.
Annunci online

abbonamento
114
commenti






da Il Fatto Quotidiano, 2 novembre 2010

Il capo del governo chiama la questura, ordina di violare la legge e fornisce le menzogne necessarie per farlo. La questura obbedisce, ma c’è un problema: il magistrato. Niente paura: si racconta qualche menzogna anche a lui e alla fine gli ordini del capo del governo diventano legge. Anche se la legge dice il contrario. Anche se i poliziotti dovrebbero essere i “tutori della legge”. È la prova di laboratorio della “riforma della giustizia” berlusconiana, quella sperimentata la sera del 27 maggio sulla linea telefonica tra Palazzo Grazioli e la Questura di Milano. In ciò che è accaduto quella notte intorno a “Ruby” c’è tutta la democrazia ad personam che B. tenta da 16 anni di trasferire nella Costituzione e, nell’attesa, ha trasformato in prassi consolidata.

In passato non c’era bisogno di tanta fatica: bastava corrompere politici, finanzieri, magistrati, testimoni e il gioco era fatto. Ma che fare se il poliziotto e il magistrato non si fanno comprare o non c’è tempo per corromperli? Si racconta che Ruby è la nipote di Mubarak (falso; ma, anche se fosse vero, la ragazza non avrebbe diritto ad alcun trattamento particolare), insomma si rischia l’incidente diplomatico con l’Egitto (falso); e che l’igienista dentale-consigliera regionale Nicole Minetti la prenderà con sé (falso, la scaricherà in casa di una escort brasiliana). Questo però non basta al pm dei minori, che raccomanda di tenere la ragazza in questura fino all’avvenuta identificazione o, in alternativa, di affidarla a una comunità protetta: allora si racconta al magistrato che è stata identificata (falso) e che non c’è posto in nessuna comunità protetta (falso, ce n’erano ben quattro disponibili, ma nessuna è stata chiamata, così come non è stato interpellato l’apposito ufficio comunale).

Ce ne sarebbe abbastanza per far saltare il questore e il capo di gabinetto, ma il ministro Maroni ripete a pappagallo che “è stata seguita la normale procedura” (falso) ed è “tutto regolare” (falso). Per coprire le menzogne del premier e della questura, deve mentire pure il ministro dell’Interno, subito coperto dal suo leader Bossi, che è pure ministro (Riforme istituzionali) e se ne esce con un incredibile: “Berlusconi non doveva telefonare in questura: doveva chiamare Maroni o me”. Sintesi spettacolare della concezione proprietaria della democrazia che accomuna il governo della “sicurezza” e della “tolleranza zero” contro l’immigrazione e la criminalità: caro Silvio, se devi salvare un’amica minorenne fermata per furto dalle grinfie di polizia e magistratura (che notoriamente accolgono le minorenni fermate per furto col rituale del bunga bunga), non sporcarti le mani, ci pensiamo io e Maroni che a Milano facciamo il bello e il cattivo tempo. Una pennellata di federalismo sulla Casta del privilegio: la devolution dell’impunità.

Chi ancora sobbalza o inorridisce dinanzi a simili spettacoli conservi un po’ di sdegno per il futuro. Ciò che è avvenuto in quella calda notte di fine maggio è quanto ci riserva il futuro se chi può – Napolitano o Fini o tutti e due (tralasciamo volutamente Schifani, la carica dello Stato rimasta, perché ci vien da ridere) – non si affretta a liberarci dal nano. E se dunque la controriforma della giustizia entrerà nella Costituzione. Secondo il progetto Alfano (cioè Berlusconi), il pm non potrà più disporre della polizia giudiziaria, che risponderà in esclusiva al governo; le procure dovranno attendere pazientemente che gli agenti portino sul loro tavolo questa o quella notizia di reato, opportunamente filtrata dal governo stesso, si capisce; ogni anno sarà il Guardasigilli, cioè il governo, a indicare le “priorità” dei reati da perseguire (quelli dei membri e degli amici del governo) e da tralasciare (quelli dei nemici del governo). Dunque, non capiterà più che un poliziotto zelante segnali alla Procura di Milano quel che è avvenuto quella notte in Questura. Vi piace il presepe? È il futuro che ci riserva questo governo. Il caso Ruby ne è la prova su strada. Anzi, su marciapiede. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni


Dal libro "Papi": il mio capodanno a Villa Certosa - (da ilfattoquotidiano.it)
Papi.  Uno scandalo politico - Il libro di Peter Gomez, Marco Lillo, Marco Travaglio (edizioni Chiarelettere)

Il muro di Sicilia e quello di Berlino - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org

Noi del Sud - Ucuntu n.92, 1 novembre 2010

Stop Berlusconi - Manifestazioni lunedì 8 novembre in tutta Italia - L'appello del Popolo Viola





216
commenti


Testo:
"Buongiorno a tutti, lo so che ci sono cose più importanti, lo so che l'Italia non può restare appesa al bunga bunga, lo so che Berlusconi ne ha combinate di ben peggiori che ricevere in casa propria prostitute, minorenni, fare telefonate come quelle che risulta abbia fatto alla questura di Milano.

