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da Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2010

Fa benissimo Al Pappone a preoccuparsi della mafia. Non perché Cosa Nostra ce l’abbia con lui a causa dei “colpi che le stiamo infierendo” (sic): quella è gente seria, sa apprezzare i regali degli amici, tipo lo scudo fiscale o la norma che consente di rivendere all’asta i beni sequestrati o gli attacchi ai pentiti e ai pm antimafia e, soprattutto, sa distinguere tra il lavoro di magistrati e forze dell’ordine e i messaggi di chi beatifica Mangano e demonizza Saviano. Ma, proprio perché sono fra le poche persone serie rimaste in Italia, i mafiosi hanno buona memoria: ricordano gli accordi presi e pretendono che siano rispettati. Se qualcuno li prende per i fondelli con promesse a vanvera, non fanno come gli italiani normali che dimenticano, fischiettano e rivotano: quelli s’incazzano e sparano. Siccome alcuni punti del “papello” restano da realizzare, le mafie guardano con preoccupazione al tramonto dell’impero. E potrebbero partecipare più attivamente al dibattito politico. Per rammentare a chi di dovere che gli impegni vanno onorati. O per presentare il conto a chi verrà dopo.

Naturalmente l’idea che Cosa Nostra utilizzi le mignotte per ricattare Al Pappone poteva venire giusto a lui. Ma è significativo che sia venuta a lui. Come osservava l’altra sera Paolo Mieli ad Annozero, la discesa agli inferi del Cavaliere di Hardcore non conosce limiti. 
Due anni fa il pover’uomo stazionava nel girone delle aspiranti attricette di Raifiction. L’anno scorso precipitò sulla circonvallazione di Casoria alla festa di Noemi e nell’harem di Gianpi Tarantini, piazzista di protesi, coca e altre belle cosette. Ora è sprofondato nei bassifondi delle pornodiscoteche e delle amiche poliglotte di Lele Mora, a sua volta amico di certi bei tipini legati alla ‘ndrangheta. E chissà quale sarà il prossimo gradino dell’abisso senza fondo. Invano i cortigiani recitano il copione dell’anti-moralismo. Vespa partorisce il solito libro su sesso e potere da Vittorio Emanuele II a Garibaldi, da Cavour a Mussolini, come se il guaio fosse che B. ama le donne. Belpietro titola “Santoro crede alle puttane”: ma qui l’unico che crede alle puttane, anche quando – dice lui – gli raccontano di essere le nipoti di Mubarak, è quello che se ne fa recapitare 30 a botta a domicilio. Panorama, dopo averci raccontato che la D’Addario è un’infiltrata dal Comintern nel lettone di Putin (a proposito, che ne è della famosa “Orecchiette Connection”?), titola a tutta copertina sotto le poppe di Ruby e Nadia: “Armi indecenti”. “L’ammucchiata”. “Gli sciacalli dell’antiberlusconismo”. Che sarebbero i giornalisti che danno conto degli scandali, i magistrati che indagano e i politici che criticano. Scusate, colleghi (si fa per dire), ma chi riceveva in casa quelle “armi indecenti” per fare “ammucchiate”? Fini? Di Pietro? Santoro? O il vostro padrone?

Zio Tibia Sallusti si domanda: “Chi ha armato e pilotato la nuova stagione delle escort? Chi potrebbe essere l’oscura manina che sta dirigendo le operazioni?”. Risposta: la mafia o Fini o magari tutt’e due. Non si accorgono, questi giallisti della mutua, che più scrivono cose del genere, più confermano l’unico aspetto pubblico dello scandalo: non il sesso senile di Al Pappone, ma la condizione di vulnerabilità e ricattabilità in cui si è cacciato con le sue mani. Il complotto mafia-escort fa ridere. Ma se il premier è ricattabile dalla mafia è perché si teneva alcuni mafiosi in casa. Se è ricattabile dalle escort è perché le sue case sono piene di escort di cui lui nemmeno conosce l’identità. Sono trent’anni che passa le giornate a fare casini e le nottate a cercare di coprirli con tangenti, depistaggi e leggi ad personam. Dopo una vita trascorsa a fuggire dal suo passato, ora sente che sta per esserne raggiunto. Ricorda l’investigatore C. W. Briggs interpretato da Woody Allen ne La maledizione dello scorpione di Giada: indagava su certe misteriose rapine, poi si scoprì che il rapinatore era lui. Ma Briggs, almeno, agiva sotto ipnosi. Al Pappone pare sia lucido. 
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Carmagnola (To), 8 novembre, ore 18 - Marco Travaglio presenta "
Ad personam" - c/o Circolo Culturale Arci Margot




