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fifo

da Il Fatto Quotidiano, 8 maggio 2010


Ci vuole tanta pazienza, col Pompiere della Sera. Domenica auspicavamo che l’improvvisa aggressività usata contro Di Pietro dal quotidiano più conformista d’Italia segnasse una svolta e l’articolo “Ambiguità e silenzi di Di Pietro” inaugurasse una saga a puntate (“Ambiguità e silenzi di Berlusconi”, “di Casini”, “di Bossi”, “di Bersani”, “di D’Alema” e, perché no, “di Schifani”). Invece no: siamo fermi alla prima puntata. Almeno per i politici. Perché, sommerso dalle repliche e dalle carte di Di Pietro, il Pompiere incendiario ha deciso di aprire un altro fronte, appiccando il fuoco all’opera di un intellettuale che ha il brutto vizio di opporsi al regime berlusconiano: Andrea Camilleri.

Si cura di lui e del suo commissario Montalbano, anch’egli inguaribilmente antiberlusconiano, il professor Angelo Panebianco. Due settimane fa, nel supplemento Sette, il noto intellettuale bolognese scriveva: “Vuoi vedere che Montalbano è un ‘colluso’?”. Colluso con la mafia, s’intende, perché in una puntata della serie tv “intrattiene rapporti telefonici con un vecchio capomafia… e, addirittura, ferma una guerra di mafia convocando i capi cosca in una località segreta e obbligandoli a stipulare un accordo. Non ce n’è abbastanza per attirarsi addosso un ‘concorso esterno in associazione mafiosa’, quel famoso reato che non esiste in nessun codice… e che è stato tuttavia alla base di tutti i processi per mafia a personaggi eccellenti (Andreotti, Contrada, Dell’Utri e altri)?… Montalbano (o Contrada?), quando si muove nelle questioni di mafia, opera anche lui, inevitabilmente, in una zona grigia dove il confine fra   legalità e illegalità è sempre incerto”, ma ciò che conta sono “le intenzioni onestissime”. Dieci righe, un’infinità di vaccate.

Andreotti non fu imputato di concorso esterno, ma di partecipazione diretta a Cosa Nostra. Il concorso esterno esiste eccome, nel Codice: come il concorso in omicidio, in rapina, in occultamento di cadavere e così via. L’applicazione del reato concorsuale risale addirittura a metà Ottocento per il concorso esterno in brigantaggio da parte dei non briganti che si mettevano al servizio dei briganti. A definirla per la mafia provvidero Falcone e Borsellino nella celebre ordinanza-sentenza del processo maxi-ter e la confermarono numerose sentenze della Cassazione a sezioni unite.

Montalbano che incontra un vecchio boss e lo induce a fermare una guerra di mafia è roba da concorso esterno? Assolutamente no. Non basta incontrare mafiosi per essere incriminati per quel reato (altrimenti il Parlamento e il governo sarebbero semideserti). Intanto il vecchio boss era a casa sua e non doveva scontare nessuna pena. E poi il concorso esterno scatta quando un esterno alla mafia si mette permanentemente a disposizione della mafia, favorendola e venendone favorito. Dell’Utri è accusato di aver messo prima il Berlusconi imprenditore e poi finanziere nelle mani di Cosa Nostra, ricevendo in cambio favori e potere. Contrada è stato condannato perché avvertiva i mafiosi latitanti dei blitz della polizia (di cui lui stesso faceva parte) e li faceva fuggire, assicurando loro l’impunità in cambio di favori e potere. Altro che intenzioni onestissime.

Queste cose Panebianco, poco esperto in diritto penale (come in tutto il resto dello scibile umano), non le sa. E si adonta perché Camilleri gli risponde per le rime sull’Unità intervistato da Saverio Lodato (che Panebianco chiama “un tal Lodato”, non sapendo ovviamente che Lodato ha scritto per Rizzoli la più completa storia della mafia): Camilleri è un “giustizialista” e quindi “insulta”, “non è un vero signore”, anzi è “cupo, arrogante”, “troppo preso da sé per entrare in sintonia con gli altri” (non lo sfiora l’idea che uno non voglia entrare in sintonia con un tal Panebianco). Tante parole inutili per nascondere che, dietro l’attacco a Camilleri e Montalbano, è partita la campagna per riabilitare Contrada e far assolvere Dell’Utri. Poveretto, come s’offre. 
(Striscia di Fifo)


Watergate casereccio  - Le poesie di Carlo Cornaglia
Ad Arcore, vigilia di Natale,
anno duemilacinque per la storia,
Silvio riceve un dono eccezionale:
un’intercettazione accusatoria

nei confronti del misero Fassino:
“Consorte, siam padroni di una banca!”
Sprofondato in poltrona l’omarino
per la grande emozione quasi sbianca
(leggi tutto)

