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Buongiorno a tutti, oggi ci armiamo di pallottoriere e proviamo a fare una manovra finanziaria un po’ meno iniqua di quella che sta varando il Governo Berlusconi, Berlusconi che tra l’altro non sa più se è il Capo dello Stato o il Presidente del Consiglio perché l’altro giorno pretendeva che la manovra la firmasse prima Napolitano. Ha detto: aspetto l’ok del Capo dello Stato per firmarla; gli hanno fatto presente che non si fa così, prima la deve firmare lui e poi la firma eventualmente il Capo dello Stato. Eventualmente si fa per dire, diciamo regolarmente.

Lacrime e sangue
Perché non la voleva firmare? Perché voleva evidentemente, dopo averla attribuita per giorni e giorni all’Europa e a Tremonti, condividere la responsabilità tra l’Europa, Tremonti e Napolitano e lui dire che non c’entrava niente, tant’è che l’aveva firmata dopo.
Evidentemente, dopo aver citato il Duce, crede di essere già il Duce e invece ancora le forme vanno rispetto e quindi in teoria prima il Governo e il Parlamento fanno le leggi e poi il Capo dello Stato le firma, anche se va detto che con questa malabestia della cosiddetta moral suasion di cui abbiamo parlato infinite volte, il Presidente della Repubblica ha autorizzato il governo a pensare che in fondo si possa fare anche così e cioè che il Capo dello Stato viene consultato prima e non dopo l’approvazione delle leggi, partecipa, come pare stia facendo, con suggerimenti al confezionamento delle leggi medesime e così quando arrivano sul suo tavolo dovendo dire o sì o no, spesso non può dire no, si sente in imbarazzo a dire no perché ha partecipato al confezionamento delle leggi. E' una vecchia storia di cui continuiamo a occuparci, mi pare, praticamente soltanto noi. (leggi tutto)
 

Segnalazioni

Libri per la libertà - Dal 31 maggio al 6 giugno una settimana di reading nelle librerie di tutta Italia contro il Ddl intercettazioni e in difesa della libertà di informazione, di opinione e di stampa. 
Lunedì 31 maggio, ore 17 evento di apertura al Teatro Quirino di Roma con Corrado Augias, Carlo Bernardini, Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio, Guido Crainz, Rosetta Loy, Valerio Magrelli, Alessandro Pace, Antonio Pascale, Christian Raimo, Stefano Rodotà, Giovanni Sartori, Tiziano Scarpa, Marco Travaglio, Nadia Urbinati, Chiara Valeri e molti altri.


Giuseppe Laterza: "Una settimana di libri per le libertà" (da articolo21.org)
 

 

 


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bandanax

da Il Fatto Quotidiano, 26 maggio 2010

Adesso che il peggio è finalmente arrivato tutto torna a essere una questione di soldi. Tanti soldi. Per arginare un po’ la crisi e mettere una pezza ai conti dello Stato servono almeno 24 miliardi di euro. Il governo, per bocca del sottosegretario Gianni Letta, promette tagli e sacrifici per tutti. Pagheranno gli insegnanti e i genitori. Pagheranno i dipendenti pubblici. Alcuni stipendi saranno persino ridotti del 5 o del 10 per cento, mentre molti tra quelli che contavano di andare in pensione nei prossimi mesi non lo potranno fare. E così, anche se il premier Silvio Berlusconi assicura che non ci sarà “macelleria sociale”, sul tavolo restano i dati che crudamente indicano l’esatto contrario. Il sogno è finito. Il futuro degli italiani d’ora in poi è fatto solo di lacrime e sangue. Anche perchè il buco da ripianare, secondo molti osservatori, potrebbe presto ingrossarsi per toccare la cifra record di 50 miliardi di euro. Esiste un'alternativa a questo massacro? Si può evitare di andare a colpire ancora una volta quelli che il loro dovere col fisco lo hanno sempre fatto? Sì, si può. L’alternativa esiste. Ed è il contributo di solidarietà. Un contributo da richiedere ai più ricchi (e spesso più furbi) che nel giro di poche settimane permetterebbe all'erario di raccogliere 15 miliardi, senza modificare significativamente il tenore di vita di chi si ritroverà a pagare.

