.
Annunci online

abbonamento
83
commenti





da Il Fatto Quotidiano, 3 novembre 2010

Qualche mese fa, commentando alla rassegna stampa di Radio3 un articolo del Times su Nicole Minetti candidata al consiglio regionale della Lombardia, un giornalista della Stampa inciampò con la lingua e la presentò come “l’igienista mentale di Berlusconi”. Da allora, complici i correttori automatici dei computer, i giornali sono pieni di refusi sull’igienista dentale che diventa mentale. Mai come questa volta viene smentita la presunta stupidità dell’intelligenza artificiale.
In effetti, più che la dentatura mirabilmente restaurata dopo il vile attentato di piazza Duomo, è proprio la mente del pover’ometto che necessiterebbe di interventi igienici: solo uno squilibrato potrebbe concepire una legge per chiudere “da 3 a 30 giorni” i giornali o le tv che pubblicano intercettazioni, per limitarle a “terrorismo internazionale, organizzazioni criminali, pedofilia e omicidi” e addirittura per vietare che abbiano valore di “prova per l’accusa e per la difesa”. Intanto perché, ormai, non esiste maggioranza disposta a votare una porcheria del genere. Eppoi perché le intercettazioni senza valore di prova sono quelle “preventive”, consentite ai servizi segreti e alle forze dell’ordine per scovare presunti terroristi e individuare latitanti mafiosi: servono a individuarli, ma non a provare la loro colpevolezza (o innocenza). Ma, siccome non necessitano di autorizzazione preventiva del giudice e sono affidate alla discrezionalità di agenti, 
barbefinte e rispettivi mandanti politici, il loro uso indiscriminato trasformerebbe quel che resta della nostra democrazia in una tirannide spaventosa, dove il governo fa spiare chi gli dà ombra e non rende conto a nessuno dei dossier raccolti.

Una buona igienista mentale occorrerebbe anche al Pdl che, ridotto com’è, trova il sense of humour di lanciare “un ultimatum a Fini” (ma non dovrebbe essere il contrario?). L’igienista mentale, se resta tempo, dovrebbe occuparsi anche del povero Sandro Tremebondi, che ieri ha inviato una lettera chilometrica al Corriere per spiegare che “ormai non so più cosa dire a Galli della Loggia” (seguono 710 parole). Ne basta mezza invece, di igienista mentale, per la escort che aveva un problema col figlio e non trovò di meglio che rivolgersi a Brunetta (immortale la cronaca de La Stampa: “Brunetta tirato in pista suo malgrado”). Invece ci vuole un’igienista intera per soccorrere il povero Frattini Dry il quale, non bastando gli incidenti diplomatici che semina Bertolaso in giro per il mondo, deve pure placare l’ira di Mubarak tirato in ballo come presunto zio di Ruby: solo che, nella concitazione della crisi, non fa in tempo a coordinarsi col principale.

E così, mentre B. racconta che “non ho mai detto che Ruby fosse la nipote di Mubarak, era lei che lo diceva”, il presunto ministro degli Esteri dichiara al Corriere che “il presidente del Consiglio ha testualmente detto che quella persona era stata segnalata come una parente di Mubarak”. Igienista mentale obbligatoria anche 
nella redazione di Libero, dove un titolista in stato confusionale s’indigna perché “i pm ascoltano pure la narcotrafficante” (capito le toghe rosse? Ora si mettono pure a interrogare i narcos, di questo passo chissà dove andremo a finire). E nell’ufficio del vicedirettore del Giornale dal cognome francamente eccessivo, Massimo de’ Manzoni (ma noi speriamo ancora che sia solo uno pseudonimo), il quale si appella affranto al gip del caso Montecarlo per implorarlo di non archiviare Fini (“lo faccia per cancellare dalle facce di Bocchino e Urso quel sorrisetto irritante”): si vede che soffre davvero, ma soprattutto s’offre. Un po’ di igiene mentale farebbe bene anche a chi ha concepito l’insana idea, raccolta da Repubblica, di un “Berlusconi dimissionario in cambio di un salvacondotto giudiziario” per giocare la formidabile “carta Alfano” (nel senso di Angelino Jolie). Nel qual caso, sia chiaro, meglio altri vent’anni di B. Almeno si ride. 
(Vignetta di Fifo)



