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Da Il Fatto Quotidiano del 16 settembre 2010, il testo della video intervista su "La Questione morale", promossa dall'associazione "Il libro ritrovato", presentata mercoledì 15 settembre al Teatro Carignano di Torino.

Federalismo, legge elettorale, norme ad personam questione morale, sistema fiscale: Marco Travaglio intervista Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Consulta.

 
La prima domanda che viene da fare a un ex presidente della Corte costituzionale che si ostina a difendere la Costituzione è: qual è lo stato di salute della Carta oggi? L’impressione è che molti temano che la Costituzione venga cambiata, sconvolta, modificata, ma che il peggio sia già avvenuto, che la Costituzione sia già stata cambiata senza nemmeno toccarla, svuotata dall’interno lasciando soltanto la corteccia. Infatti si dà per scontato che, su quella scritta, prevalga una non meglio precisata “Costituzione materiale”…
Questo discorso che fai sulla Costituzione si potrebbe fare sulla democrazia più in generale. Costituzione e democrazia sono degli involucri, bisogna vedere cosa c’è dentro:è più importante quello che c’è fuori o quello che c’è dentro? Questa è una domanda che ti farei socraticamente. Volendo usare un’altra immagine: sono più importanti le regole formali o gli uomini che fanno funzionare le regole? È una domanda antica: sono più importanti le istituzioni o la qualità degli uomini? Normalmente si dice: le istituzioni sono molto importanti, ma non c’è nessuna buona istituzione o 
 Costituzione che può dare dei buoni risultati, se è in mano a un personale politico di infimo livello.
Viceversa una mediocre Costituzione può dare luogo a risultati accettabili se è manipolata, usata da un personale politico a sua volta eticamente accettabile. Dico eticamente perché bisogna avere il coraggio di ripristinare alcune categorie, alcune parole: quando si dice
“eticamente” a proposito della politica, non si fa del moralismo, si indica semplicemente la necessità che coloro che occupano posizioni pubbliche siano consapevoli e coerenti con l’ethos che quella funzione comporta. In generale, la Costituzione stabilisce, prevede, auspica che coloro che occupano posizioni pubbliche adempiano alle relative funzioni “con disciplina e onore”: che parole desuete, sembrano quasi delle prese in giro...
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bandanax

da Il Fatto Quotidiano, 23 aprile 2010

Questo Partito dell’Amore, visto in diretta senza rete, è proprio un amore. Colpivano gli sguardi, soprattutto. Tutti molto amorevoli. Teneri. Affettuosi. Si vede proprio che si amano. Lo zenith del sentimento si è registrato quando Fini ha proferito la parola “legalità”. Berlusconi ha digrignato i denti e contratto i muscoli facciali, come per sbranarlo all’istante: se Verdini, seduto a fianco, non se lo fosse legato al polso con un bel paio di manette (le porta sempre con sé per ogni evenienza), sarebbe corso il sangue. Intanto l’intera sala, eccettuati alcuni incensurati, grugniva fremente di sdegno. Legalità a noi? Chi ti ha insegnato certe parolacce? Ma allora dillo che sei venuto a provocare! Vai subito in bagno e lavati la bocca col sapone!

In effetti, in 16 anni di storia, nessuno aveva mai osato tanto: parlare di legalità in casa del corruttore di Mills, del principale di Mangano, dell’amico di Dell’Utri e di Cosentino fortunatamente assenti: avevano subodorato qualcosa. Non contento, il noto provocatore ha pure osato evocare la Sicilia, altro tabù proibitissimo, specie se accompagnato dal nome “Micciché”. 
Mancava che citasse pure Dell’Utri, poi lo menavano proprio. Ci voleva Fini per far uscire dai gangheri Berlusconi e insegnare come si fa al Pd, che in sedici anni non ci è mai riuscito: basta parlargli di legalità e di libertà d’informazione (due temi dai quali il Pd si tiene a debita distanza, per non passare per antiberlusconiano, non sia mai). E magari smontargli pure il federalismo fiscale (sul quale un anno fa il Pd si astenne e Idv votò sì), anziché ripetere che la Lega ha ragione, bisogna fare come la Lega e dialogare con la Lega.
Infatti, con tutto quel che gli aveva detto Fini per un’ora e mezza, Berlusconi gli ha risposto solo su quei temi: del resto s’infischia allegramente (a parte un cenno ai 150 anni dell’Unità d’Italia, sui quali è molto preparato: infatti dice “i 150 anni della storia della nostra Repubblica”, quella di re Vittorio Emanuele II di Savoia e del conte Cavour). Sugli attacchi del suo Giornale a Fini, ha risposto amorevole e sofferente: “Io sul Giornale non ho alcun modo di influire” (versione moderna del “sono forse io il custode di mio fratello?”, by Caino). Poi ha aggiunto che il Giornale è in vendita e se Fini ha un amico a cui farlo comprare il problema è risolto, e comunque lo attacca anche Libero, edito dal suo amico senatore Angelucci: dal che si potrebbe dedurre che forse gli attacchi dei giornali di destra a Fini dipendono dai padroni che hanno.

Notevole anche il concetto di “super partes” illustrato dal ducetto: Fini non è un presidente della Camera super partes perché ogni tanto critica il governo. Ecco, per lui è super partes 
solo chi è sempre d’accordo con lui. Anzi, meglio: chi è di sua proprietà. Tipo Schifani, per dire. Quanto al federalismo fiscale, Fini s’è permesso di ricordare l’impegno di abolire le province (altro tema astutamente disertato dal Pd). Il 31 marzo 2008 il Cavaliere dichiarò nella videochat del  corriere.it: “Non parlo di province, perché bisogna eliminarle...Dimezzare i costi della politica significa innanzitutto dimezzare il numero dei politici di mestiere ed eliminare tanti enti inutili, province, comunità montane...”. A Matrix ribadì: “E’ necessario eliminare le province”. E a Porta a Porta: “Le province sono tutte inutili e fonte di costi per i cittadini. E’ pacifico che vanno abolite”.
Ieri invece ha detto: “Aboliremo solo quelle non utili”, tanto abolirle tutte farebbe risparmiare “solo 200 milioni” (falso: sarebbero 6 miliardi l’anno solo per il personale), e soprattutto “non ne faremo di nuove”. Un po’ come per le tasse: in campagna elettorale giurava di tagliarle, ora invece si vanta di non averle aumentate. Come promettere un collier alla fidanzata e poi, se quella si lamenta perché non l’ha ricevuto, replicare: “Ma cara, in compenso non ti ho presa a calci in culo, cosa pretendi di più?”.

Ps. Bersani ha commentato l’epico scazzo con una dichiarazione listata a lutto: “Sono divisi, non faranno le riforme”. Una bella perdita. 
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Venerdì 23 aprile, ore 21, Perugia. Nell'ambito del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia, Peter Gomez e Marco Travaglio partecipano all'incontro Il Fatto Quotidiano: against all the odds. c/o Teatro Morlacchi. 
Il programma. La web tv del Festival. Gli autori di Chiarelettere al festival 2010.

Sabato 24 aprile, ore 17.30, Corleone - Presentazione del libro "Don Vito, di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata, edizioni Feltrinelli (da antimafiaduemila.com)

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