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Adesso che dirige il quotidiano economico Il Sole 24 ore – di proprieta’ della Confindustria – Gianni Riotta si e’ inventato il premio Uomo Dell’Anno. E per la prima edizione 2009 ha deciso di assegnarlo a Giulio Tremonti, il ministro della nostra radiosa economia che tanto conta per la buona salute della medesima Confindustria.

La decisione sembrava presa da una giuria. Almeno a leggere la prima pagina del Sole del 31 dicembre che festeggiava il vincitore scelto “dalle grandi firme del giornale”. Invece no.

Una preziosa verifica svolta via telefono dagli economisti del sito Lavoce.info, ha rivelato che nessuna “prestigiosa firma” del Sole sapeva niente del premio. Ne’ del premiato che ben pochi avrebbero votato per le molte ragioni di macro, micro e media economia che Gianni Riotta conosce in modo assai approfondito gia’ dai tempi in cui frequentava la Columbia University e in biblioteca leggeva Time che ogni anno incorona “L”Uomo dell’Anno”.

L’idea di riproporlo anche ai suoi odierni lettori deve averla pescata da quegli anni radiosi. E italianizzandola l’ha fatta propria con un po’ di spago, un pezzetto di specchio, e la sua proverbiale furbizia. Tremonti lo ha scelto lui personalmente. Lo ha votato all’unanimita’. E se lo e’ annunciato, emozionandosi un po’ quando ha anticipato la bella notizia via telefono alla Segreteria del Signor Ministro. 

Gianni Riotta e’ uno specialista di telefonate: sono i mattoni della sua carriera. Ne fa tre dozzine ogni mattina da trentacinque anni, chiamando chiunque conti qualcosa per complimentarsi di qualsiasi cosa: un articolo, un libro, un viaggio, un’intervista. Capace in un quarto d’ora di adulare Rossanda Rossanda, prostrarsi a Cesare Romiti, inchinarsi a Eugenio Scalfari, cinguettare con Lucia Annunziata, elogiarsi con Furio Colombo, giustificarsi con Marinella Brambilla. Dire a tutti “bravo, brava, benissimo, evviva”, sono Gianni Riotta e lo sono persino diventato.


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Segnalazioni
Il presunto "flop" di Luigi de Magistris ovvero la (tentata) distruzione dell'inchiesta "Toghe Lucane" - I documenti smembrati della più delicata inchiesta della storia d'Italia.

Commento del giorno
di Annuska -   lasciato il 4/1/2010 alle 23:31 nel post Il partito unico dell'amore
Qualcuno parla di andare a votare o di fare qualcosa per difendere la Costituzione...
e io che pensavo che la Costituzione ci fosse per difendere me!


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Vignetta di Molly BezzCon Gianni Riotta non serve il buonismo, bisogna essere cattivi: applausi della sala. Ecco, se l'altro ieri sera il ministro dell’Interno Bobo Maroni avesse pronunciato questa lapidaria sciocchezza, sul Tg1 del medesimo Gianni Riotta, non l’avremmo sentita e il nostro giudizio su Maroni avrebbe perso un notevole elemento per farsi più aspro e peggiorare.

Peggiora, ma non tanto, quello su Gianni Riotta che d’abitudine toglie il “viva voce” ai potenti quando fanno i bulli o dicono fesserie. Lo fa per prudenza. Perché ha una sincera fiducia nel futuro. Perché pur sapendo che le dichiarazioni del potere vanno sempre registrate e messe a disposizione dell’opinione pubblica - come insegnano da qualche anno alla sua università, la Columbia University di Nuova Yorche - ma tante volte è più utile non farlo, meglio soprassedere con un riassunto, dedicarsi all’elogio d’altri poteri, da  Napolitano in giù. Diciamo fino a Schifani.

Quando Silvio Berlusconi ha detto che da Obama non ci sarebbe andato, “perché io non faccio la comparsa, sono un protagonista”, Riotta non l’ha mandato in onda. E neppure la volta dopo, quando ha detto che per evitare gli stupri ci vorrebbe un soldato accanto a ogni bella donna, cosa che lui, Silvio, intendeva “come elogio alle belle donne italiane”.

