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bandanax


Da Il Fatto Quotidiano, 13 febbraio 2010

C’è solo una lettura più divertente delle intercettazioni: i titoli dei giornali sulle intercettazioni. Il Pompiere della Sera ha già degradato lo scandalo della Prostituzione civile a seconda notizia per dare il dovuto rilievo al sensazionale “Pensioni, allarme di Berlusconi”. Il Giornale invece apre su Bertolaso: “Intercettazioni tutte da interpretare”, “solite trappole”, “nuova stagione di fango”.
“Su Bertolaso – spiega Feltri – la sensazione è che ci sia poco o niente”: mica come sull’omosessualità di Boffo, per dire. Trattasi di “gossip”, argomenta l’autorevole Meluzzi, portavoce di don Gelmini imputato per molestie su ragazzini. Sempre sul Geniale, Annamaria Bernardini de Pace si raccomanda: “Non chiamatele escort, ma prostitute”, “sono puttane che si offrono ai potenti”: non poteva dirlo all’altro utilizzatore finale?
Secondo Belpietro, “non ci fosse stato Bertolaso, i terremotati de L’Aquila sarebbero ancora nelle tende o nei container”. Invece sono in albergo e L’Aquila, dieci mesi dopo, è in macerie come il giorno del terremoto. In compenso alla Maddalena han buttato 330 milioni per alberghi a 5 stelle con vista sui tir.
Il Foglio affida un commento a un esperto del ramo: Sergio Soave, l’ex dirigente Pds che patteggiò la pena per le mazzette sul metrò milanese, dunque può autorevolmente analizzare le nuove mazzette: “Come si può passare col rosso suonando il clacson quando si trasporta un ferito all’ospedale, così si debbono poter infrangere regole ordinarie quando si fronteggia una situazione straordinaria”.

Infatti gli appalti riguardano il G8, i Mondiali di Nuoto e i 150 anni dell’Unità d’Italia, tutte situazioni straordinarie, eventi imprevedibili scoperti per caso all’ultimo momento. Immaginiamo il panico quando, in una delle tante notti insonni al centro benessere “Beauty Salaria”, San Guido Vergine e Martire fu avvertito da una fisioterapista di mezza età, tale Francesca, lontana discendente della contessa di Castiglione e di Costantino Nigra, che nel 1861 era nata l’Italia unita. Panico, allarme rosso, stato di emergenza, poi l’Uomo del Fare allertò prontamente il genio pontieri e i cani da valanga, infine chiamò il prode Anemone, che peraltro aspettava da ore fuori dalla porta, all’addiaccio, li mortacci sua.

Decisamente più sapido l’altro editoriale del Foglio, dal titolo in chiaroscuro ispirato dal cardinal Ruini: “Chiudere la patta”. Sul Riformatorio si produce Polito El Drito in persona: ha compulsato per ore “i brogliacci delle telefonate e i commenti del gip in cerca del reato”. E, tanto per cambiare, non ci ha capito una mazza: manca – scrive con notevole ironia involontaria – “la pistola fumante”. Anzi gli è parso che la celebre Francesca “non potrebbe far escludere la cura di un’ernia del disco”. Poi vaticina che il processo finirà in prescrizione, così “non sapremo mai se Bertolaso ha fatto le terribili cose di cui è accusato” e “se gli appalti della Protezione civile finivano tutti ai personaggi che sghignazzavano alla notizia del sisma de L’Aquila e se la Maddalena è stato un colossale sperpero” perché non avremo “una sentenza definitiva”. Invece di fare un paio di visure camerali o di mandare qualcuno alla Maddalena, lui aspetta la Cassazione. E’ fatto così: se, puta caso, vede un tizio con mascherina, passamontagna e calzamaglia nera che esce da una banca col sacco in spalla, El Drito non grida “al ladro”. Aspetta una dozzina d’anni che la sentenza passi in giudicato.

Intanto San Guido sfodera tre alibi di ferro. Il primo glielo fornisce il ministro Matteoli: “Con tutto quel che ha da fare, Bertolaso non ha tempo per farsi corrompere” (i giudici lo terranno nel dovuto conto). Il secondo lo spiega l’interessato al Corriere: “Pensate che si possa comprare con 10 mila euro uno come me? E’ umiliante”. In effetti solo uno straccione si venderebbe per così poco: bisogna aggiornare il listino prezzi. Il terzo alibi è gentilmente offerto dal Banana: “Bertolaso non si tocca”. Alla bisogna provvede, eventualmente, Francesca.
(Vignetta di Bandanax) 

Commento del giorno
di Foxxya - lasciato il 12/2/2010 alle 22:3 nel post Gasparri, indovina chi viene a cena
Secondo me si può fare di meglio. Sono pronto ad offrire una bella foto di Di Pietro che dialoga amabilmente con Craxi riguardo affari illeciti. Beh certo in aula di tribunale....ma che importa...


