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vignetta di BandanasHa paura. Sono al telefono con un ricercatore dell’Istituto *** gli chiedo dati sulla permanenza in video di Silvio Berlusconi in queste ultime tre settimane, la prima riguarda il congresso di fondazione del Pdl, il G20 a Londra, il vertice Nato a Strasburgo, le altre due sono quelle del post terremoto.
Mi dice piano: “Ho capito” e poi resta in silenzio. Immagino stia consultando fogli, invece sento il suo respiro regolare e nessun altro rumore.
Perché parla piano? gli chiedo.
E lui: “Perché non dovrei essere al telefono con lei”, mi dice. Poi va in pausa, come in un fermo immagine, anche se sento piccole voci in sottofondo: “Perché qui il clima è molto cambiato, mi spiego?…”.

Provo a sbloccarlo: perbacco, e come sarebbero questi dati?
I dati sono clamorosi…”. Quando dice “clamorosi” rallenta di più.
Clamorosi come?
Mi ignora: “Non credo che usciranno. Non ora”.
Non lo crede. E infatti di dati, fino a questo momento non ne girano affatto. Dimostrerebbero come e quanto il Cavaliere abbia presidiato, senza alcuna interferenza, le sei reti nazionali ogni giorno e ogni notte, in diretta e in replica, nei tg e nei contenitori del mattino, del pomeriggio, nelle prime e nelle seconde serate. Nei panni:
1. del capo carismatico che fonda il suo partito in nome del suo popolo, cantando sull’attenti sul palco, davanti alla platea in festa, con la mano sul cuore, inondato dalla luce dei riflettori e dai sorrisi delle sue giovani fanciulle governative;
2. del crocerista in gita internazionale, che fa gli scherzi alla comitiva, ride, disturba, arriva in ritardo alla foto di gruppo per fare il bullo al telefono e risolvere da solo crisi delicatissime;
3. del padre della patria sul luogo della tragedia nazionale che piange col suo popolo; del capo cantiere che organizza i lavori, le tende, la scuola, gli scavi; della guida che rassicura; del buon re che allevia e che promette; del dentista che cura; del timoniere che conduce.

Ripete: “Clamorosi”.
Clamorosi quanto?
“Lei pensi a un tempo e poi lo raddoppi, lo triplichi”.
L’opposizione?
Cosa intende per opposizione?
Franceschini, Di Pietro, chi altro?
“L’opposizone che conta per lui è Bossi. Che infatti è sparito. E’ l’unico che gli faccia ombra insieme con la crisi, sparita anche lei, lo ha notato?”.
Mi dice questi numeri o no?
“Fossi matto. Il mio è un lavoro precario e ci tengo. Se mi cita vengo a mangiare a casa sua, d’accordo?”.
Promesso.
(Vignetta di Bandanas)

Segnalazioni

Quando memoria e lotta civile fanno paura. Distrutta la targa in ricordo di Renata Fonte - di Antonella Mascali



[NO]vizi - La satira va in mostra

Napoli. Un’esposizione del genere è più unica che rara. Questa rassegna, ideata e curata da Mario Natangelo, sposa la vignetta satirica al Fumetto – con il salone Comicon – e all’arte contemporanea – con l’esposizione al museo Madre...

...Gli autori di Novizi contano firme eccellenti come Marassi, Ellekappa, Vincino, Franzaroli, Mora con le ultime rivelazioni Natangelo, Tonus, Fricca. E, come ospiti stranieri Kap (La Vanguardia) e Catherine (Charlie Hebdo)...

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Vignetta di BandanasLe minacce del presidente del Consiglio all’informazione non sono né “battute”, né “sfoghi”, né ”gaffes”, come le hanno subito liquidate gran parte dei giornali e la totalità dei telegiornali. Sono l’ultimo atto della putinizzazione del regime italiota, di cui fa parte la sindrome di Stoccolma con cui le vittime principali - i giornalisti - la subiscono, la metabolizzano, la minimizzano e la digeriscono.