I conti sono presto fatti. L'ultimo scudo fiscale ha permesso a migliaia di evasori di regolarizzare anonimamente le loro posizioni versando allo Stato il 5 per cento dei patrimoni nascosti all'estero (100 miliardi). Così nel 2009 in cassa sono entrati circa 5 miliardi di euro. Visto che le cose vanno male e che tutti, dice Gianni Letta, sono chiamati a fare sacrifici perché, dunque, non rivolgersi a chi ha scudato i propri capitali chiedendo loro di versare un altro cinque per cento? Conosciamo le obiezioni. Ma come? La legge lo impedisce: lo Stato si è impegnato in un condono tombale, come può dopo soli pochi mesi rimangiarsi la parola? Semplice, lo fa. Esattamente come lo farà con gli insegnanti, i dipendenti pubblici, gli enti locali e tutti coloro i quali fino a ieri pensavano di aver maturato dei diritti che invece oggi, per far fronte alla crisi, verranno loro negati. Benché segreti gli elenchi nominativi degli evasori infatti esistono. Per ricostruirli, spiega al Fatto Quotidiano una fonte qualificata di Banca d'Italia, basta rivolgersi agli istituti di credito utilizzati per scudare i patrimoni. In questo modo il contributo di solidarietà porterà a recuperare 5 miliardi.

E gli altri 10? Anche qui la soluzione (se solo la si volesse adottare) c'è. E si chiama contributo di solidarietà sui grandi patrimoni familiari. A lanciare l'idea (con nessuna fortuna) era stato più di un anno fa, Giulio Santagata, l'ex ministro per l'Attuazione del programma del governo Prodi. Adesso però quella proposta va riesaminata con attenzione, visto che questa sorta di tassa patrimoniale una tantum non vuol dire prelevare denaro dalle tasche di tutti i cittadini, o colpire i semplici proprietari di un appartamento o di un pezzo di terra. Ma solo chiedere, come già accade in altri Paesi, a chi è più ricco di dare una piccola mano a chi sta peggio.
Vediamo come: in Italia la ricchezza delle famiglie ammonta, secondo Banca d'Italia, a 8000 miliardi di euro. Il 10 per cento di esse ha però in mano il 50 per cento del tesoro (oltre 4000 miliardi). È lì che bisogna andare a trovare i soldi. Ovviamente non dovranno essere tassati i beni produttivi, non si pagheranno cioè imposte sulla proprietà delle imprese. A essere tassato sarà invece il resto. E, visto che solo l'8 per cento di quei 4000 miliardi è ricollegabile all'attività d'impresa, la base imponibile (cioè il pezzo di tesoro sul quale il fisco può intervenire) toccherebbe i 3500 miliardi. Non tutti i proprietari comunque dovrebbero mettere mano al portafogli. L'idea è che il prelievo scatti solo a carico di chi possiede immobili, terreni, liquidi e titoli per più di 5 milioni di euro.
 
Fatti due conti si scopre così che basterebbe un intervento del 3 per mille per far incamerare allo Stato 10 miliardi. Sarebbe impopolare un contributo di solidarietà del genere? No, perché riguarderebbe solo un parte minima della popolazione. Che, oltretutto, non verrebbe particolarmente vessata. Il 3 per mille di 5 milioni (pari a quattro grandi appartamenti nel centro di Milano o Roma) equivale infatti a 15 mila euro. Per questo alle opposizioni spetta ora il compito di spiegare che un’alternativa alla macelleria sociale esiste. Mentre il centro-destra dovrebbe cominciare a riflettere su un punto: la sua base elettorale è ormai vastissima. Non comprende solo i super-ricchi e gli evasori. La stragrande maggioranza dei supporter del Cavaliere (e della Lega) è formata da persone comuni, con redditi e stili di vita normali. Tutta gente che adesso si sta risvegliando dal sogno. Per ritrovarsi in un incubo in cui, prima o poi, finirà per trascinare anche il governo. 
(Vignetta di Bandanax)

We have a dreamLe poesie di Carlo Cornaglia
Ferve il lavoro dell’esecutivo
poiché persegue Silvio Berlusconi
solo e sempre il medesimo obiettivo,
di non finire mai nelle prigioni.