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Messaggio ai lettori e agli amici dopo una settimana difficile
Cari amici del blog, ma anche di Repubblica, dell'Unità, di Micromega, di Annozero, una sola parola: GRAZIE. E' stata una settimana difficile, ma ora va un po' meglio e sto leggendo, a rate, la fiumana di commenti e di messaggi di solidarietà che mi sono piovuti da ogni dove. Sono commosso. Credo che, come molti colleghi, se non avessi l'affetto dei lettori sarei già stato schiacciato. Siete la mia scorta, la mia assicurazione sulla vita. Grazie ancora. Continuate a partecipare attivamente e criticamente. E quando avete qualcosa da obiettare, fatelo sempre. Un abbraccio a tutti.
Marco

Foto di f4bi da flickr.comOra d'aria
l'Unità, 17 maggio 2008

Da qualche giorno, avendo osato raccontare le amicizie mafiose del presidente del Senato, ricevo lezioni di giornalismo anche dal primo che passa per la strada. La cattedra più copiosa di utili suggerimenti è Il Riformista (mi è toccato pure comprarlo, raddoppiandogli le vendite). Quattro giorni fa titolava: “Sconfiggere Furio Colombo e Travaglio”. Ecco, di sconfiggere Berlusconi non se ne parla più, anzi ci si arrende. Si dialoga, con gran trasporto e voluttà. Vedi mai che, dal banchetto del ricco epulone, cada qualche briciola. Tra Mondadori ed Einaudi, Mediaset e Rai, Mediolanum e Milanello, Medusa ed Endemol, per non parlare delle scuderie dell’eroe Mangano, c’è sempre qualcosa da mangiare.

Tre giorni fa, sotto una mega-inchiesta sulla bolletta elettrica di Grillo, altro titolo: “Travaglio e Fazio non è giornalismo”. Parola di uno che, a legislature alterne, fa il giornalista e il parlamentare, ovviamente senza lettori né elettori. Coerente. L’altroieri, non bastando i Pulitzer di redazione, Polito El Drito ha reclutato alcuni maestri di giornalismo presi da fuori. Tipo Minoli, quello che faceva gli spot elettorali per Craxi col garofano all’occhiello. Se esistesse un Ordine dei giornalisti e non questa patetica parodia, l’avrebbe cacciato a pedate (invece hanno radiato Giampiero Mughini per uno spot scherzoso sui telefonini: sponsorizzare ricariche è più grave che sponsorizzare politici). Ora questo maestro d’indipendenza, autore di un recente dvd sull’Opus Dei cui è affiliato suo suocero Ettore Bernabei, mi rammenta “il motto: non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso”. Cioè: se so che un politico ha amici mafiosi, devo starmi zitto perchè qualcuno potrebbe inventarsi che ho anch’io amici mafiosi e magari infilarmi pure una bustina di cocaina nella macchina. Dice poi il Woodward di RaiEducational che “intenzionalmente” confondo “la notizia con il commento”. Lui invece confonde direttamente le notizie con le bufale (vedi scoop barzelletta sui brogli al referendum monarchia-repubblica). Monta in cattedra pure l’Annunziata: tra un contratto con l’Aspen e uno con l’Eni, invoca una “grande riflessione sull’etica della professione in generale”. Se evitasse di intervistare Tremonti (vedi sempre alla voce Aspen) ogni tre per due, si rifletterebbe meglio. Poi c’è Alfredo Reichlin, che, non si sa bene a che titolo (è un politico), mi accusa addirittura di “impedire alla sinistra di individuare e affrontare i problemi veri”. Voglio rassicurarlo: a non individuare e affrontare i problemi veri, la sinistra ci riesce benissimo da sola, senza il mio aiuto.

Ma riecco ieri El Drito con un altro editoriale che fa molto discutere (l’ha ripreso fra l’altro l’Eco del Chisone): implora Veltroni di “scrollarsi finalmente di dosso la banda dei quattro, Di Pietro, Grillo, Travaglio e Santoro, invece di tenerli ambiguamente in caldo per tempi peggiori”. Non so gli altri tre, ma io sono curiosissimo: quando mai sono stato in braccio a Veltroni, che non ho mai avuto il piacere di conoscere; in che senso Uòlter dovrebbe scrollarmisi di dosso; devo preoccuparmi nell’apprendere che mi tiene “in caldo”, per giunta “per tempi peggiori”? Seguono i consigli del collega Piroso, direttore del TgLa7, che mi suggerisce anche il mio prossimo scoop. Ha scoperto che l’ex pm è indagato su denuncia di un ex Idv perché affittava due suoi appartamenti al suo partito e vuole che me ne occupi perché la notizia, a suo dire, è oscurata dal regime dipietrista. Spiace deluderlo: ma negli ultimi tre anni la faccenda è finita in copertina una dozzina di volte sugli house organ di Berlusconi, ne ho scritto più modestamente io sull’Unità e se n’è occupato soprattutto il Tribunale di Roma: tutto archiviato, nada de nada. E comunque, avendo Piroso a disposizione un tg e un talk show, potrebbe tornare lui sul tema, magari allargandolo agli immobili passati dalla Telecom di Tronchetti Provera alla Pirelli Re di Tronchetti Provera, almeno ora che Tronchetti Provera non è più il suo editore. In fondo è un giornalista anche lui: o devo fare tutto io?

L’ultima lezione di giornata viene da Giuseppe D’Avanzo. Tre giorni fa scrive che “il legale di Aiello dice di aver saputo dal suo assistito che Aiello ha pagato l’albergo a Marco”. Cioè a me. Ieri il legale di Aiello gli scrive di non avergli mai parlato. D’Avanzo risponde: “Il ricordo di Aiello è stato raccolto da fonti vicine all’inchiesta”. Wow! Fonti vicine all’inchiesta. Magari le fonti del Clitumno. O forse le fonti Fiuggi. Anzi, fuggi-fuggi.

Per un errore, ho inviato una versione non corretta della mia rubrica dell'Unità: quella in cui attribuivo al Riformista l'editoriale "Sconfiggere Travaglio e Colombo" (forse perchè è proprio il Riformista a detenere il copyright dell'alato concetto). In realtà l'editoriale era uscito su Europa, per la penna del suo direttore Stefano Menichini. Non so bene con chi scusarmene, se con Europa, o col Riformista, comunque me ne scuso.

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