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Signornò, da L'Espresso in edicola 

Per anni le rubriche di Piero Ostellino sul Corriere erano considerate come i borbottii del vecchio zio un po’ bizzarro e picchiatello dei romanzi di Jerome, tipo “Lo zio Piero appende un quadro”. Quello che attacca bottoni infiniti, ma in fondo, a piccole dosi, mette buonumore. Ultimamente però l’incontinente zio Piero ha preso a tracimare con editoriali e articolesse, in cui parla a nome del giornale (“noi del Corriere…”). E la faccenda s’è fatta terribilmente seria. Finchè difendeva Moggi e Ricucci, dedicava articoli luttuosi alla morte del suo cane, tuonava contro lo Stato illiberale (“il Leviatano oppressore”) che perseguita i pirati della strada perché “il limite di velocità è diventato una forma di lotta di classe, le auto di grossa cilindrata sono il Palazzo di Inverno da assaltare e l’autovelox l’incrociatore Aurora che dà il via alla rivoluzione egualitaria”, si poteva assecondarlo con qualche sorriso imbarazzato. Ma, da quando si crede il direttore del Corriere, c’è poco da ridere.

Un giorno chiede “le dimissioni di Fini da presidente della Camera in quanto incompatibile con la nuova veste di oppositore del governo”, ma dimentica di specificare quando mai Fini si è opposto a un atto del governo e come mai noti oppositori come Pertini e la Jotti diventarono presidenti della Camera. Un’altra volta se la prende con l’inchiesta di Report sulle ville acquistate dal premier ad Antigua da una misteriosa offshore e sul suo conto corrente all’Arner Bank indagata per riciclaggio (“cattivo giornalismo”, “propaganda politica”). E scrive ben tre pezzi per difendere il vicedirettore del Giornale, Nicola Porro, indagato per le minacce alla Marcegaglia: a suo dire le intercettazioni sono illegali in quanto il di lei “portavoce Arpisella, non essendo inquisito, poteva essere intercettato solo se avesse contattato e/o venisse contattato da un inquisito”. Forse non sa che il giudice può pure intercettare non indagati che parlano con altri non indagati, se depositari di notizie utili alle indagini (per esempio i familiari di un sequestrato). Il pover’uomo parla di “indagine preventiva su un’inchiesta giornalistica di là da venire e già immaginata come reato”. Forse gli sfugge che un’inchiesta giornalistica si scrive e si pubblica, non si tiene nel cassetto per minacciare di tirarla fuori quando l’interessato critica il governo. Altrimenti è un ricatto, cioè un reato.

Nessuno dovrebbe saperlo meglio di Ostellino, che proprio un anno fa invocò giustamente le dimissioni di Marrazzo perchè “ha ceduto al ricatto e pagato i ricattatori. Il ricatto è un reato, al quale mai si deve sottostare, tanto meno un uomo pubblico”. Ora, per il nostro codice, il ricatto è reato per chi lo commette, mentre chi lo subisce di solito è vittima di estorsione. Invece, per il Codice Ostellino, chi lo subisce deve dimettersi e chi lo fa è un paladino della “libera informazione che fa il proprio mestiere”. Perché “a noi del Corriere non piace il giornalismo militarizzato”. Ben detto, zio.
(Vignetta di Bandanax)






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Buongiorno a tutti, le bugie hanno le gambe corte, come dice un proverbio, ma come scrisse Giovanni Sartori qualche anno fa, in Italia hanno gambe lunghissime, proprio perché in Italia diceva Sartori, la verità non è accettabile in quanto in Italia anche la televisione di tutti, la RAI, è imbavagliata, il che consente a Berlusconi e alla sua squadra di mentire senza spazio di controprova, si capisce, a mentire ci provano tutti, ma dove la televisione è autenticamente libera, le bugie hanno le gambe corte, mentre da noi hanno gambe lunghissime, la verità sulla nostra televisione non è accertabile. (leggi tutto)

 