E’ un caso di omertà giornalistica - evocativa di cupi tremori e sonni d’infanzia palermitana - che andrebbe studiata per singolare incoerenza con il look esibito a copertura. Perché certo serve a occultarla (quella cupezza) sotto l’allegria di una vasta familiarità con le copertine dei libri, delle quali Gianni Riotta sottilmente ragiona coadiuvato dalla sua bella postura in maniche di camicia.

Ignorando, nel suo zelo di inchini davanti al sole e ai piccoli re passeggeri, quel che (tuttavia) si dice alla Washington Post: “Le camicie hanno le gambe corte”.
(Vignetta di Molly Bezz)

Segnalazioni

La saga delle intercettazioni - Nasce oggi il nuovo blog di Bruno Tinti


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Foto di Roberto CorradiOra d'aria

l'Unità, 23 settembre 2008

Ancora non sappiamo come andrà a finire la telenovela Alitalia, ma già sappiamo che c’è un nuovo aspirante socio della Cai (abbreviazione di Cainano): Gianni Riotta, direttore del Tg1. Il quale ha preso molto a cuore le sorti dei 18 patrioti che, su richiesta di Al Tappone e al seguito di Colaninno, han deciso di sacrificarsi per salvare la compagnia di bandiera pagandola 300 milioni, tanto quanto l’avrebbe pagata quattro mesi fa AirFrance. Con la piccola differenza che AirFrance rilevava anche i debiti (da 1 a 3 miliardi) e i dipendenti (salvo 2.100 esuberi), mentre i capitani coraggiosi i debiti li accollano a noi, con l’aggiunta di quelli di Airone (un altro miliardo) e di 7-8 mila esuberi.

Ma dicevamo di Johnny Raiotta e della sua improvvisa vocazione di assistente di volo. Giovedì scorso il suo Tg1 se l’era presa con le due-tre hostess Alitalia colpevoli di aver esultato alla notizia (meravigliosa, infatti ora finalmente il commissario Fantozzi ripristina il libero mercato e apre un’asta pubblica) della ritirata dei furbetti. Tipe “bizzarre”, disse il cosiddetto tg del presunto servizio pubblico, “ballano sul Titanic che affonda”. Non contento dell’imbarazzante marchetta al governo, domenica sera il partigiano Johnny ha concesso il bis mandando avanti il copilota David Sassoli affiancato da due gentili signore: il comandante di Alitalia Antonella Celletti (forse parente di Otello Celletti, il mitico vigile di Alberto Sordi) e il primo ufficiale Valentina Leone. Siccome il personale di volo è spaccato tra una stragrande maggioranza contraria all’offerta Cai e un’esigua minoranza favorevole, c’era da attendersi che la Celletti rappresentasse la prima posizione e la Leone la seconda. E’ o non è il mitico “contraddittorio” la regola aurea della Rai? Macchè. Entrambe le signore contestavano il No dei loro sindacati autonomi (maggioritari) e li invitavano accoratamente a firmare l’accordo tanto caro al governo. Due su due, en plein.

Sassoli: “Comandante Celletti, in una lettera al Sole 24 ore stamattina lei ha scritto che è sbagliato rifiutare il piano della Cai e ha invitato i suoi colleghi a uscire allo scoperto. Cosa vuol dire?”. Celletti: “Io sono rimasta indignata di quanto è accaduto, prima di tutto perché è stato un rifiuto molto affrettato, senza avere consultato la base, senza avere un largo consenso, e mi sono arrabbiata nel vedere che poche persone possono mandare all’aria il destino di molte famiglie e di altri dipendenti che non la pensano in questo modo”. Sassoli: “Valentina Leone, anche lei teme ora il fallimento?”. Leone: “Beh, siamo molto molto preoccupati, perché in questo momento non siamo in presenza di nessuna alternativa, e rinunciando al piano Cai abbiamo rinunciato agli ammortizzatori sociali per più di mille piloti che difficilmente troveranno lavoro sul mercato”. Sassoli: “Comandante, lei scrive di essere stata male quando ha visto un gruppo di dipendenti Alitalia gioire alla caduta della proposta della Cai”. Per quale motivo?”. Celletti: “Sì sono rimasta molto delusa, perché io ero in trepidazione quel giorno, e speravo vivamente che venisse fuori una bella notizia. A questa notizia negativa sono rimasta veramente molto male, non avevo ancora visto l’esultazione (sic, ndr) purtroppo dei miei colleghi. E non era assolutamente il caso di esultare, li ho guardati e ho detto ‘perdona loro che non sanno quello che fanno’. Purtroppo forse lì per lì non si rendevano conto”. Sassoli: “Comandante, la ringrazio per essere stata con noi, grazie anche a Valentina Leone”.

