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Vignetta di Natangelo

di Peter Gomez e Antonio Massari

da Il Fatto Quotidiano, 3 ottobre 2009

La chiave è tutta nelle registrazioni. Nei nastri che Patrizia D’Addario ha consegnato in giugno ai magistrati di Bari titolari delle indagini sul giro di droga e prostitute del giovane imprenditore Giampaolo “Giampi” Tarantini. Basta ascoltarli per capire come, nelle affermazioni di Silvio Berlusconi sulla sua notte d’amore trascorsa il 4 novembre a Palazzo Grazioli con la prostituta pugliese, ci sia qualcosa che non torna.

“Mai saputo che fosse una escort”, ripete da settimane il premier. “Lo sapeva. Lo sapevano tutti. Eravamo in tre quella sera e io non ero l’unica” prostituta, ribatte la bionda Patrizia in ogni occasione (lo ha fatto anche giovedì sera ad Annozero). Ma Berlusconi non molla. Resta fermo sulla linea Maginot tracciata il 24 giugno con un’intervista al settimanale della Mondadori Chi: “Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c’è il piacere della conquista”. E ancora: “Se solo sospettassi di una persona una cosa del genere (cioè che è una professionista, ndr) le starei lontano mille miglia”.

I nastri degli incontri tra Patrizia e il Cavaliere, e quelli nei quali la escort ha inciso le sue conversazioni con Tarantini, però, i sospetti li autorizzano. Eccome. Infatti, anche se in un primo colloquio fra il giovane imprenditore e Patrizia, Tarantini è quanto mai esplicito (“Lui non ti prende come escort, ti prende come un’amica mia”, le dice), con le registrazioni successive lo scenario cambia. Di molto. In quelle incisioni si sente la donna che si presenta a Berlusconi con il suo nome d’arte: “Alessia”. Poi, la mattina del 5 novembre, dopo aver trascorso la notte col premier, l’escort scrive su un bigliettino il suo numero di cellulare e le sue reali generalità. “Puoi darmi il cognome?”, chiede il presidente del Consiglio. Lei risponde: “E’ un cognome famoso, c’è una grossa concessionaria che fa pubblicità, e un grosso dottore ginecologo”. “D’Addario?”, dice il premier dopo aver dato un’occhiata al foglietto. “Non è tanto comune”, riflette Patrizia, mentre lui ripete: “D’Addario”.

Passa qualche ora. La donna è al telefono con Tarantini. A Giampi spiega che è “andato tutto bene” anche se Berlusconi non le ha dato “la busta (con i soldi ndr)”. “Tu mi avevi detto che c’era una busta!”, protesta. Poi sembra calmarsi perché il premier le ha promesso di aiutarla a sbloccare una pratica edilizia che le sta a cuore: “Ha detto che mandava gente sul cantiere, lo ha detto lui, quindi ci devo credere, no?”. Tarantini: “Sì, e va beh, se lo dice lui. Gli hai dato il tuo numero?”. Patrizia: “Sì, gli ho dato il mio numero, l'ha voluto stamattina, anche il mio cognome e ha detto che mi avrebbe aiutata. Sul cantiere mi mandava gente (conoscere l’esatto cognome di Patrizia è indispensabile per seguire la pratica edilizia ndr)”.

Durante la serata trascorsa “nel lettone di Putin”, insomma, Berlusconi ha scoperto che Alessia non era Alessia. Che il suo nome era un altro. Possibile che non si sia domandato niente? Davvero non si è chiesto perché una donna si fosse presentata a lui con un nome falso? Rispondere a questi interrogativi non è semplice. L’ascolto dei nastri finora conosciuti fornisce più spunti per analisi di tipo psicologico, che certezze. Complessivamente la sensazione che si trae è quella di essere di fronte a un uomo anziano deciso a non confessare nemmeno a se stesso la realtà: gli anni passano per tutti, anche per Berlusconi che ormai non è più il seduttore di un tempo. Non per nulla in un altra incisione si sentono Tarantini, la D’Addario e una terza persona che discutono del Cavaliere. La conversazione scivola su particolari molto privati. I due uomini insistono nel dire che il premier “non deve assolutamente sapere” la reale professione di Patrizia. Poi la terza persona spiega: “Lui non è invadente... Lui viene da me e mi dice ‘Ci sta? O no?’ E io gli dico sì o no”. In attesa di conoscere il contenuto esatto anche dei colloqui tra Patrizia e Barbara Montereale, un’altra ragazza pugliese alla quale Berlusconi regalò una busta con diecimila euro, il reality di Palazzo Grazioli è insomma sempre più un triste gioco di specchi. Un gioco in cui il vecchio imperatore mente a se stesso, prima ancora che al Paese.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

