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Vignetta di Molly BezzHo risposto ad alcuni commenti in questo post

Ora d'aria

l'Unità, 7 ottobre 2008


A sentir lui, Al Tappone ha già speso “180 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti”: oltre 10 milioni per ciascuno dei 17 processi subiti finora. E con risultati tutt’altro che esaltanti, visto che è ancora imputato in 5 e rischia di tornare in tribunale se la Consulta boccerà la legge Alfano. Già spremuto fino all’osso dai suoi legali, il Cainano deve poi pagare un battaglione di politici e cosiddetti giornalisti che ripetono a pappagallo le panzane dei suoi avvocati. Spesa del tutto inutile, almeno per i giornalisti: basterebbe nominare direttori, cronisti ed editorialisti degli house organ di famiglia gli avvocati Ghedini, Pecorella e Longo, con notevole risparmio. Si chiama “economia di scala”.

Prendiamo per esempio quello biondo platino con le mèches del Giornale, una sorta di Ghedini con la parrucca di Sharon Stone. L’altro giorno ha scritto una pagina sull’ordinanza del Tribunale di Milano che, per la seconda volta, ha spedito alla Consulta la porcata Alfano, in quanto viola almeno 6 articoli della Costituzione. E ha deciso di proseguire il processo Mills-Berlusconi a carico di Mills, che non è un’alta carica dello Stato e nemmeno bassa (oltretutto è cittadino britannico), quindi non rientra nella porcata. Decisione scontata e tutt’altro che inedita: capita di continuo che, come prevede la Costituzione, i giudici che la ritengono violata da una legge chiedano alla Consulta di cassarla per evitare di applicare una norma incostituzionale. Stavolta però c’è di mezzo il padrone, dunque l’ordinaria amministrazione diventa scandalo.

Ghedini, sempre spiritoso, dichiara: “Per la seconda volta i giudici di Milano rifiutano di applicare una legge del Parlamento... Ma, se questo collegio prevenuto dovesse condannare Mills, la sentenza non avrebbe valore politico né giuridico per Berlusconi”. Il giornalista ossigenato copia e incolla: “Milano rifiuta per due volte di applicare una norma approvata dal Parlamento… Nella remotissima ipotesi che Mills dovesse essere condannato, l’effetto su Berlusconi sarebbe nullo” perché “le difese ritengono la Gandus troppo politicamente orientata”. Questa Gandus è addirittura “tracotante”, perché se ne infischia del “Capo dello Stato” che ha firmato l’Alfano. Il poveretto forse ignora che tutte le eccezioni di incostituzionalità puntano a cancellare leggi firmate dal capo dello Stato (senza la firma non sarebbero leggi e non ci sarebbe bisogno di impugnarle alla Consulta). Poi, in un italiano malfermo, se la prende con Di Pietro, reo di essere addirittura in sovrappeso: “Il corpulento dell’Italia dei Valori è sicuro che ci sarà una condanna (per Mills): questo nonostante trattasi, il processo Mills, del procedimento in assoluto più inconsistente tra tutti quelli che Berlusconi ha subìto in da una quindicina d’anni”.

Chiedendo scusa alla lingua italiana
per aver riportato una simile bestialità, azzardiamo una domanda: ma perché il procedimento in assoluto più inconsistente eccetera preoccupa così tanto Al Tappone e le sue badanti? Perché lo aboliscono per legge, ricusano il giudice (anche ora che non potranno più giudicare il Cavaliere) e dedicano alla faccenda ettolitri d’inchiostro? Se, come dicono, Al Tappone è sempre stato assolto nei processi più consistenti, non avrà difficoltà a farsi assolvere anche in quello più inconsistente. Invece sono terrorizzati. E hanno ragione, perché qui le toghe rosse c’entrano poco: qui c’è la confessione scritta, verbalizzata e poi comicamente ritrattata da Mills. Ma il simil-Ghedini ossigenato, con grave sprezzo del ridicolo, insiste: “I legali di Berlusconi si erano dapprima augurati di poter andare a sentenza, così da incassare un’assoluzione che sarebbe stata (o sarà) inevitabile anche per il giudice più prevenuto di questa terra”, perché “in mano al pm De Pasquale non c’è nulla”. Ecco: l’avv. Ghedini non vedeva l’ora di arrivare a sentenza, infatti ha chiesto di rinviare il processo a dopo le elezioni, poi i suoi testimoni han fatto di tutto per non farsi trovare e allungare il brodo di un processo agli sgoccioli, infine ha ricusato la giudice Gandus per ricominciare tutto da capo. Dopodichè ci si è messo anche l’on. Ghedini, un semplice omonimo, che proprio sul più bello ha ispirato la legge Alfano che ha espulso Al Tappone dal processo. Deve averlo fatto per dispetto: per impedire alla Gandus di assolverlo. Figurarsi la rabbia dell’avv. Ghedini contro l’on. Ghedini. Dev’essere proprio furioso.
(Vignetta di Molly bezz)

Klauscondicio - Intervista on. Ghedini a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Berlusconi: Giulietti non gradito - di Stefano Corradino, Articolo21.info