Ma che bel quadretto, che bel presepe. Al Tappone avrà avuto a sua volta un’esultazione (tantopiù che ieri sera al Tg1 c’era Stefano Folli che invocava un bell’inciucio Pd-Pdl). E poi, si spera, non avrà mancato di congratularsi con Johnny per tanta solerzia filogovernativa. Peccato che il Tg1 non avesse mostrato altrettanto trasporto quando il governo Prodi trovò (previa offerta pubblica) l’Air France come compratore: anche allora il sindacato piloti, alleato per l’occasione col Cainano e con la Cisl dell’apposito Bonanni, fece saltare la trattativa. Si poteva invitare anche allora in studio lady Celletti & compagna per mettere in riga i sindacati. Ma Johnny Raiotta, all’epoca, era molto distratto. O aveva fiutato come sarebbero andate le elezioni. Ora però merita la giusta ricompensa: una tessera della Cai, ad honorem. Se poi la Cai dovesse sciogliersi, una lambretta Piaggio potrebbe farlo felice.
(Foto di Roberto Corradi)

Il botta e risposta tra Riotta e Flores d'Arcais sul caso Tg1/Alitalia

Segnalazioni

Magistrati antimafia in pericolo
L'atto intimidatorio subìto dal pm Antonino Di Matteo
Sottoscrivi la lettera appello al Procuratore di Palermo

Berlusconi-Mills, il file segreto di P. Gomez e L. Sisti
(l'Espresso, 3 luglio 2008)


Presentazione de "Il ritorno del principe" di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato.
Hanno partecipato
Paolo Flores d'Arcais, Andrea Purgatori, Paolo Ricca e Marco Travaglio.
Roma, Teatro Quirino - 23 settembre 2008



Mercoledì 24 settembre a Catania, CittàInsieme organizza un incontro sull'attuale situazione finanziaria del Comune di Catania e sugli effetti che deriverebbero se dovesse dichiararsi il dissesto finanziario.
Ore 20.15 in via Siena 1. Scarica qui il volantino dell'iniziativa

Lunedì 29 settembre Peter Gomez e Marco Travaglio presentano
Bavaglio insieme ad Antonio Ingroia e Antonio Padellaro.
Torino, Teatro Nuovo. Corso Massimo d'Azeglio, 17 - ore 21

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

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Vignetta di NatangeloOra d'aria
l'Unità, 20 settembre 2008


Siccome è una splendida notizia, sperando che sia definitiva, la ritirata dei 18 furbetti della Cai che volevano papparsi Alitalia a spese nostre e dei lavoratori è stata accolta dai nove decimi della stampa italiana come una rovinosa jattura. S’è listato a lutto persino il Tg1 di Johnny Raiotta, che non prenderebbe posizione contro il governo nemmeno se ripristinasse il rogo (“Il Consiglio dei ministri vara il nuovo pacchetto sicurezza per difendere i cittadini dalle streghe e dagli eretici ereditati dal precedente governo: soddisfazione nella maggioranza, possibilista l’opposizione”). Infatti s’è schierato a favore del governo contro i dipendenti Alitalia che si oppongono allo scippo di stipendi e posti di lavoro per ingrassare i compari del Cainano, dunque il cosiddetto servizio pubblico li ha dipinti come figure “bizzarre” che “festeggiano mentre il Titanic affonda”.