52
commenti





Signornò, da L'Espresso in edicola

“Comma 22”, il romanzo di Joseph Heller, prende titolo da un regolamento paradossale: “Comma 1: l’unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia. Comma 22: chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo”. Quindi è impossibile ottenere il congedo. Ora il Comma 22 entra trionfalmente nella giustizia italiana grazie alle conseguenze sempre più demenziali di una legge folle del 2003, proposta dal verde Boato e approvata dal centrodestra insieme al lodo Schifani: quella che impone ai giudici di chiedere al Parlamento l’autorizzazione usare le intercettazioni “indirette”, cioè captate su utenze di privati che parlano con deputati o senatori.

Così si salvarono indagati del Pdl come Cosentino, Dell’Utri e Lunardi e del Pd come De Luca (ma anche “indagabili” come D’Alema e Latorre). Di recente la Cassazione ha annullato la decisione del Riesame di confermare la custodia per Carboni e Lombardi, arrestati per lo scandalo P3. Motivo: il Riesame non ha risposto a un’insinuazione della difesa Carboni, secondo cui la Procura intercettava il faccendiere non per ascoltare lui, ma i suoi interlocutori politici: Caliendo, Cosentino, Verdini e Dell’Utri. Se le cose stessero così, le intercettazioni sarebbero nulle: la Procura avrebbe dovuto interromperle e pregare il Gip di chiedere alle Camere il permesso a proseguirle. Così, avvertendo indagati e compari delle indagini in corso, quelli avrebbero smesso di parlarsi e l’indagine sarebbe morta lì.
Dunque non solo, come prevede la Costituzione, non si possono intercettare i parlamentari senza l’ok ex ante del Parlamento. Non solo, vedi legge Boato, non si possono usare intercettazioni indirette di parlamentari senza l’ok ex post delle Camere. Ma, per la Cassazione, le intercettazioni indirette non devono essere prevedibili: altrimenti non si fanno proprio.

E’ quel che ha sostenuto ad Annozero il viceministro leghista Castelli, accusando i giudici antimafia di Napoli di aver aggirato, nel caso Cosentino, il divieto costituzionale di intercettare parlamentari. Poco importa se l’intercettato non era Cosentino, ma quattro camorristi che parlavano anche con lui: il viceministro dà per scontato che i colleghi di governo dialoghino abitualmente con camorristi. E i giudici dovrebbero saperlo. Del resto la Procura di Roma sta per chiedere il rinvio a giudizio del consulente Genchi e dell’ex pm De Magistris per abuso d’ufficio con un’accusa simile a quella che Carboni muove alla stessa Procura di Roma: aver acquisito, nel caso “Why not”, tabulati telefonici di utenze in contatto con indagati comuni, pur sapendo che queste appartenevano a parlamentari (Mastella, Minniti, Pisanu, Loiero) e prima di chiedere il permesso al Parlamento. Genchi e De Magistris rispondono che solo dopo aver acquisito un tabulato si può sapere a chi appartiene il relativo telefono e quindi chiedere l’ok delle Camere. Ma qui, più che nel Comma 22, siamo in pieno manicomio.
(Vignetta di Fei)

Segnalazioni

21 ottobre 2010: la Commissione affari costituzionali del Senato approva lo scudo per Berlusconi -Il testo del Ddl nella rubrica Signori della Corte a cura di Barbara Buttazzi.