2 ottobre: approvazione definitiva (con fiducia) dello Scudo fiscale alla Camera - l'approfondimento da Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi

da Italiadallestero.info
E' guerra tra Berlusconi e la stampa d'opposizione di Marie Simon (L'Express, Francia - 2 ottobre 2009)
Un nuovo quotidiano d'opposizione esce in Italia (Slate, Francia - 23 settembre 2009)
Italia: libertà di stampa in pericolo (Wiener Zeitung, Austria - 22 settembre 2009)



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Vignetta di NatangeloVanity Fair, 24 settembre 2009

Peccato che i nostri timorati politologi non se ne siano ancora accorti, ma a leggere i resoconti dei molti scandali sessuali di questi mesi non emerge solo la prevedibile involuzione dei costumi, ma pure una inaspettata evoluzione della politica. Si è inaugurata - con le pupe ingaggiate a tassametro da Giampaolo Tarantini per infilarle nelle notti di Silvio Berlusconi e di alcuni esponenti del pd come Sandro Frisullo, dalemiano, numero due della Regione Puglia - una innovativa Bicamerale con il reggicalze.

Basta con le chiacchiere nelle grigie aule, i documenti programmatici, le riunioni destinate a finire nel nulla. Dall’estate del 2008 - bollente a Villa La Certosa, elettrica a Bari - il dialogo bipartisan tra maggioranza e opposizione ha intrapreso la via dei feromoni. Addestrandosi sul campo (o nel letto) a specchiarsi nei medesimi comportamenti, aspirando agli stessi desideri. Riconoscendosi a vicenda una natura umanamente debole e perciò non ostile, viatico per intendersi su tutto il resto, appalti e divertimenti, stili di vita e sanità.

Ne salteranno fuori altre, ma per il momento è abbastanza la notevole vicenda di Terry De Nicolò reclutata sui due fronti della politica dal solito Giampi Tarantini. Il quale una sera la ingaggia per l’impacciato Frisullo, che a momenti si innamora, tariffa 500 euro. E un’altra sera per il sultano di Arcore, convinto come sempre di affascinarla per le sue doti naturali, poverino, tariffa 1000 euro. Cioè il doppio. Non solo per la doppia pena. Ma anche per rispettare la misura del differente peso elettorale, come si faceva nelle Bicamerali di vecchia scuola, e che un tempo si frequentavano vestiti.


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di Peter Gomez, Marco Lillo e Antonio Massari
da L'espresso in edicola

Gli appuntamenti istituzionali saltati. A favore di cene e centri benessere. Con la presenza fissa di Tarantini e la sua pattuglia di ragazze.
 
La frase chiave è "mal di schiena" o, come dice lui, "colpo della strega". La traduzione esatta, però, è Giampaolo 'Giampi' Tarantini, il giovane imprenditore di Bari al centro di un sistema di potere fatto di relazioni ai massimi livelli, gare d'appalto truccate, belle donne e qualche escort. Sì, perché dietro ad almeno due improvvise inspiegabili assenze di Silvio Berlusconi dalla scena poltica, spunta adesso la figura di Giampi e della sua corte di amiche.

La prima volta accade mercoledì 24 settembre quando il premier lascia all'improvviso Roma e, dopo aver salutato i giornalisti appostati davanti palazzo Grazioli, scompare. Siamo in piena crisi Alitalia. Proprio quel giorno, stando ai programmi ufficiali, Berlusconi dovrebbe essere a New York per parlare, accanto al sindaco di Milano Letizia Moratti, di Expo e del Millennium Goal, la 'campagna del Millennio' contro la povertà e la fame nel mondo. Ma l'agenda è saltata e salterà giovedì anche il previsto intervento del premier davanti alle Nazioni Unite, dove invece si presenta il ministro degli Esteri, Franco Frattini. La situazione della compagnia di bandiera, che è ormai a un passo dal fallimento, "impone la presenza costante del presidente del Consiglio" per arrivare a un accordo con i piloti, si giustifica Frattini.