Roma-Milano, le telefonate di Berlusconi
Però stiamo attenti. Perché c'è una tendenza a minimizzare questi fatti dicendo che c'è di peggio. C'è sempre di peggio, però i fatti di cui stiamo parlando sono l'attualità di questi giorni, stanno ancora una volta terremotando il potere in Italia e forse è il caso di prenderli per quello che sono, cercare di capire esattamente che cosa è successo ed esattamente che significato ha, quali particolari di questi fatti hanno una rilevanza pubblica e quali no, per evitare di sottostare ai soliti depistaggi politici e mediatici, che dirottano la nostra attenzione verso aspetti marginali che invece sembrano i più importanti in quanto più pruriginosi, distogliendola invece da quelli magari un po' più noiosi che però sono fondamentali perché riguardano non la vita privata del Presidente del Consiglio ma la vita pubblica, la vita politica, la vita istituzionale. (leggi tutto)

 


continua

168
commenti


"Buongiorno a tutti, questa settimana direi due cose importanti tra le tante: 1) un no di Napolitano, noi spesso abbiamo criticato il Capo dello Stato perché non riusciva a dire la parola “no” questa settimana ne ha detto uno, vedremo perché, cosa implica. 2) Le anticipazioni fornite dai giornali sulla cosiddetta “riforma della giustizia” presentata dal Ministro Alfano, che in realtà non è una riforma della giustizia. (leggi tutto)

Segnalazioni

21 ottobre 2010: la Commissione affari costituzionali del Senato approva lo scudo per Berlusconi - Il testo del Ddl nella rubrica Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi

Ricominciare da Telejato - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org

Quanto costa la verità - Ucuntu n.91 del 25 ottobre 2010

Roma, 26 ottobre, ore 16 - Nell'ambito del convegno italo-tedesco per giornalisti, Marco Travaglio partecipa a una tavola rotonda sul giornalismo di qualità e i modi di finanziarlo. C/o palazzo Baldassini (istituto Don Luigi Sturzo), via delle Coppelle 37

Difendi la tua libertà di informazione, rinnova l'abbonamento a Il Fatto Quotidiano - Tutte le informazioni

 

 


continua

132
commenti




Signornò, da L'Espresso in edicola

Corriere della sera di domenica, pagina 11: sondaggio di Renato Mannheimer. Pagine 12-13: assemblea nazionale del Pd a Busto Arsizio (Varese). Mai accostamento fu più impietoso. Se il governo è al minimo storico di gradimento (appena il 30% di soddisfatti contro il 68% di insoddisfatti), l’opposizione riesce a fare peggio: solo il 14% la giudica positivamente e ben l’83% negativamente. La lista delle priorità degli italiani spiega i due disastri paralleli: al primo posto (39%) c’è la riduzione delle tasse, seguita da giustizia (20), aiuti al Sud (16), sicurezza (13) e, fanalino di coda, federalismo fiscale (13). Invertendo l’ordine dei fattori, si ottiene l’agenda unica dei partiti di destra e sinistra che hanno buttato vent’anni in soporiferi blabla sul federalismo fiscale e altre riforme istituzionali.