Dopo avere spiato mezzo mondo,
grazie a qualche suo amico birichino,
per definir Di Pietro piemme immondo
e sputtanare il povero Fassino
(leggi tutto)

Segnalazioni

no bavaglioNo bavaglio
Firma l'appello contro il Ddl sulle intercettazioni


La libertà di stampa e i libri: gli editori contro il Ddl sulle intercettazioni 
Aderisci all'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE.




Commento del giorno
di Pierpaolo Buzza - lasciato il 26/5/2010 alle 8:22 nel post Porto abusivo di faccia
Ieri hanno interrogato mio nipote in storia, la seconda guerra mondiale. Ha risposto a tutto, ma la professoressa gli ha messo 5 perchè con la mimica facciale ha fatto capire che non approvava l'invasione della Polonia.


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Testo:
Buongiorno a tutti, la lettura dei giornali in questi giorni è molto avvincente perché ci descrive Berlusconi in pigiama che si aggira per le stanze di Palazzo Grazioli, investigando sullo scandalo della Protezione civile e interrogando, addirittura, protagonisti e comprimari, pare abbia convocato, Verdini, Bertolaso, Matteoli, Scajola, persino Bondi per sapere come sono andate le cose.

Lo scandalo delle case
Perché si sta attivando su questa inchiesta mentre invece non si era attivato su altre inchieste, anzi aveva coperto, difeso i suoi fino a coprirsi di vergogna e di ridicolo a livello mondiale, evocando complotti di questo genere in ogni circostanza in cui ognuno dei suoi uomini, per non parlare naturalmente di lui stesso, era stato indagato o imputato o condannato?
Perché evidentemente ha capito che la saldatura tra uno scandalo molto popolare, come questo che riguarda vicende di case, è molto comprensibile soprattutto in un paese dove l’83% dei cittadini è proprietario della casa in cui abita e il momento che stiamo vivendo, la crisi, la crisi che ci avevano assicurato essere superata, la crisi che ci avevano detto: l’Italia avrebbe superato meglio degli altri Paesi. (Leggi tutto)

Segnalazioni

L'appello degli editori contro il Ddl intercettazioni - Il testo dell'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE contro disegno di legge sulle intercettazioni.

ad  personam


Marco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Martedì 18 maggio, Sant'Ambrogio di Torino, ore 18
Cambio sede: L'incontro, inizialmente annunciato presso la Sala Consiliare di piazza XXV Aprile 4, si terrà  presso il teatro della scuola elementare di via Garibaldi 7, ore 18.00

 

 

 

 

 


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Testo:
Buongiorno a tutti oggi volevo parlarvi di riforme, non di quelle che servirebbero all’Italia perché di quelle sappiamo praticamente tutto, basta guardarsi intorno per rendersi conto cosa ci servirebbe, ci servirebbero, l’ha ripetuto anche Michele Ainis recentemente a Annozero, leggi dure contro i conflitti di interessi, contro la gerontocrazia nella pubblica amministrazione per il ricambio delle classi dirigenti, servirebbero riforme per rilanciare la produzione verso quella gigantesca prateria che è la green economy, tutto il discorso che da anni sta facendo Beppe Grillo insieme ai suoi collaboratori e consulenti, quindi non sto qui a ammorbarvi perché ne sapete sicuramente più di me! E quello di cui si parla è l’ordine del giorno in tutte le democrazie dove ci siano dei politici, non dico giovani, almeno contemporanei e non fossili, volevo invece parlarvi delle riforme che si stanno discutendo nei palazzi della politica e che mobiliteranno l’attenzione della gente nei prossimi mesi perché c’è un tale surplus di parole, soprattutto anche di parole d’ordine che alla fine si rischia di non capire più di cosa stanno parlando. (leggi tutto)

Segnalazioni

La rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Caimano bollito in salsa verde - Le poesie di Carlo Cornaglia
Le regionali crede d’aver vinto
visto che ha chiuso in un’enclave i rossi
e, invece, è il suo partito il caro estinto
a causa dei padan di Umberto Bossi.