Ma il giovedì i cronisti scoprono che il premier non è né a Roma, né a Milano. Si è rifugiato a Melezzole, vicino a Todi, nell'health center di Marc Mességué, per "risolvere il mal di schiena che lo affligge da alcuni giorni", spiega un inviato dell'Ansa. Nessuno però sa che Berlusconi, come ora 'L'espresso' è in grado di rivelare, la sera prima di partire su un elicottero della Protezione civile alla volta del centro Mességué, ha fatto festa. Martedì 23, ha avuto a cena Giampi Tarantini, alcune amiche e altri ospiti tra i quali sono stati anche visti personaggi molto noti in tv.

Si tratta, con tutta probabilità, della stessa cena di cui ha parlato con 'la Repubblica' l'arredatrice barese Maria Teresa 'Terry' De Nicolò che, intervistata martedì 7 luglio, ha spiegato di essere stata a Palazzo Grazioli in settembre assieme ad altre 20 ragazze e quattro uomini. "Abbiamo chiacchierato di Alitalia, abbiamo fatto le quattro del mattino, Berlusconi raccontò che a breve sarebbe dovuto partire per un centro benessere e io da Giampaolo ho ricevuto mille euro come rimborso spese", ha detto Terry, prima di rifiutarsi di rispondere alla domanda più imbarazzante: "Le informazioni raccolte da 'Repubblica' indicano che lei ha dormito con altre ragazze a palazzo Grazioli, è andata così?".

Un interrogativo a cui adesso se ne aggiunge un altro, tutto politico. L'intensa vita notturna del Cavaliere rischia di danneggiare, oltre che l'immagine, anche il buon funzionamento dello Stato? Certo, lui assicura di avere il fisico di un ventenne. "Se dormo per tre ore, poi ho ancora l'energia per fare l'amore per altre tre", dice il 5 ottobre mentre fa ingresso verso l'una di notte nella discoteca Lotus di Milano. "Fra un'ora comincio a lavorare, ma mi sento fresco. Ero alla notte bianca di Parigi, poi un amico mi ha invitato a questa festa e non ho saputo resistere", giura uscendo sempre dallo stesso locale alle 6 e un quarto del mattino.

Ma il dubbio rimane. Perché, pure se il suo nuovo intervistatore di fiducia, il direttore di 'Chi', Alfonso Signorini, ha svelato che i più "stretti collaboratori" lo chiamano 'Duracell', a settant'anni passati da un pezzo e con un pacemaker nel petto, il corpo non reagisce più come prima. Chi lo ha sentito per telefono parlare di Alitalia mentre si trovava da Mességué racconta infatti che Berlusconi aveva la voce quasi spettrale. Anche se poi le cure e i massaggi devono aver fatto il miracolo. Già due giorni dopo il premier sembra rianimarsi, al pari dell'allora segretario del Pd, Walter Veltroni, che subito dopo la sua scomparsa, dagli studi di 'Porta a Porta', aveva attaccato a fondo: "In queste ore cruciali per la compagnia aerea Berlusconi non si sa dove si trovi".

Venerdì 26 settembre, in piena forma, il presidente del Consiglio è comunque a Todi, per un fuori-programma politico. Interviene a sorpresa a un convegno dei Popolari-Liberali del sottosegretario Carlo Giovanardi, dove dal palco parla, tra l'altro, di valori cattolici: "La famiglia per noi, nonostante questa pretesa modernità, è sempre e soltanto quella indicata dalla tradizione cristiana". Da Mességué restano invece ancora centinaia fra poliziotti e carabinieri, da subito impegnati a proteggere la privacy del premier e di quello che le agenzie chiamano "il suo staff".

Secondo dubbio: chi ne faceva parte? Anche questo interrogativo non nasce per caso. Perché Berlusconi, in Umbria, ci tornerà di nuovo due mesi dopo - e questa volta, lo ha scoperto 'L'espresso' - in compagnia di Giampi Tarantini e le sue girls. È un weekend di fine novembre. E, venerdì 28, Berlusconi scompare ancora da tutti gli schermi radar. Non si fa vedere, non si rintracciano sue dichiarazioni. Si sa solo che per domenica è atteso a Sesto San Giovanni, dove dovrebbe parlare ad un convegno organizzato dalla Dc per le autonomie del ministro Gianfranco Rotondi. Ma a Sesto il premier non andrà mai e si limiterà a un appluditissima telefonata in cui tra l'altro rivendica con orgoglio il fatto di aver raddoppiato l'Iva a Sky Tv, la rete criptata dell'ex amico Rupert Murdoch.

