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Signornò, da L'Espresso in edicola


“Squadristi”(Fassino). ”Prevaricatori”(Bersani). “Degenerazione della lotta politica” (Violante). ”Gazzarra intimidatoria” (Napolitano). Così si è detto dei contestatori di Renato Schifani, astutamente invitato alla festa del Pd a Torino malgrado le imbarazzanti amicizie siciliane. Schifani, dal palco, li ha tacciati di “antidemocrazia” perchè “volete impedire a due personalità politiche di parlare”. Parlava di se stesso e di Fassino che gli faceva da spalla.
Deve trattarsi dello stesso Schifani che, da capogruppo forzista al Senato, esultava a ogni contestazione subita dall’allora premier Romano Prodi e (a differenza di quella spontanea di Torino) puntualmente organizzata da Forza Italia.

Come quella al Motor Show di Bologna: “Quei fischi -gongolò Schifani- sono l’ennesimo segnale della protesta di tutto il Paese contro la Finanziaria. Sorprende che Prodi si sorprenda. Vada tra la gente comune: si renderà conto che le contestazioni a Bologna sono ben poca cosa” (10-12-06). Fischi a Mastella? “Un fatto interno all'irreversibile decomposizione del governo” (10-3-07). Fischi a Berlusconi? “Contestazione incivile e preconfezionata”, mentre “Prodi è spontaneamente contestato ovunque vada” (8-6-07). E quando Veltroni si candidò alla guida del Pd, Schifani ne denunciò “il tentativo spregiudicato e disperato di dissociarsi dal governo Prodi, in caduta libera di consensi e largamente contestato dagli italiani”(22-6-07).

Oggi, col metro dello Schifani di allora, qualcuno potrebbe leggere i fischi di Torino come l’ennesimo segnale di protesta di tutto il Paese contro Schifani o un fatto interno all’irreversibile decomposizione di Schifani in caduta libera e largamente contestato dagli italiani. Invece, nel Paese dell’Amnesia, è un attentato alla democrazia. Travestito da padre della patria, Schifani è riuscito a far dimenticare i suoi volgari attacchi ai senatori a vita come Scalfaro e Montalcini, colpevoli di votare la fiducia a Prodi, e la riforma costituzionale da lui proposta nel 2006 per togliere loro non la parola, ma il diritto di voto.
Violante parlò di “proposta intimidatoria”, anche perchè Schifani l’aveva accusato di “seguire le tecniche staliniste” (12-12-01) e “aiutare la mafia” (14-10-03). Idem Bersani, “asservito ai modi vetero-comunisti dell'estrema sinistra” (22-5-04). Ma il più smemorato è il povero Fassino: prima della cura, Schifani diceva di lui che “bara sapendo di barare” (1-8-01) con “tecniche totalitarie da socialismo reale” (25-10-01), è “un terrorista mediatico e un comunista mistificatore” (23-11-01), “come il mago Casanova, anzi molto peggio” (15-12-01), “dirige il grande menzognificio della sinistra” (15-7-02), “fa insinuazioni da terzo mondo” (14-10-02),“in piena sindrome maniacale” (26-9-03), “vuole nascondere il malaffare di Telekom Serbia” (26-2-04) e “vincere le elezioni a colpi di cialtronate”(2-4-04). Dev’essere per questo che sabato scorso Fassino ha chiesto di duettare con Schifani: sindrome di Stoccolma.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro) 

Segnalazioni

Marco Travaglio riceve il Premio internazionale, giornalistico e letterario Marzani e partecipa al dibattito su legge bavaglio e ddl intercettazioni. Interviene Sandro Ruotolo. Sabato 11 settembre, San Giorgio del Sannio (Bn), piazza Marzani, ore 17.30.

Il primo compleanno de "Il Fatto Quotidiano" - Dal 10 al 12 settembe al Parco La Versiliana di Marina di Pietrasanta (Lucca) tre giorni tre giorni di festa e di incontri all’insegna della libera informazione, della legalità e della satira. Ingresso libero. Il programma

 

 


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Buongiorno a tutti, facciamo una cavalcata tra le varie notizie che affollano i nostri pensieri a causa dell’affollamento sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine dei telegiornali, per cercare di capire se c’è una logica in questo guazzabuglio. Secondo me c’è una logica: il punto di partenza è un rapporto rivelato dall’Espresso del Consiglio d’Europa nel quale si mette il dito sulle piaghe della giustizia italiana, su quelli che sono i veri problemi della giustizia italiana e che sono, secondo la Corte europea di giustizia del Consiglio d’Europa, le ragioni per cui poi viene condannata l’Italia per denegata giustizia.