La rossa primula dei tribunali
per le riforme che produrre agogna
si consegna ai leghisti suoi sodali,
mentre l’opposizion l’inciucio sogna
(leggi tutto)
 


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Vignetta di Bertolotti e De Pirro
Mosca tzé tzé
da Antefatto.it

Mentre muore Mike Bongiorno, il padre della televisione italiana, il killer della televisione italiana annuncia alla Nazione alcune buone notizie.

La prima è che non siamo ancora tecnicamente una dittatura perché “un dittatore di solito prima attua la censura e poi chiude i giornali” e lui s’è fermato per ora al primo punto del programma: i giornali, bontà sua, non li ha ancora chiusi. Anzi, “in questi giorni in Italia si è dimostrato che c'è stata la libertà di mistificare, calunniare e diffamare”, come dimostra il Giornale. Che naturalmente non è suo, ma del fratello Paolo: lui ne è soltanto l’utilizzatore finale.

La seconda è che le Procure di Milano e di Palermo “cospirano contro di noi. Ora, che in questo povero paese ci sia ancora qualcuno che cospira contro il padrone di tutto, mentre la cosiddetta opposizione se ne guarda bene, è una notizia che induce all’ottimismo. Ormai si disperava che potesse ancora accadere. Si spera soltanto che sia tutto vero. Certamente Silvio Berlusconi è persona informata sui fatti e, se lo dice lui, bisogna credergli. Lui sa, per esempio, che la Procura di Milano sta chiudendo non una cospirazione, ma un’indagine giudiziaria che lo vede indagato dall’aprile del 2007 per appropriazione indebita (con conseguente evasione fiscale) insieme al presidente Mediaset Fedele Confalonieri e ad altre sette persone. L’indagine, di cui lui e i suoi legali hanno ricevuto copia della richiesta di proroga nell’ottobre del 2007 e che è “scaduta” alla vigilia delle ferie, è uno stralcio del processo che vede imputati Berlusconi e altri dinanzi al Tribunale di Milano per le “creste” sugli acquisti di diritti televisivi e cinematografici in America da parte di una miriade di società offshore del gruppo Fininvest-Mediaset. In quel processo (congelato dal lodo Alfano in attesa che dal 6 ottobre la Consulta si pronunci sulla costituzionalità o meno del Salva-Silvio) il premier è imputato per appropriazioni indebite da 276 milioni di dollari, evasioni fiscali per 120 miliardi di lire fino al 1999 e relativi falsi in bilancio.