E dire che di occasioni per schierarsi sul caso Alitalia, in questi mesi, Raiotta ne avrebbe avute parecchie. Poteva definire “bizzarro” il niet di Al Tappone all’Air France che, grazie a Prodi e Padoa-Schioppa, era pronta a comprarsi Alitalia con dentro tutti i debiti e i tre quarti degli attuali esuberi. Poteva definire “bizzarro” il salvataggio dell’AirOne di Carlo Toto, il patriota dell’italianità che, fra il lusco e il brusco, regalava all’Alitalia, cioè a noi, il suo miliardo di italianissimi debiti. Poteva definire “bizzarri” i conflitti d’interessi di Colaninno, Benetton, Marcegaglia, Gavio, Ligresti, Passera, Tronchetti Dov'Era e compagnia volante. Poteva definire “bizzarro” che il governo cambiasse tre leggi e abolisse l’antitrust per i porci comodi di lorsignori. Poteva definire “bizzarra” la buonuscita di 8 milioni di euro donata al terz’ultimo presidente, Giancarlo Cimoli, nominato dal governo Berlusconi2. Poteva definire “bizzarre” le accuse del governo e dei suoi house-organ alla terribile lobby dei piloti, colpevoli di tutto, anche del buco dell’ozono, visto che un pilota Alitalia costa il 25-30% in meno di un collega di Air France, Lufthansa, British e Iberia e che comunque gli stipendi del personale viaggiante incidono pochissimo sulle spese d’esercizio. Poteva definire “bizzarre” le accuse alla Cgil che, contrariamente a quel che si racconta, ha firmato l’accordo con la Cai per il personale di terra, ma non poteva farlo per i piloti visto che in maggioranza non aderiscono alla triade confederale.

Poteva definire “bizzarra” la latitanza dei politici i quali, dopo aver divorato letteralmente Alitalia per 15 anni, hanno accuratamente evitato - Di Pietro a parte - di portare la loro solidarietà alle migliaia di lavoratori in ansia. Poteva definire “bizzarra” la trattativa clandestina e parallela avviata dal solito Gianni Letta con Lufthansa (tanto più bizzarra in quanto Al Tappone aveva sempre parlato di “cordata italiana”, mentre pare che Lufthansa sia leggerissimamente tedesca, comunque non più di quanto Air France fosse francese). Poteva definire “bizzarra” la minaccia del Cainano ai sindacati di negare cassintegrazione e mobilità lunga ai dipendenti Alitalia in esubero se fosse stata respinta l’offerta dei suoi 18 amichetti, una sorta di estorsione con mezzi pubblici per fini privati. Poteva definire “bizzarra” la rinuncia del governo e del commissario Fantozzi a cercare sul mercato acquirenti alternativi per una compagnia che - come notava ieri Boeri su Repubblica - ne aveva trovato uno anche quand’era piena di debiti e non dovrebbe faticare a trovarne oggi che non ne ha più (perché li paghiamo noi).

Volendo poi esagerare, Johhny Raiotta e il suo tiggì potevano definire “bizzarra” la malagestione partitocratica dell’Alitalia negli ultimi 15 anni, facendo nomi e cognomi dei manager, anzi dei magnager, che l’hanno spolpata, ciascuno col suo sponsor politico in sovrimpressione. E potevano definire “bizzarre” certe rotte aeree imposte alla compagnia di bandiera da ministri della prima e della seconda Repubblica, ansiosi di atterrare nel cortile di casa propria (il volo Treviso-Roma per far contento il dc Bernini, il volo Crotone-Roma perché l’Udc Tassone ci teneva tanto, il volo Albenga-Roma per recapitare a domicilio il ministro forzista Scajola). Ma, come diceva Victor Hugo, c’è gente che pagherebbe per vendersi. Figurarsi il partigiano Johnny, per giunta alla vigilia dell’annunciato ribaltone alla Rai e, si spera, anche al Tg1. Così ha buttato il cuore oltre l'ostacolo e ha definito “bizzarri” i lavoratori che osano financo difendere lo stipendio e il posto di lavoro. Come sempre, dalla parte dei più deboli.
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Questa sera alle ore 22 Marco Lillo e Peter Gomez, partecipano al dibattito su legalità e libertà d'informazione organizzato dalla Lista civica Amici di beppe Grillo di Roma.
Parco Schuster (davanti la Basilica di San Paolo). Scarica la locandina


Martedì 23 settembre Saverio Lodato e Roberto Scarpinato presentano "Il ritorno del principe". Partecipano Paolo Flores d'Arcais, Andrea Purgatori, Paolo Ricca e Marco Travaglio.
Roma, Teatro Quirino - ore 21
Ingresso libero fino ad esaurimento posti (capienza del teatro: 900 posti)

Lunedì 29 settembre Peter Gomez e Marco Travaglio presentano Bavaglio
insieme ad Antonio Ingroia e Antonio Padellaro.
Torino, Teatro Nuovo. Corso Massimo d'Azeglio, 17
- ore 21
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Le intercettazioni telefoniche/1 - l'ultimo post di "Toghe rotte", la rubrica sulla giustizia di Bruno Tinti

Fantozzi, un commissario straordinario! - il video di Roberto Corradi

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