109
commenti




da Il Fatto Quotidiano, 6 ottobre 2010

Alessandro Sallusti, il rassicurante neodirettore responsabile (si fa per dire) del Giornale, lancia un allarme da far tremare le vene e i polsi. Titolone a tutta prima pagina: “I pm spiano i telefoni del Giornale”. Svolgimento: “Abbiamo la certezza che almeno due Procure, una al Nord l’altra al Sud, tengono sotto controllo i telefoni e i telefonini di direttori e vicedirettori de Il Giornale. Al momento nessuno di noi è coinvolto in procedimenti giudiziari né ha ricevuto avvisi di garanzia né è stato convocato... Eppure ci sono pm che si divertono ad ascoltare le nostre conversazioni”.

 Ora, a parte il prevedibile sollazzo di ascoltare le telefonate di (ma soprattutto tra) Feltri e Sallusti nel tempo libero, nessuno può sottovalutare la gravità della situazione. Ci sono pm che intercettano qualcuno senza prima dirglielo, il che è già ben strano: di solito, quando si intercetta qualcuno, lo si avverte con largo anticipo, anzi si domanda se abbia nulla in contrario; in caso di diniego, si soprassiede. Ma Sallusti è un uomo fortunato e l’ha saputo comunque. Ora teme che lo vogliano “incastrare”, “non si sa mai, magari qualcosa si scopre”.
L’idea che basti comportarsi bene per non aver nulla da temere non lo sfiora proprio. Anzi un altro timore l’assale: forse ai pm nordisti e sudisti che passano notti insonni ad ascoltare lui e Feltri “non interessa quel che diciamo noi, ma sono curiosi di sapere che cosa dicono i personaggi della politica coi quali ogni giorno parliamo”. E qui, una volta tanto, B. non c’entra: è noto infatti che né Feltri né Sallusti parlano mai con lui, essendo autonomi e indipendenti dal loro editore e dal di lui fratello.

Eppure è proprio per B. che Sallusti è angosciato: “Sono anche questi – scrive – gli abusi di cui parla il presidente Berlusconi... La magistratura, violando o piegando norme e leggi a suo vantaggio, vuole tenere sotto controllo altri legittimi poteri che dovrebbero godere di piena autonomia: l’esecutivo, la politica e l’informazione”. Ora, com’è noto, i parlamentari non possono essere intercettati, salvo autorizzazione preventiva del Parlamento. Ma nulla del genere è previsto per i giornalisti, che infatti vengono spesso intercettati: sia quando commettono reati comuni (tipo fare le spie, come l’ottimo Betulla, già collaboratore di Feltri e Sallusti), sia quando violano il segreto investigativo. Non vorremmo togliere la primazia a Feltri e Sallusti, ma capita sovente che giornalisti vengano intercettati: da Carlo Vulpio – che Libero di Feltri e Sallusti sputtanò pubblicando le sue conversazioni con le sue fonti perché aveva il torto di occuparsi delle inchieste di De Magistris – al nostro Antonio Massari, intercettato e pedinato per scoprire le sue fonti sull’inchiesta di Trani.
Ed è una fortuna che non sia passata la legge bavaglio difesa da Sallusti, altrimenti si potrebbe incriminare e intercettare anche chi pubblica notizie non segrete.

In attesa di svelarci chi e perché intercetta i nostri eroi, magari con qualche prova, il Giornale raccoglie l’illuminato parere del sottosegretario Mantovano: “Non conosco la vicenda, ma il tono del direttore Sallusti non lascia adito a dubbi”. Eccola la pistola fumante: il tono di Sallusti, meglio del guanto di paraffina. E poi, sottolinea il Giornale, “sulla vicenda è andato in onda un servizio del Tg1 di Augusto Minzolini”: dunque è tutto vero. Il senatore Pdl Gramazio, detto Er Pinguino, chiede al povero Al Fano di sguinzagliare “gli ispettori ministeriali per valutare la regolarità dei fatti denunciati”. Resta da capire dove dovrebbero andare, visto che le due fantomatiche Procure restano ignote. Si procederà così: gli ispettori perlustreranno palmo a palmo l’intero territorio nazionale, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, sottoponendo a stringente interrogatorio chiunque incontrino per strada: “Scusi, lei per caso sta intercettando Sallusti?”. E dinanzi a eventuali dinieghi (“Ma che sta dicendo?”, “Ma è sicuro di stare bene?”) si scuseranno molto: “Ah non è lei? Pardon, come non detto. Tante care cose, ossequi alla sua signora”.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)