Segnalazioni

Parlamento Europeo Pulito -
Il video appello di Sonia Alfano - Firma l'appello

"Ha davenì er ticket" - di Riccardo Orioles, da www.ucuntu.org

E se fosse un '68? - Ucuntu n.90, 18 ottobre 2010

La Fiom e l'unità di sinistra - di Stefano Sylos Labini
 

 


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Testo:

Notizie, ricatti e minacce
Buongiorno a tutti, oggi parliamo di notizie come spesso facciamo, notizie non date importanti, notizie date non importanti e notizie utilizzate come arma di ricatto. Tra quelle non date non so se avete trovato traccia in televisione della gigantesca manifestazione di 50 mila persone in Valle di il Susa, la Valle di Susa non è Roma né Milano, 50 mila persone con decine e decine di sindaci hanno manifestato sabato contro il Tav (treno a alta velocità) che sul sito de Il Fatto Quotidiano, abbiamo definito il più caro e il più inutile d’Europa. E’ l’ennesima dimostrazione che questa opera non si farà, salvo militarizzare e cingere d’assedio con i carri armati per una ventina di anni la Valle di Susa. 
L’altra notizia non data, che Francesco Di Stefano mi prega di darvi è che oggi iniziano le trasmissioni di Europa 7. Iniziano in Lombardia, in Lazio e in Abruzzo e in seguito il segnale arriverà su tutto il resto del territorio nazionale, per i dettagli delle trasmissioni che da quello che ho capito sono in pay e quindi richiedono un decoder per ricevere questi programmi che sono in una tecnologia ad altissima definizione che credo in Italia usi soltanto Europa 7 e per il relativo decoder potete andare naturalmente sul sito di Europa 7, dove trovate tutte le informazioni e questa è sicuramente una buona notizia visto che la battaglia di Europa 7 contro il monopolio illegale, incostituzionale della televisione dura dal 1999, quando ricorderete il Governo D’Alema bandì la gara per le concessioni nazionali, Europa 7 la vinse, Rete 4 la perse eppure da allora mai è stata messo a disposizione di Europa 7, il pacchetto di frequenze necessarie per trasmettere.

Poi ci sono le notizie che vengono utilizzate per ricattare, minacciare, condizionare, intimidire le persone.
(leggi tutto)

Segnalazioni

Marcegaglia - Il Giornale: l'audio delle intercettazioni (da ilfattoquotidiano.it)

Da qui è nata l'indagine del caso Marcegaglia, l'articolo del Corriere della Sera nella Rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Vietato scrivere sfruttatore? - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org
We have a dream - Ucuntu n.89, 10 ottobre 2010

 

 

 

 


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Da www.ilfattoquotidiano.it lo speciale di Telebavaglio dedicato al giornalismo in occasione del primo compleanno de "Il Fatto Quotidiano". Antonio Padellaro e Peter Gomez discutono dello stato di salute dell’informazione nel nostro Paese. E dello stato di saluto del nostro giornale e della sua versione online. Durante il dibattito, i retroscena delle inchieste più famose, da Trani a Schifani, fino al recente caso della scuola di Adro. E poi un intervento di Dario Vergassola.

Segnalazioni

Bavagli alla Rai, bavagli ai magistrati, bavagli all´Italia. Ovunque e dovunque, per difendere la Costituzione. Il 29 sit in a Viale Mazzini durante il processo di Masi a Santoro, il 2 con il Popolo Viola, il 16 con la Fiom. - L'appello di Beppe Giulietti e Federico Orlando da articolo21.org







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da Il Fatto Quotidiano, 8 settembre 2010


A proposito della portata eversiva delle cronache dall’estero, giunge notizia delle furibonde polemiche suscitate a Londra dalla visita di Mark Thompson, direttore generale della Bbc, al numero 10 di Downing Street per incontrare il portavoce del premier Cameron. La stampa britannica, alla vista della foto che immortala il numero uno della tv pubblica entrare nella residenza del primo ministro, fa notare che “l’appuntamento è del tutto irrituale, inedito e molto preoccupante”. Nessuno infatti è riuscito a trovare qualche precedente del genere. Il leader laburista Miliband chiede alla Bbc di “fugare anche il più piccolo dubbio che la sua indipendenza editoriale sia stata compromessa”. E Thompson replica che “nell’incontro non è avvenuto nulla di compromettente per l’indipendenza della testata”. Tutto questo a Londra.