L’inchiesta-stralcio che sta per chiudersi, invece, riguarda l’accusa - come ha scritto Luigi Ferrarella sul Corriere il 25 giugno scorso - di avere “mascherato la formazione di ingenti fondi neri” dirottati dalle casse Fininvest-Mediaset su “conti esteri gestiti dai suoi fiduciari”. Il tutto attraverso la solita compravendita di diritti sui film, negoziati - secondo l’accusa - a prezzi gonfiati con operazioni fittizie tra agenti (fra i quali il produttore egizian-americano Frank Agrama e l’italiano Daniele Lorenzano) e società riconducibili a Berlusconi ma occultate ai bilanci consolidati del gruppo. Un replay della vicenda già approdata in Tribunale, solo che quella si riverbera sui bilanci del gruppo fino al 2001, mentre questa si spinge anche negli anni successivi per via dell’ammortamento pluriennale dei diritti tv. Qui il Cavaliere è indagato per appropriazione indebita a proposito di 100 milioni di euro nascosti in Svizzera e lì sequestrati dai giudici milanesi nell’ottobre del 2005: un tesoretto occulto intestato al produttore Agrama sui conti di una sua società con sede a Hong Kong, la Wiltshire Trading. Secondo l’accusa, quei soldi non sarebbero di Agrama, ma di Berlusconi del quale il produttore non sarebbe altro che un prestanome o un “socio occulto”. L’inchiesta-stralcio prende nome da Mediatrade, cioè dalla società berlusconiana che dal 1999 è subentrata alla maltese Ims per l’acquisto dei diritti tv, e riguarda una serie di conti esteri dai nomi variopinti (“Trattino”, “Teleologico”, “Litoraneo”, “Sorsio”, “Pache” e “Clock”). Il Cavaliere sa bene che, scaduti in estate i termini per indagare, la Procura sta per depositare alle difese “l’avviso di conclusione delle indagini e deposito degli atti”: una mossa che, in mancanza di una richiesta di archiviazione, prelude alla richieste di rinvio a giudizio che lo trasformeranno da indagato a imputato.

Poi c’è Palermo. Qui il presidente del Consiglio ha voluto essere più preciso: “E' una follia che ci siano frammenti di Procura che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del '92, del '93, del '94”. In realtà non c’è niente di folle a indagare sulle stragi politico-mafiose che hanno insanguinato l’Italia fra il 1992 e il 1993. L’unica follia è che, a 17 anni dalle bombe di Palermo, Milano, Roma e Firenze, non se ne siano ancora smascherati e ingabbiati i mandanti occulti, nonché gli autori e gli ispiratori delle trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra. Ora le indagini paiono a buon punto, grazie alle rivelazioni di persone molto informate sui fatti, come il mafioso pentito Gaspare Spatuzza (dinanzi alle procure di Caltanissetta, Firenze, Milano e Palermo) e il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Massimo Ciancimino. L’altro giorno, su Libero, Gianluigi Nuzzi parlava di importanti acquisizioni da parte di Ilda Boccassini, che indaga sulla strage di via Palestro del 27 luglio 1993, e della possibile riapertura del filone investigativo che aveva portato all’iscrizione di Marcello Dell’Utri (ma anche di Silvio Berlusconi) per concorso in strage.

Intanto, la prossima settimana, riparte per il rush finale davanti alla Corte d’appello di Palermo il processo di secondo grado a carico di Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa: la Corte dovrà decidere se ammettere nel fascicolo processuale la lettera che - secondo Ciancimino jr. - Provenzano inviò a Berlusconi tramite Vito Ciancimino e Dell’Utri nei primi mesi del 1994, in cui prometteva appoggi politici in cambio della disponibilità di una rete televisiva, e in caso contrario minacciava un “triste evento” (forse il sequestro o l’uccisione di Piersilvio Berlusconi). Una possibile prova regina del ruolo di cerniera fra Cosa Nostra e Berlusconi svolto per decenni da Dell’Utri, rimasta finora nei cassetti della Procura grazie alla “distrazione” dei suoi vecchi dirigenti, ora fortunatamente sostituiti da gente più sveglia.

Nulla di segreto: tutto noto e stranoto, almeno nelle segrete stanze (giornali e telegiornali non si occupano di certe quisquilie). Noto, soprattutto, al Cavaliere. Il quale ha deciso di giocare d’anticipo. Così quando gli atti di Mediatrade saranno depositati a Milano e quelli di Palermo saranno acquisiti al processo Dell’Utri, lui potrà dire: ve l’avevo detto che stavano cospirando. Quella di oggi è un’esternazione preventiva. A orologeria.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

