero, che nessuno è tenuto a condividere (di me, per esempio, nel primo numero si parla molto criticamente), ma che fa bene alla salute mentale di chi non ha ancora portato il cervello all’ammasso. Chi ha la sensazione che i quotidiani italiani tendano sempre più a essere tutti uguali (il che forse spiega il crollo delle vendite di quasi tutti in edicola), troverà nella Voce del Ribelle qualcosa di radicalmente diverso, alternativo. Sia per la scelta degli argomenti, sia soprattutto per il punto di vista dal quale li si guarda. E’ il punto di vista spiazzante (“talebano”, direbbe Fini) che chi ha letto “Sudditi”, “Il vizio oscuro dell’Occidente”, “Il denaro sterco del demonio”, “La ragione aveva torto”, “Il Conformista” e altre sue opere ben conosce.

E’ un giornale povero e autofinanziato, non può permettersi la distribuzione in edicola e dunque si trova in alcune selezionate librerie, oppure è disponibile in abbonamento. Basta sintonizzarsi sul sito www.ilribelle.com (dove è presente anche un archivio storico di tutti gli articoli scritti da Fini negli ultimi 30 anni) o telefonare allo 06/97274699. Chi si abbona riceve la rivista e sostiene una voce diversa. Io l’ho fatto.

Segnalazioni

Promemoria. Quindici anni di storia italiana ai confini della realtà
- lo spettacolo teatrale di Marco Travaglio al Ciak di Milano (18,19,21,22,23 novembre 2008)


ALZA LA TESTA!
- Guarda il trailer del libro-dvd di Piero Ricca in uscita per Chiarelettere
, con prefazione di Marco Travaglio

La catena di San Libero: Oh, Bamah! di Riccardo Orioles (10 novembre 2008, n. 375)

Le invasioni scbabbariche - il video di Roberto Corradi

Per capire le ragioni dei lavoratori Alitalia - Leggi l'appello - Aderisci

Tutto bene nel Palazzo di Carlo Cornaglia
Berlusconi va dicendo
che il successo suo è stupendo,
confermato da sondaggi
che gli dan tali vantaggi
  
da sentirsi in imbarazzo.
Tutto bene nel Palazzo.
Ma non è proprio così,
uno spiffero di qui...
Leggi tutto


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