La non giustizia italiana
Per quale motivo, perché fa troppe intercettazioni? Perché si arresta troppo? Esattamente il contrario, perché c’è troppo lassismo, troppa impunità, troppe leggi che portano impunità, prescrizione troppo breve, la prescrizione assurda perché continua a decorrere anche dopo la condanna in primo grado in appello, nonché dopo il rinvio a giudizio, la possibilità infinita di fare ricorsi senza pagare mai pedaggio, infiniti formalismi che sono la pacchia degli avvocati Azzeccagarbugli, soprattutto di imputati colpevoli, le condanne che anche quando diventano definitive, le rare volte non vengono eseguite, la famosa certezza del diritto e la famosa certezza della pena. (Leggi tutto)

Errata Corrige
Il nome del tizio agrigentino segnalato da Gian Antonio Stella per la promozione avuta dal ministro Alfano non è Ceresa, come erroneamente ho detto, ma Casesa. (m.trav.)

Segnalazioni

No bavaglio
Il testo del Ddl
La mobilitazione in video di artisti, giornalisti e intellettuali contro la legge bavaglio (da repubblica,it)
E adesso arrestateci tutti. Mercoledì 16 giugno assemblea straordinaria di Art.21. Costruiamo insieme una grande manifestazione nazionale - di Stefano Corradino (da articolo21.org)
No bavaglio day,  9 luglio 2010 Roma L'appello del Popolo Viola

La libertà di stampa e i libri
Piccola biblioteca della libertà - La pagina su Facebook
Via D'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato. Video-intervista a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza autori del libro "L'agenda nera" (edizioni Chiarelettere).

Video - Marco Travaglio a Otto e Mezzo del 12 giugno
Marco Travaglio al Festival Collisioni 2010
(da radioradicale.it)

 

 


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Vignetta di NatangeloNessuno è in grado di dire se il Partito Democratico esisterà ancora una volta superata la boa delle prossime elezioni europee. Dopo aver letto le parole usate mercoledì da Walter Veltroni nel suo discorso di commiato, un fatto è comunque chiaro. L'ex segretario non ha capito perché milioni di cittadini hanno smesso di votare per il suo partito. Non ha capito o, forse, come fanno altri dirigenti del Pd, ha fatto finta di non capire.

Il tarlo che sta erodendo quella formazione politica ha infatti un nome preciso: credibilità. Il Pd perde perché non è credibile. E non è un problema di idee o di progetti. È invece una questione di uomini e di comportamenti.

Il continuo susseguirsi di scandali, le mancate dimissioni di chi ha fallito come amministratore pubblico (vedi Campania), la decisione di non sottrarsi alla logica delle nomine partitocratiche nella Rai, nelle authority e in ogni altro ente, hanno finito per togliere agli elettori di centro-sinistra anche le ultime illusioni. A poco a poco il mito della differenza, della diversità dal centro-destra, è venuto a cadere.

Per questo è il caso di ricordare che, paradossalmente, il Pd era entrato in crisi già due anni prima di nascere. Aveva cominciato a morire alla vigilia delle elezioni del 2006 quando fu pubblicata (da "Il Giornale") una celebre telefonata tra  Piero Fassino e il big boss di Unipol, Giovanni Consorte,  in cui l'allora segretario dei Ds diceva «Siamo padroni di una banca». È stato da quel momento in poi che Silvio Berlusconi ha potuto cominciare a ripetere «anche loro sono uguali» venendo sempre più creduto. Giorno dopo giorno, infatti, ci pensavano le pagine di cronaca (spesso nera) dei giornali a dargli ragione.

A un situazione del genere il centro-sinistra prima, e il Pd poi, avrebbe potuto (e dovuto) reagire con dei gesti forti e simbolici. Invece non è accaduto nulla. Il gruppo dirigente è rimasto immobile. Veltroni ha taciuto. O ha parlato troppo poco. E dal Pd se ne sono così andati i migliori. Gli elettori.

Segnalazioni

Resti in carcere il serial criminale - di Bruno Tinti

Da Dante a Oscar Wilde - di Lorenzo Fazio (Direttore editoriale Chiarelettere)

L'Italia indifferente al processo per corruzione di Berlusconi - Lo speciale di Italiadallestero.info

Sì alla vita, no alla tortura di stato - il 21 febbraio tutti a piazza Farnese
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