Roba di cui la gente s’infischia. Il tutto per inseguire fino a Busto Arsizio la Lega, che seguita a guadagnare consensi, ma non per il federalismo, bensì per le battaglie contro le tasse e l’insicurezza. Battaglie parolaie, s’intende: le tasse non han fatto che aumentare e la sicurezza diminuire.
Quanto alla giustizia, seconda priorità per gli italiani, nessuno sa cosa proponga il Pd per farla funzionare, visto che quando ha governato non ha cancellato una sola legge vergogna berlusconiana, anzi ne ha aggiunte di nuove, riuscendo ad allungare vieppiù i processi. Di abolire la prescrizione dopo il rinvio a giudizio o di ridurre drasticamente le impugnazioni abolendo l’appello o tassando i ricorsi, manco a parlarne.
Sul fisco Bersani e Visco, a Busto, hanno battuto un colpo. Ma di qui a parlare di svolta ce ne corre: si gioca ancora sulle aliquote (la prima sui redditi passerebbe dal 23 al 20%) senza spiegare chi paga il conto, visto che si blandiscono tanto i lavoratori dipendenti quanto gli autonomi. E giù giaculatorie contro l’evasione, senza però il coraggio di dire forte e chiaro che gli evasori devono andare in galera, unico deterrente per un reato così appetitoso.
Forse tanta ambiguità si deve al fatto che la legge penale tributaria è figlia del centrosinistra (2001, Visco e Bersani responsabili economici Ds). E’ quella che esclude dalla frode fiscale le “violazioni degli obblighi contabili”: da allora le operazioni di sottofatturazione o di omessa fatturazione, tipiche di artigiani, commercianti e professionisti, cioè il 90% dell’evasione, rientrano nel reato minore di “dichiarazione infedele” (pene fino a 3 anni, di fatto pochi mesi convertibili in multe, e prescrizione assicurata). Inoltre, per commettere reato, occorre superare “soglie di non punibilità” altissime: almeno 100 mila euro di imposte evase per la dichiarazione infedele e 75 mila per la frode. Una superlicenza di evadere che legalizza 4-500 milioni di fondi neri l’anno.

Solo chi osa smantellare la legge “carezze agli evasori” e sostituirla con norme draconiane ha le carte in regola per parlare di tasse. Dunque non chi quella legge burla ha inventato. Dunque non i fossili del Pd
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Annozero deve continuare -
L'appello di Michele Santoro

Controllo dal basso - Dopo gli allarmismi di Maroni, l'iniziativa di giornalismo partecipativo di Il Fatto Quotidiano in occasione della manifestazione FIOM di sabato 16 ottobre a Roma.

Firenze, 16 ottobre, ore 15.30 - Incontro con Marco Travaglio dal titolo "Istituzioni e giustizia". Intervengono: Guido Melis, Elisabetta Rubini Tarizzo e Gustavo Zagrebelsky. C/o cinema Odeon, via de' Sassetti.


204
commenti


Buongiorno a tutti, facciamo una cavalcata tra le varie notizie che affollano i nostri pensieri a causa dell’affollamento sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine dei telegiornali, per cercare di capire se c’è una logica in questo guazzabuglio. Secondo me c’è una logica: il punto di partenza è un rapporto rivelato dall’Espresso del Consiglio d’Europa nel quale si mette il dito sulle piaghe della giustizia italiana, su quelli che sono i veri problemi della giustizia italiana e che sono, secondo la Corte europea di giustizia del Consiglio d’Europa, le ragioni per cui poi viene condannata l’Italia per denegata giustizia.

La non giustizia italiana
Per quale motivo, perché fa troppe intercettazioni? Perché si arresta troppo? Esattamente il contrario, perché c’è troppo lassismo, troppa impunità, troppe leggi che portano impunità, prescrizione troppo breve, la prescrizione assurda perché continua a decorrere anche dopo la condanna in primo grado in appello, nonché dopo il rinvio a giudizio, la possibilità infinita di fare ricorsi senza pagare mai pedaggio, infiniti formalismi che sono la pacchia degli avvocati Azzeccagarbugli, soprattutto di imputati colpevoli, le condanne che anche quando diventano definitive, le rare volte non vengono eseguite, la famosa certezza del diritto e la famosa certezza della pena. (Leggi tutto)

Errata Corrige
Il nome del tizio agrigentino segnalato da Gian Antonio Stella per la promozione avuta dal ministro Alfano non è Ceresa, come erroneamente ho detto, ma Casesa. (m.trav.)

Segnalazioni

No bavaglio
Il testo del Ddl
La mobilitazione in video di artisti, giornalisti e intellettuali contro la legge bavaglio (da repubblica,it)
E adesso arrestateci tutti. Mercoledì 16 giugno assemblea straordinaria di Art.21. Costruiamo insieme una grande manifestazione nazionale - di Stefano Corradino (da articolo21.org)
No bavaglio day,  9 luglio 2010 Roma L'appello del Popolo Viola

La libertà di stampa e i libri
Piccola biblioteca della libertà - La pagina su Facebook
Via D'Amelio 1992-2010. Un depistaggio di Stato. Video-intervista a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza autori del libro "L'agenda nera" (edizioni Chiarelettere).