"Una modalità (quella dell'intervento telefonico) che", secondo l'Ansa, "ha portato qualche sostegno alle voci diffusesi in questi giorni che lo davano fuori dal capoluogo lombardo, forse per curare il mal di schiena che lo affligge". E infatti anche a fine novembre il capo del governo si sta sottoponendo a terapie a base di massaggi. Solo che con lui c'è l'amico Giampi e ci sono molte ragazze.

Alcune sono arrivate da Milano, altre invece, dopo aver rischiato di perdersi nelle campagne della regione più verde d'Italia, sono giunte in auto assieme a Tarantini. Tra loro, stando a quanto è stato riferito a 'L'espresso', c'è Barbara Guerra, un'ex valletta Rai, già sentita a Potenza, nel 2006, dal pm Henry John Woodcock, nell'indagine che porterà all'arresto di Fabrizio Corona, il fotografo tra l'altro accusato di averla fatta prostituire, a Roma e Vicenza, con due uomini d'affari.

"Non ho capito? State scrivendo un articolo su dove vado in vacanza? Non intendo parlarne e non mi cerchi mai più", taglia corto ora Barbara. Così non si ha nemmeno il tempo di chiederle come mai Canale 5, nell'inverno del 2009, le abbia trovato un posto nel reality 'La Fattoria', tirandosi addosso, com'era prevedibile, più di una critica, visti i suoi rapporti con Corona. Altrettanto sbrigativa, il giorno dopo, è Licia Nunez, al secolo Licia Del Curatolo, attrice, amica di Giampi e nata a Barletta, a 60 chilometri da Bari. Dopo le prime domande, attacca il telefono, "Sono di corsa, non posso parlare. Non so nulla in merito". A quel punto si rifà viva con 'L'espresso' Barbara Guerra. Vuole dire che non conosce né Licia, né Giampi e che lei in Umbria non c'è mai stata. Così il mistero sui weekend del Cavaliere riprende quota. Come sempre.
(Immagine di votantonioblog.splinder.com)

Segnalazioni

8 luglio, notte bianca anti-bavaglio e presentazione de Il Fatto Quotidiano
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E' online il blog dell'Antefatto, con le rubriche di Travaglio, Padellaro, Beha, le notizie e le analisi dei giornalisti del Fatto Quotidiano


Immagine di Roberto Corradidi Peter Gomez e Antonio Massari
da L'espresso in edicola

Da Silvio Berlusconi agli uomini di Massimo D'Alema. Giampi li aveva sedotti tutti con le sue donne, i suoi viaggi, la sua vita perennemente sopra le righe.
È una sorta di bicamerale degli affari e del piacere quella che emerge dalle inchieste condotte dalla procura di Bari su Giampaolo “Giampi” Tarantini, il giovane imprenditore della sanità  che, a partire dall'estate 2008, ha reso felice il premier  presentandogli decine di escort, starlette e aspiranti dive della tv. E gli effetti cominciano a farsi sentire. Mentre il presidente del Consiglio resta asserragliato nel suo bunker contando di superare indenne anche lo scoglio del G8, in Puglia il presidente della Regione, Nichi Vendola, azzera la sua giunta di sinistra e sventola la bandiera della questione morale.

Sotto accusa finiscono così gli uomini del Partito democratico più legati a Tarantini: l'ex assessore alla Sanità, Alberto Tedesco e il vice presidente e assessore all'Industria, Sandro Frisullo. Due potenti politici locali piazzati dai dalemiani sulle poltrone chiave del governo regionale.  
      