216
commenti


Buongiorno a tutti, questa bottiglia di spumantino segnala un compleanno, oggi Passaparola compie 100 puntate, ci siamo visti 100 volte più una insieme a Peter Gomez. Sono astemio però vorrei brindare simbolicamente insieme a tutti voi a questo piccolo evento che ci soddisfa molto, spero che soddisfi voi quanto soddisfa me. Ci siamo visti 100 volte, all’inizio lo sapevano in pochi di questo appuntamento, questo è diventato un appuntamento fisso. Inizialmente erano poche migliaia, poi decine di migliaia, poi siamo arrivati a una media, mi dicono, tra le varie forme di fruizione di Passaparola tra lo streaming, You Tube etc. a una media di 250/300 mila persone che si collegano. (...leggi tutto)

Errata Corrige
Cari amici, era destino che proprio alla centesima puntata di Passaparola incappassi in una bufala. Quella che vi ho letto in apertura del Passaparola sull'approvazione dell'emendamento D'Alia era una notizia vecchia di un anno che qualcuno ha ricicciato in rete come se fosse nuova: dopo il voto in senato, infatti, l'emendamento liberticida è stato accantonato alla camera. Scampato pericolo, dunque, almeno per ora. Ma conviene restare vigili. Scusatemi per il "procurato allarme".
(m.trav.)
 

Segnalazioni

ad  personam

Marco Travaglio presenta "Ad Personam" (edizioni Chiarelettere).
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Cuneo, lunedì 7 giugno, ore 18
C/o Parco della Resistenza, viale Angeli. In caso di maltempo l'evento si terrà presso lo Sportarea di Borgo San Giuseppe. 
Napoli, martedì 8 giugno, ore 18
C/o Feltrinelli libri e musica, via Santa Caterina a Chiaia 23


 
Martedì 8 giugno, Senigallia, ore 21.15 - In collaborazione con Liberta' e Giustizia, incontro con Nicola Biondo per la presentazione del libro-inchiesta scritto con Sigfrido Ranucci, prefazione di Marco Travaglio, "Il Patto" (edizioni Chiarelettere). Intervengono: Stefano Canti, presidente del circolo senigalliese Liberta' e Giustizia e Lorenzo Baldo, vice-direttore di Antimafia Duemila. C/o Cortile della Biblioteca Comunale (da antimafiaduemila.org)

Roberto Scarpinato a Wolsburg, da newsclick.de

Video - L'intervento integrale di Marco Travaglio al Festival di Giornalismo d'inchiesta "A Chiare Lettere", Marsala 2010

ilfattoIl Fatto Quotidiano sbarca sul web e chiede aiuto alla Rete di Peter Gomez e Marco Travaglio

 


continua

150
commenti




Signornò, da L'Espresso in edicola

Una delle riforme più urgenti in materia di giustizia dovrebbe essere l’obbligo di informarsi prima di parlare di giustizia. Il dibattito sulla legge-bavaglio rivela il problema dei problemi: chi parla non sa di che parla. Pigi Battista del Corriere deplora ad Annozero che le norme attuali abbiano permesso di screditare Francesca, la massaggiatrice del Salaria Sport Village che diede la famosa “ripassata” a Bertolaso, spacciandola per una escort. Ma chi ne ha pubblicato il cognome, rendendola identificabile, è già punibile per la legge sulla privacy del 1996 che consente alla vittima di denunciare il colpevole al Garante, il quale può pure agire motu proprio: accertata la lesione, scatta il procedimento penale in Procura. Dunque per tutelare Francesca e le altre non occorrono nuove leggi: bastano quelle esistenti.