Non dimentichiamo che questo volgare tirannello, in quindici anni, è riuscito senza colpo ferire a far fuori Montanelli, Biagi, Santoro, Luttazzi, Mentana, Freccero e Funari, per citare solo i bersagli più illustri. Ha mimato il gesto del mitragliatore dinanzi a una giornalista russa che aveva osato fare una domanda all’amico Putin. Ha seppellito i pochi giornalisti che lo criticano, italiani e stranieri, sotto una grandinata di cause civili per risarcimenti miliardari. Ha mobilitato le ambasciate italiane per protestare contro i giornali stranieri che lo dipingono per quello che è. Ha imbottito la Rai di suoi dipendenti e altri ne infilerà nei prossimi giorni. Sta tentando di imbavagliare Internet con leggi penose quanto i loro autori (il suo vero dramma è la rete, visto che manda in onda in presa diretta le immagini delle sue cazzate in giro per il mondo, rendendo vane le censure dei suoi maggiordomi televisivi).

Ora addita pubblicamente i giornalisti del suo codazzo, in gran parte già sdraiati ai suoi piedi, come “nemici dell’Italia”. Monologa dinanzi a loro, vietando di fargli domande (come se ne avesse mai ricevute). Minaccia “azioni dirette e dure nei confronti di certi giornali e di certi protagonisti della stampa” e ipotizza addirittura di dire “non guardate più una televisione”, lui che controlla due reti e due tg della Rai, tre reti e tre tg di Mediaset. Di fronte a questa deriva, gli appelli della Federazione della stampa e degli altri organismi di categoria, per quanto generose e doverose, sono del tutto inutili e sproporzionate alla gravità della situazione. L’Ordine dei giornalisti e la Fnsi dovrebbero invitare tutti gli iscritti a prenderlo in parola. Minaccia, “se le tv e le vignette e le cronache dovessero continuare”, di “non parlare più con nessuno”.

Benissimo: i giornalisti italiani disertino le sue finte conferenze stampa senza domande, all’estero e in Italia. Quando il ducetto è all’estero, ci saranno i giornalisti stranieri, che informeranno il mondo intero dell’assenza dei loro colleghi italiani. Quando è in Italia, resterà solo a cantarsele e suonarsele con Bonaiuti e i suoi dipendenti sparsi per gli house organ di famiglia. Solo una protesta corale e clamorosa della stampa libera, o di quel che ne resta, potrà finalmente costringere l’Unione Europea a fare ciò che oggi lo scrittore Antonio Tabucchi, presentando da Lucia Annunziata il nuovo libro di Antonio Padellaro, invocava a gran voce: un pronunciamento chiaro e netto sulla fine della democrazia in Italia.
(Vignetta di Bandanas)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso


Antonio Padellaro, già direttore dell'Unità ora impegnato nel progetto per un nuovo giornale, libero e indipendente, ha appena pubblicato un libro, "Io gioco pulito" (Baldini e Castoldi), che ospita interviste e interventi di alcuni collaboratori o ex collaboratori dell'Unità: da Furio Colombo ad Antonio Tabucchi, da Oliviero Beha a Nando Dalla Chiesa, da Corrado Stajano a Maurizio Chierici a Sandra Amurri al sottoscritto. Dal libro è anche nato un blog, http//iogiocopulito.it/ per proseguire il dialogo fra l'autore e i lettori.
M.T.


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Il diavolo veste Praga – di Stefano Corradino

Il Cavaliere esige più poteri (Pagina12, Argentina - 3 aprile 2009)
Italia: l'ombra del fascismo (Guardian, Inghilterra - 30 marzo 2009)
Traduzioni a cura di Italiadallestero.info

Giventi
- di Carlo Cornaglia
Tutti son nel Regno Unito
al G20 e il nostro mito
dice che non servirà:
“Qualche cosa si farà,
  
ma decisamente poco.
Quel che conta è il grande gioco
che sarà da me condotto
in Sardegna col G8...
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