L'8 settembre di Annozero
La lettera che Michele Santoro oggi ha inviato al direttore generale della Rai Mauro Masi, al direttore di Raidue Massimo Liofredi e ai consiglieri di amministrazione, a proposito della nuova edizione di Annozero, che dovrebbe debuttare giovedì 24 settembre:
Gentili Direttori,
a due settimane dalla partenza di Annozero nessuno dei contratti dei miei collaboratori è stato ancora firmato...
Leggi tutto


da Micromega.net
Il nuovo squadrismo televisivo - di Angelo d'Orsi
L’offensiva d’autunno di Papi Silvio - di Gianni Barbacetto
I giorni della vendetta - di Furio Colombo


La frontiera dei diritti. il diritto della frontiera

Per una legislazione dell'immigrazione giusta ed efficace
Lampedusa. 11/12 settembre 2009
Scarica la locandina



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Vignetta di FranzaroliSignornò

da l'Espresso in edicola


Da quando il fisco indaga sulle denunce di Margherita Agnelli a proposito del presunto miliardo e mezzo nascosto in Svizzera dal padre Gianni, gli house organ di casa Berlusconi e dintorni hanno scoperto all’improvviso gli orrori dell’evasione. Dal Tg5 al Giornale, da Libero a Panorama al Riformista, è tutto un gongolare: evviva, l’Avvocato era peggio del Cavaliere. Sono soddisfazioni. In verità Agnelli non risulta aver corrotto giudici o testimoni, né ospitato mafiosi in casa sua e pare non sia mai stato capo del governo. Ma sono dettagli. Sul suo cadavere s’è subito avventato Vittorio Feltri, appena tornato al Giornale, con la leggiadria che gli è propria: “furfante”, “peccatore”, “cattivo maestro”, “modello per gli evasori”, “derubava gli azionisti” e “il popolo”. Tutto questo Agnelli, mentre quell’educanda del premier si limita - scrive il nobiluomo bergamasco - a “toccare il sedere a una ragazza cui va a genio farselo toccare”. Ergo: “Se un simile sospetto (le evasioni agnelliane, ndr) gravasse sulla testa di Berlusconi, i giornali non si occuperebbero d’altro”, perché “i soldi sottratti al fisco sono un danno allo Stato e ai cittadini”.

Purtroppo, un simile sospetto grava eccome sulla testa bitumata del suo padrone, imputato al Tribunale di Milano per aver sottratto a Mediaset 280 milioni di euro (appropriazione indebita), non averci pagato le tasse (evasione per 60 milioni) e aver falsificato i bilanci, ma improcessabile per Lodo ricevuto. Eppure i giornali, a cominciare dal suo, parlano d’altro. Come a metà degli anni 90, quando la Fiat era alla sbarra a Torino per fondi neri e tangenti ai partiti. Faceva eccezione Il Giornale di Feltri, che seguiva appassionatamente il processo. Ma per difendere dai giudici cattivi l’azienda di colui che oggi chiama “furfante”: a raccontare le udienze per l’organo feltriano erano la moglie del capufficiostampa Fiat e il pio Renato Farina, non ancora passato ai servizi segreti.

Ecco Betulla nel ’95 alle prese con l’interrogatorio di Cesare Romiti, puro rapimento mistico: “Ho visto Romiti nell’istante di eternità in cui ha varcato la porta degli uffici giudiziari e si è trovato nel sole del lavoro… con gli occhiali che dicono forza e la mascella quadrata del Colleoni rinascimentale… E’ un nonsenso. Mentre l’economia rialza la testa, ci si rivolge contro la gran madre di tutte le aziende in ripresa, cioè la Fiat…Come fa a saper tutto chi (Romiti, ndr) è alla testa di 1103 imprese, di cui 4 o 5 hanno pagato tangenti? A Roma i giudici han ragionato e prosciolto. Ma a Milano, ma a Torino?… Speriamo si cominci a ragionare e la si smetta, per togliere le macchie dal pavimento, di picconare la casa in cui viviamo tutti”. Feltri completava l’opera con titoloni del tipo: “I giudici spendono 14 miliardi per incastrare Fiat e Fininvest. E per i delitti più impressionanti non ci sono mezzi”. Era il 1996. Chissà cos’è cambiato, da allora a oggi, per l’impavido direttore del Giornale. A parte il fatto che Agnelli è morto, s’intende.
(Vignetta di Franzaroli)