Battista chiede “limiti precisi” per evitare che “s’intercettino tutti per sempre”. Forse non sa che già la legge attuale impone limiti strettissimi (infatti le persone ascoltate sono appena 15-20 mila all’anno): le intercettazioni possono essere disposte dal gip su richiesta del pm solo per i reati puniti dai 5 anni in su, più quelli contro la Pubblica amministrazione, il contrabbando, le armi, la droga, l’usura, l’insider trading e l’aggiotaggio. E solo se esistono “gravi indizi di reato” e se intercettare è “assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini”. Ogni 15-20 giorni il pm deve chiedere al gip il permesso di proseguire, altrimenti deve mollare lì.

Il selvaggio Far West descritto da questi signori esiste soltanto nella loro testa confusa. Sempre ad Annozero, il finiano Italo Bocchino ha evocato il problema dei costi: “Lo Stato ha debiti con le società che intercettano per 500 milioni”. Forse non sa che ciò deriva da una scelta politica dissennata: lo Stato subappalta il servizio a privati (come quello che donò a Berlusconi l’intercettazione segretata Fassino-Consorte) e paga tariffa piena alle compagnie, che incassano due volte la bolletta di ogni telefonata intercettata: dall’utente controllato e dallo Stato che lo controlla. Basta imitare Francia e Germania, che impongono alle compagnie concessionarie pubbliche di rendere servizio gratuito, e non si spende più un euro.

Per Piero Ostellino (Corriere della sera) “la responsabilità primaria” della “divulgazione di migliaia di intercettazioni… non è dei giornalisti, ma dei magistrati che buttano sul mercato dell’informazione, come merce da vendere al migliore offerente, notizie che nulla hanno a che fare con le indagini”. Ma i magistrati sono obbligati a depositare alle parti (non a “buttare sul mercato”) tutte le intercettazioni per un principio garantista, altrimenti gli indagati sospetterebbero una selezione tendenziosa per nascondere le parole utili alla loro difesa. Invece i giornalisti non sono obbligati a pubblicare tutto. Se non vogliono sputtanare Francesca, possono benissimo non parlarne, oppure ometterne il nome. Informare non è facile. Ma informarsi non è impossibile. 
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

ilfattoIl Fatto Quotidiano sbarca sul web e chiede aiuto alla Rete di Peter Gomez e Marco Travaglio Hai un blog? Gestisci un sito? Partecipa alla campagna virale di lancio del nuovo sito del Fatto Quotidiano

Premio del Parlamento Europeo per il giornalismo - Andrea D’Ambra finalista per la sezione web dell'edizione 2010

Festival Collisioni 2010  a Novello (CN), 4-6 giugno - Sabato 5 giugno, ore 17, piazza Oreste Tarditi: Marco Travaglio dialoga con Emilio Targia nell'ambito dell'incontro "Banana Republic o Tele-monarchia?"

libri per la libertà
Contro il Ddl intercettazioni, reading per la libertà con gli autori di Chiarelettere:  Roma 5 giugno, ore 11 c/o libreria Melbookstore, via Nazionale 254/255.