Frisullo paga i rapporti con Giampi e soprattutto con le sue amiche, a partire da quelli con Terry De Nicolò, una barese da poco trapiantata a Milano, che a L'espresso dice: «No, con in giornali non parlo. Mi hanno contattata  in molti, dai quotidiani ai settimanali, ma per concedere un'intervista avrei bisogno di un supporto legale ed economico. Perché se mi querela Berlusconi, io poi cosa faccio?». Terry, in ogni caso, è una delle quattro ragazze    già ascoltate dagli investigatori. Poche rispetto alla reale  ampiezza della corte di Giampi. L'espresso ha ricostruito un elenco di almeno altri 17 nomi. Ne fanno parte anche l'ex direttrice di un celebre locale nella Costa Smeralda, una protagonista di reality, un'addetta al casting per programmi tv, una giocatrice di tennis semiprofessionista e alcune straniere: una rumena, una polacca, una dominicana, una ballerina brasiliana e una senegalese.
Al centro di tutto, comunque, più che le storie di donne, restano  gli interrogativi legati agli appalti. I più pesanti riguardano il ruolo di Tedesco. L'ex assessore è da tempo indagato. I pm lo accusano di aver brigato e fatto pressioni su funzionari regionali per favorire imprese che fanno capo a amici e familiari. E adesso  tra  le forniture finite nel mirino dei magistrati ce ne sono pure due, da due milioni e mezzo di euro, vinte  dalle imprese di Tarantini. Per  gli investigatori potrebbe non essere un caso. Secondo loro, anche negli anni della giunta Vendola, il sistema politico affaristico della sanità ha continuato a funzionare (sebbene a ritmi più blandi) secondo schemi collaudati nel periodo in cui governava l'attuale ministro del Pdl, Raffaele Fitto. Insomma stesse modalità, ma,  Tarantini a parte, protagonisti diversi.

Esemplare è  quanto è accaduto nel settore delle cliniche convenzionate con la regione. Qui con l'arrivo di Tedesco fanno prepotentemente ingresso una serie d'imprenditori considerati vicini ai dalemiani. Oggi, come L'espresso è in grado di rivelare, la Guardia di Finanza sta cercando di mettere a fuoco la figura di Francesco Ritella, 35 anni, ritenuto il «dominus» della Kentron, che a Putignano  gestisce un centro di riabilitazione per 120 pazienti. Nel 2006 il centro, pur non avendone i requisiti, viene  accreditato prima ancora che siano terminati i lavori di costruzione della struttura. Dietro tutto l'inghippo ci sono interessi economici e politici. Non per niente nel caso dell'accreditamento di un'altra clinica a essere favorita, secondo i pm, è una società che vanta tra i suoi fornitori addirittura l'azienda del fratello di Tedesco.   
In questo ambiente Tarantini si trova a suo agio. Non solo perché è amicissimo dei figli di Tedesco (che come lui vendono protesi), ma anche perché una sua azienda - controllata al 50 per cento - detiene parte del capitale di una società specializzata in produzione di energia. Anche questa società, la Prod.eco, è una sorta di bicamerale: tra gli altri soci figurano un consigliere regionale dell'Udeur e una donna da  sempre vicinissima a Ritella. Nell'aprile di quest'anno le quote dell'amica di Ritella vengono cedute a una compagnia di catering che proprio in quel periodo ottiene il servizio ristoro per i carabinieri che saranno di stanza all'Aquila in occasione del G8.

Sono le settimane in cui Giampi, grazie alla sponsorizzazione di Berlusconi, viene presentato ai vertici della protezione civile e di altri ministeri. È il periodo in cui, da semplice venditore di protesi,  si è ormai trasformato in lobbista. Una metamorfosi rimasta impressa sui nastri delle intercettazioni telefoniche della Finanza. Intercettazioni che hanno anche permesso di ascoltare in presa diretta le visite a Palazzo Grazioli di Patrizia D'Addario, l'escort barese reclutata da Tarantini per ingraziarsi il Presidente del Consiglio. Sono quelle trascrizioni, sommate alle registrazioni e ai filmati effettuati dalla donna nella residenza del cavaliere, a rendere Patrizia una testimone attendibile. Nel suo passato, nel 1996, la escort era infatti già incappata in una condanna per truffa e concorso un calunnia, un reato che per ironia della sorte le verrà contestato dalla procura di Bari anche nei giorni della sua deposizione su Berlusconi. Ma le presunte vittime, in questo caso, non sono politici, bensì tre poliziotti delle volanti che Patrizia avrebbe falsamente accusato dopo una multa per un'auto in sosta vietata. Era il 2007 e la donna avrebbe detto tra l'altro «lasciatemi andare, chiamo i giornalisti, ve la faccio pagare cara».  
(Immagine di Roberto Corradi)

Segnalazioni

In edicola il nuovo numero di Micromega - Firma l'appello contro le leggi razziali

Metti una sera a cena - di Carlo Cornaglia
L’anfitrione è il giudice Mazzella
che ospita il sodal Napolitano,
il Cavaliere, ahimé, senza donzella,
Gianni Letta con Angelino Alfano,