Video - Marco Travaglio a Otto e Mezzo del 12 giugno
Marco Travaglio al Festival Collisioni 2010
(da radioradicale.it)

 

 


continua

175
commenti




Da il Fatto Quotidiano del 10 giugno

Avviso ai naviganti e soprattutto ai paraculi che si scandalizzano perché lo squilibrato attacca la Costituzione. Ragazzi, non c’è più nulla che quell’ometto malato possa fare o dire di nuovo: ha già fatto e detto tutto. Sono 16 anni che fa e dice di tutto. Perché lui è così. Se la legge vieta certi suoi comportamenti, è sbagliata la legge e lui la cambia. Se la Costituzione vieta certe leggi, è sbagliata la Costituzione e lui la cambia. Chi si stupisce dovrebbe spiegarci dove ha vissuto dal 1994 a oggi e perché non ha fatto nulla per fermarlo. Anche la comica finale sulla legge bavaglio, contro la quale strepita financo il Pompiere della Sera, era ampiamente scontata.

Tutte le leggi ad personam (siamo a quota 39, contando solo quelle per quella personam) hanno seguito la medesima tecnica, tipica del racket delle estorsioni. B, per ottenere 10, minaccia 100. Anziché dirgli semplicemente No, con un’opposizione intransigente e irriducibile contro il 10 e contro il 100, il Quirinale, il Pd e ora pure i finiani si mettono a trattare per “limitare i danni”.
Lui gli serve in tavola un letamaio e quelli lavorano di fino per “migliorare” il letamaio, levando col cucchiaino qualche grammo di letame. Alla fine se lo mangiano e lo trovano pure buono.
 
Così B. fa la figura del moderato aperto al dialogo e, se puntava a 10, ottiene almeno 50. Sono due anni che la legge bavaglio viene emendata, ritoccata, smussata, ruminata, covata: su richiesta ora di quel genio di D’Alema (che ringrazia molto Gianni Letta perché, bontà sua, ha ritirato il segreto di Stato su tutto quel che fanno le spie); ora delle vittime dei pedofili (grate perché Gasparri e Quagliariello, magnanimi, ritirano l’emendamento che salva gli autori di violenze sessuali “lievi”, come se lo stupro fosse questione di millimetri); ora del capo dello Stato, che non tenta più nemmeno di smentire le cronache sulle sue quotidiane interferenze nell’iter di formazione delle leggi che egli stesso dovrebbe valutare (e respingere) ALLA FINE, non DURANTE il percorso parlamentare (poi si meraviglia se B. vuole la sua firma preventiva sulla manovra e Alfano sul bavaglio).

Risultato: il letamaio puzza esattamente come prima, ma viene spacciato per Chanel numero 5. In America (lo notava ieri Luigi Ferrarella) si apre il processo all’ex governatore dell’Illinois Blagojevic, intercettato mentre vendeva il seggio senatoriale liberato da Obama. La stampa Usa pubblicò regolarmente le intercettazioni in piena inchiesta, e senza bisogno di piatirle da questo o quell’avvocato o usciere: erano contenute in un atto ufficiale della Procura, dunque pubbliche, dunque pubblicabili. In Italia i giornalisti che le han pubblicate sarebbero finiti sotto processo e i loro giornali falliti sotto una gragnuola di multe. In America l’unico finito nei guai è Blagojevic. Sono strani questi americani: anziché le guardie, perseguitano i ladri. Da noi pare quasi che poliziotti e magistrati pretendano di intercettare i delinquenti per sfizio personale, per sadismo, si divertono così.

Se, intercettando un rapinatore, scoprono che è pure un assassino, non potranno più incastrarlo: il nastro vale solo nel processo per furto, usarlo per l’omicidio non sarebbe sportivo. Se, al 75° giorno di ascolti, scoprono che il tizio progetta un altro colpo, dovranno chiedere al tribunale collegiale (tre giudici, e solo del tribunale-capoluogo) una proroga di 48 ore e sperare che il tizio dica tutto subito, altrimenti nuova proroga di due giorni, a oltranza, coi fascicoli che viaggiano su e giù. Così magari si stufano e la piantano. Intanto il governo blocca contratti e turnover alle Forze dell’ordine e taglia del 30% gli stipendi ai magistrati. È la Finanziaria più equa del mondo: i ladri rubano, le guardie pagano.