Segnalazioni

Video - Il movimento 5 stelle presenta il ricorso contro il terzo mandato di Vasco Errani come presidente della regione Emilia romagna: l'intervento di Marco Travaglio a Bologna

Mercoledì 9 giugno, Monterubbiano (Fm), ore 21 - Nicola Biondo presenta il libro-inchiesta scritto con Sigfrido Ranucci, prefazione di Marco Travaglio, "Il Patto" (edizioni Chiarelettere). Intervengono: Anna Petrozzi e Andrea Braconi. C/o auditorium San Francesco  (da antimafiaduemila.org)

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L'appello contro il Ddl sulle intercettazioni
FNSI: No dei CDR al "silenzio di stato". Pronta la resistenza civile
Video - I sindacati di polizia in piazza contro il Ddl intercettazioni (da repubblica.it)

La libertà di stampa e i libri - L'appello degli editori
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fifo

da Il Fatto Quotidiano, 7 maggio 2010

Due notizie fresche fresche su Giulio Andreotti, sette volte presidente del Consiglio, senatore a vita e soprattutto Padre della Patria interpellato ancora in questi giorni sull’Unità d’Italia, dopo i festeggiamenti istituzionali per il suo 91° compleanno. La prima è che la Cassazione l’ha condannato in via definitiva a pagare 2 mila euro di multa e 20 mila euro di provvisionale per aver diffamato il giudice Mario Almerighi definendolo “falso testimone” nel processo di Palermo: quello che tutti credono essersi concluso con la piena assoluzione, invece è finito con la prescrizione del “reato commesso” di associazione per delinquere con la mafia fino alla primavera del 1980.

In Italia, si sa, la diffamazione può colpire chi semplicemente esprime un’opinione troppo critica, o usa termini troppo forti (reato di opinione); ma anche chi lancia accuse false contro un altro cittadino (attribuzione di fatti determinati diffamatori). Bene, Andreotti ricade nel secondo caso: ha attribuito ad Almerighi un reato gravissimo, il più grave che possa commettere un magistrato, quello di avere testimoniato il falso contro di lui. Cioè di aver mentito sotto giuramento ai giudici di Palermo dicendo quel che gli aveva raccontato un collega, Piero Casadei Monti, capo di gabinetto dell’allora ministro della Giustizia Virginio Rognoni, sulle pressioni di Andreotti per salvare l’amico giudice “ammazzasentenze”, al secolo Corrado Carnevale, da un processo disciplinare. 
Andreotti, al processo, raccontò fra una balla e l’altra che praticamente Carnevale lo conosceva solo di vista. Poi, dopo la sentenza, il prescritto a vita sostenne in varie interviste sui giornali e a Porta a Porta (dove l’insetto gli aveva allestito un triduo di festeggiamenti per la finta assoluzione), che Almerighi è “un pazzo”; lo paragonò ai “falsi pentiti”; lo accusò di raccontare “infamie”; aggiunse che affidare la giustizia a giudici come Almerighi “è come lasciare una miccia nelle mani di un bambino”. Denunciato per diffamazione, si riparò dietro l’insindacabilità parlamentare, ma la Corte costituzionale gli strappò di dosso lo scudo del privilegio e lo rispedì in Tribunale. E il Tribunale, come poi la Corte d’appello e quella di Cassazione, hanno stabilito che Almerighi aveva detto la verità, mentre Andreotti, tanto per cambiare, aveva mentito.

Segnaliamo la notizia al Tg1, al Tg5 e a Porta a Porta, così attenti alle presunte “assoluzioni” di Andreotti, perché comunichino agli italiani questa condanna, restituendo l’onore a un giudice onesto diffamato da un senatore a vita per aver illuminato il losco passato del noto “statista”.   Seconda notizia, dal sito dello storico siciliano Giuseppe Casarrubea: “Per un lungo periodo della sua vita, Andreotti ha goduto della fama di essere stato delfino di De Gasperi, di cui diventa sottosegretario alla presidenza del Consiglio il 31 maggio 1947, nel primo governo senza comunisti e socialisti dal 1944. Ma gli archivi dell’Office of Strategic Services (Oss), desecretati dopo il 2000 per volere del presidente Clinton, aggiungono qualche dettaglio su questa straordinaria figura della nostra Repubblica.