Ora fate un bel respiro, cercate di restare seri e pensate intensamente a Bruno Vespa e Augusto Minzolini, responsabili dell’informazione e approfondimento sulla prima rete della tv pubblica italiana. I due sono di casa a Palazzo Grazioli e nelle altre ville del Residente del Consiglio, ma questo è l’aspetto meno rilevante, anche se a Londra basterebbe a dare scandalo.  Figurarsi che si direbbe di loro in un altro Paese se si sapesse che il primo pubblica i suoi libri per la casa editrice di B. (Mondadori) e il secondo ha tenuto per anni una rubrica su un settimanale edito da B. (Panorama) prima che B. lo nominasse direttore del Tg1 ad personam. Nessun giornale e nessun Pd ha chiesto ai vertici Rai di “fugare anche il più piccolo dubbio che la sua indipendenza editoriale sia stata compromessa”. Anche perché la richiesta andrebbe inoltrata a Masi, pure lui nominato da B. Masi del resto è occupatissimo: deve convincere Vespa a condurre il Festival di Sanremo con i colleghi Pippo Baudo, Emanuela Arcuri ed Elisabetta Canalis. Ma l’insetto fa il ritroso e non ha ancora sciolto la riserva: dipenderà dai décolleté della Arcuri e della Canalis, viste le tempeste ormonali senili che già lo colpirono in una celebre puntata di Porta a Porta dedicata ai seni siliconati e che sono riesplose l’altra sera al premio Campiello, quando lo sguardo lubrico dell’anziano satiro maculato si è posato sulle grazie di una giovane scrittrice trattata da velina.
 
In compenso la Rai seguita a ignorare le clamorose novità della politica, regalando praterie inesplorate a La7 di Mentana che ha quadruplicato gli ascolti con un vecchio e subdolo trucco sconosciuto al servizietto pubblico: dare le notizie (poi, certo, non vedere più la faccia e le camicie di Piroso aiuta). L’altra sera, mentre La7 seguiva passo passo la svolta di Fini e la crisi del governo B, l’insetto mandava in onda uno speciale Porta a Porta dedicato a Fiorello e alla sua signora.
Minzolingua invece sperimentava la nuova par condicio preelettorale facendo commentare il discorso di Fini a Gasparri e a Cicchitto, l’uno in rappresentanza del Pdl, l’altro della P2 (mancavano purtroppo i delegati della P3, trattenuti da un legittimo impedimento: sono tutti in galera). Ieri poi, vedendo B. in stato confusionale, gli ha dato la linea con un sapido editoriale dei suoi. Contro Fini, chi l’avrebbe mai detto (c’era pure La Russa, per par condicio). “Io – spiegava l’altro giorno Scodinzolini a Libero – cerco di fare un tg equilibrato, che dà spazio a tutti. I numeri sono abbastanza chiari”. Infatti il Tg1 perde ascolti a rotta di collo. “Io – proseguiva il fine umorista – ho dato un’anima al Tg1 e non sono affatto fazioso, ma pluralista, avendo come interlocutore il Paese”. Niente di meno. Infatti “abbiamo intervistato Bersani e anche Epifani”. Roba forte. E, beninteso, “quando non sarò d’accordo col premier lo dirò chiaramente”. Gliele canterà chiare. Ma già “in questi mesi abbiamo dimostrato di saper andare controcorrente, prendendo posizioni scomode”. Quasi tutte quelle del Kamasutra, ma soprattutto una: B. sopra e lui sotto. 
(Vignetta di Natangelo)

Segnalazioni

Gran Bretagna: accuse al direttore della Bcc per la visita a Downogn Street - dalla Rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Video - Minzolini “travestito” da Berlusconi invade il Tg1: “Elezioni subito” (da ilfattoquotidiano.it

L'orsacchiotto, il triangolo e l'Europa - di Riccardo Orioles da www.ucuntu.org
W il ponte - Ucuntu n.85 del 5 settembre 2010 

Il primo compleanno di Il Fatto Quotidiano - Dal 10 al 12 settembe a Marina di Pietrasanta (Lucca). Il programma della festa

Spezzano della Sila (Cs), 19 settembre, ore 18.30 - Incontro con Marco Travaglio nell'ambito della rassegna "Satira e libertà d'informazione", curata da Curzio Maltese. C/o anfiteatro del centro visite, parco nazionale della Sila.