Ps. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, uno che sta addirittura sotto Al Fano, si è molto raccomandato: “Spero che i giornalisti, se c’è una notizia in un’intercettazione, non la pubblichino”. Ma certo, gentile sottosegretario, come no: conti su di noi.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Segnalazioni

No bavaglio
E adesso arrestateci tutti. Mercoledì 16 giugno assemblea straordinaria di Art.21. Costruiamo insieme una grande manifestazione nazionale - di Stefano Corradino (da articolo21.org) - Firma l'appello 
Fnsi: Black out dell’informazione il 9 luglio da domani giornali listati a lutto



La libertà di stampa e i libri - L'appello degli editori
Video: Dalla Piccola Biblioteca della Libertà, Marco Travaglio legge Indro Montanelli "Cronaca dall'Ungheria", 1956  




112
commenti





Da Chiasso in poi - una trentina di passi oltre la frontiera, trenta minuti da Milano - e per tutta la vasta Europa accadono cose che neanche ci immaginiamo più. 
I cittadini pagano le tasse attraverso moduli semplici, normative efficaci e modalità condivise. Sanno che le tasse sono una parte del patto sociale. Nessuno li aizza con miserabili oscenità tipo: “Mettere le mani nelle tasche dei cittadini”. 

La giustizia non è un labirinto, non è privilegio, non è un incubo. I processi si fanno prima che i reati finiscano in prescrizione e che le vittime invecchino. La giustizia è un servizio che regola la convivenza. Nessuno si sogna di dire che è “lotta politica con altri mezzi”. 

Le televisioni informano. Cioè raccontano i fatti in modo accurato, cercando di mettere in luce le relazioni tra il prima e il dopo, citando le fonti, i testimoni, rispettando le opinioni. Sono (in misura accettabile) plurali, separate dal potere, spesso del tutto indipendenti. Esercitano in vari gradi e misure, differenti forme di controllo, di critica e qualche volta di svelamento del potere. E’ una informazione regolata dal mercato, incentivata dalla concorrenza, controllata dall’opinione pubblica. Compresa la tv pubblica alla quale nessun politico si sogna di intimare “fedeltà al governo”.  

I premier in carica non progettano di bloccare i processi, ostacolare le indagini, cancellare l’informazione. Non troverebbero abbastanza voti in Parlamento, né avvocati per difendersi in giudizio.
I premier in carica non pronunciano lampanti bugie in pubblico e quando lo fanno si dimettono.
I premier in carica non hanno processi in corso. E quando gli accade escono di scena.
I premier in carica non hanno conflitti di interesse. E se scoperti ne traggono le conseguenze.
I premier in carica non si fanno leggi a tutela dei propri interessi, per elementare senso dello Stato e perché lo scandalo li travolgerebbe.
I premier in carica non elogiano i mafiosi, non insultano i magistrati, non maledicono  l’informazione. 
I premier in carica non possiedono dieci ville, tre televisioni, una squadra di calcio, compagnie di assicurazioni, banche, case editrici, case di produzione televisiva, case di produzione cinematografica, partecipazioni azionarie in aziende di una dozzina di Paesi, un fratello che traffica in discariche, vende decoder e intanto è accusato di comprare intercettazioni.
I premier in carica non girano con motociclette apripista, tre auto di scorta, furgoni blindati e un esercito di bodyguard come i gangster del Rap o gli oligarchi della Russia mafiosa.
I premier in carica non vanno a puttane. Non frequentano le ragazzine. Non le candidano. Non entrano in discoteca. Non riuniscono i ministri a casa propria, presentandosi in vestaglia.  
(Vignetta di Natangelo)

Sveglia, coglioni!  - Le poesie di Carlo Cornaglia
Che il peggio fosse ormai dietro le spalle,
come diceva il mentitor premier,
fu la più gigantesca delle balle
esaltata dal Minzo, il suo lacché,

mentre si avvicinava la burrasca.
Che dicano Tremonti e il Cavaliere
che non ci metteran le mani in tasca
è cosa degna del barzellettiere.
(leggi tutto)


Segnalazioni

Sciopero Rainews 24 "Che fine ha fatto RaiNews" ? Roma, venerdì 4 giugno,  Valigia Blu manifesta con Rainews davanti alla sede Rai di Viale Mazzini 14, dalle ore 10.00. Iscriversi qui per partecipare.

libri per la libertàContro il Ddl intercettazioni, reading per la libertà con gli autori di Chiarelettere: Milano, 4 giugno, ore 18 c/o Fnac, via della Palla 2 - Roma 5 giugno, ore 11 c/o libreria Melbookstore, via Nazionale 254/255.

Commento del giorno
di galfra - lasciato il 3/6/2010 alle 8:56 nel post Ma ci siete o ci fate?
"Se io lavoro, faccio tanti sacrifici e lo Stato mi chiede il 50 per cento e passa, reputo questa come una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere le tasse".
Silvio Berlusconi, conferenza stampa del 17 febbraio 2004 


Annozero live: i vostri commenti alla puntata



sfoglia ottobre        dicembre
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.245817950002674]>