È il 20 febbraio 1946, quando l’intelligence Usa invia a Washington, allo Strategic Services Unit (Ssu), un telegramma segreto su cosa bolle in pentola all’interno del primo governo De Gasperi. Il testo così inizia: “Il 19 febbraio Andreotti ha informato JK-12 che De Gasperi ha rivelato nel corso di alcune conversazioni private…”. Seguono alcune valutazioni di carattere interno alla coalizione del governo italiano. Lasciamo al lettore il giudizio su questo importante documento. Aggiungiamo soltanto che JK-12 è un agente italiano al servizio degli americani a Roma, di professione giornalista e amico di James Jesus Angleton, capo dell’X-2, da prima della guerra”. Che l’erede di De Gasperi, Dio non voglia, spiasse pure De Gasperi per conto degli americani? Nessuno ci potrebbe mai credere: è un uomo così cristallino, così sincero.   
(Vignetta di Fifo)

Zio Claudio - Le poesie di Carlo Cornaglia
Consolato dal pianto di Fabiana
da sempre affezionata segretaria,
Scajola lascia l’agorà romana,
da politico degradato a paria.

Con la moglie ed i figli il suo rifugio
è la villa Ninina, sopra Oneglia,
dove inizia una vita da segugio
tutti i dì dopo il suono della sveglia.
(leggi tutto)

Segnalazioni

Senz'anima. Italia 1980-2010. Il nuovo libro di Massimo Fini in libreria (edizioni Chiarelettere).

AD PERSONAMMarco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere).
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Roma, 9 maggio, ore 20.30
C/o Circolo degli Artisti, via Casilina vecchia 42.
Marco Travaglio sarà intervistato da Franco Rina, direttore di CinemadaMare.

Il calendario delle presentazioni di Ad personam



Commento del giorno
commento di Luce - lasciato il 7/5/2010 alle 16:41 nel post Current intervista Peter Gomez
"Politica e mafia sono due poteri che vivono del controllo del territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo". Paolo Borsellino



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Immagine di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 15 gennaio 2009

Con largo anticipo sulle prime due, la terza Camera del Parlamento, “Porta a Porta”, ha festeggiato il 90° compleanno di Giulio Andreotti. Alla tetra cerimonia hanno preso parte gli amici di sempre: Cossiga, il palo; Macaluso, il difensore non retribuito ‘de sinistra’; Giulia Bongiorno, la difensora retribuita ‘de destra’; Pisanu, l’Andreotti sardo; Piercasinando, il lattante; Massimo Franco, il biografo autorizzato; e naturalmente Vespa, il maggiordomo. Mancavano solo Stefano Bontate e Tano Badalamenti, prematuramente scomparsi. La Bongiorno tentava per l’ennesima volta di dimostrare l’assoluzione del suo cliente (in realtà salvato dalla prescrizione per il delitto di mafia commesso fino al 1980) e ci riusciva benissimo, visto che non c’era nessuno a contraddirla e a rammentare che, per un’accusa così grave, alla prescrizione si dovrebbe rinunciare. Macaluso biascicava le solite giaculatorie sulla “responsabilità morale”, come se la mafia non fosse un reato. Pisanu delirava sul “processo Andreotti per distruggere la Dc”, senza spiegare a quale partito fosse mai iscritto Mattarella. Piercasinando invocava la riforma della giustizia per evitare processi come quello. Ogni tanto, a svegliare lo scarso pubblico superstite, provvedeva l’emerito Cossiga con i toni pacati tipici dello statista: bava alla bocca, occhi iniettati di sangue, gote paonazze, violente minacce a Caselli, ovviamente assente (“in un altro paese lo prenderebbero a calci nel sedere”). Eppure la pompa funebre di “Porta a Porta” è stata utilissima: se l’insetto la fa franca anche stavolta, nessuno potrà più invocare il  “contraddittorio” o protestare contro la “gogna mediatica” e le trasmissioni “a senso unico”. Grazie, Bruno.
(Immagine di Roberto Corradi)

1999-2004: Le sentenze di merito e di legittimità del processo al Sen Andreotti - a cura di Barbara Buttazzi


Segnalazioni

A quando il diritto di replica per Caselli e i magistrati attaccati a Porta a Porta? di Giuseppe Giulietti (Articolo21.info)
- guarda la puntata

Maschi adulti e bambini di Riccardo Orioles (La catena di San Libero - 14 gennaio 2009 n. 380)

I video di Qui Milano Libera - Incontro con Bruno vespa

Le presentazioni di ALZA LA TESTA! in Sicilia, con Piero Ricca e Franz Baraggino
17 gennaio, Messina - ore 17 - Ritrovo Dolce Vita - piazza Duomo
18 gennaio, Palermo - ore 18 - Libreria Kalhesa - Foro Umberto Primo 21


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