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Il paese dei manganelli - di Luca Telese (da Antefatto.it)



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Foto di Gonzalo Barrientos da flickr.comSe l’Italia fosse un paese serio, sia il centrodestra sia il centrosinistra si impegnerebbero prima delle elezioni, in caso di vittoria, a confermare come ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. Cioè l’unico ministro dell’Economia, dopo Ciampi, che nei vertici internazionali non viene preso a pesci in faccia, ma anzi viene rispettato e ascoltato.

Questo signore d’altri tempi, questo economista colto e spiritoso, discreto e competente, ha rimesso in sesto in un anno e mezzo i disastrati conti dello Stato sfasciati dai suoi predecessori (vedi l'illuminante documento che allego qui, preparato da un gruppo di studenti di Economia che hanno a cuore i fatti e i dati concreti, non le balle elettorali); ha fatto levare all’Italia la procedura d’infrazione aperta dall’Europa ai tempi del miracolo berlusconiano; ha recuperato insieme al suo vice Vincenzo Visco una ventina di miliardi di euro di evasione fiscale. Insomma, ha riempito la botte che ora Berlusconi e i suoi boys torneranno a prosciugare. Perché naturalmente Padoa Schioppa è visto come il fumo negli occhi dal centrodestra delle spese folli, ma anche dal Pd alla Veltroni, tutto paillettes e cotillons, dunque allergico alle persone serie.

Nel caravanserraglio di nani e ballerine, a metà strada fra “Uomini e donne” e una sfilata di moda, messo insieme da Uòlter, una persona seria come Padoa stonerebbe. Infatti l’hanno rimosso come un ferrovecchio ingombrante, fanno finta di non conoscerlo, sottosotto gli rimproverano la lotta all’evasione fiascale (far pagare le tasse agli evasori è un peccato mortale e “fa perdere voti”). Anziché elogiare e rivendicare i suoi successi, c’è pure qualche somaro che gli rinfaccia la crescita zero dell’economia, come se fossimo in Unione Sovietica dove l’industria era di Stato e di partito, come se le performance deprimenti delle nostre imprese private fossero colpa del governo.

Rimozione forzata per Padoa Schioppa, ma anche per Romano Prodi, altro politico troppo serio e competente per piacere ai berlusconiani “de sinistra” del nuovo Pd. Non è telegenico nemmeno lui. Non parla di sogni, non dice “I care” e nemmeno “We can”. Ma sgobba e sa far di conto. L’altro giorno, con un comunicato di tre righe, ha annunciato l’addio alla politica nel silenzio generale. Nel ’96 ha battuto Berlusconi e nel ’98 ha portato l’Italia in Europa; tre mesi dopo, per ringraziarlo, quei gran geni di D’Alema e Bertinotti l’han rovesciato, riconsegnando l’Italia a Berlusconi. Lui intanto è andato a presiedere la Commissione europea. Nel 2006 l’han richiamato per sconfiggere Berlusconi, cosa che lui puntualmente ha fatto per la seconda volta. Dopo un anno e mezzo l’han rispedito a casa senza nemmeno un grazie.

Lui se n’è tornato a Bologna, da dove era venuto, senza una parola polemica, mentre l’ultima ballerina di Uòlter, l’impresario-falco Massimo Calearo, andava in tv a ringraziare “San Clemente” Mastella per “averci liberato da Prodi”. Vedremo che cosa saran capaci di fare questi giganti del pensiero che reggono il Pd e il Pdl, a parte candidare mogli, figlie, portaborse, pregiudicati e qualche camicia nera, e chiacchierare per ore senza dire nulla. Personalmente già rimpiango Prodi e Padoa Schioppa. Due signori che han saputo uscire di scena con dignità ed eleganza. Due signori che, quando non avevano niente da dire, non parlavano. Due signori.


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