Donato Bruno con Carlo Vizzini,
i presidenti di due Commissioni.
Pensare mal non è da birichini,
il giudice Mazzella ci perdoni...
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Immagine di Roberto CorradiAlla fine i meglio sceneggiatori ingaggiati dal Cavaliere hanno tirato fuori questa parola magica del gossip (“è solo gossip”, “non ci sono notizie”, “non mi occupo di gossip”, “questa è spazzatura”) che da sola dovrebbe metterlo al riparo dalle macerie che incombono.
Si da’ i caso che i tre più furenti fautori di questa risibile linea difensiva, Augusto Minzolini, Emilio Fede e Carlo Rossella, di gossip ci hanno allegramente campato l’intera vita. Sul gossip hanno fondato le loro carriere di carta, le loro rubriche, e persino le loro quotidiane conversazioni.
Da questa parola magica discendono altri piccoli sillogismi da trincea: una cosa è il gossip, un’altra sono la politica e l’azione di governo; la sfera privata del premier è affar suo, dentro casa può fare quello che vuole, come ogni cittadino italiano.

Balle. Provate a immaginare, in termini di sicurezza e ricatti, quello che possono combinare trenta sgallettate dentro casa, a ogni week end, armate di macchine fotografiche, registratori, telefonini & tanga. In quelle feste c’erano bimbe ingaggiate solo da Giampaolo Tarantini, esperto in protesi, o anche dall’amico Putin? Sicuri che nessuna di loro venisse dalle collezioni della Gazprom? O dalle signorine ninja del colonnello Gheddafi? E qualche gentile agente Cia c’era?
Quante chiacchiere si possono estrarre da un ometto di 72 anni, pieno di cerone, di farmaci e di capelli finti, impacchettato in un accappatoio bianco, steso su un letto rotondo, carezzato, vezzeggiato da esperte in sogni da rotocalco, eccitato dai suoi stessi video girati a casa dell’amico Bush, e addirittura nelle proprie ville (“guardate che rifiniture!”) mentre racconta i portenti virili dei suoi soldi?

E poi: che razza di affidabilità può mai avere un capo di governo che passa gran parte del suo tempo a giocare sui divani con ragazzette da calendario (ma potrebbero anche essere morbidi ufficiali dei servizi segreti israeliani, per quel che ne sappiamo) disegnando farfalline colorate, mostrando il bicipite, le foto della moglie, il cactus e l’assegno?
Quale credibilità può mai avere un tizio che è contemporaneamente l’uomo più potente d’Italia e anche il più solo, il più disperato, ridotto a ore di conversazioni con una minorenne (“mi chiamava quando era triste, lo ascoltavo per ore”, Noemi dixit), o addirittura con escort pagate per non sbadigliare?  
Davvero nessuna interferenza tra vita privata e quella pubblica, a parte la tolleranza alla vergogna e al buon gusto? La scorsa settimana i microfoni di Sky lo hanno pescato al vertice di Bruxelles al telefono con il suo onorevole avvocato, Nicolò Ghedini, a sbrogliare sue matasse emotive. Gli fregava qualcosa di quel summit?

Racconta Patrizia D’Addario che lo scorso 4 novembre, notte elettorale di Obama, lui rimase in camera con lei sebbene atteso alla Fondazione Italia Usa da molti invitati e dall’ambasciatore americano. “Venne informato dell’elezione dai suoi collaboratori”. E’ un’interferenza con la sua vita pubblica? Con i suoi doveri politici? E quante altre ce ne sono stati se neppure l’elezione americana, cioè la Storia, riesce a smuoverlo dal suo lettone di povera cronaca?
(Immagine di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti della rassegna stampa - a cura di Ines Tabusso

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La risposta di Marco Travaglio ad alcuni commenti del blog


Così muore la libertà di informazione, ma noi vogliamo tenerla in vita

E' giunto il momento di difendere la nostra Costituzione.

L'appello di Gianni Barbacetto, Pino Corrias, Peter Gomez, Sandro Ruotolo, Marco Travaglio

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Una gnocca al giorno leva il medico di torno
- di Carlo Cornaglia
Dovunque Silvio Berlusconi vada,
a Palazzo Grazioli in quel di Roma
od a villa Certosa a punta Lada,
si distingue di gnocca un buon aroma
  
e lo inseguono torme di ragazze,
non si sa se per loro convenienza
oppur perché d’amore sono pazze.
Eccellon tutte quante in avvenenza...
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