 


183
commenti


bandanax

Signornò, da L'Espresso in edicola


"Qualcuno ascolterà le conversazioni telefoniche, il pm le farà trascrivere e le inserirà agli atti e tutti le conosceranno. Tutti tranne i lettori, a cui i giornalisti non potranno più raccontare nulla. Del resto i criminali sono i giornalisti". Era il 13 giugno 2008 e Maurizio Belpietro, direttore di "Panorama" (famiglia Berlusconi), le cantava chiare al governo del suo editore che aveva appena licenziato la legge-bavaglio Alfano. Oggi Maurizio Belpietro, direttore di "Libero" (famiglia Angelucci), plaude alla "legge sacrosanta" per "regolamentare le fughe di notizie", fingendo di ignorare che il divieto riguarda gli atti non segreti. Intanto pubblica notizie segrete su presunti conti esteri dei ministri Bondi e Matteoli, perché "noi continuiamo a stampare quanto apprendiamo", "ma è forte la sensazione di essere inconsapevoli strumenti di un gioco che mira a intorpidire le acque" (forse voleva dire intorbidire). Insomma "pubblichiamo ciò che scoviamo anche perché questo ci impone la concorrenza, ma non siamo portati per i processi a mezzo stampa, continuiamo a preferire quelli in tribunale con tutte le garanzie, pensiamo che sia più che giustificata una legge che imponga di raccontare i fatti penalmente rilevanti solo quando siano stati accertati. Con buona pace di chi crede che l'eco della Procura sia il solo modo di fare giornalismo e di guadagnare".

Perbacco, questo Belpietro, che fior di garantista. Dev'essere un omonimo del Belpietro che, nel gennaio 2006, direttore del "Giornale", pubblicò illegalmente la famosa telefonata Fassino-Consorte, talmente segreta che la Procura non l'aveva fatta trascrivere in quanto priva di "rilevanza penale". Dev'essere un omonimo del Belpietro che nel 2007 sbattè in prima pagina sul "Giornale" le foto di Silvio Sircana, portavoce di Prodi, che parlava con un trans, talmente priva di rilevanza penale che nessuna procura l'aveva mai acquisita. Poi pubblicò quelle del ministro Mastella nel caso Why Not, pur sapendole top secret e penalmente "ininfluenti". Dev'essere un omonimo del Belpietro che nell'agosto 2008 sparò su "Panorama" le intercettazioni segrete e penalmente irrilevanti di alcuni imprenditori che chiedevano (invano) favori a Prodi, poi spiegò all'Apcom: "Il mio mestiere è pubblicare le notizie. Se c'è un'inchiesta di una Procura che ha autorizzato intercettazioni a carico dell'ex premier e di suoi collaboratori, io le pubblico. Perché la polemica scoppia solo quando riguardano un politico?".

Se il Belpietro di "Libero" avesse conosciuto il Belpietro del "Giornale" e di "Panorama", l'avrebbe strapazzato di brutto, accusandolo di "intorpidire le acque", di fare "processi a mezzo stampa", di essere "l'eco della Procura". E avrebbe invocato una legge "sacrosanta" per bloccarlo. Piccola curiosità: Belpietro-1 pubblicava atti e bobine sulla sinistra, Belpietro-2 è costretto a raccontarne sulla destra e chiede al governo di fermarlo. Ma questa è solo una nota di colore.
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni

Video - Marco Travaglio alla Festa del Fatto Quotidiano legge i servizi del Tg1 e gli editoriali di Vespa
(da antefatto.it)

"Più fanno leggi ad personam, più dimostrano la loro debolezza" - Marco Travaglio al Festival di giornalismo d'inchiesta "A Chiare Lettere" di Marsala (da tempostretto.it)

La libertà di stampa e i libri: gli editori contro il Ddl sulle intercettazioni 
Aderisci all'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE

Libri per la libertà - Dal 31 maggio al 6 giugno una settimana di reading nelle librerie di tutta Italia contro il Ddl intercettazioni e in difesa della libertà di informazione, di opinione e di stampa. 
Lunedì 31 maggio, ore 17 evento di apertura al Teatro Quirino di Roma con Corrado Augias, Carlo Bernardini, Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio, Guido Crainz, Rosetta Loy, Valerio Magrelli, Alessandro Pace, Antonio Pascale, Christian Raimo, Stefano Rodotà, Giovanni Sartori, Tiziano Scarpa, Marco Travaglio, Nadia Urbinati, Chiara Valeri e molti altri.