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da Il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2010


Questo Gheddafi è proprio adorabile. Da anni fa la caricatura di B. per farci capire la ridicolaggine dell’ometto che ci governa. Ma noi niente, continuiamo a prenderlo sul serio. Arriva in Italia più truccato e pittato di lui, coi capelli più incatramati di lui, addobbato da abiti più comici dei suoi, tipo il principe De Curtis in Totò sceicco. Se lui sfoggia dieci o venti ragazze alla volta, il Colonnello ne recluta 600 in una botta sola, sempre a pagamento. Porge a B. la mano da baciare, ben sapendo che lui bacia chiunque gli capiti a tiro, purché provvisto di pecunia. Anche i 30 cavalli berberi sono un perfido messaggio subliminale contro un tipetto che si fa chiamare Cavaliere ma ha sempre maneggiato stallieri: i cavalli preferisce farli senatori, deputati e ministri (i 32 denti bianchissimi del maggiordomo Frattini Dry col sorriso prestampato, tipo paresi, parlano da soli).

Il discorso-fiume di un paio d’ore al galoppatoio dei carabinieri, poi, è un’altra citazione comica, stavolta da Totò a colori, dove il maestro Antonio Scannagatti e la sua banda attaccano una marcetta infinita mandando in bestia il boss italoamericano Joe Pellecchia che tenta di arringare dal balcone la folla del paesello natìo. Tra qualche anno, quando sulla tragedia di quest’uomo ridicolo (non Gheddafi, l’altro) sarà calato il sipario, gli storici s’interrogheranno sull’epidemia che contagiò un’intera nazione, accecandola al punto di non farle vedere la comicità involontaria di chi la governava. 
Un po’ come in Cecità, il romanzo di Saramago, dove gli abitanti di una città immaginaria cadono vittime di un misterioso virus e diventano tutti ciechi. Immaginiamo un elettore del mitico Nord-Est, con la sua bella partita Iva, la sua villetta, il suo capannone, i suoi chiavistelli anti-rapina, la sua ronda padana anti-negher, il suo fazzoletto verde al collo o nella pochette, i suoi poster di Calderoli e Borghezio, insomma le sue radici cristiane. E proviamo a immedesimarci nei suoi pensieri alla vista del beduino travestito da dittatore dello Stato libero di Bananas che insegnava la storia del colonialismo e la teologia islamica e pure cristiana a ministri imbalsamati, noti prenditori e banchieri con le pezze al culo e al suo omologo italiota, accasciato e assopito sul trono imperiale mentre persino i cavalli berberi, per non parlare di quelli dei carabinieri, davano segni di impazienza. Avrà pensato, sentendolo chiedere altri 5 miliardi all’anno dall’Europa e minacciare in caso contrario l’invasione islamica, di essere stato preso per i fondelli dal Pdl? Avrà deciso di smettere di votare per questi impostori? Avrà provato un fugace desiderio di una destra normale, presentabile, sobria, allergica a certe sceneggiate? Macché.

Chi dovrebbe informare e far riflettere questa brava gente, cioè i giornali di centrodestra, è troppo impegnato a giustificare persino il Berlusgheddafi Show. Titoli de Il Giornale: “Gheddafi? Per la sinistra era un fratello”, “Perché bisogna fare affari con il Colonnello”, “Berlusconi: Con la Libia si è chiusa una ferita”. Titoli di Libero: “Silvio nella tenda: Sto lavorando per l’Italia”, “La Libia è meno terrorista per merito dell’Italia” (il concetto di “meno terrorista” ricorda quella fanciulla “un po’ incinta”), “È un’alleanza necessaria per uscire dalla morsa cinese” (sic). Dunque, malgrado gli sforzi del Cammelliere, ci terremo il Cavaliere senza nemmeno riderci su. E lui si prepara a nuovi e decisivi appuntamenti politici: il lancio del nuovo album scritto a quattro piedi con Apicella (13 canzoni d’amore in napoletano, titolo ancora coperto da segreto di Stato) e il “processo breve” per non finire in galera. “Voglio andare in tv – annuncia – e spiegare agli italiani la mia odissea giudiziaria, non voglio fare la fine di Craxi”. Tanto per farci capire che anche lui è colpevole. Grazie, l’avevamo intuito. 
(Vignetta di Natangelo)

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Da "Papi" a "Pappi" - di Vito Laudadio da ilfattoquotidiano.it





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