Notazione di un "idiota" su un delitto senza castigo - di Oliviero Beha

Professione riporter - Guarda il video

Mi chiami dottor Tronchetti! - Guarda il video di Roberto Corradi

Il buco di Scapagnini - di Carlo Cornaglia
Il dissesto ormai dilania
il comune di Catania.
Borgomastro non è più
quel dottor pien di virtù
  
ch’era Umberto Scapagnini,
quello che coi flaconcini
pien d’immunostimolanti
e prodotti antiossidanti...
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Foto di Roberto CorradiOra d'Aria

l'Unità, 19 settembre 2008


Gli ultimi sviluppi del processo Berlusconi-Mills

Oggi, dopo la pausa estiva, riprende nel silenzio generale il processo a Silvio Berlusconi e all’avvocato inglese David Mills, accusati di corruzione giudiziaria, attiva per il primo (presunto corruttore), passiva per il secondo (presunto corrotto). Il processo si basa sulla lettera del 2004 di Mills al suo commercialista Bob Drennan, in cui l’ex consulente Mediaset confessava di aver ricevuto 600 mila dollari in nero da «Mr.B» nel 1999 per due false testimonianze rese al Tribunale di Milano nel 1997-’98 nei processi Guardia di Finanza All Iberian per salvare Mr.B «da un mare di guai». Mr.B, per chi non l’avesse ancora capito (o per chi guardasse i tg), è il nostro presidente del Consiglio. Drennan, essendo un commercialista ma non un italiano, denunciò il suo cliente al fisco inglese. E la lettera finì nelle mani dei pm di Milano, che convocarono Mills, che confermò tutto a verbale. Poi, quando Mr.B lo venne a sapere, Mills tentò maldestramente di ritrattare, impapocchiando improbabili versioni che coinvolgono un armatore napoletano, tal Attanasio, e sperando di far credere che tirò in ballo il capo del governo italiano pur di salvare tal Attanasio. Una barzelletta.

Il processo, in soldoni, è tutto qui. Raramente un giudice dispone di una prova tanto solida in un processo per corruzione: la confessione del corrotto, scritta quando il corrotto non poteva immaginare che la sua lettera top secret sarebbe finita in mano ai giudici. Per questo il Cainano è tanto allarmato per questo processo: più che le toghe rosse, qui ha fatto tutto il suo consulente inglese, che prima l’ha salvato da un mare di guai e poi l’ha cacciato in un mare di guai. Così, appena tornato al potere, ha varato in fretta la blocca-processi: sospensione (sulla carta di un anno, di fatto in saecula saeculorum) di 100 mila processi, anche per reati gravissimi come sequestro, estorsione, rapina e stupro, pur di sospendere il suo. Varata in tutta fretta dal Senato, sotto l’occhio vigile del suo riporto personale Renato Schifani, che gli fa da palo. E poi oggetto di una trattativa degna del peggiore racket: se volete sbloccare i 100 mila processi, bloccate i miei. Detto, fatto: il 26 luglio ecco il lodo Alfano, palesemente incostituzionale, approvato dalle due Camere in 25 giorni e firmato dal capo dello Stato in meno di 24 ore fra le standing ovation del Pd, che fingeva di aver vinto la battaglia, mentre come al solito l’aveva vinta Al Tappone.

Da allora il processo Berlusconi-Mills è il processo Mills: un solo imputato, l’altro essendo impunito per legge. Si tratta solo di prenderne atto, separando le sorti dei due compari con uno stralcio. Quello che appunto dovrebbe accadere oggi. Ma i due avvocati del premier, l’on. Ghedini e il sen. Longo (l’on. Pecorella studia da giudice costituzionale per andare al posto di Vaccarella, così il presepe è completo) han già annunciato per lettera che l’udienza non s’ha da fare. Infatti non si presenteranno per farla saltare. Primo, perché il Lodo avrebbe automaticamente sospeso tutto il processo, sia per Berlusconi sia per Mills (in base a una sorta di «immunità contagiosa» che si trasmette dalle alte cariche dello Stato ai coimputati). Secondo, perché comunque i due sono impegnatissimi a varare altre leggi ad personam per il premier. E non han tempo per il processo.

Anche i bambini sanno che Al Tappone e i suoi legali sono terrorizzati: sia dall’eccezione di incostituzionalità che i giudici solleveranno alla Consulta contro il Lodo; sia dall’imminente sentenza a carico del superstite Mills, che temono di condanna. E, nella eventuale condanna di un corrotto, non si può non scrivere il nome del corruttore. Cioè del nostro il premier, che da quel giorno diventerebbe per l’ennesima volta un colpevole impunito per legge. Il che, per uno che studia da presidente della Repubblica, sarebbe poco igienico persino in Italia. Resta da chiarire: se per gli onorevoli avvocati il processo è sospeso per legge dal 26 luglio, a quale titolo sono ricorsi in Cassazione contro il no della Corte d’appello alla ricusazione della giudice Gandus? L’unica risposta possibile è che lorsignori ritengano il Lodo così elastico, tipo pancera Gibaud, da sospendere i processi per i giudici, ma non per gli avvocati. I primi non possono più giudicare nessuno, ma i secondi possono ricusarli. Nella patria del diritto, ma soprattutto del rovescio, questo e altro.
(Foto di Roberto Corradi)

E' un'antica tradizione - I precedenti avvocati d'ufficio per Berlusconi
a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Martedì 23 settembre Saverio Lodato e Roberto Scarpinato presentano "Il ritorno del principe". Partecipano Paolo Flores d'Arcais, Andrea Purgatori, Paolo Ricca e Marco Travaglio.
Roma, Teatro Quirino - ore 21
Ingresso libero fino ad esaurimento posti (capienza del teatro: 900 posti)

Lunedì 29 settembre Peter Gomez e Marco Travaglio presentano Bavaglio
insieme ad Antonio Ingroia e Antonio Padellaro.
Torino, Teatro Nuovo. Corso Massimo d'Azeglio, 17
- ore 21
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Ninna nanna - di Carlo Cornaglia
Nell’italica tribù
oggi esiste un passepartout:
con il truce, battagliero
slogan: tolleranza zero.
  
Son brutal dichiarazioni,
incivil provocazioni,
vergognosi didielle,
aggressive passerelle...
Leggi tutto


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