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Vignetta di NatalgenoI nodi stanno arrivando al pettine. Ampiamente annunciata la crisi economica sta per travolgere il nostro Paese. Nei prossimi mesi il numero dei senza lavoro si impennerà per arrivare a toccare, secondo alcuni studi, i tre milioni di disoccupati in più.
Per buona parte di loro non ci sarà nessun sussidio. Il premier Silvio Berlusconi ha detto chiaro e tondo che i soldi per gli assegni di disoccupazione non ci sono. E guardando ai bilanci dello Stato sembra difficile dargli torto.

Il problema però resta. Tra poco, non appena si troveranno assediati da continue manifestazioni e proteste, anche i signori di Montecitorio e Palazzo Madama cominceranno a rendersi conto di come ci sia qualcosa di surreale nelle discussioni parlamentari di queste settimane. Non che di giustizia o di testamento biologico non si debba parlare, ma è evidente, comunque la si pensi, che per il Paese le priorità sono adesso altre.

Certo i margini di manovra sono molto piccoli. Ma esistono. E, prima ancora di discutere di strategie, è necessario dare un forte segnale d'inversione di tendenza. Per evitare che la rabbia di chi ha perso l'occupazione rischi di sfociare nella violenza è necessario dimostrare che anche le classi dirigenti stringono la cinghia. Un intervento deciso sui costi della politica s'impone. Non solo per arrivare finalmente all'abolizione delle province (da tutti promessa in campagna elettorale e da tutti dimenticata), ma anche per evitare nuove uscite straordinarie.

Come è noto, il referendum sulla legge elettorale se verrà messo in calendario per il fine settimana successivo alle elezioni europee costerà agli italiani la bellezza di 400 milioni di euro. Una spesa che verrebbe praticamente azzerata se si andasse a votare in un'unica tornata. Eppure Italo Bocchino, il vice presidente dei deputati del Pdl un tempo membro del comitato promotore del referendum, ha dichiarato pubblicamente che è meglio non accorpare le due chiamate alle urne. Farlo, ha spiegato, significherebbe infatti dare ai referendari molte chance di raggiungere il quorum.

In altri momenti si sarebbe parlato della strana concezione di democrazia che anima questo parlamentare. Oggi è invece il caso di occuparsi solo di numeri. Bisognerebbe insomma chiedersi quanti assegni di disoccupazione, quante auto per le forze di polizia, quanti insegnanti, si potrebbero pagare con quei soldi risparmiati. E se i deputati alla Bocchino, in tempi di crisi come questo, ce li possiamo ancora permettere.
(Vignetta di Natangelo)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso


Segnalazioni

La classifica dei manager italiani più pagati (tratto da "La paga dei padroni", di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti)



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Vignetta di Roberto CorradiZorro
l'Unità, 19 dicembre 2008


Non riusciamo a esser seri neppure nei momenti più drammatici, quando scattano le manette, crollano le giunte, si estinguono i partiti. C’è un che di spensieratamente dadaista nei commenti dei politici napoletani, coinvolti nelle intercettazioni e non. Spiega Lusetti, candidato ai domiciliari: “Faccio promesse a tutti, ma non le mantengo mai, è il mio carattere”. E se ne vanta pure. Gli fa eco Bocchino, il dioscuro di destra che a Napoli doveva opporsi ma faceva solo finta: “Chi fa politica al mio livello certe cose deve aspettarsele”. Perché, quale sarebbe il livello Bocchino? Parla come se gli avessero teso una trappola. Ma ha fatto tutto da solo: “Siamo un sodalizio”, diceva al faccendiere Alfredo Romeo, quello degli appalti Global Service (global nel senso di destra-sinistra), che rispondeva: “Bocchi’, siamo ‘na cosa sola”. Notevole pure Gambale, assessore alla Legalità, ovviamente arrestato: riceveva i versamenti su un’opera pia, “A’ voce d’e creature”. Da applausi l’eterno ritorno di Pomicino: lui c’è sempre. Come Romeo, condannato per tangenti, poi miracolato da Santa Prescrizione e subito reingaggiato dai comuni di Napoli e Roma, ma anche dal Quirinale. Ancora l’altroieri l’assessore Velardi giurava: “Romeo è pulito, tant’è che gli curo l’immagine io”. Appunto: dev’essere impegnativo curare l’immagine di un detenuto. Nel sistema Global dove “siamo tutti una cosa sola”, giunge a proposito l’appello del Colle per una “riforma condivisa della Giustizia”. Condivisa come gli appalti e le mazzette. Una riforma Global. Facite ‘mpress, guaglio’, prima che v’arrestano a tutti quanti.
(Vignetta di Roberto Corradi)

Gli approfondimenti dalla rassegna stampa a cura di Ines Tabusso

Segnalazioni

Domenica 21 dicembre
Marco Travaglio
ospite di Enrico Bertolino a Glob, l'osceno del villaggio.
Rai Tre - ore 23.30


Saviano racconta Gomorra agli studenti dell'onda - guarda il video (Micromega.net)


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Zorro

l'Unità, 16 novembre


Istruttiva scenetta l’altra mattina a Omnibus, rilanciata da Striscia la Notizia. In studio, a La7, si discute della Vigilanza Rai con Nicola Latorre, vicecapogruppo Pd al Senato, Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera e Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera. Bocchino, poveretto, non riesce a spiegare a che titolo il Pdl pretenda di scegliersi il presidente della Vigilanza. Ma, a levarlo d’impaccio, accorre Latorre: afferra furtivo un giornale, scrive alcune brevi note e le passa al presunto avversario. Bocchino legge e ripete a pappagallo: “Caro Donadi, non volevate Pecorella alla Consulta e noi l’abbiamo ritirato. Ora dovete fare lo stesso con Orlando”. Ora, a parte il fatto che Pecorella non può andare alla Consulta perché è un deputato, è un imputato, è l’avvocato del premier ed è autore di leggi incostituzionali (compresa una all’attenzione della Consulta), la Consulta c’entra come i cavoli a merenda: i giudici costituzionali li elegge il Parlamento coi due terzi dei voti, dunque la maggioranza indica un nome super partes e lo sottopone al vaglio dell’opposizione. Il capo della Vigilanza lo sceglie l’opposizione, tant’è che ai tempi dell’Ulivo il Polo indicò Storace e l’Ulivo lo votò senza fiatare. Tutto giulivo per il suggerimento (sbagliato) accolto, il suggeritore ha strappato il brandello di giornale e l’ha appallottolato. Forse perchè dimostra due cose. 1) Memore del caso Unipol, Latorre ha smesso di telefonare ed è passato ai più sicuri pizzini. 2) Anche Latorre, per strano che possa sembrare, serve a qualcosa: quando un berlusconiano è in difficoltà, lui lo soccorre.

Vorrei contribuire al dibattito fra gli amici del blog su Montanelli e Di Pietro... di Marco Travaglio

Segnalazioni

Promemoria. Quindici anni di storia italiana ai confini della realtà - lo spettacolo teatrale di Marco Travaglio al Ciak di Milano (18,19,21,22,23 novembre 2008)

Il maesto di Capezzone - guarda il video

16 novembre 2008
Giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada
Proviamo a fermare la strage continua - di Elena Valdini

Men in love - il video di Roberto Corradi


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