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Vignetta di Molly BezzVanity Fair, 21 gennaio 2009

Sembrava sul punto di finire la nera avventura di Eluana Englaro. Invece no. La Clinica di Udine (temendo rappresaglie di burocrazia politica) rifiuta l’ultimo gesto. Non vuole più ospitare il suo definitivo riposo. Scioglierle il nodo e finalmente il ricordo. Liberarla. Interrompendo quel flusso di gocce d’acqua e di ossigeno che da 17 anni nutre la sua non vita imprigionata in un corpo che ormai crediamo di conoscere. Identificandolo con la forma gentile (e colorata dalla giovinezza dei vent’anni) di quel sorriso fotografico che l’incidente stradale del 18 gennaio 1992 ha sepolto per sempre nel coma profondo dello “stato vegetativo permanente”.

E’ la millesima interferenza alla sua volontà, quella di “morire in pace”, che il padre a suo tempo testimoniò a nome della figlia, dopo tutte le terapie possibili, dopo tutto il dolore possibile. E che difende da 6 mila giorni, anno dopo anno, tribunale dopo tribunale, verdetto dopo verdetto. Prima sentenza anno 1997. Ultima quella della Cassazione (“Liberatela!”) dello scorso novembre che il ministro Sacconi, non si capisce a che titolo, ha impugnato definendola “illegale per una struttura pubblica”. Perpetuando lo scandalo che ha trasformato il dolore privato di una vicenda familiare in una contesa pubblica. Dove la politica pretende di regnare sugli interi perimetri orizzontali della vita. E la Chiesa su quelli verticali della morte. Entrambi ignorando tutto di Eluana - chi era davvero quando viveva - ma ugualmente afferrandole il corpo inerme. Per tenerlo in ostaggio, sacrificarlo all’arbitrio dei divieti. Celebrarlo come misura (e infine preda) del proprio potere illimitato.
(Vignetta di Molly Bezz)

Approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso (contiene anche gli atti di indirizzo del Ministro Sacconi e i comunicati della clinica udinese)

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Quando l'opposizione è peggio della maggioranza - Bruno Tinti analizza le varie proposte in materia di riforma della giustizia nella sua rubrica "Toghe rotte" (prima puntata)

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Vignetta di Molly BezzVanity Fair, 7 gennaio 2009

Basta, mai più. D’ora in avanti il Vaticano non assorbirà  più in automatico le nuove leggi italiane che secondo i legislatori di Benedetto XVI sono “esorbitanti per numero”, “instabili” e talvolta “incompatibili con i principi irrinunciabili” della dottrina di Santa Romana Chiesa.

Si desume - per stare alle recenti polemiche sulle leggi razziali contro gli ebrei approvate in Italia nel 1938 dal regime di Mussolini e salutate con un coraggioso e automatico silenzio da parte del Vaticano - che l’inchiostro servito a accelerare le deportazioni di ebrei italiani verso i campi e i forni della macchina di sterminio nazista, non era né “esorbitante”, né “instabile” e neppure “incompatibile con i principi irrinunciabili…”, eccetera.

L’intransigenza di oggi ha ragioni un po’ più stringenti di un banale Olocausto. Riguarda per esempio il cancro sociale del divorzio, autentico veleno per le nostre famiglie, secondo la curiosa ossessione di una gerarchia composta interamente da maschi adulti, sessualmente problematici, e per di più celibi. Riguarda naturalmente la legge che regolamenta l’aborto, abominevole in tutto anche in quelle forme che donne e uomini non illibati praticano quotidianamente servendosi di pillole e preservativo. Per non parlare delle imminenti leggi dedicate a interrompere la sofferenza infinita di corpi vivi, ma imprigionati da una malattia senza rimedio. Molto meglio assecondarne l’agonia fino all’ultima sorsata di ossigeno e dolore da risarcire tra le sete viola del funerale in chiesa, dove esercitare quella pietà che fu negata a Piergiorgio Welby, anche lui “incompatibile con i principi irrinunciabili”, che crepi da solo, amen.
(Vignetta di Molly Bezz)

Segnalazioni


Il Vaticano rompe con la legislazione italiana (der Spiegel, Germania - 2 gennaio 2009)
(Traduzione a cura di Italiadallestero.info)


Non possumus - di Carlo Cornaglia
Cinquecentomila in meno,
sono scese senza freno
le presenze dei suoi fan
sia alle udienze in Vatican
 
che alla residenza estiva.
In tre anni, ahimé, si arriva,
a partire dal decollo,
a un terribile tracollo...
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