128
commenti




da Il Fatto Quotidiano, 28 maggio 2010


C’è qualcosa di tragico e di comico al tempo stesso nella fine del grande sogno di Silvio Berlusconi. Un sogno che oggi muore ucciso dalla crisi e dai 24 miliardi di tagli destinati nelle prossime settimane a mettere in ginocchio i cittadini. Mentre il premier cita i falsi diari di Mussolini, recuperati dal suo braccio destro Marcello Dell'Utri, dicendo “io non ho nessun potere, forse ce l'hanno i miei gerarchi”, il passato che ritorna, il suo passato, sembra all’improvviso franargli addosso. La Confindustria, memore di decine di promesse mai mantenute, gli volta le spalle. Gli imprenditori rispondono col gelo alla balzana idea di mettere la loro presidentessa Emma Marcegaglia
 s
ulla poltrona che era del ministro (apparentemente ladro) Claudio Scajola.

Da un giorno all'altro diventa poi difficilissimo per il capo del Governo continuare a sostenere di voler far approvare le nuove 
norme sulle intercettazioni per “tutelare la privacy degli italiani”. Le indagini di Milano sul caso di Fabrizio Favata, l'ex socio di Paolo Berlusconi che racconta di aver fatto ascoltare (a Silvio) e personalmente consegnato (a Paolo) i file audio di un’ormai celebre telefonata tra Piero Fassino e l'ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte, dimostrano come il Cavaliere abbia utilizzato atti giudiziari ancora coperti da segreto per screditare gli avversari politici.

Le inchieste di Caltanissetta, Palermo e Firenze, sulle stragi dicono invece che tra il 1992-93, la mafia, mentre piazzava le bombe, aveva rapporti oscuri e intensi con chi mafioso non era, o non lo sarebbe dovuto essere. Da una parte alcuni uomini dei servizi segreti; dall’altra alcuni esponenti del gruppo Fininvest (a cominciare proprio da Dell’Utri) che di lì a poco 
avrebbero creato Forza Italia. E se prima tutto questo non contava, adesso, di fronte allo spettro di un Paese che potrebbe andare a fondo come la Grecia, la scena si ribalta.

Proprio come un duce invecchiato Berlusconi sospetta dei suoi ministri, maledice gli alleati ed è sempre più solo. È ancora forte, è vero. Ma a Roma tira una brutta aria da ultima seduta del Gran Consiglio. L’orologio della storia ha ripreso a correre. E fermarlo per il premier, questa volta, sarà molto complicato. 
  
(Vignetta di Bandanax)

Segnalazioni
Le relazioni segrete tra lo Stato italiano e la Mafia raccontate da un testimone d’eccezione (L'Express - FR - 12 aprile 2010)
Traduzione a cura di italiadallestero.org

No bavaglio
Firma l'appello contro il Ddl sulle intercettazioni
Sabato 29 maggio - Contro la legge bavaglio presidi del popolo viola in diverse città d'Italia - Tutti gli appuntamenti

La libertà di stampa e i libri: gli editori contro il Ddl sulle intercettazioni 
Aderisci all'appello promosso dal gruppo editoriale GEMS e dall'AIE

Libri per la libertà - Dal 31 maggio al 6 giugno una settimana di reading nelle librerie di tutta Italia contro il Ddl intercettazioni e in difesa della libertà di informazione, di opinione e di stampa. 
Lunedì 31 maggio, ore 17 evento di apertura al Teatro Quirino di Roma con Corrado Augias, Carlo Bernardini, Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio, Guido Crainz, Rosetta Loy, Valerio Magrelli, Alessandro Pace, Antonio Pascale, Christian Raimo, Stefano Rodotà, Giovanni Sartori, Tiziano Scarpa, Marco Travaglio, Nadia Urbinati, Chiara Valeri e molti altri.



sfoglia ottobre        dicembre
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.279163287499614]>